Sviluppo

Encopresi nei bambini: perché si sporca ancora e come si cura

Il bambino si sporca le mutande, di nuovo, e tu ti chiedi se lo faccia apposta. Quasi sempre dietro c'è una stitichezza: come si riconosce, come si cura e quanto tempo ci vuole.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Settembre 2026⏱ 16 min di letturaUltima revisione: Settembre 2026
Encopresi: perché il bambino si sporca ancora. Scheda BrainGas con un dato dell'articolo: 82%. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Gastroenterology, 2004 · Alimentary Pharmacology & Therapeutics, 2013.

Metti in lavatrice le mutande sporche, di nuovo. Ha sei anni. Va a scuola, gioca, legge le prime parole sui cartelloni per strada. E la sera, nel cesto dei panni, ritrovi la stessa macchia. Gliel'hai chiesto con calma, poi senza. Lui alza le spalle. Oppure si nasconde, oppure nega anche davanti all'evidenza. Hai provato a ricordarglielo prima di uscire, a mandarlo in bagno a orari fissi, a non dire niente. E tu ti chiedi se lo stia facendo apposta, e che cosa stai sbagliando.

«Lo fa apposta. Ormai è grande.»

Le due frasi che senti più spesso, dai parenti, dagli amici, a volte dentro la tua testa.

Le perdite di feci nelle mutande in un bambino che ha passato l'età del vasino hanno un nome, encopresi, e sono più frequenti di quanto faccia pensare il silenzio che le circonda. Nella maggior parte dei casi dietro c'è una stitichezza: un intestino che si svuota male e che a un certo punto lascia uscire qualcosa da solo. Questa pagina mette in fila quello che dice la letteratura scientifica: quanti bambini ne soffrono, come si arriva alle perdite, come si cura, quanto tempo serve e quando chiedere uno specialista.

Che cos'è l'encopresi

Si parla di encopresi quando le feci finiscono nelle mutande, o comunque fuori dal water, dopo i quattro anni, e la cosa si ripete. Prima di quell'età il controllo dell'intestino sta ancora arrivando, con tempi molto diversi da un bambino all'altro, e un incidente fa parte dell'imparare. La definizione che usano i gastroenterologi pediatri è proprio questa: feci nelle mutande in un bambino che ha superato i quattro anni.

Due sistemi di classificazione descrivono l'encopresi e le sue forme. Uno è il DSM, il manuale diagnostico della psichiatria. L'altro sono i criteri di Roma, quelli che usano i gastroenterologi per i disturbi funzionali dell'intestino. Sono strumenti pensati per chi fa la diagnosi. A te basta sapere che si parla di encopresi quando le perdite si ripetono, e che la prima persona a cui raccontarle è il pediatra. Quante volte e da quanto tempo, lo valuta lui: tu portagli il conto delle ultime settimane, se ce l'hai.

Quanti bambini, e quanti arrivano dal medico

I numeri più solidi vengono da Amsterdam. Un gruppo di ricercatori (van der Wal e colleghi, 2005) ha interrogato le famiglie di oltre tredicimila bambini di 5-6 anni e di quasi diecimila bambini di 11-12 anni. A 5-6 anni l'encopresi riguardava il 4,1% dei bambini, a 11-12 anni l'1,6%. Era più frequente nei maschi.

Lo stesso studio porta un secondo dato, che pesa di più. Solo una parte di quei bambini era mai stata portata dal medico per questo problema: poco più di un terzo fra i piccoli, poco più di un quarto fra i grandi. Gli autori scrivono che i genitori tendono a essere reticenti nel chiedere aiuto, e che per questo le stime fatte negli ambulatori sono poco affidabili.

Il dato · Bambini con encopresi portati almeno una volta dal medico, Amsterdam

A 5-6 anni
37,7%
A 11-12 anni
27,4%

Fuori da Amsterdam le stime vanno dallo 0,8 al 7,8% dei bambini, secondo una revisione del 2013 (Rajindrajith e colleghi) che riporta gli studi di popolazione di diversi paesi. La stessa revisione riporta che i maschi sono colpiti da tre a sei volte più delle femmine. Il tuo, in altre parole, è in buona compagnia.

Due forme, e una è molto più comune

Le perdite di feci nei bambini si dividono in due gruppi. Nel primo arrivano insieme a una stitichezza: l'intestino si svuota poco e male, e le perdite ne sono la conseguenza. Nel secondo la stitichezza non c'è. Secondo la revisione del 2013, circa otto bambini su dieci (l'82%) appartengono al primo gruppo.

La forma senza stitichezza è rara. Una meta-analisi del 2018 (Koppen e colleghi), che ha raccolto 37 studi di popolazione, la stima allo 0,4%, cioè circa quattro bambini su mille. La stitichezza funzionale, quella senza una malattia dietro, è invece comune: riguarda il 9,5% dei bambini, quasi uno su dieci, e maschi e femmine nella stessa misura. Per questo, davanti alle mutande sporche, il primo posto dove guardare è l'intestino.

Come si arriva alle perdite

La strada che porta alle perdite è una catena, e all'inizio c'è la paura del dolore. Una revisione del 2004 sui meccanismi (Di Lorenzo e Benninga) la descrive così: il bambino teme un'evacuazione dolorosa e trattiene; trattenendo diventa stitico; e dall'intestino troppo pieno una parte delle feci esce da sola, per trabocco. Anello dopo anello:

  • un'evacuazione fa male, e il bambino se lo ricorda;
  • la volta dopo sente lo stimolo e trattiene;
  • le feci restano nell'intestino e si accumulano;
  • l'intestino si riempie, e una parte esce da sola.

Il trabocco è l'effetto della stitichezza, e nessun bambino lo decide. È anche il motivo per cui una perdita può arrivare in un momento qualunque, a scuola come al parco.

Che cosa accenda la catena cambia da bambino a bambino. La pagina sulla stipsi dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù indica fra gli inneschi possibili il rifiuto dei bagni della scuola: la ritenzione delle feci, scrive, può partire proprio da lì. Un bambino che non vuole usare quei bagni tiene tutto fino a casa, mattina dopo mattina.

Togliere la colpa fa parte della cura

Davanti alle mutande sporche il pensiero del capriccio arriva per primo. Si capisce: il bambino ha l'età per andare in bagno da solo, e la macchia sembra una distrazione ripetuta. Le raccomandazioni pediatriche chiedono un'educazione al bagno senza accuse, che tolga al bambino il peso della colpa e premi i piccoli passi. Lo scrivono sia la revisione del 2004 sui meccanismi sia una revisione italiana del 2024 (Fedele e colleghi).

La colpa tolta vale anche per te. Una grande coorte (Joinson e colleghi, 2019, oltre ottomila bambini) ha trovato che l'umore difficile, i problemi di comportamento, i capricci e un sonno senza orari regolari a 2-3 anni si associavano alla stitichezza con perdite in età scolare. Sono associazioni. Nessuno di quei dati dice che un genitore abbia provocato le perdite.

Il cambio si fa senza commenti

In casa questo diventa una serie di gesti semplici. Il cambio si fa senza commenti, come si cambierebbe una maglietta macchiata di sugo. Le sedute sul water diventano un appuntamento fisso e tranquillo, e la seduta fatta vale un piccolo premio: un adesivo sul calendario, una storia in più la sera. Il premio va alla seduta, che il bambino può controllare.

La diagnosi la fa il pediatra, quasi sempre senza esami

La diagnosi è clinica. Al pediatra bastano, nella grande maggioranza dei bambini, la storia e la visita: quello che racconti tu, quello che racconta il bambino, e quello che trova visitandolo. Secondo la revisione italiana del 2024, in circa il 95% dei bambini la stitichezza non ha una causa organica.

Gli esami servono quando il pediatra trova segni che fanno pensare ad altro, e quali siano lo valuta lui. Arrivare alla visita con qualche nota aiuta il racconto: quante volte va in bagno in una settimana, com'erano le feci, quando succedono le perdite. Sono le cose che a memoria si confondono, e che sulla carta restano.

La cura: svuotare, mantenere, ridurre piano

Quando dietro le perdite c'è la stitichezza, la cura principale è un lassativo, e procede in tre tempi. Li descrivono la revisione italiana del 2024 e uno studio randomizzato danese del 2026 su intestino e vescica (Axelgaard e colleghi).

Svuotare
Se l'intestino è pieno, si comincia liberandolo. Come e con che cosa lo decide il pediatra.
Mantenere
Poi il lassativo tiene le feci morbide, giorno dopo giorno, così che andare in bagno non faccia più male.
Ridurre piano
Quando le cose vanno bene, la dose scende per gradi. È una fase della cura, e anche questa si decide con il pediatra.

Il lassativo di prima scelta è il polietilenglicole, chiamato anche macrogol. Una meta-analisi del 2025 (de Geus e colleghi) ha riunito 59 studi randomizzati su più di settemila bambini con stitichezza funzionale, in cura di mantenimento. Il macrogol è probabilmente più efficace del placebo, con una certezza delle prove moderata, e forse più efficace del lattulosio, con una certezza bassa.

In Italia i lassativi per la stitichezza del bambino sono in fascia C: li paga la famiglia. Lo dicono la lista AIFA dei farmaci di fascia A e H al 30 aprile 2026 e la Banca dati farmaci dell'AIFA, consultata il 18 settembre 2026. La scelta del farmaco, lo svuotamento e la durata restano decisioni del pediatra.

Il bagno dopo i pasti, i premi, l'acqua: che cosa si sa

Accanto al lassativo ci sono le abitudini. Sedersi sul water dopo i pasti faceva parte della gestione dell'intestino nello studio danese del 2026, insieme allo svuotamento, al mantenimento e all'educazione della famiglia. L'educazione al bagno con piccoli premi fa parte delle raccomandazioni.

Che cosa aggiungano al lassativo

Che cosa aggiungano al lassativo, queste abitudini, è una domanda aperta. Una revisione Cochrane del 2011 (Brazzelli e colleghi, 21 studi, 1.371 bambini) ha trovato un segnale di beneficio aggiunto in un solo studio piccolo. Una meta-analisi più recente, del 2022 (Wegh e colleghi, 52 studi, 4.668 bambini), non ha trovato alcun beneficio nell'aggiungere una terapia comportamentale. Qui si segue la più prudente delle due: sedute e premi restano parte della cura, senza la promessa che accelerino la guarigione.

Su altri punti le risposte sono più nette.

  • Il biofeedback, un allenamento dei muscoli con un apparecchio che ne mostra il lavoro, aggiunto alla cura abituale non aiuta: lo dice la revisione Cochrane mettendo insieme nove studi.
  • Bere di più, nella meta-analisi del 2022, non ha mostrato beneficio.
  • Alcune miscele di fibre e prebiotici sono giudicate promettenti, su prove deboli. I probiotici non hanno mostrato beneficio.

Sopra tutto questo c'è la linea guida europea e nordamericana del 2026 (Gordon e colleghi). Ha esaminato 102 studi randomizzati con il metodo GRADE, ha formulato 11 raccomandazioni e 19 indicazioni di buona pratica, e dichiara grandi lacune nelle prove proprio sui trattamenti di uso più comune.

Quanto ci vuole

È una cura di mesi. Una revisione del 2010 (Pijpers e colleghi) ha raccolto gli studi che seguivano nel tempo bambini con stitichezza funzionale. Dopo sei-dodici mesi, circa sei bambini su dieci stavano bene, con o senza lassativo, e circa la metà lo aveva già sospeso. Gli studi erano 14, e solo uno su cinque di alta qualità.

Il dato · Bambini con stitichezza funzionale dopo 6-12 mesi di cura

Stanno bene, con o senza lassativo
60,6%
Guariti, senza più lassativo
49,3%

Chi guarirà prima non si sa prevederlo: la stessa revisione non riesce a individuare un gruppo di bambini a prognosi peggiore. Si sa invece che le ricadute sono frequenti. In uno studio che ha seguito 418 bambini sopra i cinque anni in un centro specialistico, per una mediana di cinque anni (van Ginkel e colleghi, 2003), la metà di quelli che guarivano ha avuto almeno una ricaduta.

Nello stesso studio la cura riusciva meno spesso nei bambini che avevano anche le perdite, rispetto a quelli con la sola stitichezza. Per questo la riduzione del lassativo è una fase della cura e si decide con il pediatra. Una ricaduta dopo un periodo buono fa parte del percorso. Si riparte da lì.

Quando la prima cura non basta

Per i bambini che continuano a sporcarsi dopo mesi di cura ci sono i dati dei centri specialistici, dove arrivano i casi più difficili. Nello studio sui 418 bambini la cura era riuscita nel 60% dopo un anno e nell'80% dopo otto anni. Un altro lavoro dello stesso gruppo (Bongers e colleghi, 2010) ha seguito 401 bambini di un ospedale olandese di terzo livello per una mediana di undici anni: a 16 anni stava bene l'80%, e più avanti la quota restava ferma al 75%.

Un quarto di quei bambini aveva ancora disturbi da adulto, e nel primo studio il 30% di chi aveva compiuto 16 anni era ancora stitico. I due lavori condividono autori e ambulatorio, e con ogni probabilità in parte gli stessi bambini. Vanno letti come una sola fotografia, scattata sui casi più impegnativi.

Se la cura di primo livello non funziona

Da quella fotografia viene un dato che riguarda le scelte di oggi. Fra i bambini seguiti fino all'età adulta, chi era arrivato più tardi alla prima visita specialistica stava peggio da adulto. Gli autori ne traggono un'indicazione precisa: se la cura di primo livello non funziona, l'invio a un centro specializzato va considerato presto. Arrivare tardi allo specialista è evitabile. Se dopo la prima cura le cose non cambiano, chiedi lo specialista senza aspettare.

Le perdite senza stitichezza

Nella forma rara il bambino si sporca e l'intestino non è pieno. Una revisione del 2007 (Bongers e colleghi) la descrive come difficile da trattare: un sintomo isolato, senza una causa organica e senza segni di stitichezza. Una revisione del 2021 (Rajindrajith e colleghi) osserva che educazione al bagno e lassativo curano la maggior parte dei bambini con la forma legata alla stitichezza, mentre per la forma senza stitichezza servono opzioni di cura più psicologiche.

Da dove venga, resta poco chiaro. Si legge spesso che compare dopo un evento nuovo, un trasloco, un fratellino, un cambio di scuola. La coorte di Joinson ha guardato proprio questo: gli eventi di vita stressanti si accompagnavano alla stitichezza, con o senza perdite, e non alle perdite da sole. E la meta-analisi del 2018 non ha trovato fattori associati alla forma senza stitichezza.

Conta di più il tempo

Mettersi a caccia dell'evento che ha dato il via, fra i ricordi degli ultimi mesi, non trova appoggio nei dati, e rischia di diventare un'altra forma di colpa. Conta di più il tempo. La revisione del 2013 riporta che circa il 15% dei bambini con questa forma ha ancora gli stessi sintomi a 18 anni. Per questo, quando la stitichezza non c'è, lo specialista entra presto nel percorso, accanto al pediatra.

Attenzione, comportamento, autismo

Le perdite di feci si accompagnano spesso ad altre difficoltà. Con l'ADHD, secondo una revisione del 2015 (von Gontard ed Equit), l'incontinenza compare molto più spesso di quanto farebbe il caso, senza una base genetica comune. Con l'ADHD la cura dell'incontinenza riesce meno bene, e per questo le due cose vanno valutate e trattate entrambe.

Tutto questo pesa sulla vita del bambino. Ad Amsterdam i problemi psicosociali erano molto più frequenti nei bambini con encopresi, e la revisione del 2021 scrive che entrambe le forme pesano sul benessere e sulla qualità di vita. Una gita, una notte da un amico, lo spogliatoio della palestra possono diventare un pensiero fisso.

Nei bambini autistici

Nei bambini autistici la stitichezza è molto più frequente che negli altri. Una meta-analisi del 2014 su 15 studi (McElhanon e colleghi) calcola un odds ratio di 3,86, con un intervallo di confidenza al 95% da 2,23 a 6,71. Lo studio misura i disturbi dell'intestino, e l'encopresi in sé resta fuori dal conto. Il perché resta da capire: le abitudini alimentari molto ristrette, di cui parla la pagina sulla selettività alimentare, sono per ora un'ipotesi da studiare. Per i primi segnali dell'autismo c'è la pagina sui segnali precoci.

Problemi di comportamento

Anche i bambini seguiti per problemi di comportamento si sporcano più spesso degli altri. In uno studio del 2006 (Mellon e colleghi) le perdite riguardavano il 10,5% dei bambini seguiti in psichiatria per problemi di questo tipo e il 2% dei bambini della popolazione generale. Fra tutte le forme di incontinenza, quella fecale ha il tasso più alto di disturbi psicologici associati, e sono disturbi molto diversi fra loro. Se l'opposizione di ogni giorno ti sembra più di una fase, c'è una pagina sul disturbo oppositivo.

Le perdite di feci, da sole, non indicano un abuso. Lo studio del 2006 le ha trovate con la stessa frequenza nei bambini seguiti dopo un abuso e in quelli seguiti per problemi di comportamento, e gli autori raccomandano di trattarle per la causa più comune. Il pediatra raccoglie sempre una storia accurata, ed è lì che si parla di tutto, senza sospetti preconfezionati.

La pipì: di giorno sì, di notte no

Intestino e vescica si disturbano spesso insieme, tanto che si parla di disfunzione vescico-intestinale. In uno studio del 2022 (Borgström e colleghi) su bambini di 6-10 anni portati per la prima volta dal medico per la pipì a letto, uno su tre era anche stitico: 23 su 66, il 35%.

Curare l'intestino aiuta la pipì di giorno. Nello studio danese del 2026, in cinque ambulatori pediatrici e su 94 bambini di 5-14 anni, la sola cura dell'intestino ha portato i giorni bagnati da 5,3 a 3,8 a settimana. L'uroterapia aggiunta (pipì a orari, postura sul water, indicazioni sul bere) non ha dato altro vantaggio. La risposta completa è stata rara, e lo studio non aveva un gruppo senza trattamento.

Da guardare

La notte ha bisogno di un percorso suo.

La pipì a letto segue un'altra strada. Nello studio del 2022 i bambini stitici hanno ricevuto almeno due settimane di cura per svuotare l'intestino, e le notti bagnate, contate su quattordici notti prima e quattordici dopo, sono passate da 9,8 a 9,3: una differenza compatibile con il caso. Gli autori scrivono che curare la stitichezza, da sola, non asciuga la notte, e che alle famiglie non va data la falsa speranza del contrario. Sul lungo periodo lo studio tace.

Curare l'intestino resta giusto per l'intestino. Per la notte c'è la pagina sull'enuresi notturna, con quello che si sa sulle cure che la riguardano.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Parlane con il pediatra, anche se ti costa. Ad Amsterdam la maggior parte delle famiglie non l'aveva mai fatto. Porta qualche nota su quante volte va in bagno e su quando si sporca, e lascia a lui la scelta degli esami. Poi, a casa:

  • togli la colpa, a lui e a te: cambialo senza commenti e premia la seduta sul water dopo i pasti;
  • la cura va seguita nei suoi tre tempi, e non si interrompe da soli: la riduzione la decidi con il pediatra;
  • metti in conto mesi, e qualche ricaduta lungo la strada.

Se dopo la prima cura le cose non cambiano, oppure se la stitichezza non c'è, chiedi uno specialista senza aspettare. E se vedi difficoltà di attenzione o di comportamento, chiedi che vengano valutate insieme alle perdite.

Se le perdite arrivano insieme alla pipì a letto, la pagina sull'enuresi notturna segue la stessa strada per la notte. Per sapere come si svolge un primo incontro con lo specialista c'è quella sulla prima visita neuropsichiatrica, e per i dubbi sull'attenzione quella sull'ADHD nei bambini.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

  • Koppen I. J., Vriesman M. H., Saps M., Rajindrajith S., Shi X., van Etten-Jamaludin F. S., Di Lorenzo C., Benninga M. A., Tabbers M. M. (2018). Prevalence of Functional Defecation Disorders in Children: A Systematic Review and Meta-Analysis. The Journal of Pediatrics, 198, 121-130.e6. Meta-analisi di 37 studi di popolazione su bambini da 0 a 18 anni. La stitichezza funzionale riguarda il 9,5% dei bambini, nella stessa proporzione nei maschi e nelle femmine; le perdite senza stitichezza lo 0,4%, e per loro non si trovano fattori associati. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • van der Wal M. F., Benninga M. A., Hirasing R. A. (2005). The Prevalence of Encopresis in a Multicultural Population. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 40(3), 345-348. Studio di popolazione ad Amsterdam su 13.111 bambini di 5-6 anni e 9.780 di 11-12 anni con i loro genitori. L'encopresi riguarda il 4,1% a 5-6 anni e l'1,6% a 11-12, più spesso i maschi; solo il 37,7% e il 27,4% erano stati portati dal medico per questo. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Rajindrajith S., Devanarayana N. M., Benninga M. A. (2013). Review article: faecal incontinence in children: epidemiology, pathophysiology, clinical evaluation and management. Alimentary Pharmacology & Therapeutics, 37(1), 37-48. Revisione narrativa. Riporta una frequenza nella popolazione fra lo 0,8% e il 7,8%, un rapporto fra maschi e femmine da 3:1 a 6:1, e che l'82% dei bambini ha perdite associate alla stitichezza; circa il 15% di chi ha la forma senza stitichezza ha ancora gli stessi sintomi a 18 anni. Accesso aperto sul sito dell'editore.
  • Bongers M. E., Tabbers M. M., Benninga M. A. (2007). Functional Nonretentive Fecal Incontinence in Children. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 44(1), 5-13. Revisione narrativa sulla forma senza stitichezza. Definisce l'incontinenza fecale come la perdita di feci nelle mutande dopo i quattro anni, e descrive la forma senza stitichezza come difficile da trattare. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Rajindrajith S., Devanarayana N. M., Thapar N., Benninga M. A. (2021). Functional Fecal Incontinence in Children. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 72(6), 794-801. Revisione narrativa. Distingue la forma associata alla stitichezza da quella senza; storia e visita con i criteri di Roma IV bastano di solito alla diagnosi; la forma senza stitichezza chiede opzioni di cura di tipo psicologico; entrambe pesano sul benessere e sulla qualità di vita del bambino. Testo completo a pagamento; una copia ad accesso aperto è nel deposito istituzionale di Amsterdam UMC.
  • Di Lorenzo C., Benninga M. A. (2004). Pathophysiology of pediatric fecal incontinence. Gastroenterology, 126, S33-S40. Revisione narrativa. Trattenere le feci per paura di un'evacuazione dolorosa porta alla stitichezza e alle perdite da trabocco; la cura comprende l'educazione al bagno con un sistema di premi, condotta dai genitori senza accuse. L'efficacia del biofeedback resta da dimostrare. Accesso aperto sul sito dell'editore.
  • Fedele F., Fioretti M. T., Scarpato E., Martinelli M., Strisciuglio C., Miele E. (2024). The ten "hard" questions in pediatric functional constipation. Italian Journal of Pediatrics, 50(1), 64. Revisione narrativa di un gruppo italiano. In circa il 95% dei bambini la stitichezza non ha una causa organica e la diagnosi è clinica; svuotamento, mantenimento e riduzione del farmaco sono le fasi della cura, con il polietilenglicole come lassativo di prima scelta; educazione e premi sono la base della parte non farmacologica. Accesso aperto.
  • de Geus A., Gordon M., Sinopoulou V., Ajiboye A., Thornton A. J., Liu S., Arruda Navarro Albuquerque D., Benninga M. A., Tabbers M. M. (2025). Efficacy and safety of pharmacological therapies for functional constipation in children: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Child & Adolescent Health, 9(12), 848-856. Revisione sistematica e meta-analisi di 59 studi randomizzati con 7.045 bambini con stitichezza funzionale. Il polietilenglicole è probabilmente più efficace del placebo (certezza moderata) e forse più del lattulosio (certezza bassa), e gli autori lo indicano come cura standard di prima scelta. Esclusi gli studi sulla forma senza stitichezza e sullo svuotamento. Accesso aperto.
  • Gordon M., de Geus A., Boruta M., Banasiuk M., Benninga M., Borrelli O., Darbari A., Dore-Stites D., Gould M., Hawa J., Jones K., Kilgore A., Mousa H., Nurko S., Thapar N., Khlevner J., Sinopoulou V., Tabbers M. (2026). European Society for Paediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition/North American Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition guidelines for treatment of functional constipation in children aged 0-18 years. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 83(2), 335-366. Linea guida costruita con il metodo GRADE su 102 studi randomizzati: 11 raccomandazioni e 19 indicazioni di buona pratica. La revisione delle prove mostra grandi lacune sui trattamenti di uso comune. Accesso aperto.
  • Brazzelli M., Griffiths P. V., Cody J. D., Tappin D. (2011). Behavioural and cognitive interventions with or without other treatments for the management of faecal incontinence in children. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2011(12), CD002240. Revisione Cochrane di 21 studi randomizzati con 1.371 bambini, in genere piccoli. Aggiungere il biofeedback alla cura convenzionale non porta beneficio (nove studi); un solo piccolo studio trova meno perdite aggiungendo la modificazione del comportamento al lassativo. Accesso aperto.
  • Wegh C. A., Baaleman D. F., Tabbers M. M., Smidt H., Benninga M. A. (2022). Nonpharmacologic Treatment for Children with Functional Constipation: A Systematic Review and Meta-analysis. The Journal of Pediatrics, 240, 136-149.e5. Revisione sistematica e meta-analisi di 52 studi randomizzati con 4.668 bambini. Alcune miscele di fibre e prebiotici sono promettenti; probiotici, più acqua, biofeedback o terapia comportamentale aggiunti non mostrano beneficio. Rischio di distorsione alto nella maggior parte degli studi. Accesso aperto.
  • Axelgaard S., Kamperis K., Hagstrøm S., Dossche L., Svendsen A. K. M., Mikkelsen L. F., Isidor S., Brodersen B., Borch L. (2026). Bowel Management and Standard Urotherapy in Pediatric Bladder and Bowel Dysfunction. JAMA Network Open, 9(4), e268836. Studio randomizzato in cinque ambulatori pediatrici danesi su 94 bambini di 5-14 anni con disturbi di vescica e intestino. La cura dell'intestino (svuotamento, mantenimento, bagno dopo i pasti, educazione) ha ridotto i giorni bagnati di pipì da 5,3 a 3,8 a settimana; aggiungere l'uroterapia non ha dato altro vantaggio. Accesso aperto.
  • Pijpers M., Bongers M., Benninga M., Berger M. (2010). Functional Constipation in Children: A Systematic Review on Prognosis and Predictive Factors. Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 50(3), 256-268. Revisione sistematica di 14 pubblicazioni, il 21% di alta qualità. Dopo 6-12 mesi il 60,6% dei bambini sta bene, con o senza lassativo, e il 49,3% ha già smesso; non si riesce a individuare un gruppo a prognosi peggiore. Testo completo a pagamento; una copia ad accesso aperto è nel deposito dell'Università di Groningen.
  • van Ginkel R., Reitsma J. B., Büller H. A., van Wijk M. P., Taminiau J. A., Benninga M. A. (2003). Childhood constipation: longitudinal follow-up beyond puberty. Gastroenterology, 125(2), 357-363. Coorte di 418 bambini stitici sopra i 5 anni, seguiti in un centro di terzo livello per una mediana di 5 anni. La cura è riuscita nel 60% a un anno e nell'80% a otto; metà di chi guarisce ha almeno una ricaduta, e la cura riesce più spesso nei bambini senza perdite. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Bongers M. E. J., van Wijk M. P., Reitsma J. B., Benninga M. A. (2010). Long-Term Prognosis for Childhood Constipation: Clinical Outcomes in Adulthood. Pediatrics, 126(1), e156-e162. Coorte di 401 bambini di un ospedale olandese di terzo livello, seguiti per una mediana di 11 anni. L'80% sta bene a 16 anni, poi il 75%; un quarto ha ancora sintomi da adulto, e l'esito peggiore si associa a un arrivo più tardivo all'ambulatorio specialistico. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Joinson C., Grzeda M. T., von Gontard A., Heron J. (2019). Psychosocial risks for constipation and soiling in primary school children. European Child & Adolescent Psychiatry, 28(2), 203-210. Coorte ALSPAC, 8.435 bambini. Umore difficile, problemi di comportamento, capricci e sonno senza routine a 2-3 anni si associano alla stitichezza con perdite in età scolare; gli eventi stressanti si associano alla stitichezza, con o senza perdite, e non alle perdite da sole. Accesso aperto.
  • von Gontard A., Equit M. (2015). Comorbidity of ADHD and incontinence in children. European Child & Adolescent Psychiatry, 24(2), 127-140. Revisione narrativa. ADHD e incontinenza si presentano insieme molto più del caso, senza una base genetica comune; i bambini con incontinenza fecale hanno il tasso più alto di disturbi psicologici associati, molto vari. Con l'ADHD la cura dell'incontinenza è più difficile, e vanno valutati e trattati entrambi. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • McElhanon B. O., McCracken C., Karpen S., Sharp W. G. (2014). Gastrointestinal Symptoms in Autism Spectrum Disorder: A Meta-analysis. Pediatrics, 133(5), 872-883. Meta-analisi di 15 studi con gruppo di confronto. I bambini autistici hanno più sintomi gastrointestinali, fra cui la stitichezza (OR 3,86, IC 95% 2,23-6,71); la variabilità degli studi non permette conclusioni sulle cause. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Mellon M. W., Whiteside S. P., Friedrich W. N. (2006). The Relevance of Fecal Soiling as an Indicator of Child Sexual Abuse. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 27(1), 25-32. Confronto fra bambini seguiti dopo un abuso, bambini seguiti per problemi di comportamento e bambini della popolazione generale. Le perdite, da sole, non sono un segnale utile, e gli autori raccomandano di trattarle per la causa più comune. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
  • Borgström M., Bergsten A., Tunebjer M., Skogman B. H., Nevéus T. (2022). Fecal disimpaction in children with enuresis and constipation does not make them dry at night. Journal of Pediatric Urology, 18(4), 446.e1-446.e7. Studio prima-dopo su 66 bambini di 6-10 anni portati per la prima volta per la pipì a letto; 23 erano stitici. Dopo almeno due settimane di svuotamento le notti bagnate sono passate da 9,8 a 9,3 su quattordici, una differenza non significativa. Accesso aperto.

Norme e documenti

  • AIFA, Liste dei farmaci di fascia A e H (CSV al 30-04-2026). Nessun lassativo per la stitichezza del bambino è in fascia A o H.
  • AIFA, Banca dati farmaci, consultata il 18-09-2026. Macrogol e lattulosio per la stitichezza risultano in fascia C.
  • Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, «Stipsi», a cura di Guido Castelli Gattinara, ultimo aggiornamento 28 settembre 2022. Indica il rifiuto dei bagni della scuola fra gli inneschi della ritenzione.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Mio figlio ha cinque anni e si sporca ancora le mutande: è normale?
Dopo i quattro anni, se le perdite si ripetono, si parla di encopresi. Succede più spesso di quanto sembri: in un grande studio di Amsterdam riguardava il 4,1% dei bambini di 5-6 anni. Di solito dietro c'è una stitichezza, e la prima persona con cui parlarne è il pediatra.
Lo fa apposta?
Quasi mai. In circa otto bambini su dieci le perdite vengono da una stitichezza: il bambino trattiene per paura di un'evacuazione dolorosa, l'intestino si riempie e una parte delle feci esce da sola. Per questo le raccomandazioni chiedono di non accusarlo e di premiare i piccoli passi.
Servono esami?
Di solito no. Al pediatra bastano la storia e la visita, perché in circa il 95% dei bambini la stitichezza non ha una causa organica. Gli esami li chiede lui, se trova segni che fanno pensare ad altro.
Come si cura l'encopresi?
Quando c'è la stitichezza, con un lassativo in tre tempi: svuotare l'intestino, mantenere le feci morbide, ridurre piano. Il polietilenglicole, chiamato anche macrogol, è il lassativo di prima scelta. Accanto al farmaco ci sono le sedute sul water dopo i pasti e un'educazione al bagno senza rimproveri. Farmaco e durata li decide il pediatra.
Quanto dura la cura?
Mesi. Dopo sei-dodici mesi circa sei bambini su dieci stanno bene, e circa la metà ha già smesso il lassativo. Le ricadute sono frequenti: per questo la riduzione si decide con il pediatra, e la cura non si interrompe da soli.
Se curo la stitichezza passa anche la pipì a letto?
La pipì di giorno spesso migliora curando l'intestino. Quella di notte, da sola, no: in uno studio su bambini stitici con la pipì a letto, dopo lo svuotamento le notti bagnate sono rimaste quasi le stesse. Curare l'intestino resta giusto, e per la notte serve un percorso suo.
Quando serve il neuropsichiatra infantile?
Quando la prima cura non basta: fra i bambini seguiti fino all'età adulta, chi era arrivato più tardi alla visita specialistica stava peggio. Anche quando le perdite arrivano senza stitichezza, e quando ci sono difficoltà di attenzione o di comportamento, che vanno valutate insieme alle perdite.

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