Adolescenza

Depressione nell'adolescente: i segnali che i genitori non vedono

Tristezza, spesso con irritabilità, stanchezza, sonno e appetito cambiati, voti in calo. Come riconoscere la depressione in un adolescente, quando è urgente e che cosa dicono le prove sulle cure.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 17 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Depressione nell'adolescente: i segnali che i genitori non vedono. La cronologia di un episodio di depressione in uno studio americano su 196 ragazzi seguiti per cinque anni. A sinistra un temporale color ottone, l'episodio; la linea viola sale a un sole, guarito, con la cifra 96,4% che guarisce dall'episodio, e corre fino a cinque anni dopo. Da quella linea si stacca un secondo tratto color ottone che ridiscende a un nuovo temporale, con la cifra 46,6% dei guariti che ha un nuovo episodio. In alto una casella tratteggiata: Italia, dato non misurato. Accanto al titolo il ritratto, in fondo la fonte.
Fonti: Arch Gen Psychiatry, 2011.

La porta della sua camera è chiusa da quando è tornato da scuola. A cena mangia due forchettate e si alza. Gli chiedi com'è andata e risponde «bene», senza alzare gli occhi. Ieri ti ha risposto male per una domanda sui compiti, poi si è chiuso di nuovo. Il pallone sta in un angolo da settimane. E tu ti chiedi se è l'età o qualcos'altro.

La depressione dell'adolescente è un disturbo dell'umore che toglie piacere ed energia e pesa sulla vita di tutti i giorni. In un anno, nel mondo, riguarda circa 8 ragazzi su 100. Spesso arriva insieme all'irritabilità, al sonno e all'appetito cambiati, alla stanchezza. Qui trovi per primi i segni urgenti e il modo di chiedere dei pensieri di morte. Poi i segni di tutti i giorni, le cause, le cure con le loro prove e quello che succede negli anni.

Quando è urgente

Alcuni segni non aspettano la visita già fissata. Le linee guida inglesi sulla depressione di bambini e ragazzi (NICE, 2019) indicano di mandare il ragazzo da uno specialista quando ha idee o piani di suicidio attivi. In alcune situazioni chiedono di valutare un ricovero o un servizio intensivo. Questi sono i segni che nominano.

  • Parla di voler morire, o ha un piano per farlo.
  • Il rischio che si faccia del male, o che tenti il suicidio, è alto e si ripete.
  • Mangia molto meno di prima.
  • Da almeno un mese si trascura, e non se ne capisce il motivo.

Se tuo figlio ti dice che vuole morire, se ha appena fatto un gesto contro di sé o se ha una ferita che non si ferma, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.

Per gli altri casi la stessa linea guida prevede una visita specialistica quando la depressione è moderata o grave, quando una forma lieve non migliora dopo due-tre mesi di primo aiuto e quando la visita la chiede il ragazzo, o la chiedi tu. Allora parlane presto con il pediatra o con il neuropsichiatra infantile. Se l'attesa è lunga, c'è la pagina sulle liste d'attesa in neuropsichiatria infantile.

L'autolesionismo, cioè farsi del male di proposito, ha una pagina a parte, quella sull'autolesionismo negli adolescenti: quanto è frequente, a che cosa serve a chi lo fa, come si cura. Se trovi dei segni sul suo corpo, è un motivo per chiamare il medico e per chiedergli dei pensieri di morte.

Chiedergli dei pensieri di morte non glieli mette in testa

I pensieri di morte fanno parte della depressione. Nel TADS, uno studio americano sulle cure con 439 ragazzi di 12-17 anni con depressione maggiore, il 29% aveva all'ingresso pensieri di suicidio clinicamente importanti. Con le cure quei pensieri sono migliorati in tutti e quattro i gruppi. Il dato descrive ragazzi arrivati a uno studio sulle cure.

Si sente dire che nominare il suicidio possa suggerire l'idea. Una meta-analisi del 2018 ha riunito gli studi in cui a ragazzi e adulti si facevano domande sul suicidio per una ricerca. Dopo le domande i pensieri di suicidio calavano un poco (g -0,13), e negli adolescenti il calo era quasi il doppio che negli adulti. Anche i gesti suicidari diventavano meno probabili.

Domande sul suicidio a scuola

Uno studio su 2.342 studenti delle superiori di New York ha fatto la stessa prova a scuola. Chi aveva ricevuto le domande sul suicidio non riferiva più pensieri di suicidio di chi non le aveva ricevute (4,7% e 3,9%, una differenza non significativa).

«Chiedergli se pensa al suicidio non gli mette in testa l'idea.»

Quello che trovano gli studi sulle domande, qui sopra.

Come chiederglielo a casa

Sono studi fatti dentro una ricerca o uno screening, e nessuno misura la domanda di un genitore in cucina. Le linee guida NICE chiedono comunque ai medici di domandare sempre al ragazzo, e ai genitori, di autolesionismo e pensieri di suicidio, e di offrire al ragazzo di parlarne prima da solo. A casa puoi usare parole semplici: «Ti capita di pensare che sarebbe meglio morire?», «Hai pensato di farti del male?». Poi ascolta, senza correre a rassicurarlo.

Se ti risponde di sì, chiedigli se ha pensato a come farlo. Se ha un piano, o se temi che lo metta in atto, chiama il 118 o vai al pronto soccorso. Se il pensiero c'è e il piano no, parlane subito con il pediatra o con il neuropsichiatra, senza aspettare la visita già fissata.

Quanti ragazzi riguarda

Una meta-analisi del 2022 ha riunito gli studi su ragazzi di 10-19 anni di tutto il mondo, pubblicati fra il 2001 e il 2020. In un anno circa 8 su 100 hanno una depressione maggiore, e il 19% l'ha avuta almeno una volta. I sintomi depressivi elevati, misurati con un questionario compilato dai ragazzi stessi, arrivano al 34%. Sono sintomi riferiti, e la diagnosi la fa uno specialista.

L'indagine americana sui 13-18 anni

Negli Stati Uniti un'indagine su 10.123 ragazzi di 13-18 anni, fatta con un'intervista strutturata, trova l'11,0% nel corso della vita e il 7,5% nell'ultimo anno. La frequenza cresceva con l'età, molto di più nelle ragazze. Nella maggior parte dei casi la depressione si accompagnava a un altro disturbo e a una compromissione grave della vita di tutti i giorni. Una minoranza consistente riferiva pensieri o gesti suicidari.

Fra i ragazzi con depressione nell'ultimo anno, il 60,4% aveva ricevuto qualche cura. Solo una minoranza ne aveva avuta una specifica per la depressione, o da un servizio di salute mentale. Per l'Italia una stima di quanti adolescenti abbiano una depressione non c'è: le cifre di questa sezione sono mondiali o americane. Ci sono invece i dati sul suicidio.

Il suicidio fra 10 e 19 anni in Italia

Uno studio nazionale ha seguito per cinque anni, dal 2012 al 2016, 8.284.359 ragazzi italiani di 10-19 anni. Ha registrato 330 morti per suicidio, il 74% maschi, quasi tutte (86%) fra i 15 e i 19 anni. Il tasso era di 1,71 ogni 100.000 ragazzi per anno nei maschi e di 0,65 nelle femmine. È un evento raro. Lo studio non misura quanti di quei ragazzi avessero una depressione.

Ragazze e ragazzi

Nelle ragazze la depressione è più frequente. Una meta-analisi del 2017 su campioni nazionali rappresentativi di oltre 90 paesi trova che la differenza fra i sessi compare già a 12 anni: per le ragazze le probabilità di una diagnosi sono più che doppie (odds ratio 2,37). Tocca il massimo fra i 13 e i 15 anni (odds ratio 3,02), poi cala e resta stabile nell'età adulta.

Gli autori aggiungono una frase per i figli maschi: la grandezza della differenza dice che la depressione nei maschi non va trascurata. Se hai un figlio che si chiude e risponde male da settimane, la domanda vale anche per lui.

Non sempre si vede come tristezza

La tristezza c'è quasi sempre. Uno studio di popolazione su 1.420 ragazzi di 9-16 anni, nelle zone rurali degli Stati Uniti, ha guardato l'umore di chi aveva una depressione. Nella maggior parte c'era l'umore triste da solo (58,7%), in più di un terzo la tristezza insieme all'irritabilità (35,6%). L'irritabilità senza tristezza era rara, il 5,7%.

Gli autori non sostengono l'irritabilità come criterio cardine della depressione nei ragazzi. Un figlio che si arrabbia per tutto merita attenzione, e l'irritabilità si incontra in molte forme di disagio dell'infanzia e dell'adolescenza. Una meta-analisi del 2025 la descrive come un segno che attraversa le diagnosi, legato alla fatica di regolare le emozioni. Da sola ti dice che qualcosa non va, e lascia aperto che cosa.

Il dato · L'umore dei ragazzi con depressione, 1.420 ragazzi americani

Triste
58,7%
Triste e irritabile insieme
35,6%
Irritabile senza tristezza
5,7%

Sonno, appetito ed energia

Negli adolescenti contano molto i segni del corpo. Uno studio inglese su famiglie con due generazioni ha trovato che i cambiamenti di appetito e di peso, la mancanza di energia e l'insonnia erano più comuni nei ragazzi con depressione che negli adulti. Gli adulti avevano più spesso la perdita di interesse e i problemi di concentrazione. Gli autori stessi dichiarano i limiti del confronto, e la certezza è bassa.

Il resto lo vedi in casa e a scuola: i voti che calano, gli amici che non chiama più, le cose che smette di fare. Sono esempi, e nessuno da solo fa una diagnosi. Se il segno principale è che si ritira dalla vita degli altri, c'è la pagina sul ritiro sociale. Se la stanchezza ruota tutta intorno alla scuola, quella sul burnout scolastico. Se il problema è entrare in classe, quella sulla fobia scolastica.

Un periodo storto o qualcosa di più

Un adolescente può avere giornate nere senza essere depresso. La depressione si riconosce da quanti segni ci sono, da quanto durano e da quanto pesano sulla sua giornata. Nell'indagine americana su 10.123 ragazzi, la maggior parte di chi aveva una depressione aveva anche una compromissione grave della vita di tutti i giorni. La valutazione la fa il neuropsichiatra infantile o lo psicologo, con il ragazzo e con te. Chi fa che cosa lo trovi nella pagina su neuropsichiatra, psicologo e psicoterapeuta.

Le linee guida NICE dividono la depressione in lieve, moderata e grave, e da lì cambiano i passi. Nella forma lieve si comincia con un'attesa breve e interventi leggeri. Nella moderata e nella grave si va da uno specialista e si comincia una cura. La gravità la stabilisce chi visita il ragazzo.

Da dove viene

Una delle strade passa per la famiglia. Uno studio americano ha seguito per trent'anni 147 figli di genitori con e senza depressione. Nei figli di genitori depressi il rischio di depressione maggiore era circa tre volte più alto. In tutti e due i gruppi il periodo in cui la depressione compariva più spesso per la prima volta era fra i 15 e i 25 anni. Lo studio non separa quanto conti l'eredità e quanto la vita accanto a un genitore che sta male.

Se la depressione l'hai avuta tu, o l'altro genitore, è un dato da dire al medico, e un motivo per prenderti cura anche di te.

Ansia, ADHD e social

Nell'indagine americana, nella maggior parte dei ragazzi la depressione si accompagnava ad altri disturbi. Per l'ansia c'è la pagina sull'ansia negli adolescenti, per l'ADHD quella sull'ADHD in adolescenza.

Sui social, una meta-analisi del 2020 su 12 studi trova un legame piccolo fra il loro uso e i sintomi depressivi (correlazione 0,11), con studi molto diversi fra loro. Quale delle due cose venga prima, quegli studi non lo dicono. Il tema intero sta nella pagina su social e salute mentale degli adolescenti. Se di mezzo ci sono offese e minacce online, in quella sul cyberbullismo.

Le critiche in casa vengono dopo

Uno studio olandese ha seguito per sei anni ragazzi e madri, misurando la depressione dei figli e le critiche delle madri. La depressione del ragazzo prediceva le critiche della madre più di quanto le critiche predicessero la depressione. Se ti senti in colpa per le liti degli ultimi mesi, in quei dati la freccia più forte andava dal figlio al genitore.

Nelle forme lievi si aspetta poco, e con qualcuno

Si legge spesso che la cosa peggiore sia aspettare che passi da sola. Per le forme moderate e gravi, e per i segni urgenti, aspettare è sbagliato. Per una depressione lieve, senza rischi, le linee guida NICE prevedono un'attesa vigile: il ragazzo viene rivisto, di norma entro due settimane.

In quella fase gli antidepressivi non si usano come primo passo. Se la forma lieve dura, per i ragazzi di 12-18 anni la linea guida indica una psicoterapia per circa due-tre mesi: cognitivo-comportamentale digitale o di gruppo, oppure interpersonale di gruppo. Aspettare da soli è il rischio. Anche quando si decide di attendere, lo si fa con qualcuno che rivede il ragazzo dopo poche settimane.

La prima cura è la psicoterapia

Le due psicoterapie che tornano negli studi sono la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), che lavora sui pensieri e sui comportamenti, e la terapia interpersonale (IPT), che lavora sulle relazioni. Si parte da lì. Il farmaco, per le regole italiane, arriva solo se dopo alcune sedute non c'è risposta, e sempre insieme alla psicoterapia.

Una meta-analisi del 2020 su 55 studi randomizzati, con bambini e ragazzi di 4-18 anni, misura quanto rende. A fine trattamento l'effetto medio è 0,36; in media 42 settimane dopo è 0,21. Gli autori lo chiamano modesto, e notano che in tredici anni non è cambiato. L'effetto era più grande con la IPT che con la CBT, quando a giudicare erano i ragazzi invece dei genitori, e quando il confronto era con una lista d'attesa invece che con una cura abituale.

Quanto pesa un effetto modesto

La psicoterapia aiuta più del niente, e una parte dei ragazzi ne ha un beneficio chiaro. Accanto a un'altra cura il vantaggio si riduce. Per sapere se aiuta il tuo, il medico guarda come va dopo le prime 4-6 sedute.

Coinvolgere i genitori aggiunge qualcosa. Una meta-analisi del 2022 trova un effetto piccolo degli interventi che coinvolgono la famiglia rispetto a interventi attivi senza famiglia, a fine trattamento. Chiedi al terapeuta in che modo puoi partecipare.

Il farmaco, quando serve

Quando serve un farmaco, le linee guida partono dalla fluoxetina, che in Italia è in fascia A. Il suo riassunto delle caratteristiche del prodotto la indica dagli 8 anni per un episodio di depressione maggiore da moderato a grave, se dopo 4-6 sedute di psicoterapia non c'è risposta, e solo insieme alla psicoterapia. La prescrive il neuropsichiatra infantile, che decide anche la dose.

È l'antidepressivo con le prove migliori nei ragazzi. Una meta-analisi a rete del 2016, su 34 studi e 5.260 ragazzi, trova che solo la fluoxetina funziona meglio del placebo, con una qualità delle prove molto bassa nella maggior parte dei confronti. Sotto i 12 anni, in un'altra meta-analisi, era l'unica a dare un beneficio. Gli altri antidepressivi studiati, in quella meta-analisi, non risultavano migliori del placebo. Se ti propongono un altro farmaco, chiedi il perché.

L'effetto medio della fluoxetina

L'effetto medio è piccolo. Una revisione Cochrane del 2021, su 26 studi, conclude che gli antidepressivi più recenti, fluoxetina compresa, possono ridurre i sintomi rispetto al placebo in modo piccolo e poco rilevante. Un'analisi del 2026 osserva che la stima dell'efficacia della fluoxetina è calata con gli anni, man mano che entravano gli studi più recenti, fino all'equivalenza clinica con il placebo. Il disaccordo fra gli studi resta aperto. Resta il farmaco con le prove migliori, e il suo effetto medio è piccolo.

Psicoterapia, farmaco o tutti e due

Il TADS ha confrontato quattro strade per 12 settimane nei suoi 439 ragazzi. Il placebo e la fluoxetina da sola erano dati in doppio cieco. La CBT da sola e la combinazione no: ragazzi e medici sapevano che cosa ricevevano, e questo può gonfiare il risultato.

Il dato · Ragazzi che rispondono alla cura dopo 12 settimane, TADS

Fluoxetina e CBT insieme
71,0%
Fluoxetina da sola
60,6%
CBT da sola
43,2%
Placebo
34,8%

Le sintesi venute dopo sono meno nette. Una meta-analisi del 2010 non trova un vantaggio della combinazione sul solo farmaco per i sintomi, né a fine cura né dopo. Una meta-analisi a rete del 2020 segnala che le prove di alta qualità sono scarse e conclude che la fluoxetina, da sola o con la CBT, sembra la scelta migliore per le forme moderate e gravi. Che la combinazione vinca sempre, questi studi non lo dicono. In Italia, per il riassunto del prodotto, il farmaco si dà comunque insieme alla psicoterapia.

L'avvertenza del foglietto

Nel foglietto della fluoxetina c'è un'avvertenza da leggere con calma. Negli studi su bambini e ragazzi, comportamenti legati al suicidio e ostilità sono stati osservati più spesso con il farmaco che con il placebo, e per questo il ragazzo va seguito con attenzione. È un'indicazione di sorveglianza.

Le cifre vengono dagli studi controllati. Una meta-analisi del 2006 su 24 studi e 4.582 ragazzi, con i dati dell'agenzia americana del farmaco, trova negli studi sulla depressione un rischio relativo di 1,66 per i pensieri e i gesti suicidari segnalati con gli SSRI, rispetto al placebo. In nessuno di quegli studi c'è stato un suicidio. Una meta-analisi del 2007 stima un evento in più ogni 143 ragazzi trattati, su tutte le indicazioni, e conclude che i benefici appaiono molto più grandi dei rischi.

Sorveglianza all'inizio della cura

I ragazzi già a rischio di suicidio erano spesso esclusi dagli studi, e per loro le prove sono più incerte. Per questo, all'inizio della cura, il ragazzo va visto spesso. Segnala al medico ogni cambiamento: più ostilità, pensieri di morte nuovi o più forti. Il foglietto chiede di seguire anche la crescita e la pubertà, su cui i dati a lungo termine sono pochi.

Dopo: guarire e restare bene

La notizia buona e quella difficile arrivano insieme. Un gruppo di 196 ragazzi del TADS è stato seguito per cinque anni: il 96,4% è guarito dall'episodio con cui era entrato nello studio. Dei 189 guariti, 88 (il 46,6%) hanno avuto un nuovo episodio. Nelle ragazze la ricaduta era più frequente, 57,0% contro 32,9% nei ragazzi. Il gruppo seguito era meno della metà di quello di partenza. Per l'Italia una misura di guarigioni e ricadute negli adolescenti non c'è.

La cura quindi continua anche dopo che il ragazzo sta meglio. Le linee guida NICE indicano di proseguire l'antidepressivo per almeno sei mesi dopo la remissione. Una meta-analisi del 2023 su ragazzi e giovani adulti trova che dopo una psicoterapia le ricadute erano circa la metà rispetto alle cure abituali (odds ratio 0,56; intervallo da 0,31 a 1,00). Gli studi erano di qualità non ottimale, e l'intervallo tocca l'1: la certezza è bassa.

Da guardare

Quasi tutti guariscono dall'episodio. Quasi uno su due, nei cinque anni dopo, ne ha un altro.

Depressione e vita adulta

Una revisione sistematica trova che chi ha avuto una depressione in adolescenza ha da adulto probabilità quasi tre volte più alte di una nuova depressione (odds ratio 2,78). Sui comportamenti suicidari da adulti gli studi non concordano. Una coorte americana seguita fino ai 30 anni lega la depressione dell'infanzia e dell'adolescenza a più ansia e più uso di droghe da adulti, e a una salute e una vita sociale peggiori. Nella stessa coorte chi era passato da un servizio specialistico di salute mentale andava meglio. È un'associazione, e va nella direzione di curare bene adesso.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Parlagli di quello che vedi, con calma e senza processi: «Ti vedo stanco e arrabbiato da settimane, e mi preoccupo». Chiedigli dei pensieri di morte con parole semplici, e ascolta la risposta fino in fondo. Se parla di voler morire, ha un piano o si è fatto male, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.

Se i segni durano, portalo dal pediatra o dal neuropsichiatra infantile. Se ti dicono che è una forma lieve, fissa già la visita successiva, a circa due settimane. Chiedi la psicoterapia come primo passo, e chiedi al terapeuta come puoi partecipare tu. Se ti propongono un farmaco, chiedi chi vedrà tuo figlio nelle prime settimane e che cosa devi segnalare.

Quando sta meglio, decidi la fine della cura con chi l'ha seguito: le ricadute sono frequenti. Se la depressione c'è stata anche in te o nell'altro genitore, dillo al medico e prenditi cura anche di te.

Le pagine vicine:

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

  • National Institute for Health and Care Excellence (2019). Depression in children and young people: identification and management (NG134). Raccomandazioni 1.1.7 (chiedere di autolesionismo e pensieri di suicidio), 1.3.14 e 1.3.15 (quando inviare allo specialista o valutare il ricovero), 1.5.1, 1.5.3 e 1.5.7 (forme lievi), 1.6.21 (durata dell'antidepressivo dopo la remissione).
  • Agenzia Italiana del Farmaco, banca dati farmaci. PROZAC, Riassunto delle caratteristiche del prodotto (AIC 025970), consultato il 18 ottobre 2026. Paragrafo 4.1: dagli 8 anni, episodio di depressione maggiore da moderato a grave che non risponde alla psicoterapia dopo 4-6 sedute, solo insieme alla psicoterapia. Paragrafo 4.4: sorveglianza dei comportamenti suicidari e dell'ostilità; crescita e pubertà da seguire.
  • AIFA, liste dei farmaci di fascia A e H, CSV aggiornato al 31 maggio 2026. La fluoxetina è in fascia A.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Come si riconosce la depressione in un adolescente?
Di solito c'è un umore triste, spesso insieme all'irritabilità, con stanchezza, sonno e appetito cambiati, interessi persi, voti in calo, amici lasciati. In uno studio americano su 1.420 ragazzi l'irritabilità senza tristezza riguardava solo il 5,7% di chi aveva una depressione. La valutazione la fa il neuropsichiatra infantile o lo psicologo, guardando quanti segni ci sono, quanto durano e quanto pesano sulla sua giornata.
Quando è un'urgenza?
Se parla di voler morire, ha un piano, si è appena fatto del male o ha una ferita che non si ferma, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino. Le linee guida NICE indicano lo specialista anche quando il rischio di gesti contro di sé è alto e si ripete, quando mangia molto meno di prima o quando si trascura da almeno un mese senza un motivo chiaro.
Chiedere a mio figlio se pensa al suicidio può fargli venire l'idea?
Gli studi dicono di no. In una meta-analisi del 2018, dopo le domande sul suicidio i pensieri di suicidio calavano un poco, negli adolescenti più che negli adulti. In uno studio su 2.342 studenti di New York chi aveva ricevuto le domande non riferiva più pensieri di suicidio degli altri. Usa parole semplici e ascolta la risposta fino in fondo.
Quanto è frequente la depressione negli adolescenti?
In un anno, nel mondo, circa 8 ragazzi su 100 fra i 10 e i 19 anni hanno una depressione maggiore. Dai 12 anni è più frequente nelle ragazze, con il divario più ampio fra i 13 e i 15 anni. Una stima italiana di quanti adolescenti abbiano una depressione, negli studi citati nella pagina, non c'è.
Qual è la prima cura?
La psicoterapia, cognitivo-comportamentale o interpersonale. Nelle forme lievi le linee guida NICE prevedono prima un'attesa vigile, con una nuova visita di norma entro due settimane. L'effetto medio della psicoterapia è modesto (0,36 a fine cura, 0,21 nei mesi successivi), e coinvolgere la famiglia aggiunge un effetto piccolo.
Gli antidepressivi funzionano negli adolescenti?
La fluoxetina è quella con le prove migliori ed è l'unica risultata migliore del placebo, con un effetto piccolo e una qualità delle prove molto bassa. In Italia è indicata dagli 8 anni per la depressione da moderata a grave che non risponde dopo 4-6 sedute di psicoterapia, sempre insieme alla psicoterapia. Il foglietto contiene un'avvertenza sui comportamenti suicidari: all'inizio della cura il ragazzo va seguito da vicino.
Dalla depressione si guarisce?
In uno studio americano su 196 ragazzi seguiti per cinque anni, il 96,4% è guarito dall'episodio, e il 46,6% dei guariti ne ha avuto un altro. Per questo la cura continua anche quando il ragazzo sta meglio, e la sua fine si decide con chi lo segue.

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