Ansia

Ansia nei bambini: le paure normali per età, cosa fare e come si cura

Mal di pancia prima della scuola, paura del buio, del mostro, dei compagni: le paure seguono l'età e con gli anni calano. Qui trovi quando l'ansia diventa un disturbo, che cosa la tiene in piedi e come si cura, a piccoli passi.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 16 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Ansia nei bambini: le paure normali per età, cosa fare e come si cura. La scheda parla di bambini. In alto sei paure in fila su una scala che sale dai bambini più piccoli ai più grandi, senza età scritte: una persona che non conosce e il buio (le cose presenti), il mostro sotto il letto, il temporale e il ladro (i pericoli immaginati), lo sguardo dei compagni (lo sguardo degli altri). Sopra, una freccia che si assottiglia: con gli anni le paure calano, per numero e per intensità. Sotto a sinistra una barra piena per metà: dei bambini con un disturbo d'ansia diagnosticato in età prescolare, il 50,4% lo aveva ancora fra i 7 e i 15 anni. A destra nove caselle, una piena: l'11,7% dei bambini e dei ragazzi nel mondo ha un dolore addominale funzionale, circa uno su nove. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Gullone 2000, Clin Psychol Rev · Grieshaber 2023, Eur Child Adolesc Psychiatry · Koen Vermeijden 2025, Pediatrics.

Sono le sette e venti. Tuo figlio è seduto sul letto con le scarpe in mano e non le infila. Ha mal di pancia, dice. Ieri sera era il mal di testa. È pallido, ha le mani fredde, e il dolore lo sente davvero. Gli dici che a scuola andrà tutto bene e lui ti chiede, per la terza volta, se all'uscita ci sarai tu. E tu ti chiedi se è una fase che passa, se è ansia, e se sei tu a sbagliare qualcosa.

L'ansia è la risposta della mente e del corpo a un pericolo, presente o atteso, e nei bambini accompagna la crescita. Diventa un disturbo d'ansia quando si presenta spesso e toglie al bambino cose che gli servono: la scuola, gli amici, il sonno, la vita di casa. Questa pagina mette in fila quanto è comune, quali paure appartengono all'età, dove passa il confine, che cosa c'entra il corpo, che cosa tiene in piedi l'ansia e come si cura.

Quanti bambini hanno un disturbo d'ansia

La stima mondiale viene da una meta-analisi del 2015 che ha messo insieme 41 studi condotti in 27 paesi. Un disturbo d'ansia riguarda il 6,5 per cento dei bambini e degli adolescenti, con un intervallo di confidenza fra 4,7 e 9,1: poco più di 6 su 100. È lo stesso numero che trovi nella pagina sulle paure e fobie dei bambini, perché viene dalla stessa fonte. Nell'abstract la cifra non è divisa per età né per sesso.

Una coorte norvegese ha seguito 1.041 bambini dai 4 ai 14 anni, in sei momenti diversi. Quasi uno su dieci ha avuto un disturbo d'ansia in almeno uno di quei momenti. Da piccoli il disturbo più frequente era la fobia specifica, la paura intensa di una cosa sola. A 14 anni era il disturbo d'ansia generalizzato. Fra maschi e femmine, in questa fascia, le differenze erano piccole. Quelle che si aprono con l'adolescenza stanno nella pagina sull' ansia negli adolescenti.

Pochi vengono curati

Quanti di questi bambini vengano curati, gli studi disponibili non lo dicono con un numero. Un trial inglese del 2017 lo scrive come premessa: nel Regno Unito l'accesso dei bambini ansiosi alle terapie psicologiche con prove è scarso. Per l'Italia una misura non c'è. Se stai aspettando una visita, i tempi e le strade possibili sono raccolti nella pagina sulle liste d'attesa in neuropsichiatria.

Le paure che fanno parte della crescita

Ogni bambino ha paura, e le sue paure seguono l'età. La revisione classica sullo sviluppo della paura, firmata da Gullone nel 2000, descrive due tendenze. Con gli anni le paure calano, per numero e per intensità, e quelle specifiche di solito passano. Cambia anche l'oggetto, che si sposta dalle cose presenti e concrete a quelle attese e immaginate.

Nei primi anni
Le cose presenti: una persona che non conosce, un rumore forte, il buio della stanza.
Poi
I pericoli immaginati: il mostro sotto il letto, il ladro, il temporale che potrebbe arrivare.
Più avanti
Ciò che si può perdere e lo sguardo degli altri: la morte di qualcuno, una brutta figura in classe.

Nell'elenco mancano i mesi e gli anni, e la ragione è semplice. Le fasce d'età precise che si leggono spesso non stanno nelle sintesi della ricerca, che descrivono la direzione del cambiamento. Ogni bambino la percorre con i suoi tempi, e un figlio che a sei anni ha ancora paura del buio sta dentro quella strada.

Il mostro sotto il letto dei piccoli e il giudizio dei compagni dei più grandi stanno sulla stessa strada, a tappe diverse. L'oggetto della paura, da solo, dice poco su quanto preoccuparsi.

Le paure della notte hanno una revisione tutta loro, che raccoglie 25 anni di studi. Le descrive comuni, capaci di pesare sulla giornata del bambino e di mettere sottosopra la famiglia. Si riducono con interventi comportamentali e cognitivo-comportamentali, provati in 9 trial randomizzati. Se la paura di tuo figlio riguarda la morte, c'è una pagina dedicata alla paura della morte nei bambini.

Quando la paura diventa un problema

Il confine si riconosce da due cose: quanto spesso la paura si presenta e quanto toglie al bambino. Uno studio del 2019 ha chiesto ai genitori di 291 bambini fra i 3 e i 5 anni di annotare per 14 giorni i comportamenti ansiosi dei figli. La frequenza oltre la quale un comportamento diventava raro e grave cambiava da un comportamento all'altro. La timidezza con i coetanei e con le persone nuove non risultava grave a nessuna frequenza.

Tuo figlio che si nasconde dietro le tue gambe alla festa di un compagno mostra una timidezza che, da sola, non dice niente di preoccupante. Il segnale arriva quando la paura gli impedisce cose che prima faceva. Le aree da guardare sono quattro.

  • La scuola: entra a fatica, chiede di tornare a casa, salta i giorni delle verifiche.
  • Gli amici: rinuncia alle feste, agli inviti, alla squadra.
  • Il sonno: non riesce più ad addormentarsi da solo, si sveglia e ti cerca.
  • La vita di casa: la giornata della famiglia si organizza intorno alla sua paura.

Si legge spesso una durata oltre la quale preoccuparsi, qualche settimana. Quella soglia non ha uno studio che la sostenga. Le durate scritte nei criteri diagnostici appartengono ai manuali e le usa chi visita il bambino. A te servono due domande, le stesse dello studio sui piccoli. Puoi annotare le risposte per qualche giorno e portarle al pediatra, che così vede la settimana di tuo figlio e non soltanto il momento della visita.

Da guardare

Quante volte succede, e che cosa gli toglie.

Il mal di pancia è vero

Mal di pancia e mal di testa sono fra i disturbi fisici più comuni nei bambini ansiosi. In 488 ragazzi fra i 7 e i 17 anni, curati in un grande trial sull'ansia, i disturbi più frequenti erano il mal di testa, il mal di pancia, il raffreddore, il sonno che non arriva e la sonnolenza di giorno. Con la cura dell'ansia calavano, qualunque fosse la cura ricevuta.

Il legame con il dolore si vede anche da altre strade. Una meta-analisi del 2022 ha trovato nei bambini e nei ragazzi con emicrania una probabilità più alta di avere un disturbo d'ansia, con un odds ratio di 1,93. Il dolore addominale funzionale, quello che torna senza una causa organica, riguarda nel mondo l'11,7 per cento dei bambini e dei ragazzi, circa uno su nove. Fra i fattori che gli si associano, gli studi mettono l'ansia, la depressione, lo stress, gli eventi di vita negativi e il sonno scarso.

Esami normali, dolore vero

Il pediatra visita il bambino con mal di pancia ricorrente e, nella maggior parte dei casi, né la visita né gli esami trovano una causa organica. Lo ricorda la revisione Cochrane del 2017. Il dolore resta reale, e tuo figlio ha bisogno che tu gli creda. Si legge spesso anche una spiegazione del meccanismo, il sistema nervoso che contrae l'intestino: nei bambini nessuno studio l'ha misurata, e l'ansia qui si descrive come compagna del dolore.

Per il mal di pancia ricorrente esiste una terapia psicologica con prove. Una meta-analisi del 2022 su 33 trial e 2.657 bambini dà alla terapia cognitivo-comportamentale una certezza moderata: ogni 5 bambini trattati, uno in più rispetto ai controlli arriva a stare bene. La Cochrane del 2017 è più cauta, con prove di qualità bassa o molto bassa e nessun beneficio dimostrato a medio termine. Lette insieme, dicono che la terapia aiuta nei mesi vicini alla cura e che la durata del beneficio non è provata.

I disturbi d'ansia dei bambini, in breve

Sotto il nome di disturbi d'ansia stanno quadri diversi. Qui ne trovi una riga per ciascuno, con il collegamento alla pagina che lo racconta per intero.

La cura descritta più sotto, la terapia che affronta le paure a piccoli passi, è stata provata su gruppi che mescolano questi disturbi. Le differenze, quando ci sono, stanno nelle pagine dedicate.

Passa da solo?

Dipende dall'età e da quanto è forte l'ansia. Uno studio ha seguito fino all'adolescenza 129 bambini con un disturbo d'ansia diagnosticato in età prescolare. Fra i 7 e i 15 anni il 50,4 per cento aveva ancora un disturbo d'ansia. L'altra metà no.

La coorte norvegese aggiunge una distinzione. Nei primi anni i sintomi d'ansia, in generale, non predicono quelli che verranno. Nell'età della scuola elementare, invece, tendono di più a restare. Le due cose stanno insieme senza contraddirsi: i sintomi lievi di un bambino piccolo spesso passano, mentre un disturbo vero, diagnosticato presto, negli anni di scuola si ritrova in circa la metà dei casi. Che l'ansia non curata si aggravi con il tempo è una frase frequente, e non è misurata.

Quando aspettare è ragionevole

Per una paura leggera di un bambino piccolo, aspettare e osservare è una scelta ragionevole. Se l'ansia gli toglie la scuola, gli amici o il sonno, il quadro è quello di un disturbo, che negli studi resta in circa la metà dei casi. Parlarne con il pediatra è il passo da fare adesso.

Che cosa la tiene in piedi

L'ansia si mantiene con un meccanismo che ogni genitore conosce dall'interno. Il bambino ha paura di una cosa, la evita, oppure qualcuno la evita per lui, e la paura scende subito. Quel sollievo è vero. Insegna però una lezione sbagliata, e il giro ricomincia.

  • La paura, davanti a una cosa precisa.
  • L'evitamento, fatto dal bambino o dal genitore al posto suo.
  • Il sollievo, immediato.
  • La paura della volta dopo, rimasta intatta.

Gli studi chiamano accomodamento familiare tutto quello che la famiglia cambia per risparmiare al bambino la paura: rispondere al posto suo, accompagnarlo dappertutto, cambiare strada, rinunciare alla festa. Una meta-analisi del 2020 ha trovato un legame moderato fra l'accomodamento, misurato con le risposte dei genitori, e la gravità dell'ansia. Il concetto, con il programma che insegna ai genitori a ridurlo, è spiegato per esteso nella pagina sulle paure e fobie.

Ogni gesto, preso da solo, nasce dall'affetto. Messi in fila, lasciano la paura dove stava. L'uscita è la stessa che usa la terapia: avvicinarsi un pezzo alla volta a ciò che spaventa, con il bambino preparato e d'accordo sul passo. Una spinta a sorpresa, il «buttati e vedrai», resta fuori dalla cura. L'esposizione che gli studi misurano è graduale e preparata.

Non l'hai causata tu

«Lo proteggete troppo, per questo è così.»

La frase che ti senti dire, spesso da chi vuole bene alla famiglia.

Le sintesi della ricerca dicono altro. Una meta-analisi del 2016 sui bambini fino ai 5 anni, con 28 studi sulle madri e 12 sui padri, ha trovato legami piccoli fra il modo di fare il genitore e l'ansia dei figli. Gli autori concludono che nella prima infanzia lo stile educativo ha un ruolo piccolo, e che quello dei padri pesa almeno quanto quello delle madri.

Per i bambini fra i 5 e gli 11 anni una revisione del 2015 su 141 articoli è arrivata a una frase ancora più netta: nessuna prova solida lega un qualunque fattore dei genitori all'ansia dei figli. Se pensi di avergliela trasmessa tu, questi due lavori servono a posare quel pensiero.

Dove il tuo modo di fare conta

Quello che fai conta in un punto più stretto, cioè nelle risposte all'ansia che c'è già. Lì sta la leva che hai in mano. Con i bambini molto timidi, uno studio che li ha seguiti dai 3 anni all'adolescenza suggerisce che accogliere la paura con calore, invece di liquidarla con una frase sbrigativa, si associ a meno ansia sociale negli anni successivi. È uno studio solo, con una certezza molto bassa. Accogliere vuol dire nominare la paura, «vedo che hai paura», e poi restargli accanto mentre fa il passo.

Il senso di colpa, intanto, pesa e spinge in una direzione precisa. Ti porta a rimediare, a proteggerlo di più, a togliergli di mezzo ogni ostacolo: sono proprio le risposte che tengono in piedi la paura. Se il peso è diventato grande, c'è una pagina dedicata al senso di colpa dei genitori.

Come si cura: affrontare le paure a piccoli passi

La cura con più prove è la terapia cognitivo-comportamentale, che trovi spesso con la sigla inglese CBT. È una terapia psicologica con un numero definito di incontri, in cui il bambino impara a riconoscere la paura e ad affrontarla per gradi. La revisione Cochrane del 2020, su bambini e ragazzi sotto i 19 anni, ha raccolto 39 studi con 2.697 partecipanti e ha misurato quanti, a fine trattamento, erano usciti dal disturbo d'ansia principale.

Circa la metà dei bambini trattati esce dal disturbo, contro meno di uno su cinque fra chi aspetta. È un risultato solido, e lascia l'altra metà ancora in cammino. Contro le cure abituali, con prove di qualità bassa, una differenza non è emersa.

Il dato · Fuori dal disturbo principale a fine trattamento

Con la terapia cognitivo-comportamentale
49,4%
In lista d'attesa o senza cura
17,8%

Che cosa succede negli incontri

Una meta-analisi del 2019 ha guardato dentro 111 protocolli di CBT, in 75 studi. Il formato tipico era di 12 incontri da un'ora, con il bambino e con poca presenza dei genitori. Il pezzo che pesava di più era l'esposizione: più tempo passato in seduta ad affrontare le paure, effetti più grandi. I protocolli che aggiungevano il rilassamento avevano effetti più piccoli.

L'esposizione si costruisce come una scala. Tuo figlio, con il terapeuta, mette in fila le situazioni che teme, dalla più facile alla più difficile, e le affronta una alla volta, con un piano e con calma. Il percorso dura qualche mese. Non tutti migliorano subito, e a volte, dopo un periodo buono, serve riprendere il lavoro. Saperlo prima evita di leggere una ricaduta come un fallimento.

Il lavoro con i genitori

I genitori possono essere la via della cura. In un trial inglese del 2017, 136 bambini fra i 5 e i 12 anni, seguiti nei servizi pubblici, hanno ricevuto una CBT breve condotta attraverso i genitori, guidati da un terapeuta, oppure una terapia breve centrata sulle soluzioni. Sono migliorati il 59 per cento nel primo gruppo e il 69 per cento nel secondo, senza una superiorità clinica dimostrata, e la via dei genitori costava meno.

Una meta-analisi del 2022 su 29 studi ha trovato che gli interventi rivolti solo ai genitori funzionano meglio della lista d'attesa e non si distinguono dalle altre cure attive. Sulle misure riferite dai bambini stessi, però, l'effetto non c'era, e in 19 studi su 29 la qualità era debole.

Anche mamma e papà dentro la terapia

Resta la domanda su quanto aggiunga la presenza attiva dei genitori dentro la terapia del bambino. Una meta-analisi del 2014 ha confrontato le due strade e ha trovato una differenza piccola e priva di significatività statistica, a favore della terapia con il solo bambino. Una rassegna del 2023 su 25 revisioni sistematiche va nello stesso verso: 21 non trovano differenze fra i formati, e quando la terapia passava solo dai genitori i risultati tendevano a essere meno buoni.

Per te la conclusione è tranquilla. Con i bambini piccoli la strada che passa dai genitori ha prove e costa meno, e a ogni età il bambino resta al centro della cura. Nessuno studio mostra che il lavoro con i genitori, da solo, cambi le cose più in fretta di tutto il resto.

Sonno, movimento, respiro: che cosa aiuta e che cosa no

Fuori dalla terapia ci sono cose che puoi proteggere a casa, e altre che compaiono spesso fra i consigli e reggono meno. Il sonno viene per primo. Una revisione sistematica del 2026, su 21 studi di intervento e sperimentali in età pediatrica, ha trovato che migliorare il sonno riduce i sintomi d'ansia e anche la comparsa di nuovi disturbi d'ansia.

Anche muoversi aiuta. Una meta-analisi del 2021 su 22 trial, con ragazzi fino ai 25 anni, ha trovato un miglioramento moderato dell'ansia di tutti i giorni, con una differenza standardizzata di 0,54. Gli autori segnalano studi di qualità complessivamente bassa e chiedono trial su bambini con un disturbo. Il movimento quotidiano abbassa l'ansia di fondo, e per un disturbo la cura resta la terapia.

Respirare piano aiuta nel momento

Respirare piano può aiutare tuo figlio quando la paura sale. Come cura, il rilassamento rende meno. Nei protocolli che lo includevano gli effetti erano più piccoli, e in un trial del 2021 su 102 bambini e ragazzi una CBT centrata sull'esposizione ha avuto una risposta del 57,3 per cento, contro il 19,2 di un percorso basato sul rilassamento.

Sulla mindfulness due meta-analisi danno risposte diverse. Una del 2018, confrontandola con altre attività, trova sull'ansia e lo stress un effetto piccolo (d = 0,18). Una del 2020, negli studi condotti nei paesi occidentali, trova un effetto molto piccolo (d = 0,05) e privo di significatività statistica, che sparisce ai controlli successivi. Fra le due vale la più prudente. Se tuo figlio la fa a scuola e gli piace, può continuare; per l'ansia la cura resta l'esposizione.

I farmaci

Se l'ansia è forte e la terapia psicologica da sola non basta, il neuropsichiatra infantile può proporre un farmaco della famiglia degli SSRI, come la sertralina, che nell'elenco AIFA sta in fascia A. È una scelta che si fa con lui, caso per caso, e i bambini che lo prendono vengono seguiti con controlli regolari. Le benzodiazepine, i calmanti, in una meta-analisi del 2017 su 115 studi non hanno ridotto in modo significativo i sintomi d'ansia, e il discorso completo sui farmaci sta nella pagina sull' ansia da prestazione.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Domattina, se tuo figlio ha mal di pancia prima della scuola, credigli: il dolore è vero. Poi parti da qui.

  • Accompagnalo verso la cosa che lo spaventa, un pezzo alla volta, e non farla tu al posto suo.
  • Accogli la paura con una frase, «vedo che hai paura», senza liquidarla e senza ingrandirla.
  • Proteggi il suo sonno e fai in modo che si muova ogni giorno.
  • Se la paura succede spesso e gli toglie la scuola, gli amici, il sonno o la vita di casa, parlane con il pediatra e chiedi una valutazione neuropsichiatrica.

E tieni a mente che nelle sintesi della ricerca lo stile educativo pesa poco sull'origine dell'ansia. Il tuo posto è accanto a lui, mentre fa il passo.

Le pagine vicine sono quelle sull'ansia da separazione, sulle paure e fobie dei bambini e sul rifiuto della scuola, e per chi è più grande quella sull'ansia negli adolescenti. Se è la prima volta che porti tuo figlio da uno specialista, la pagina sulla prima visita neuropsichiatrica ti dice che cosa aspettarti.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

L'ansia nei bambini passa da sola?
Dipende da quanto è forte. I sintomi lievi dei primi anni spesso passano. Fra i bambini con un disturbo d'ansia diagnosticato in età prescolare, il 50,4 per cento lo aveva ancora fra i 7 e i 15 anni. Se la paura toglie a tuo figlio la scuola, gli amici o il sonno, parlane con il pediatra.
A che età le paure dei bambini sono normali?
A tutte. Con la crescita cambiano oggetto, dalle cose presenti, come una persona sconosciuta o il buio, a quelle immaginate e allo sguardo degli altri, e calano per numero e intensità. Le fasce d'età precise che si leggono spesso non stanno nelle sintesi della ricerca. Ogni bambino fa questa strada con i suoi tempi.
Quando preoccuparsi per l'ansia di un bambino?
Quando la paura si presenta spesso e gli toglie cose che gli servono: la scuola, gli amici, il sonno, la vita di famiglia. La timidezza da sola non è un segnale di allarme. Per la durata oltre la quale preoccuparsi manca uno studio che indichi una soglia; contano quanto spesso succede e che cosa gli toglie.
Il mal di pancia di un bambino ansioso è reale?
Sì. Mal di pancia e mal di testa sono fra i disturbi fisici più comuni nei bambini ansiosi, e in un grande trial calavano con la cura dell'ansia. Spesso il pediatra non trova una causa organica, e il dolore resta vero.
Come si cura l'ansia nei bambini?
Con la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta il bambino ad affrontare le paure a piccoli passi, di solito in una dozzina di incontri. Circa la metà dei bambini trattati esce dal disturbo principale, contro meno di uno su cinque fra chi aspetta. Con i bambini piccoli la terapia può passare anche dai genitori, guidati da un terapeuta.
Che cosa possono fare i genitori per un bambino ansioso?
Accompagnarlo verso ciò che lo spaventa senza farlo al posto suo, accogliere la paura senza liquidarla e senza ingrandirla, sostenere un passo piccolo alla volta. A casa aiutano un sonno protetto e il movimento di ogni giorno. Nelle sintesi della ricerca lo stile educativo pesa poco sull'origine dell'ansia.
Si danno farmaci per l'ansia ai bambini?
Se l'ansia è forte e la terapia psicologica da sola non basta, il neuropsichiatra infantile può proporre un farmaco della famiglia degli SSRI, come la sertralina, che nell'elenco AIFA sta in fascia A. È una scelta che si fa con lui, caso per caso, con controlli regolari. Le benzodiazepine, i calmanti, in una meta-analisi del 2017 su 115 studi non hanno ridotto in modo significativo l'ansia.

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