Ansia da prestazione nei bambini: perché si blocca chi sa tutto
Si prepara per ore, sa tutto, poi davanti alla verifica la testa si svuota. Che cosa dice la ricerca sull'ansia da prestazione, come si loda un bambino, che cosa funziona in cura e che cosa può fare la scuola.
Neuropsichiatra Infantile

Tuo figlio si prepara per ore. Sa tutto. Poi arriva davanti alla verifica e la testa gli si svuota. Oppure il giorno prima ha mal di pancia, non dorme, piange, e la mattina della prova la nausea c'è, la febbre no. E tu non sai più che cosa pensare. Sono le due scene con cui si presenta l'ansia da prestazione.
Se ne parla quasi sempre tardi, dopo mesi in cui la famiglia ha provato a spiegarselo come pigrizia, come capriccio, come una fase. Quello che segue è quanto sappiamo davvero, con i lavori scientifici che lo sostengono e i loro numeri, e quello che si può fare a casa e a scuola prima ancora di arrivare da uno specialista.
Che cos'è l'ansia da prestazione
Chiamiamo ansia da prestazione la reazione di allarme che compare quando il bambino sente di essere valutato e teme di deludere: una verifica, un'interrogazione, un saggio di musica, una partita, una recita. La forma più studiata in assoluto è quella scolastica, che in letteratura si chiama test anxiety e ha alle spalle più di sessant'anni di ricerca.
Nel bambino l'allarme prende una strada corporea prima che mentale. Un adulto ansioso racconta il pensiero; un bambino di otto anni racconta la pancia. Questo spiega buona parte dei malintesi in famiglia: il sintomo che il bambino porta è vero, il pediatra non trova niente, e a quel punto qualcuno comincia a pensare che se lo inventi.
Va distinta da altre cose che le somigliano. Nel mutismo selettivo il blocco della parola compare in contesti sociali precisi e non solo quando c'è un giudizio in gioco. Nell'ansia di separazione il centro è l'allontanamento dalla figura di riferimento. Nell'ansia sociale conta lo sguardo degli altri anche quando nessuno assegna un voto. Le sovrapposizioni sono frequenti, e nella pratica clinica un bambino ne porta spesso due insieme.
Come si presenta: i segnali
- Sintomi fisici concentrati nelle ore che precedono una prova: mal di testa, nausea, dolore addominale, bisogno frequente di urinare, tremore alle mani.
- Il sonno che si rompe la notte prima. Difficoltà ad addormentarsi, risvegli, incubi che riguardano proprio la scuola.
- Il foglio cancellato e riscritto fino a bucarlo, la consegna in ritardo, a volte il compito consegnato in bianco perché quello che c'era scritto sembrava sbagliato.
- L'evitamento: la gara saltata, l'interrogazione programmata sistematicamente rimandata, il rifiuto di alzare la mano anche quando la risposta la sa.
- Pensieri ripetuti che il bambino riferisce quasi con le stesse parole: non ce la farò, farò una figuraccia, mi bloccherò.
- Il dislivello che salta all'occhio agli insegnanti: rende molto meglio interrogato da solo, o a casa, che nel compito in classe.
- Il pianto o la crisi di rabbia appena prima di uscire di casa, che si spegne quando la prova salta.
Quell'ultimo punto è il più insidioso, perché il sollievo che segue l'evitamento insegna al cervello che evitare funziona. È il meccanismo che trasforma un'ansia occasionale in un problema che dura anni.
Perché un bambino che sa tutto si blocca
La spiegazione più solida viene dalla teoria del controllo attentivo formulata da Michael Eysenck e colleghi nel 2007, un lavoro pubblicato su Emotion e citato oltre cinquemila volte. L'ansia occupa l'attenzione. Il sistema attentivo che lavora per obiettivi, quello che permette di restare sul compito, perde efficienza; il sistema che risponde agli stimoli, quello che ti fa girare la testa quando qualcuno tossisce in fondo all'aula, guadagna terreno. In più l'attenzione si aggancia agli stimoli che segnalano minaccia.
Le due funzioni esecutive che ne risentono di più sono l'inibizione, cioè la capacità di tenere fuori i pensieri irrilevanti, e lo spostamento flessibile fra un compito e l'altro. Tradotto in aula: il bambino sta risolvendo il problema e contemporaneamente sta ascoltando la voce che gli dice che non ce la farà, sta guardando il compagno che ha già girato foglio, sta contando i minuti sull'orologio. La memoria di lavoro serve a tenere in mente i passaggi del problema, ed è occupata altrove.
C'è un dettaglio della teoria che ai genitori interessa molto. Eysenck osserva che l'ansia può non danneggiare la qualità della prestazione quando spinge il ragazzo a compensare: più sforzo, più tempo, più controlli. È il motivo per cui alcuni ansiosi molto bravi arrivano a fine anno con buoni voti e nessuno si accorge di nulla. Il conto lo pagano in ore di studio, in stanchezza e in serate rovinate.
Quanto pesa davvero sui risultati
Qui serve precisione. La sintesi storica è quella di Ray Hembree, che nel 1988 sulla Review of Educational Research ha integrato 562 studi. Le conclusioni reggono ancora: l'ansia da test peggiora la prestazione, e la relazione regge anche tenendo conto del fatto che i ragazzi con meno abilità sono più ansiosi. Il livello varia con l'abilità, il genere e il grado scolastico. Il risultato più utile per una famiglia è l'ultimo: diversi trattamenti la riducono, e quando l'ansia scende la prestazione e la media dei voti salgono.
La sintesi moderna è di von der Embse e colleghi, sul Journal of Affective Disorders del 2018: 238 studi dal 1988 in avanti. L'ansia da test risulta legata in modo negativo a tutta la gamma degli esiti scolastici, dalle prove standardizzate agli esami di ammissione all'università alla media generale. Gli effetti sono più marcati alle medie. La difficoltà percepita della prova e la posta in gioco alzano il livello di ansia, e l'autostima ne è un predittore forte.
La grandezza complessiva dell'effetto è fra piccola e moderata. Questo cambia il consiglio: l'ansia da prestazione non spiega da sola un rendimento in caduta. Se un ragazzo crolla in tutte le materie, va cercato anche altro, a partire da un disturbo specifico dell'apprendimento non riconosciuto. La certificazione DSA arriva spesso dopo anni di ansia interpretata come pigrizia.
Comincia prima di quanto si pensi
Molti genitori collocano l'ansia da prestazione alle superiori. La ricerca la trova in prima elementare. Ramirez, Gunderson, Levine e Beilock hanno studiato 154 bambini di prima e seconda, 69 maschi e 85 femmine, misurando ansia per la matematica, memoria di lavoro e rendimento.
Il risultato ha sorpreso anche loro. La relazione negativa fra ansia e rendimento compariva solo nei bambini con memoria di lavoro alta. Nei bambini con memoria di lavoro bassa spariva. La spiegazione degli autori: chi ha molte risorse usa strategie sofisticate, che a quelle risorse attingono, e l'ansia proprio quelle strategie disturba. Chi conta sulle dita continua a contare sulle dita, ansioso o no.
Da qui viene l'argomento sull'identificazione precoce: un bambino di sette anni che piange sui compiti di matematica va preso sul serio. Se non si interviene, sono proprio i bambini con più potenziale a cominciare a evitare la materia. Vale la stessa attenzione clinica che si mette nel distinguere questo quadro dalla discalculia, che è un'altra cosa e si valuta con altri strumenti.
Quello che i genitori si portano dietro senza saperlo
Lo studio più utile per un genitore è di Maloney e colleghi, uscito su Psychological Science nel 2015. Hanno seguito bambini di prima e seconda elementare per un anno scolastico, misurando l'ansia per la matematica dei genitori.
I figli di genitori più ansiosi verso la matematica hanno imparato significativamente meno matematica nell'arco dell'anno e sono arrivati a giugno con più ansia loro stessi. Con una condizione: solo se quei genitori riferivano di aiutare spesso con i compiti. Dove l'aiuto era raro, la relazione spariva. E l'ansia matematica dei genitori non prediceva il rendimento in lettura, il che rende difficile spiegare il risultato con la genetica o con un generico clima familiare.
Il consiglio riguarda il modo di aiutare. Se davanti a un'espressione dici ad alta voce di non aver mai capito niente di matematica, stai insegnando qualcosa, e l'espressione c'entra poco. Se i compiti di matematica finiscono in lacrime tre sere su cinque, la sera meglio spesa è quella in cui si legge insieme e la matematica la si lascia all'insegnante.
Le aspettative: dove aiutano e dove schiacciano
Le aspettative dei genitori sul percorso scolastico dei figli sono associate a un rendimento migliore. È un dato consolidato, sintetizzato da Pinquart ed Ebeling nella meta-analisi pubblicata su Educational Psychology Review nel 2020. Chi si aspetta che il figlio arrivi lontano, mediamente, ha figli che vanno meglio.
Il punto delicato sta nella distanza fra l'aspettativa e quello che il bambino riesce a fare adesso. Quando quella distanza diventa grande e stabile, l'aspettativa smette di funzionare da spinta e comincia a funzionare da misura del proprio fallimento quotidiano. Si riconosce da una frase che i ragazzi dicono con calma, come se fosse ovvia: i miei non me lo direbbero mai, però lo so che si aspettano di più.
Le aspettative pesano anche quando restano non dette. Un padre che lascia passare un sette in silenzio e si illumina davanti a un nove ha comunicato la sua scala di valori senza pronunciare una parola.
Il perfezionismo, e perché è cresciuto
Curran e Hill hanno fatto una cosa che si fa raramente: hanno guardato come cambia un tratto di personalità attraverso le generazioni. Nel loro lavoro sul Psychological Bulletin del 2019 hanno raccolto 164 campioni, 41.641 studenti universitari americani, canadesi e britannici, tutti valutati con la stessa scala, dal 1989 al 2016.
Tutte e tre le forme di perfezionismo sono aumentate in modo lineare. La crescita maggiore riguarda il perfezionismo socialmente prescritto: i giovani di oggi percepiscono che gli altri pretendono di più da loro rispetto ai loro coetanei di trent'anni fa. Sono anche diventati più esigenti verso gli altri e verso sé stessi.
Perché un neuropsichiatra infantile se ne occupi lo spiegano Limburg e colleghi, che nel 2017 hanno passato in rassegna 284 studi e 2.047 misure di effetto. Entrambe le dimensioni del perfezionismo, la tensione verso standard alti e la preoccupazione per gli errori, sono associate a depressione, disturbi d'ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari, autolesionismo e ideazione suicidaria. Il perfezionismo funziona da fattore trasversale a diagnosi diverse, ed è uno dei pochi bersagli su cui si può lavorare prima che una diagnosi si formi. Se ne parla più distesamente nell'articolo dedicato al perfezionismo nei bambini.
Come si loda un bambino
Nel 1998 Mueller e Dweck hanno pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology sei esperimenti su bambini di quinta elementare, tutti costruiti attorno a una variabile sola: la frase che segue un buon risultato.
I bambini lodati per l'intelligenza, rispetto a quelli lodati per l'impegno, si orientavano di più verso obiettivi di prestazione che di apprendimento. Messi poi davanti a un fallimento, mostravano meno persistenza, meno piacere nel compito, più tendenza ad attribuire l'esito a scarsa abilità e una prestazione peggiore. Descrivevano l'intelligenza come qualcosa che si ha o non si ha.
Sono esperimenti di laboratorio, e la domanda giusta è se la cosa regga nella vita vera. Gunderson e colleghi hanno risposto nel 2013 su Child Development: 53 famiglie riprese in casa mentre i bambini avevano fra i 14 e i 38 mesi, con la lode dei genitori codificata così come veniva. La quota di lode rivolta all'impegno prediceva, a distanza di cinque anni, un quadro motivazionale incrementale: bambini di sette-otto anni convinti che le proprie capacità si possano cambiare.
Cinquantatré famiglie sono poche. La direzione è però coerente con il laboratorio, e il costo di applicare il consiglio è zero. Il modo di lodare si cambia in una settimana: si commenta quello che il bambino ha fatto, la strategia che ha scelto, il tempo che ci ha messo, invece di quello che il bambino sarebbe.
La storia del growth mindset, raccontata per intero
Sull'idea che si possa cambiare la mentalità di un ragazzo verso l'apprendimento esistono due sintesi che dicono cose diverse, e vanno raccontate entrambe, perché hai diritto di sapere che la ricerca discute.
Nel 2019 Nature ha pubblicato lo studio di Yeager e colleghi: un intervento online di meno di un'ora, somministrato a un campione rappresentativo a livello nazionale di studenti di scuola secondaria negli Stati Uniti, preregistrato, con raccolta dati indipendente e analisi bayesiana condotta in cieco. Ha migliorato i voti fra gli studenti con il rendimento più basso e aumentato l'iscrizione ai corsi avanzati di matematica. L'effetto si sosteneva dove le norme dei compagni erano allineate al messaggio.
L'anno prima, su Psychological Science, Sisk e colleghi avevano pubblicato due meta-analisi: la prima su 273 studi e 365.915 partecipanti per la relazione fra mentalità e rendimento, la seconda su 43 studi e 57.155 partecipanti per l'efficacia degli interventi. In entrambe gli effetti complessivi sono deboli. Alcuni risultati sostengono però le tesi specifiche della teoria, e uno riguarda proprio chi ci interessa: gli studenti a basso stato socioeconomico o a rischio scolastico possono trarne beneficio.
Le due letture stanno insieme meglio di quanto sembri. Come strumento universale da somministrare a tutta la classe, il growth mindset rende poco. Nei ragazzi in difficoltà qualcosa fa. Il consiglio più prudente: in famiglia è un buon modo di parlare, in clinica sta molto lontano da una cura, e lascia intatto tutto quello che viene dopo.
Dieci minuti di scrittura prima della prova
Fra le cose che si possono provare la sera stessa, una ha una storia da raccontare per intero. Viene da Ramirez e Beilock, su Science nel 2011. Due esperimenti di laboratorio e due esperimenti randomizzati sul campo, cioè in scuole vere, con esami veri.
La consegna è semplice: subito prima della prova importante, dieci minuti per scrivere liberamente su un foglio quello che si prova riguardo all'esame che sta per cominciare. Nient'altro. I punteggi sono migliorati in modo significativo, e il guadagno era maggiore proprio negli studenti abitualmente ansiosi.
L'ipotesi degli autori è che mettere per iscritto le preoccupazioni le tolga dalla memoria di lavoro e liberi risorse per il compito. Torna con quello che diceva Eysenck.
Poi qualcuno ha rimesso insieme tutto. La meta-analisi di O'Meara e colleghi, uscita su Anxiety, Stress, & Coping nel 2025, raccoglie 21 studi e 1.457 partecipanti. Sull'ansia da prova l'effetto della scrittura è trascurabile e non significativo (r = −0,05). Sul punteggio all'esame l'effetto era significativo (r = 0,09) finché c'era un valore estremo nei dati; senza quel valore scende a 0,06 e smette di esserlo. Gli autori concludono che la letteratura non sostiene la singola seduta di scrittura come trattamento dell'ansia da prova.
L'esperimento del 2011 riguarda adolescenti e giovani adulti. Per i bambini delle elementari non si è trovato uno studio che l'abbia provato. Resta un tentativo alla portata di tutti: costa dieci minuti, non ha effetti collaterali noti e si può insegnare a un ragazzo di terza media in cinque minuti. Non risolve un disturbo d'ansia.
Quando l'ansia diventa un disturbo
A segnare la soglia clinica è il funzionamento, più dell'intensità del sintomo. Le domande utili sono tre: quante ore alla settimana il problema sta occupando, quante attività il ragazzo ha smesso di fare per non affrontarlo, e da quanto tempo dura. Se un bambino sta male la sera prima di una verifica importante e il giorno dopo riparte, quello è un ragazzo che si prepara. Se ha smesso di andare in piscina perché ci sono i saggi, se piange tre sere su cinque, se rifiuta di entrare a scuola nei giorni di compito, siamo su un altro piano.
Il contesto conta. La meta-analisi di Racine e colleghi su JAMA Pediatrics, 29 studi e 80.879 partecipanti, ha stimato durante la pandemia una prevalenza aggregata di sintomi ansiosi clinicamente elevati del 20,5 per cento e di sintomi depressivi del 25,2 per cento fra bambini e adolescenti: uno su cinque e uno su quattro, circa il doppio delle stime precedenti. I valori erano più alti negli studi raccolti più tardi nella pandemia e nelle femmine.
Quei numeri fotografano un periodo eccezionale e non vanno letti come la normalità di oggi. Dicono però che un pediatra o un insegnante che oggi vede tanti ragazzi ansiosi non sta immaginando. La quota di adolescenti in difficoltà è realmente cresciuta, e le liste d'attesa dei servizi lo raccontano meglio di qualunque meta-analisi.
Che cosa funziona in cura
La revisione Cochrane di James e colleghi del 2020 ha messo insieme 87 studi randomizzati e 5.964 partecipanti fra bambini e adolescenti con disturbi d'ansia. Rispetto a lista d'attesa o nessun trattamento, la terapia cognitivo-comportamentale porta alla remissione della diagnosi d'ansia principale a fine trattamento nel 49,4 per cento dei casi contro il 17,8 per cento dei controlli, con un odds ratio di 5,45 e un intervallo di confidenza fra 3,90 e 7,60, su 2.697 partecipanti e 39 studi, qualità delle prove giudicata moderata. Il numero di ragazzi da trattare perché uno in più ne tragga beneficio è 3.
Sono numeri buoni, fra i migliori che esistano in psichiatria dell'età evolutiva. Con due avvertenze che la stessa revisione riporta: nel confronto con il trattamento abituale la differenza non raggiungeva la significatività, e nel confronto con un controllo di sola attenzione l'odds ratio scendeva a 2,28, con prove di qualità bassa in entrambi i casi.
Sul confronto diretto fra psicoterapia e farmaco lo studio di riferimento resta il CAMS, pubblicato sul New England Journal of Medicine da Walkup e colleghi nel 2008: 488 bambini fra i 7 e i 17 anni con ansia di separazione, ansia generalizzata o fobia sociale, randomizzati per dodici settimane a quattordici sedute di terapia cognitivo-comportamentale, a sertralina, alla combinazione delle due, o a placebo. La quota di molto o moltissimo migliorati è stata dell'80,7 per cento con la combinazione, del 59,7 con la sola psicoterapia, del 54,9 con la sola sertralina e del 23,7 con il placebo.
La combinazione ha battuto entrambe le monoterapie. La psicoterapia da sola ha reso quanto il farmaco da solo, con meno insonnia, meno affaticamento, meno sedazione e meno irrequietezza.
Quanto dura il beneficio
Gli stessi ragazzi sono stati ritrovati anni dopo. Ginsburg e colleghi, su JAMA Psychiatry nel 2014, hanno rivalutato 288 partecipanti al CAMS, il 59 per cento del campione originale, a una media di sei anni di distanza: età fra gli 11 e i 26 anni, media 17.
Il 46,5 per cento era in remissione. Chi aveva risposto al trattamento acuto aveva più probabilità di esserlo, con un odds ratio di 1,83. Il braccio di trattamento a cui era stato assegnato all'inizio non risultava invece correlato all'esito a distanza. E il 48 per cento di chi aveva risposto era ricaduto almeno una volta.
Questo è il dato che serve a calibrare le aspettative, ed è anche il più scomodo da dare. Un ciclo di terapia fatto bene funziona nel breve periodo su circa sei ragazzi su dieci. A sei anni di distanza meno della metà è libero dal disturbo, e quasi la metà di chi aveva risposto è ricaduta almeno una volta. Serve pensare all'ansia come a qualcosa che si impara a gestire nel tempo, con richiami quando la vita alza la posta: il passaggio alle superiori, la maturità, il primo lavoro.
I farmaci: quando entrano, e con quali cautele
Nell'ansia da prestazione isolata di farmaci non si parla. Il discorso si apre davanti a un disturbo d'ansia strutturato, quando la psicoterapia da sola si rivela insufficiente oppure irraggiungibile in tempi ragionevoli, e la decisione la prende uno specialista dopo una valutazione, mai una pagina web.
La molecola studiata nel CAMS è la sertralina, oggi disponibile in Italia in fascia A. Nel braccio con sertralina gli eventi avversi, ideazione suicidaria e omicidiaria comprese, non sono risultati più frequenti che con il placebo, e nessun bambino nello studio ha tentato il suicidio. Il monitoraggio nelle prime settimane resta comunque parte del trattamento, ed è una delle ragioni per cui questi farmaci si seguono e non si prescrivono e basta.
Su questo sito non compaiono nomi commerciali né dosaggi: la dose giusta dipende dal peso, dall'età, dalla risposta e da quello che il ragazzo prende già.
Che cosa può fare la scuola, e cosa dice la legge
L'ansia da prestazione, da sola, non dà diritto a una certificazione. Quando però si accompagna a un disturbo specifico dell'apprendimento certificato, gli strumenti ci sono e sono scritti in legge.
L'articolo 5 della legge 8 ottobre 2010 n. 170 stabilisce che gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica lungo tutto il percorso di istruzione e formazione, università compresa. Lo stesso articolo impegna le scuole a garantire una didattica individualizzata e personalizzata, l'introduzione di strumenti compensativi e di misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali, e adeguate forme di verifica e valutazione, anche agli esami di Stato. Prevede pure che le misure adottate siano sottoposte periodicamente a monitoraggio per valutarne l'efficacia.
Lo strumento operativo è il Piano Didattico Personalizzato. Per un ragazzo con forte ansia da prestazione le voci che contano di più sono le interrogazioni programmate, il tempo aggiuntivo, la riduzione del numero di esercizi a parità di difficoltà e la possibilità di compensare uno scritto andato male con un orale.
Per gli studenti che non rientrano nella legge 170 la cornice è la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 sui bisogni educativi speciali, che consente al consiglio di classe di deliberare un percorso personalizzato anche in presenza di difficoltà documentate ma prive di certificazione. È una porta stretta, e passa dalla disponibilità dei docenti più che da un diritto esigibile.
Sulla valutazione valgono il DPR 22 giugno 2009 n. 122 e, per il primo e secondo ciclo, il decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62. Un punto poco noto alle famiglie: la valutazione tiene conto del percorso, e la non ammissione all'anno successivo deve essere motivata rispetto agli strumenti che erano stati messi in campo.
Tre domande dei genitori
Se lo studia bene perché si blocca? Perché l'ansia si prende l'attenzione che gli serve per andare a recuperare quello che sa. Il materiale c'è, il canale di accesso è occupato.
Se lo tolgo dalla verifica sta meglio, faccio bene? Sta meglio quel pomeriggio. La verifica successiva sarà più spaventosa di quella che ha saltato. L'esposizione graduale e accompagnata è esattamente il meccanismo su cui lavora la terapia cognitivo-comportamentale.
Con l'età a volte passa. I dati di follow-up a sei anni dicono che in meno della metà dei casi seguiti la storia si chiude, e che le ricadute sono frequenti. Un trattamento fatto quando serve accorcia gli anni difficili.
Quando chiedere una valutazione
Chiedi un parere specialistico quando l'ansia dura da più di sei mesi, quando ha ridotto le cose che il ragazzo fa, quando compaiono sintomi fisici quasi ogni settimana, quando il sonno si è rotto in modo stabile, o quando senti frasi che riguardano il proprio valore, oltre al voto. La stessa soglia vale per l'ansia in adolescenza, dove i segnali si mascherano dietro l'irritabilità molto più che nel bambino.
Alla prima visita servono le pagelle degli ultimi due anni, eventuali relazioni della scuola e, se ci sono, i referti del pediatra sui sintomi fisici. Un diario di due settimane aiuta più di quanto sembri: i giorni in cui il sintomo è comparso e cosa c'era in calendario quel giorno. Vale più di mezz'ora di colloquio.
Che cosa puoi fare tu, adesso
- Commenta come ha studiato, la strategia che ha scelto, il tempo che ci ha messo. Dell'intelligenza lascia perdere: costa niente e va contro l'istinto di tutti.
- Se la materia che genera ansia è anche quella su cui sei insicuro, stai fuori dai compiti. Venti minuti di lettura insieme valgono più di un'ora di matematica finita in lacrime.
- Accompagnalo alla prova e negozia in piccolo, tenendo presente che ogni prova saltata rende la successiva più difficile.
- Guarda il sonno. Un ragazzo che dorme sei ore ha una memoria di lavoro peggiore, e l'ansia si mangia quello che resta. Su questo il sonno dei bambini ha una pagina a parte.
- Tieni un diario di due settimane con i giorni in cui il sintomo è comparso e che cosa c'era in calendario, e portalo alla prima visita.
Fonti
Le indicazioni di questa pagina poggiano sulla letteratura scientifica e sui documenti istituzionali in vigore. I link portano ai testi originali; per i lavori pubblicati su rivista è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.
- Hembree R. Correlates, Causes, Effects, and Treatment of Test Anxiety — Review of Educational Research 1988;58(1):47-77. Meta-analisi su 562 studi. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- von der Embse N, Jester D, Roy D, Post J. Test anxiety effects, predictors, and correlates: A 30-year meta-analytic review — Journal of Affective Disorders 2018;227:483-493. 238 studi. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Eysenck MW, Derakshan N, Santos R, Calvo MG. Anxiety and cognitive performance: Attentional control theory — Emotion 2007;7(2):336-353. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Ramirez G, Gunderson EA, Levine SC, Beilock SL. Math Anxiety, Working Memory, and Math Achievement in Early Elementary School — Journal of Cognition and Development 2013;14(2):187-202. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Maloney EA, Ramirez G, Gunderson EA, Levine SC, Beilock SL. Intergenerational Effects of Parents' Math Anxiety on Children's Math Achievement and Anxiety — Psychological Science 2015;26(9):1480-1488. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Pinquart M, Ebeling M. Parental Educational Expectations and Academic Achievement in Children and Adolescents: A Meta-analysis — Educational Psychology Review 2020;32(2):463-480. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Curran T, Hill AP. Perfectionism is increasing over time: A meta-analysis of birth cohort differences from 1989 to 2016 — Psychological Bulletin 2019;145(4):410-429. 41.641 studenti. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nel deposito istituzionale.
- Limburg K, Watson HJ, Hagger MS, Egan SJ. The Relationship Between Perfectionism and Psychopathology: A Meta-Analysis — Journal of Clinical Psychology 2017;73(10):1301-1326. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Mueller CM, Dweck CS. Praise for intelligence can undermine children's motivation and performance — Journal of Personality and Social Psychology 1998;75(1):33-52. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Gunderson EA, Gripshover SJ, Romero C, Dweck CS, Goldin-Meadow S, Levine SC. Parent Praise to 1- to 3-Year-Olds Predicts Children's Motivational Frameworks 5 Years Later — Child Development 2013;84(5):1526-1541. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Yeager DS, Hanselman P, Walton GM, et al. A national experiment reveals where a growth mindset improves achievement — Nature 2019;573(7774):364-369. Testo completo ad accesso aperto.
- Sisk VF, Burgoyne AP, Sun J, Butler JL, Macnamara BN. To What Extent and Under Which Circumstances Are Growth Mind-Sets Important to Academic Achievement? Two Meta-Analyses — Psychological Science 2018;29(4):549-571. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Ramirez G, Beilock SL. Writing About Testing Worries Boosts Exam Performance in the Classroom — Science 2011;331(6014):211-213. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- O'Meara P, et al. Single-session expressive writing interventions for test anxiety: a meta-analysis — Anxiety, Stress, & Coping 2025;39(1):21-34. Meta-analisi su 21 studi, 1.457 partecipanti: effetto sull'ansia da prova r = −0,05, non significativo.
- Racine N, McArthur BA, Cooke JE, Eirich R, Zhu J, Madigan S. Global Prevalence of Depressive and Anxiety Symptoms in Children and Adolescents During COVID-19: A Meta-analysis — JAMA Pediatrics 2021;175(11):1142-1150. 80.879 partecipanti. Testo completo liberamente consultabile sul sito dell'editore.
- James AC, Reardon T, Soler A, James G, Creswell C. Cognitive behavioural therapy for anxiety disorders in children and adolescents — Cochrane Database of Systematic Reviews 2020;11:CD013162. 87 studi, 5.964 partecipanti. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Walkup JT, Albano AM, Piacentini J, et al. Cognitive Behavioral Therapy, Sertraline, or a Combination in Childhood Anxiety — New England Journal of Medicine 2008;359(26):2753-2766. Studio CAMS, 488 bambini. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
- Ginsburg GS, Becker EM, Keeton CP, et al. Naturalistic Follow-up of Youths Treated for Pediatric Anxiety Disorders — JAMA Psychiatry 2014;71(3):310-318. Studio CAMELS, follow-up a 6 anni. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Legge 8 ottobre 2010 n. 170, articolo 5 — Misure educative e didattiche di supporto — Normattiva, testo vigente.
- Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012 — Strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali — Ministero dell'Istruzione.
- DPR 22 giugno 2009 n. 122 — Regolamento sulla valutazione degli alunni — Normattiva, testo vigente.
- Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62 — Valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato — Normattiva, testo vigente.
L'autore
Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.
Avviso importante
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.
Domande frequenti
Cos'è l'ansia da prestazione nei bambini?
Perché mio figlio studia bene e poi si blocca nel compito?
L'ansia da prestazione fa davvero peggiorare i voti?
A che età comincia l'ansia da prestazione?
L'ansia dei genitori si trasmette ai figli?
Come si loda un bambino senza aumentare l'ansia?
Il perfezionismo nei ragazzi è aumentato?
Il growth mindset funziona?
Esiste qualcosa di semplice da fare prima di una verifica?
Quando l'ansia da prestazione diventa un disturbo?
La psicoterapia funziona nell'ansia dei bambini?
Meglio la psicoterapia o il farmaco?
Il beneficio del trattamento dura nel tempo?
La scuola deve fare qualcosa per un bambino con ansia da prestazione?
Hai dei dubbi su tuo figlio?
Una valutazione diretta vale più di mille letture. Contattami: rispondo personalmente.
Prenota un primo colloquioContinua a leggere
Altri articoli che potrebbero aiutarti
Ansia nei bambini: le paure normali per età, cosa fare e come si cura
Mal di pancia prima della scuola, paura del buio, del mostro, dei compagni: le paure seguono l'età e con gli anni calano. Qui trovi quando l'ansia diventa un disturbo, che cosa la tiene in piedi e come si cura, a piccoli passi.
Leggi · 16 minComportamentoPerfezionismo patologico nei bambini: quando voler essere bravi fa male
Piange se prende 9 invece di 10, riscrive la pagina cinque volte, non consegna finché non è perfetta. Il perfezionismo somiglia a una virtù. Quando diventa paura di sbagliare, fa male.
Leggi · 16 minComportamentoBassa autostima nei bambini: radici, segnali e come aiutare
"Tanto non ci riesco", "sono stupido". Come cambia l'autostima con l'età, da che cosa è accompagnata, perché i complimenti enormi non aiutano e quando chiedere aiuto.
Leggi · 16 minAdolescenzaEco-ansia: quando il futuro del pianeta terrorizza i giovani
Tuo figlio ti chiede se il mondo finirà. Che cosa dicono gli studi su quanti ragazzi si preoccupano per il clima, con quale intensità, che cosa aiuta e quando serve uno specialista.
Leggi · 16 minSviluppoBambino plusdotato: quello che dicono i dati, non i luoghi comuni
Alto QI non vuol dire pagella alta, e non vuol dire fragilità. Che cosa dicono le meta-analisi su ansia, depressione, salto di classe e raggruppamento, e quali strumenti la scuola italiana può usare davvero.
Leggi · 18 minAdolescenzaBurnout scolastico: quando lo studio brucia ogni energia
Stanchezza cronica, cinismo verso la scuola, senso di inadeguatezza. Lo stress per la scuola fra gli adolescenti italiani è cresciuto: come riconoscere il burnout scolastico e che cosa dicono le prove sugli interventi.
Leggi · 15 min