Autismo

Spettro autistico: i segnali precoci che non devi ignorare

Prima dei sei mesi non esistono segnali diagnostici. Dai sei mesi in poi si guarda il contatto oculare, la risposta al nome, il pointing dichiarativo e il gioco simbolico: quali sono, fascia per fascia, e che cosa fare.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 202614 min di letturaUltima revisione: Settembre 2026
I segnali precoci dell'autismo, dai primi mesi ai tre anni. Scheda BrainGas con tre dati dell'articolo: 13,4 ogni 1.000, 4,4 a 1, 6,7%. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Istituto Superiore di Sanità · Legge 134/2015 · D.P.C.M. 12 gennaio 2017 · Linee di indirizzo nazionali 2018.

Tuo figlio non risponde quando lo chiami per nome. Ha smesso di indicare le cose. Non gioca in modo simbolico. O magari sembra a posto. E però c'è qualcosa che non ti convince, e non riesci a dire cosa.

L'intuizione genitoriale è spesso il primo vero strumento diagnostico. E quando si parla di disturbi dello spettro autistico (ASD), ascoltarla può fare la differenza: ogni mese di intervento precoce conta.

Cos'è il disturbo dello spettro autistico

L'autismo è un disturbo del neurosviluppo che influenza il modo in cui una persona comunica, si relaziona con gli altri e percepisce il mondo. Il termine "spettro" riflette un'enorme variabilità: due bambini con diagnosi di ASD possono sembrare completamente diversi l'uno dall'altro.

Alcune persone autistiche hanno un'intelligenza nella norma o superiore (quello che un tempo si chiamava "Sindrome di Asperger": leggi qui per approfondire). Altre hanno disabilità intellettive associate. Alcune parlano fluentemente, altre non sviluppano il linguaggio verbale. Quel che accomuna è una differenza nel modo di elaborare le informazioni sociali e sensoriali.

Quanti sono, in Italia? La cifra ripetuta più spesso, «un bambino su 77», non viene da uno studio italiano. Lo studio nazionale promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità ha misurato una prevalenza di 13,4 casi ogni 1.000 bambini fra i 7 e i 9 anni (intervallo di confidenza al 95%: 11,3-16,0), cioè circa uno su 75, con un rapporto maschi/femmine di 4,4 a 1. Una ricerca precedente, condotta sull'intera popolazione scolastica di quella fascia d'età nell'area di Pisa, aveva stimato circa uno su 87. Sono numeri vicini, ottenuti con metodi diversi: sono i due riferimenti italiani veri.

Quello che aumenta è la prevalenza: quanti bambini con una diagnosi ci sono in un dato momento. L'incidenza, cioè quanti casi nuovi compaiono ogni anno, è una misura diversa, e che stia salendo non è dimostrato. La distinzione me la sento chiedere spesso, e cambia il senso della frase. Buona parte della crescita osservata negli ultimi trent'anni si spiega con criteri diagnostici più ampi nel DSM-5, con una migliore capacità di riconoscere i quadri sfumati e con servizi che intercettano bambini che prima restavano fuori. Dire «l'autismo è in aumento» senza questa distinzione significa affermare una cosa che, allo stato, non sappiamo.

Perché l'intervento precoce è così importante

Il cervello di un bambino nei primi anni di vita ha una plasticità straordinaria: è in grado di creare nuove connessioni neurali molto più rapidamente che in qualsiasi altra fase della vita. Un intervento terapeutico mirato dentro questa finestra può cambiare in modo sostanziale la traiettoria di sviluppo del bambino. La finestra migliore è prima dei 3 anni, e i benefici restano significativi fino ai 6-7 anni.

Sull'intervento precoce si legge spesso che «può portare a un funzionamento quasi indistinguibile dai coetanei». I numeri dicono un'altra cosa. La sintesi più ampia oggi disponibile mette insieme 252 studi controllati, oltre 13.000 bambini e quasi 3.300 esiti misurati. Contando soltanto gli studi randomizzati, gli effetti sono reali e di dimensione da piccola a media. Gli interventi comportamentali migliorano il funzionamento socio-emotivo e i comportamenti problematici (g di Hedges 0,58), quelli evolutivi la comunicazione sociale (0,28), gli interventi evolutivi naturalistici la comunicazione sociale (0,35), il gioco (0,19), le abilità adattive (0,23) e il linguaggio (0,16). Gli stessi autori aggiungono un rilievo che nessun opuscolo riporta: i benefici non si possono pesare contro i possibili effetti avversi, perché quasi nessuno studio li ha monitorati e riportati.

Il risultato più forte in questa direzione viene da un unico studio randomizzato australiano: 104 bambini di 9-14 mesi che mostravano segnali precoci, dieci sedute di un intervento condotto attraverso i genitori. La gravità dei sintomi si è ridotta. A tre anni riceveva una classificazione diagnostica di autismo il 6,7% del gruppo trattato, contro il 20,5% del gruppo con la sola assistenza abituale. È un dato importante e va preso per intero: un solo studio, numeri piccoli, analisi a una coda, nessuna guarigione.

Quindi sì, intervenire presto cambia qualcosa, e le prove esistono. Valgono per la traiettoria dello sviluppo, e si fermano lì. Quando qualcuno vi promette il recupero completo, chiedete su quali studi si basa: è una promessa grande, e la letteratura non la sostiene.

Aspettare "che passi da solo" o rimandare la valutazione per paura della diagnosi è, purtroppo, il modo più sicuro per perdere un'opportunità preziosa. Perché l'età in cui si interviene cambia tutto.

I segnali precoci, per fascia d'età

Questi segnali non compongono una lista della diagnosi. Nessun singolo comportamento basta per una diagnosi di autismo. La presenza di più segnali insieme, o la loro persistenza nel tempo, merita sempre una valutazione specialistica.

Nei primi mesi di vita: cosa si vede e cosa non si vede

Prima dei sei mesi non esistono segnali diagnostici di autismo. Esistono piccole differenze nel modo in cui il bambino cerca il viso di chi lo tiene in braccio, e si possono guardare senza allarmarsi: cosa si osserva davvero nel neonato e nel lattante.

Segnali di autismo dai 6 ai 12 mesi

  • Ridotto contatto oculare, difficoltà a mantenere lo sguardo durante l'interazione
  • Assenza o riduzione del sorriso sociale (sorriso in risposta al viso del genitore)
  • Scarsa risposta al proprio nome (sembra "non sentire", e l'udito è nella norma)
  • Ridotta vocalizzazione e lallazione (i tipici "ba-ba-ba", "ma-ma-ma")
  • Scarso interesse per i volti umani rispetto agli oggetti

Segnali di autismo dai 12 ai 18 mesi

  • Assenza del pointing dichiarativo (indicare per condividere l'interesse, non solo per chiedere): questo è uno dei segnali più affidabili e precoci
  • Assenza di gesti comunicativi (ciao, no, sì con la testa)
  • Nessuna parola singola significativa dopo i 12-16 mesi
  • Ridotto interesse per gli altri bambini
  • Gioco ripetitivo e privo di fantasia (allineare oggetti, far girare ruote, aprire e chiudere porte)
  • Assenza di attenzione condivisa (il bambino non guarda dove guardi tu, non condivide oggetti con te)

Segnali di autismo dai 18 ai 24 mesi

  • Nessuna frase di due parole dopo i 24 mesi ("palla grande", "voglio latte"): quando il ritardo del linguaggio è un segnale
  • Regressione del linguaggio: il bambino usava alcune parole e le ha perse, ed è sempre un segnale da valutare urgentemente
  • Assenza di gioco simbolico ("far finta che": il cucchiaio diventa un aeroplano, la bambola viene "nutrita")
  • Difficoltà nell'imitazione (non riproduce gesti, espressioni, azioni degli adulti)
  • Reazioni intense a stimoli sensoriali (coprirsi le orecchie a suoni normali, rifiutare certi cibi per la texture): approfondisci i disturbi sensoriali

Segnali di autismo a 2 anni

  • Non parla ancora, o ha pochissime parole. È la domanda che mi fanno più spesso a questa età. Il ritardo di linguaggio da solo non dice autismo: quello che cambia il quadro è come il bambino compensa. Un bambino che tace e intanto indica, guarda, tira per mano e cerca il tuo sguardo ha un problema di linguaggio; se tace e non prova nessuna di queste strade, va valutato lo spettro: la differenza fra ritardo di linguaggio e autismo
  • Forte resistenza ai cambiamenti di routine (crisi intense per cambiamenti apparentemente minimi)
  • Movimenti ripetitivi (stereotipie): sfarfallamento delle mani, camminare sulle punte, dondolarsi
  • Ipersensibilità o iposensibilità sensoriale (certi suoni, tessuti, cibi, luci diventano intollerabili)
  • Assenza di gioco simbolico: a due anni il "far finta" dovrebbe esserci

Segnali di autismo a 3 anni e oltre

  • Linguaggio formalmente corretto ma usato in modo insolito (ecolalia, linguaggio molto formale, inversione dei pronomi "tu" al posto di "io")
  • Interessi molto ristretti e intensi (treni, dinosauri, numeri, mappe) seguiti con un'intensità inusuale per l'età
  • Difficoltà a giocare con i pari in modo reciproco: il bambino sta accanto agli altri bambini, non con loro
  • Difficoltà a reggere l'imprevisto quando il gruppo cambia gioco
  • Quadri in cui tutto questo è presente ma sfumato, e per anni viene letto come timidezza o carattere difficile: cosa si intende per autismo lieve

L'autismo nelle bambine: il camuffamento invisibile

Le bambine autistiche rappresentano una sfida diagnostica particolare. Tendono a sviluppare precocemente strategie di "mascheramento" (camouflage): imitano le compagne, copiano le loro espressioni facciali, adottano i loro interessi, e così passano inosservate, a volte per anni.

Il camuffamento è una variabile misurata. Gli studi che lo quantificano confrontano quanto una persona appare socialmente competente dall'esterno con le sue caratteristiche autistiche misurate, e trovano che le donne autistiche camuffano in media più degli uomini. Chi lo fa descrive sempre lo stesso prezzo: ansia, esaurimento, crolli a casa dopo giornate in cui si è «recitato» a scuola.

Nelle bambine la diagnosi arriva più tardi, e questo è documentato. Di quanto, non lo sappiamo con precisione: la cifra «due-quattro anni» che si legge quasi ovunque non ha alle spalle uno studio che la regga. I motivi invece sono stati studiati bene. Una revisione sistematica degli ostacoli alla diagnosi nelle bambine e nelle ragazze sotto i 21 anni separa due gruppi. Da una parte i tratti che vengono letti male: comportamenti problematici meno vistosi, competenze sociali e linguistiche apparentemente conservate, amicizie che sembrano funzionare, comportamenti ripetitivi meno evidenti, altre diagnosi arrivate prima (ansia, disturbi alimentari, disturbi di personalità). Dall'altra gli ostacoli veri e propri: i comportamenti di compenso della ragazza, le preoccupazioni dei genitori sottovalutate, lo sguardo degli altri, la mancanza di informazione e il pregiudizio del clinico. Leggi qui i segnali specifici dell'autismo femminile.

Segnali "atipici" da non sottovalutare

Non tutti i bambini autistici presentano i segnali classici. Alcuni, specialmente i bambini ad alto funzionamento, possono:

  • Avere un vocabolario precocemente ricco ma usarlo in modo "da adulto" o poco funzionale alla comunicazione sociale
  • Essere molto affettuosi con i familiari ma completamente disinteressati ai coetanei
  • Eccellere in alcune aree (memoria, lettura precoce, matematica) e fallire in altre (gioco, relazioni, autonomie quotidiane)
  • Avere rigidità cognitive importanti senza stereotipie motorie evidenti

Fidati del tuo istinto: se qualcosa non quadra, chiedi una valutazione. Un falso allarme costa una visita. Un ritardo diagnostico costa mesi di sviluppo.

Come si effettua la diagnosi

La diagnosi di ASD è clinica, effettuata dal neuropsichiatra infantile attraverso:

  • Osservazione diretta del bambino in contesti semi-strutturati
  • Colloquio approfondito con i genitori sulla storia dello sviluppo
  • Strumenti diagnostici standardizzati: ADOS-2 (Autism Diagnostic Observation Schedule) e ADI-R (Autism Diagnostic Interview-Revised), gli strumenti di riferimento nella ricerca e nella pratica clinica. Vanno letti per quello che sono: strumenti che sostengono il giudizio clinico, non test che restituiscono una diagnosi. Nessun punteggio, da solo, fa una diagnosi di autismo
  • Valutazione del profilo cognitivo (test di intelligenza)
  • Valutazione del linguaggio (comprensione e produzione)
  • Valutazione sensoriale e motoria
  • Esclusione di altre condizioni (epilessia, sindrome dell'X fragile, disturbi metabolici)

In Italia, la diagnosi formale apre l'accesso a servizi terapeutici convenzionati, tutele scolastiche (insegnante di sostegno, PEI) e altri supporti a cui il bambino ha diritto. Per sapere come funziona la prima visita: come prepararsi alla prima visita neuropsichiatrica.

I livelli di supporto nel DSM-5

Il DSM-5 classifica l'autismo in tre livelli di supporto:

  • Livello 1 ("necessita supporto"): difficoltà nella comunicazione sociale che causano limitazioni evidenti, inflessibilità comportamentale che interferisce con il funzionamento. Corrisponde a quello che prima veniva chiamato "Asperger" o "autismo ad alto funzionamento".
  • Livello 2 ("necessita supporto significativo"): marcate difficoltà nelle competenze sociali, comportamenti ristretti/ripetitivi evidenti, difficoltà ad affrontare i cambiamenti.
  • Livello 3 ("necessita supporto molto significativo"): gravi difficoltà nel funzionamento, comunicazione verbale molto limitata o assente, estrema difficoltà con i cambiamenti.

Dopo la diagnosi: cosa aspettarsi

Ricevere la diagnosi di autismo per il proprio figlio è un momento emotivamente complesso. Per alcune famiglie è un sollievo ("finalmente un nome a quello che vedevamo"), per altre uno shock. In ambulatorio vedo le due reazioni con la stessa frequenza, e sono entrambe legittime.

Quello che conta è il passo successivo. Un buon percorso terapeutico precoce può includere:

  • Intervento logopedico: per sviluppare o potenziare la comunicazione verbale e non verbale (inclusa la Comunicazione Aumentativa Alternativa - CAA)
  • Psicomotricità o terapia occupazionale: per le difficoltà sensoriali, motorie e di autonomia
  • ABA o interventi comportamentali basati sull'evidenza: per sviluppare abilità funzionali e ridurre comportamenti problematici
  • Interventi evolutivi naturalistici comportamentali (la famiglia a cui appartiene l'ESDM, Early Start Denver Model): per i bambini più piccoli, integrano gioco e apprendimento dentro le routine quotidiane. Nelle sintesi più recenti sono la categoria con le prove più consistenti sulla comunicazione sociale, con effetti di dimensione piccola-media
  • Supporto alla famiglia: perché i genitori sono i veri co-terapeuti del bambino
  • Collaborazione scuola-clinica: fondamentale per garantire continuità e coerenza

Per approfondire i percorsi dopo la diagnosi: autismo e intervento precoce, cosa fare dopo la diagnosi.

Autismo e scuola

In Italia, i bambini con diagnosi di ASD hanno diritto all'insegnante di sostegno e a un Piano Educativo Individualizzato (PEI) che adatti la didattica alle loro esigenze specifiche. La richiesta passa attraverso la certificazione ai sensi della Legge 104/92. Guida completa a sostegno e Legge 104.

Che cosa dice la legge italiana

Sull'autismo l'Italia ha una legge dedicata: la legge 18 agosto 2015, n. 134, che all'articolo 1 dichiara di prevedere «interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l'inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico». L'articolo 3 va oltre la dichiarazione di principio. Ha imposto l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, per includervi «le prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato, mediante l'impiego di metodi e strumenti basati sulle più avanzate evidenze scientifiche disponibili». E ha chiesto alle Regioni unità funzionali multidisciplinari, équipe territoriali dedicate dentro i servizi di neuropsichiatria dell'età evolutiva, percorsi diagnostico-terapeutici definiti, formazione degli operatori e un coordinatore degli interventi.

Quell'aggiornamento dei LEA è arrivato con il DPCM 12 gennaio 2017. Le linee di indirizzo nazionali sulla qualità e l'appropriatezza degli interventi sono state approvate in Conferenza unificata il 10 maggio 2018, con l'impegno delle Regioni a recepirle entro sei mesi attraverso un piano operativo: è l'Istituto Superiore di Sanità a monitorarne l'attuazione. La linea guida nazionale sulla diagnosi e sul trattamento nei bambini e negli adolescenti è invece ancora in elaborazione presso l'ISS, con la metodologia GRADE del Sistema nazionale linee guida.

Nella pratica, la valutazione e la presa in carico di un bambino con sospetto di autismo sono un diritto esigibile dentro il Servizio sanitario nazionale, al pari di qualsiasi altra prestazione dei LEA, e si chiedono all'ASL. Poi c'è la distanza fra quello che la legge garantisce e quello che i servizi riescono davvero a erogare: tempi di attesa, ore di terapia, continuità della presa in carico. In molte parti d'Italia quella distanza è reale, e conoscere il testo serve proprio a poterla contestare.

Miti da sfatare sull'autismo

  • «L'autismo è causato dai vaccini». È falso, e la vicenda merita di essere conosciuta per intero. Lo studio del 1998 che la avviò è stato formalmente ritrattato da The Lancet nel 2010; l'inchiesta del General Medical Council britannico accertò che i dati erano stati manipolati, e il suo primo autore fu radiato dall'albo dei medici. Le ricerche successive, su milioni di bambini, non hanno trovato alcuna associazione. La ritrattazione e la ricostruzione della vicenda sono linkate in fondo, fra le fonti.
  • "I bambini autistici non provano emozioni". È falso. Le emozioni ci sono, e sono intense. Cambia il modo di esprimerle.
  • "L'autismo si cura". L'autismo è una condizione del neurosviluppo e accompagna la persona per tutta la vita. Con il supporto giusto la qualità di vita migliora enormemente.
  • "Se parla bene, allora non è autistico". È falso. Molte persone autistiche hanno un linguaggio formalmente perfetto e difficoltà nella pragmatica sociale.

Da qui in avanti: la mappa dell'autismo su questo sito

Questa pagina risponde a una domanda sola: quello che vedo è un segnale? Si ferma lì di proposito. Tutto quello che viene dopo ha una pagina sua, perché sono domande diverse e meritano risposte intere.

Fonti

Le indicazioni di questa pagina poggiano sui testi normativi in vigore, sui documenti dell'Istituto Superiore di Sanità e sulla letteratura scientifica. I link portano ai documenti originali, tutti liberamente consultabili.

Normativa e fonti istituzionali

  • Legge 18 agosto 2015, n. 134 — «Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie». L'articolo 3 impone l'aggiornamento dei LEA con «le prestazioni della diagnosi precoce, della cura e del trattamento individualizzato» e obbliga le Regioni a percorsi diagnostico-terapeutici, équipe territoriali dedicate e formazione degli operatori di neuropsichiatria infantile (Normattiva).
  • D.P.C.M. 12 gennaio 2017 — «Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza», il provvedimento con cui l'aggiornamento previsto dalla legge 134/2015 è entrato nei LEA (Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 65 del 18 marzo 2017, Supplemento Ordinario n. 15).
  • Linee di indirizzo nazionali sui disturbi dello spettro autistico — aggiornamento approvato in Conferenza unificata il 10 maggio 2018 (Repertorio Atti n. 53/CU): le Regioni erano tenute a recepirle entro sei mesi con un piano operativo, e l'ISS ne monitora l'attuazione (Osservatorio Nazionale Autismo, Istituto Superiore di Sanità).
  • Osservatorio Nazionale Autismo — bambini e adolescenti — lo stato di elaborazione della linea guida nazionale sulla diagnosi e sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico in età evolutiva, prodotta con metodologia GRADE nell'ambito del Sistema nazionale linee guida (Istituto Superiore di Sanità).
  • Retraction—Ileal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis, and pervasive developmental disorder in children — l'atto formale con cui The Lancet ha ritrattato integralmente, il 6 febbraio 2010, lo studio del 1998 all'origine della falsa associazione fra vaccino trivalente e autismo.

Letteratura scientifica

"Ogni bambino autistico è, prima di tutto, un bambino. Con i suoi punti di forza, le sue curiosità, il suo modo unico di essere nel mondo. Il nostro compito non è cambiarlo — è aiutarlo a trovarsi."
— Dott. Giovanni Vitale
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas — Difficoltà in Abilità. Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Quanti bambini hanno un disturbo dello spettro autistico in Italia?
Lo studio nazionale promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità ha misurato una prevalenza di 13,4 casi ogni 1.000 bambini fra i 7 e i 9 anni (intervallo di confidenza al 95%: 11,3-16,0), cioè circa uno su 75, con un rapporto maschi/femmine di 4,4 a 1. Uno studio precedente sulla popolazione scolastica dell'area di Pisa aveva stimato circa uno su 87. Il dato «uno su 77» che circola spesso non viene da una ricerca italiana.
Quali sono i primi segnali dell'autismo e a che età compaiono?
Prima dei sei mesi non esistono segnali diagnostici di autismo. Fra i 6 e i 12 mesi si osservano il contatto oculare ridotto, l'assenza di sorriso sociale, la scarsa risposta al proprio nome e la lallazione ridotta. Fra i 12 e i 18 mesi il segnale più affidabile è l'assenza del pointing dichiarativo, cioè indicare per condividere e non solo per chiedere, insieme all'assenza di attenzione condivisa. Fra i 18 e i 24 mesi contano l'assenza di gioco simbolico e la regressione del linguaggio. Nessun segnale singolo basta per una diagnosi: quello che conta è la presenza di più segnali insieme, o la loro persistenza.
L'intervento precoce guarisce dall'autismo?
No. La sintesi più ampia disponibile, 252 studi e oltre 13.000 bambini, trova negli studi randomizzati effetti reali ma di dimensione da piccola a media sulla comunicazione sociale, sul gioco, sulle abilità adattive e sul linguaggio. Il risultato più forte viene da un singolo studio randomizzato su 104 bambini di 9-14 mesi: a tre anni riceveva una classificazione diagnostica di autismo il 6,7% dei bambini trattati contro il 20,5% del gruppo di controllo. Quello che l'intervento precoce sposta è la traiettoria dello sviluppo. Davanti alla promessa di un recupero completo, la domanda da fare è su quali studi si basa.
Perché la diagnosi di autismo nelle bambine arriva più tardi?
Perché molte bambine autistiche sviluppano precocemente strategie di camuffamento: imitano le compagne, ne copiano espressioni e interessi, e così passano inosservate. Il fenomeno è stato misurato, e in media le femmine camuffano più dei maschi. Una revisione sistematica degli ostacoli alla diagnosi nelle ragazze sotto i 21 anni ha individuato comportamenti problematici meno vistosi, competenze sociali e linguistiche apparentemente conservate, diagnosi alternative arrivate prima, preoccupazioni dei genitori sottovalutate e pregiudizio del clinico. La cifra «due-quattro anni di ritardo», spesso ripetuta, non ha una fonte solida.
I vaccini causano l'autismo?
No. Lo studio del 1998 che diede origine a questa idea è stato formalmente ritrattato da The Lancet nel 2010; l'inchiesta del General Medical Council britannico accertò che i dati erano stati manipolati e il primo autore fu radiato dall'albo dei medici. Le ricerche successive, condotte su milioni di bambini, non hanno trovato alcuna associazione fra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico.
Chi fa la diagnosi di autismo e che cosa comprende?
La diagnosi è clinica e la fa il neuropsichiatra infantile. Comprende l'osservazione diretta del bambino in contesti semi-strutturati, il colloquio con i genitori sulla storia dello sviluppo, strumenti standardizzati come ADOS-2 e ADI-R, la valutazione del profilo cognitivo, del linguaggio e del profilo sensoriale e motorio, e l'esclusione di altre condizioni. Gli strumenti standardizzati sostengono il giudizio clinico: nessun punteggio, da solo, fa una diagnosi di autismo.
Che cosa garantisce la legge italiana a un bambino con autismo?
La legge 18 agosto 2015, n. 134 ha imposto all'articolo 3 l'aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza con le prestazioni di diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato, e obbliga le Regioni a garantire équipe territoriali dedicate, percorsi diagnostico-terapeutici, formazione degli operatori di neuropsichiatria infantile e un coordinatore degli interventi. L'aggiornamento dei LEA è arrivato con il D.P.C.M. 12 gennaio 2017 e le linee di indirizzo nazionali sono state approvate in Conferenza unificata il 10 maggio 2018. Valutazione e presa in carico sono quindi un diritto esigibile nel Servizio sanitario nazionale.

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