Convulsioni febbrili: cosa fare e quando preoccuparsi
La febbre sale e tuo figlio ha una crisi: occhi fissi, scosse, non risponde. Che cosa fare minuto per minuto, quando chiamare il 118, quante volte torna e che cosa dicono gli studi su epilessia, scuola e vaccini.
Neuropsichiatra Infantile

Ha la febbre da qualche ora. Lo tieni in braccio, è caldo e un po' spento. Poi gli occhi si fermano su un punto, il corpo si irrigidisce, braccia e gambe cominciano a scuotersi. Lo chiami e non risponde. Qualcuno in casa grida il suo nome. E tu, con il telefono in mano, non sai se chiamare, se tenerlo, se girarlo, mentre ogni secondo dura un minuto.
La convulsione febbrile è una crisi convulsiva provocata dalla febbre in un bambino fra i 6 mesi e i 5 anni, quando non c'è un'infezione del sistema nervoso e non ci sono mai state crisi senza febbre. Le linee guida la chiamano il disturbo convulsivo più comune dell'infanzia. Questa guida segue l'ordine in cui le cose succedono: la crisi, la telefonata, il farmaco di soccorso quando c'è, le visite di dopo. Poi passa alle domande che restano per anni, su epilessia, scuola, vaccini e medicine.
Che cos'è una convulsione febbrile
Per i medici è una crisi provocata: ha una causa precisa, la febbre, e la causa passa. L'epilessia si diagnostica su crisi che arrivano senza una causa del momento. Per questo una crisi con la febbre, in un bambino piccolo, ha un nome suo. Le definizioni della linea guida americana (American Academy of Pediatrics, 2008) e di quella della Lega Italiana Contro l'Epilessia (2009) parlano di crisi, senza aggettivi, e fissano gli stessi confini d'età.
Di solito la crisi arriva mentre la febbre sale. A volte arriva prima che tu ti accorga della febbre, e ne è il primo segnale: lo scrive l'Istituto Superiore di Sanità nella sua pagina sulle convulsioni. Quando tutto è finito, la prima cosa da fare con le mani libere è misurare la temperatura.
La soglia dei gradi
Molte pagine italiane scrivono che la febbre deve superare i 38 gradi. Nelle definizioni delle due linee guida quel numero non compare: chiedono una malattia con la febbre, e basta. Il termometro serve dopo, al pediatra, per capire che febbre era.
Quanti bambini l'hanno
Fra 2 e 5 bambini su 100, secondo la linea guida americana. In Danimarca, dove i registri seguono tutti i nati, più di due milioni di bambini, fra il 1977 e il 2016 hanno avuto in ospedale la diagnosi di una prima convulsione febbrile 75.593 bambini, il 3,6%. La revisione Cochrane sulle medicine per prevenirla scrive fra 2 e 4 su 100 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Un dato di popolazione italiano non esiste. Esiste uno studio sui pronto soccorso pediatrici italiani, che racconta com'è la crisi che arriva in ospedale: più di sette su dieci erano semplici, una su quattro complessa. Fra i bambini sotto l'anno le complesse erano quasi la metà. È il numero più vicino a casa tua, e conta i casi più seri, quelli per cui qualcuno ha chiamato o è corso in ospedale.
Semplici e complesse
I medici dividono le convulsioni febbrili in due gruppi. La semplice prende tutto il corpo, dura meno di 15 minuti e non si ripete nelle 24 ore. La complessa ha almeno una di tre caratteristiche: prende un lato solo o una parte del corpo, dura di più, oppure torna nella stessa giornata. La grande maggioranza, circa tre su quattro, è semplice. La distinzione pesa nelle scelte del medico, per esempio sul ricovero.
Il dato · quanto durano le prime crisi febbrili, 158 bambini
- Gruppo breve, in media 3,8 minuti
- 82,3%
- Gruppo lungo, in media 39,8 minuti
- 17,7%
Quei 15 minuti sono una convenzione. Lo studio che ha misurato la durata delle prime crisi, su 158 bambini, scrive che la soglia era stata scelta senza prove. La metà delle crisi finiva entro 4 minuti, e le crisi si dividevano in due gruppi ben separati, uno breve e uno lungo. Gli autori propongono 10 minuti come limite della semplice.
A te serve un numero più basso: 5 minuti, il momento in cui si chiama il soccorso. I 15 minuti li usa il medico, dopo, per dare un nome alla crisi.
Durante la crisi, minuto per minuto
La crisi quasi sempre finisce da sola, in pochi minuti. Le crisi del gruppo lungo sono poche, ed è per loro che esiste la soglia dei 5 minuti. Il tuo compito è proteggerlo mentre dura e sapere quanto è durata. Guarda l'orologio appena comincia, o fai partire il cronometro del telefono: a chi arriva, e poi al pediatra, servirà sapere quanti minuti sono passati.
- Allontana gli oggetti duri o taglienti e mettigli qualcosa di morbido sotto la testa.
- Allenta i vestiti stretti intorno al collo e togli gli occhiali, se li porta.
- Lascia liberi braccia e gambe, senza bloccarli.
- Non mettergli niente in bocca: né le dita, né un cucchiaio, né un fazzoletto.
- Resta accanto a lui fino alla fine, e conta.
Il fianco viene dopo le scosse. Quando si fermano, giralo su un lato e resta con lui finché non si sveglia del tutto. Fino a quel momento niente acqua, niente cibo e niente medicine per bocca, nemmeno l'antifebbrile: possono andargli di traverso.
La lingua non si ingoia
Qualcuno, con le migliori intenzioni, ti dirà di aprirgli la bocca o di girarlo subito «perché non ingoi la lingua». Durante una crisi nessuno ingoia la lingua. Un dito o un oggetto infilato fra i denti può ferirgli la bocca. Tienilo al sicuro dagli urti e lascia che la crisi faccia il suo corso.
Quando chiamare il 118
L'Istituto Superiore di Sanità indica di chiamare il soccorso, oppure di andare subito al pronto soccorso più vicino, in quattro casi. Il numero da comporre è il 118.
- È la prima crisi della sua vita, anche se sembra già passata.
- La crisi dura più di cinque minuti.
- Dopo la crisi sembra confuso, sonnolento o disorientato.
- Perde conoscenza.
Alla prima crisi chiami anche se tutto sembra a posto: che cosa sia stato lo stabilisce il medico, guardando il bambino. Chiama anche se dopo la crisi respira male, se le crisi si ripetono una dopo l'altra, o se cadendo ha battuto la testa. Ecco la crisi messa in fila sull'orologio.
- Minuto 0
- Guarda l'orologio. Testa protetta, niente in bocca.
- 4 minuti
- La metà delle prime crisi è già finita.
- 5 minuti
- Chiama il 118. Se è la prima crisi, hai già chiamato.
- Con un piano scritto
- Il farmaco di soccorso, come dice il piano. Se dieci minuti dopo il farmaco la crisi continua, chiama.
- 15 minuti
- Per definizione la crisi è complessa.
- 30 minuti
- Si parla di stato di male febbrile. È il caso raro.
- Dopo le scosse
- Su un fianco. Misura la febbre, avvisa il pediatra.
Il farmaco di soccorso: quando c'è e quando no
La maggior parte dei bambini con una convulsione febbrile non ha un farmaco di soccorso a casa: non si prescrive di regola. Nello studio sui pronto soccorso italiani tre bambini su quattro non avevano ricevuto nulla prima di arrivare, uno su quattro aveva avuto il diazepam per via rettale. Se lo specialista decide che a tuo figlio serve, te lo prescrive con un piano scritto: quando darlo, come, e che cosa fare dopo.
I due farmaci
Il midazolam per la mucosa della bocca è in fascia A, a carico del Servizio sanitario. La sua scheda tecnica ne prevede l'uso da parte dei genitori solo nei bambini con una diagnosi di epilessia: per le sole convulsioni febbrili, tenerlo a casa è una scelta dello specialista fuori da quell'indicazione, e va messa per scritto. Il diazepam per via rettale ha le convulsioni febbrili fra le sue indicazioni; è in classe C, a carico della famiglia, e dal 24 giugno 2026 le sue confezioni risultano carenti nel canale ospedaliero.
Il piano dice quando darlo. Se dieci minuti dopo il farmaco la crisi continua, si chiama il soccorso e a chi arriva si consegna la siringa vuota, perché sappia che cosa ha già ricevuto. Senza un piano scritto il farmaco non si improvvisa: chiami il 118 e resti con lui.
Dopo la crisi: la febbre, il pediatra, gli esami
Quando è finita e lui riposa su un fianco, misura la febbre e chiama il pediatra. L'Istituto Superiore di Sanità lo indica dopo ogni crisi semplice. Se era la prima volta, o se la crisi è durata, sei già in contatto con il 118, e la visita arriva da lì.
Gli esami li decide il medico, guardando il bambino. Dopo una crisi semplice, in un bambino che si riprende bene, di solito non servono: la linea guida americana del 2011 scrive che di regola non richiede elettroencefalogramma, esami del sangue o immagini del cervello. La puntura lombare si fa se ci sono segni che fanno pensare a una meningite; fra 6 e 12 mesi è un'opzione anche quando le vaccinazioni contro l'Haemophilus e lo pneumococco mancano o non si conoscono.
Dopo una crisi complessa
Sull'elettroencefalogramma dopo una crisi complessa non esiste uno studio randomizzato: una revisione Cochrane del 2020 li ha cercati senza trovarne. Le linee guida dei diversi paesi danno indicazioni diverse e in genere usano poco le immagini e la puntura lombare; molte considerano il ricovero quando il bambino ha meno di 18 mesi o la crisi è stata complessa. Nei pronto soccorso italiani l'elettroencefalogramma è stato fatto a un bambino su cinque. Se serve uno specialista, lo decide il pediatra.
Tornerà?
È la domanda della prima notte, e anche delle febbri che verranno. Circa un bambino su tre ha almeno un'altra convulsione febbrile. Nella coorte americana che ha seguito i bambini dalla prima crisi, il 31,8% ne ha avuta almeno un'altra; la maggior parte una sola. La revisione Cochrane scrive tre su dieci. Le stime degli altri studi vanno da poco più di uno su cinque a due su cinque, secondo come si contano le crisi e quali bambini si seguono.
Il dato · altre crisi dopo la prima, coorte americana
- Almeno un'altra crisi
- 31,8%
- Una sola
- 17,1%
- Due
- 8,9%
- Tre o più
- 5,8%
Nella stessa malattia, con la stessa febbre, la crisi torna in circa un bambino su sei: 17% in una meta-analisi su decine di coorti, 14% quando si contano anche i bambini mai ricoverati. In Danimarca, dove si contano le crisi arrivate in ospedale, il rischio di un'altra crisi era del 22,7% dopo la prima, del 35,6% dopo la seconda e del 43,5% dopo la terza.
Chi rischia di più
Quattro fattori, nella coorte americana, rendono più probabile un'altra crisi: l'età piccola alla prima crisi, una convulsione febbrile in un genitore o in un fratello, una febbre poco alta al pronto soccorso, poco tempo fra l'inizio della febbre e la crisi. Con tutti e quattro la probabilità supera il 70%. Senza nessuno resta sotto il 20%.
Molte pagine indicano i 18 mesi come soglia d'età. Gli studi usano numeri diversi, e la regola che ti serve è più semplice: più tuo figlio era piccolo alla prima crisi, più è probabile che ne arrivi un'altra. Quello che fai la volta dopo resta uguale: orologio, testa protetta, cinque minuti.
È epilessia?
Una crisi provocata dalla febbre resta una convulsione febbrile, anche quando è la terza. Il rischio di avere più avanti un'epilessia, però, è circa tre volte quello degli altri bambini, e resta raro. In Danimarca, su 26.173 bambini con una storia di convulsioni febbrili, 838 hanno avuto un'epilessia: il 3,2%. Fra i bambini senza convulsioni febbrili, lo 0,9%.
Vuol dire che circa novantasette bambini su cento con convulsioni febbrili non avranno un'epilessia. La coorte americana del 1976, più piccola e più vecchia, arrivava allo stesso ordine di grandezza: epilessia a 7 anni nel 2 per cento di tutti i bambini con convulsioni febbrili, in 11 su 1000 fra quelli sani prima e con una prima crisi semplice. Una revisione sistematica del 2008, che mette insieme gli studi, lo stima fra 2,0 e 7,5 su 100.
Quando il rischio sale
Il rischio cresce in alcune situazioni. Dopo crisi complesse una revisione sistematica lo stima fra 10 e 20 su 100. Nella coorte danese il rischio di epilessia a 30 anni passa dal 2,2% di tutti i nati al 15,8% dopo la terza convulsione febbrile. Nel 1976 i bambini con uno sviluppo già sospetto prima di ogni crisi, e una prima crisi complessa, avevano un rischio 18 volte più alto: 92 contro 5 su 1000.
Le crisi lunghissime, di 30 minuti e oltre, sono un capitolo raro e a parte. Nello studio FEBSTAT, dedicato solo a loro, una risonanza fatta nei primi giorni mostrava un segnale anomalo dell'ippocampo nel 10% dei bambini. A 10 anni l'epilessia era comparsa nel 30% del gruppo, nel 71% di chi aveva l'ippocampo alterato, nel 23% di chi aveva la risonanza normale. Dopo le crisi semplici, la revisione del 2008 non trova alcun rischio di danno all'ippocampo.
Il cervello, la scuola, il comportamento
La paura più grande, dopo la crisi, è che abbia lasciato un segno. Sulla scuola la risposta viene da più di seicentomila bambini danesi, seguiti nei test nazionali di lettura e matematica. Chi aveva avuto convulsioni febbrili è andato come i compagni. Hanno fatto peggio i bambini con molti ricoveri per convulsioni febbrili e quelli che poi hanno sviluppato un'epilessia: per loro gli autori suggeriscono un sostegno in più a scuola.
Da guardare
Nei test di lettura e matematica, la differenza media fra chi ha avuto convulsioni febbrili e i compagni è di 0,4 punti su 100.
Quando un bambino con convulsioni febbrili ha difficoltà nello sviluppo, di solito c'erano già prima della prima crisi: lo conclude una revisione sistematica del 2023.
L'attenzione e l'umore
Un'associazione esiste, ed è piccola. Una meta-analisi del 2025 trova l'ADHD più frequente nei bambini con una storia di convulsioni febbrili: 1,91 volte nei dati grezzi, 2,68 volte tenendo conto di altri fattori, con un intervallo molto largo. Nella coorte danese i disturbi psichiatrici a 30 anni passano dal 17,2% di tutti i nati al 29,1% dopo la terza crisi. Nessuno di questi studi dimostra che siano le crisi a causarli.
Sulla mortalità le fonti non concordano del tutto. Alcuni registri di casi rarissimi danno un segnale diverso, che però non misura il rischio del singolo bambino. Negli studi che hanno seguito per anni milioni di bambini, chi ha avuto convulsioni febbrili non muore più spesso degli altri, salvo chi sviluppa in seguito un'epilessia.
Le medicine per prevenirla e l'antifebbrile
Dopo il primo spavento viene voglia di una medicina che tenga lontana la prossima crisi. La revisione Cochrane del 2021 sulle medicine di prevenzione trova che alcune riducono le ricadute, con effetti indesiderati fino al 30% dei bambini in un gruppo e al 36% in un altro; per molte altre nessun beneficio. La linea guida italiana le riserva a pazienti molto selezionati, e la revisione delle linee guida del 2024 le sconsiglia per le crisi semplici.
La stessa Cochrane ricorda che cosa serve ai genitori: i contatti dei servizi, sapere quanto è probabile che la crisi torni, il primo soccorso, e sapere che il disturbo è benigno.
L'antifebbrile
L'antifebbrile serve a far stare meglio tuo figlio. Nelle febbri successive non previene una nuova crisi: una revisione sistematica del 2020 non trova alcun effetto, e la linea guida inglese NICE scrive che gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili e non vanno usati per questo scopo.
Nella stessa febbre il quadro è meno chiaro: un solo studio randomizzato, aperto, ha trovato meno ricadute, e la revisione lo giudica un sostegno molto limitato. Quando dare l'antifebbrile, e quale, lo decide il pediatra.
I vaccini
Un bambino che ha avuto convulsioni febbrili fa tutte le vaccinazioni previste, e vale anche quando in famiglia qualcuno le ha avute. L'Istituto Superiore di Sanità lo scrive nella sua sezione sui falsi miti. Anche la febbre che segue un vaccino può portare una crisi, con un rischio breve e piccolo.
Il dato più studiato riguarda il vaccino combinato contro morbillo, parotite, rosolia e varicella. Una meta-analisi del 2015 trova il rischio di convulsione febbrile circa raddoppiato per 7-10 giorni dopo l'iniezione, nei bambini di 10-24 mesi; anche nel momento peggiore i casi restavano sotto 2,95 su 1000. Fra i 4 e i 6 anni nessun aumento. Se tuo figlio ha già avuto una crisi, parlane con il pediatra prima della seduta.
Quando il medico pensa ad altro
In pochi bambini le crisi con la febbre sono l'inizio di qualcos'altro. Esiste uno spettro di forme genetiche, chiamato GEFS+, che va dalle convulsioni febbrili classiche fino alla sindrome di Dravet: un'epilessia grave che comincia nel primo anno di vita, con più tipi di crisi e un rallentamento dello sviluppo. Riconoscerla presto conta, perché controllare bene le crisi può migliorare lo sviluppo.
Se le crisi con la febbre sono molte, molto lunghe, sempre dallo stesso lato, o se lo sviluppo rallenta, il medico pensa ad altre cause. In ogni bambino con la febbre considera anche la meningite: la linea guida americana lo chiede, ed è il motivo per cui la puntura lombare si fa quando la visita mostra segni che preoccupano.
Che cosa deve sapere il pediatra
La diagnosi la fa il medico seguendo tuo figlio nel tempo. Per questo il pediatra deve sapere di ogni crisi: quanto è durata, se ha preso un lato solo, a che febbre è arrivata. Se ti manda da uno specialista, qui trovi come si svolge una prima visita neuropsichiatrica.
Che cosa puoi fare tu, adesso
Stasera, se la febbre è ancora alta, tieni il telefono carico vicino a te e ripassa i cinque minuti: orologio, testa protetta, niente in bocca, 118 se la crisi va oltre o se è la prima. Quando le scosse si fermano, giralo su un fianco e resta con lui finché non è sveglio.
- Nei prossimi giorni chiedi al pediatra di rivedere con te che cosa fare la volta successiva, e se a tuo figlio serve un piano scritto.
- Segna ogni crisi sul telefono o su un quaderno: la data, quanto è durata, se ha preso un lato solo, a che febbre era arrivato.
- Spiega le stesse cose a chi lo tiene quando non ci sei: i nonni, la persona che lo accudisce, le educatrici del nido. Bastano l'orologio, il fianco dopo le scosse e il numero da chiamare.
- Se lo specialista ha prescritto un farmaco di soccorso, tieni il piano scritto insieme al farmaco e controlla ogni tanto la scadenza.
- Fagli tutti i vaccini previsti, e prima della seduta ricorda al pediatra la crisi che ha avuto.
Per il resto, lascialo vivere come prima. Gioca, corre, va al nido e dai nonni: non c'è motivo di cambiare la sua vita di tutti i giorni.
La pagina vicina è quella sull'epilessia nei bambini, con le crisi senza febbre e il piano di soccorso. Per come le crisi sono state lette nei secoli c'è quella su epilessia e fede.
Fonti
Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.
Letteratura scientifica
- American Academy of Pediatrics, Subcommittee on Febrile Seizures (2008). Febrile Seizures: Clinical Practice Guideline for the Long-term Management of the Child With Simple Febrile Seizures. Pediatrics, 121(6), 1281-1286. Definisce la crisi semplice: generalizzata, sotto i 15 minuti, una sola nelle 24 ore, in un bambino con febbre senza infezione intracranica né crisi senza febbre in passato; il disturbo convulsivo più comune dell'infanzia, fra 2 e 5 bambini su 100 fra 6 e 60 mesi. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- American Academy of Pediatrics, Subcommittee on Febrile Seizures (2011). Febrile Seizures: Guideline for the Neurodiagnostic Evaluation of the Child With a Simple Febrile Seizure. Pediatrics, 127(2), 389-394. Dopo una crisi semplice di regola niente elettroencefalogramma, esami del sangue o immagini; puntura lombare se ci sono segni preoccupanti, e fra 6 e 12 mesi come opzione quando le vaccinazioni contro Haemophilus e pneumococco mancano o non si conoscono. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Capovilla G., Mastrangelo M., Romeo A., Vigevano F. (2009). Recommendations for the management of «febrile seizures». Ad hoc Task Force of LICE Guidelines Commission. Epilepsia, 50(s1), 2-6. Le raccomandazioni della Lega Italiana Contro l'Epilessia: crisi semplice sotto i 15 minuti, fra 6 mesi e 5 anni; le terapie di prevenzione sono efficaci ma con effetti che possono superare i benefici, e sono indicate in pazienti molto selezionati. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Corsello A., Marangoni M. B., Macchi M. et al. (2024). Febrile Seizures: A Systematic Review of Different Guidelines. Pediatric Neurology, 155, 141-148. Revisione sistematica delle linee guida: criteri di ricovero diversi, spesso età sotto i 18 mesi e crisi complessa; uso limitato di immagini e puntura lombare; prevenzione con farmaci sconsigliata per le crisi semplici. Accesso aperto.
- Dreier J. W., Li J., Sun Y. et al. (2019). Evaluation of Long-term Risk of Epilepsy, Psychiatric Disorders, and Mortality Among Children With Recurrent Febrile Seizures. JAMA Pediatrics, 173(12), 1164. Coorte nazionale danese: 75.593 bambini (3,6%) con una prima convulsione febbrile fra il 1977 e il 2016; rischio di un'altra crisi del 22,7%, 35,6% e 43,5% dopo la prima, la seconda e la terza; epilessia a 30 anni dal 2,2% al 15,8%, disturbi psichiatrici dal 17,2% al 29,1%; mortalità più alta soprattutto in chi sviluppa un'epilessia. Accesso aperto.
- Dreier J. W., Trabjerg B. B., Wimberley T. et al. (2026). Febrile Seizures and School Performance. JAMA Network Open, 9(9), e2631273. Coorte danese di bambini in età scolare: epilessia nel 3,2% di chi ha avuto convulsioni febbrili (838 su 26.173) contro lo 0,9%; nei test di lettura e matematica una differenza media di 0,4 punti, con risultati peggiori solo per chi ha avuto molti ricoveri o un'epilessia. Accesso aperto.
- Hesdorffer D. C., Benn E. K. T., Bagiella E. et al. (2011). Distribution of febrile seizure duration and associations with development. Annals of Neurology, 70(1), 93-100. Su 158 bambini alla prima crisi la durata mediana è di 4 minuti; un gruppo breve (82,3%, media 3,8 minuti) e uno lungo (17,7%, media 39,8 minuti). Le soglie di 10 o 15 minuti erano state scelte senza prove; i dati sostengono 10 minuti. Accesso aperto.
- Berg A. T. et al. (1997). Predictors of Recurrent Febrile Seizures. Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine, 151(4), 371. Coorte prospettica americana: il 31,8% ha almeno un'altra crisi (17,1% una, 8,9% due, 5,8% tre o più); quattro fattori indipendenti, e con tutti e quattro la probabilità supera il 70%, senza nessuno resta sotto il 20%. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Henry C., Cockburn C. L., Simpson M. H. et al. (2022). The baseline risk of multiple febrile seizures in the same febrile illness: a meta-analysis. European Journal of Pediatrics, 181(6), 2201-2213. Meta-analisi: un'altra crisi nella stessa malattia febbrile nel 17% dei casi, 14% nelle coorti che comprendono anche i bambini non ricoverati. Accesso aperto.
- Nelson K. B., Ellenberg J. H. (1976). Predictors of Epilepsy in Children Who Have Experienced Febrile Seizures. New England Journal of Medicine, 295(19), 1029-1033. Coorte americana: epilessia a 7 anni nel 2 per cento dei bambini con convulsioni febbrili, in 11 su 1000 fra quelli prima sani con una prima crisi semplice; 18 volte di più (92 contro 5 su 1000) con sviluppo già sospetto e prima crisi complessa. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Chungath M., Shorvon S. D. (2008). The mortality and morbidity of febrile seizures. Nature Clinical Practice Neurology, 4(11), 610-621. Revisione sistematica: epilessia successiva fra 2,0% e 7,5%, fra 10 e 20% dopo crisi complesse; nessun rischio di sclerosi dell'ippocampo né di morte dopo le crisi semplici. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Lewis D. V., Nordli D. R. et al. (2025). Febrile status epilepticus and epileptogenesis: The FEBSTAT study. Epilepsia Open. Bambini con crisi febbrili di 30 minuti e oltre: segnale anomalo dell'ippocampo nel 10%; epilessia a 10 anni nel 30% del gruppo, nel 71% con l'ippocampo alterato, nel 23% con risonanza normale. Riguarda solo le crisi lunghissime. Accesso aperto.
- Gould L., Delavale V., Plovnick C. et al. (2023). Are brief febrile seizures benign? A systematic review and narrative synthesis. Epilepsia, 64(10), 2539-2549. Revisione sistematica: quando ci sono problemi dello sviluppo, di solito erano presenti prima della prima crisi. Accesso aperto.
- Woo H., Lee S., Yun D. et al. (2025). Attention-deficit/hyperactivity disorder in children with a history of febrile seizures: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Pediatrics, 184(7), 442. Meta-analisi: ADHD più frequente dopo convulsioni febbrili, 1,91 volte nei dati grezzi e 2,68 volte con l'aggiustamento, intervallo largo (1,21-5,93). Associazione, senza prova di causa. Accesso aperto.
- Offringa M., Newton R., Nevitt S. J. et al. (2021). Prophylactic drug management for febrile seizures in children. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2021(6). Convulsioni febbrili nel 2-4% dei bambini in Gran Bretagna e Stati Uniti, recidiva nel 30%; alcune medicine di prevenzione riducono le ricadute, con effetti indesiderati fino al 30% e al 36%; per molte altre nessun beneficio. Ai genitori serve informazione sulla natura benigna del disturbo. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Hashimoto R., Suto M., Tsuji M. H. et al. (2020). Use of antipyretics for preventing febrile seizure recurrence in children: a systematic review and meta-analysis. European Journal of Pediatrics, 180(4), 987-997. Nessun effetto dell'antifebbrile sulle crisi nelle febbri successive (odds ratio 0,92); nella stessa febbre un sostegno molto limitato. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
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- Scheffer I. E., Zhang Y., Jansen F. E. et al. (2009). Dravet syndrome or genetic (generalized) epilepsy with febrile seizures plus?. Brain and Development, 31(5), 394-400. Rassegna: lo spettro GEFS+ va dalle convulsioni febbrili classiche alla sindrome di Dravet, epilessia grave del primo anno; riconoscerla presto conta per lo sviluppo. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
- Vitaliti G., Castagno E., Ricceri F. et al. (2017). Epidemiology and diagnostic and therapeutic management of febrile seizures in the Italian pediatric emergency departments. Epilepsy Research, 129, 79-85. Pronto soccorso pediatrici italiani: crisi semplici nel 71,65%, complesse nel 25,37% e in quasi la metà dei bambini sotto l'anno; nessuna terapia a casa nel 76,12%, diazepam rettale nel 23,51%; elettroencefalogramma nel 21,64%. Testo completo a pagamento, riassunto libero.
Norme e documenti
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute (2020), Convulsioni. La crisi può arrivare prima della febbre ed esserne il primo segnale; dopo una crisi semplice si contatta il pediatra.
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute (2018), Sesta malattia. L'elenco dei casi in cui chiamare il soccorso (118) o andare in pronto soccorso.
- Istituto Superiore di Sanità, ISSalute, Se mio figlio ha il raffreddore è sbagliato vaccinarlo?. Le convulsioni febbrili passate, anche in famiglia, non impediscono le vaccinazioni.
- NICE (2019), Fever in under 5s: assessment and initial management (NG143). Gli antipiretici non prevengono le convulsioni febbrili e non vanno usati per questo scopo.
- Lega Italiana Contro l'Epilessia (2018), Guida alle epilessie. Il primo soccorso durante e dopo la crisi.
- AIFA, Liste dei farmaci di fascia A e H. Stato di rimborsabilità del midazolam per la mucosa della bocca e del diazepam rettale.
L'autore
Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.
Avviso importante
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.
Domande frequenti
Una convulsione febbrile è epilessia?
Quanto dura, e quando chiamo il 118?
Può tornare nella stessa febbre?
Tornerà con la prossima febbre?
L'antifebbrile la previene?
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