Adolescenza

Ansia negli adolescenti: quando lo stress diventa un disturbo

Il cuore che batte, la pancia che fa male la domenica sera, le feste evitate una dopo l'altra. In una grande indagine americana circa un ragazzo su tre ha avuto un disturbo d'ansia entro i 18 anni; con una terapia adatta molti stanno meglio, non tutti e non subito.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 16 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Ansia negli adolescenti: quando lo stress diventa un disturbo. Tre righe su un asse d'età comune, da 0 a 35 anni. Prima riga, ansia da separazione, fobie e ansia sociale: una barra viola da 0 a 15 anni, in media prima dei 15 anni. Seconda riga, panico, agorafobia e ansia generalizzata: una barra ottone da 21 a 35 anni. Terza riga, tutti i disturbi d'ansia insieme: una barra chiara da 0 a 18 anni, il 51,8% dei casi entro i 18. Una fascia tratteggiata attraversa le tre righe fra i 13 e i 18 anni, l'adolescenza: è lì che si incrociano i disturbi che cominciano da piccoli e quelli che di solito arrivano dopo. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Solmi 2021, Molecular Psychiatry · de Lijster 2016, Canadian Journal of Psychiatry.

È domenica sera. Tuo figlio ha quindici anni e dice che gli fa male la pancia, come ogni domenica da un mese. Lunedì c'è l'interrogazione. La sera non si addormenta prima di mezzanotte, ha smesso di rispondere ai messaggi del gruppo, e quando ti chiede di non farlo andare alla festa di sabato lo fa con una voce che non gli conoscevi. Tu non sai se è l'età, la scuola, il telefono. E ti chiedi se devi preoccuparti adesso o aspettare che passi.

L'ansia è la classe di disturbi più comune fra bambini e adolescenti. Comprende l'ansia generalizzata, l'ansia sociale, l'ansia da separazione, le fobie, il panico e l'agorafobia, e a questa età si intreccia con il corpo, con la scuola e con il telefono. Il quadro d'insieme tocca cinque cose: quanto è comune, se è aumentata davvero, che cosa dicono gli studi su pandemia e social, che cosa succede negli anni e come si cura. Ogni disturbo ha poi la sua pagina.

Quanto è comune a quest'età

Il dato più citato viene dagli Stati Uniti. Un'indagine su 10.123 adolescenti di 13-18 anni, intervistati con un metodo diagnostico, ha trovato che il 31,9 per cento aveva avuto un disturbo d'ansia almeno una volta nella vita: circa un ragazzo su tre. Con una compromissione grave erano l'8,3 per cento, meno di uno su dieci. In quella indagine l'ansia era la classe di disturbi più frequente, e un secondo lavoro sullo stesso campione lo ha confermato.

Il dato · Adolescenti americani di 13-18 anni, disturbo d'ansia entro i 18 anni

Almeno una volta
31,9%
In forma grave
8,3%

Altre due misure danno cifre più basse, perché contano un'altra cosa: chi ha un disturbo in un dato momento, non chi lo ha avuto in qualche anno della vita. Una meta-analisi di 41 studi in 27 paesi calcola il 6,5 per cento di bambini e ragazzi, con un intervallo di confidenza fra 4,7 e 9,1: sei o sette su cento. Una seconda, su 14 studi nei paesi ad alto reddito con 61.545 bambini e ragazzi di 4-18 anni, trova il 5,2 per cento e mette anche lì l'ansia in testa.

Sono tutte indagini americane o internazionali. Per l'Italia i due studi che si trovano sono regionali, uno in Toscana e uno in Lombardia.

L'ansia di tutti e il disturbo

«È l'età, gli passa.» Lo dicono i nonni, gli amici, a volte l'allenatore, e a volte è vero. Il cuore che batte prima di un'interrogazione, la notte agitata prima di una gita, la paura di fare brutta figura davanti alla classe fanno parte del crescere. L'ansia va da sintomi lievi e passeggeri fino al disturbo vero e proprio, e fra i due estremi il confine è sfumato.

Tre cose da guardare

Per capire da che parte sei, guarda tre cose. Quanto dura: settimane, e non una sera. Che cosa gli fa evitare: luoghi, persone, la scuola, la festa. E che cosa gli toglie: il sonno, gli amici, le cose che prima gli piacevano. Un'ansia che dura, che fa evitare e che toglie qualcosa alla vita merita di essere guardata da un professionista. La diagnosi è di chi visita. Quello che osservi tu a casa, però, gli serve: nessuno vede tuo figlio tanto quanto te.

Quando la frase «è l'età, gli passa» smette di bastare, aiuta sapere in quale dei due casi ti trovi e che cosa dicono gli studi.

I disturbi, uno per riga

Sotto la parola «ansia» stanno disturbi diversi. Ognuno ha la sua pagina, con i dettagli che servono a quel disturbo.

A che età comincia

L'ansia comincia presto, e ogni disturbo ha il suo calendario. Una meta-analisi di 192 studi su 708.561 persone ha trovato che per i disturbi d'ansia e da paura l'esordio cade prima dei 14 anni nel 38,1 per cento dei casi, prima dei 18 nel 51,8 e prima dei 25 nel 73,3. Metà dei casi, quindi, è già partita a 18 anni. L'età è quella a cui le persone intervistate ricordano che fosse cominciato, e il ricordo a distanza sposta qualcosa.

Un'altra meta-analisi, su 24 studi, ha calcolato l'età media d'esordio disturbo per disturbo.

Prima dei 15 anni
Ansia da separazione, fobie specifiche, ansia sociale.
Fra i 21 e i 35 anni
Panico, agorafobia, ansia generalizzata.
Tutti insieme
Il 51,8% dei casi comincia entro i 18 anni.

Sono medie, e dentro la media ci stanno anche i ragazzi che cominciano prima. Un attacco di panico a quindici anni capita, e la sua pagina lo racconta. A questa età si incrociano il tempo delle ansie nate da piccoli e quello dei disturbi che di solito arrivano dopo.

Ragazze e ragazzi

I sintomi d'ansia sono più frequenti nelle ragazze, e la distanza si apre soprattutto dall'adolescenza. Nel primo anno della pandemia i sintomi elevati risultavano più frequenti nelle ragazze e negli studi raccolti più tardi. In Norvegia, fra il 1992 e il 2019, i punteggi medi dei sintomi sono saliti del 17 per cento nelle ragazze e del 5 per cento nei ragazzi.

L'età d'esordio, invece, non cambia con il sesso: nella meta-analisi che l'ha misurata ragazzi e ragazze cominciano mediamente alla stessa età. Sono sintomi riferiti nei questionari, e la diagnosi è un'altra misura.

È aumentata?

Si legge quasi ovunque che l'ansia degli adolescenti è esplosa. Gli studi sono meno netti, e la risposta cambia secondo ciò che si misura. I sintomi riferiti dai ragazzi in alcuni paesi sono aumentati. I disturbi diagnosticati con un'intervista hanno un quadro meno chiaro.

I sintomi

La meta-analisi norvegese ha seguito 776.606 giovani dal 1992 al 2019: i punteggi medi dei sintomi sono saliti del 17 per cento (intervallo di confidenza 12-21) nelle ragazze e del 5 per cento (1-9) nei ragazzi. Gli autori scrivono che la causa di questi cambiamenti resta ignota. In Toscana, su 12.550 ragazzi di 11-15 anni seguiti dal 2006 al 2018, i sintomi psicologici (umore basso, irritabilità, nervosismo, difficoltà a dormire) sono aumentati in entrambi i sessi, con una differenza statisticamente significativa nelle ragazze. Sono sintomi, e a quell'età non sono ansia diagnosticata.

Altrove il quadro cambia. In cinque paesi nordici, su quasi 50.000 quindicenni fra il 2002 e il 2022, gli autori mettono in discussione l'idea di un'impennata generale dei problemi di salute mentale: a raddoppiare è la quota di ragazzi con molti disturbi psicosomatici. E una revisione del 2014 descrive nel tempo periodi di aumento e periodi di calo dei problemi emotivi, con pochissimi dati dai paesi a reddito basso e medio.

I disturbi

La meta-analisi mondiale che ha raccolto le interviste diagnostiche non trova stime diverse in funzione dell'anno in cui i dati sono stati raccolti. Nel frattempo, dice la revisione del 2014, sono cresciute le diagnosi e le cure, e queste sono cosa diversa dalla frequenza. Le stime del Global Burden of Disease, calcolate con un modello, vanno nell'altra direzione: tra i 10 e i 24 anni l'incidenza dei disturbi d'ansia sarebbe salita del 52 per cento fra il 1990 e il 2021, con la salita più ripida dopo il 2019.

Le due cose si tengono insieme così. In diversi paesi i ragazzi, e soprattutto le ragazze, riferiscono più sintomi d'ansia che negli anni Novanta. Quanto siano aumentati i disturbi veri e propri è meno chiaro, perché le indagini dirette e i modelli dicono cose diverse.

La pandemia

Il primo anno

Nel primo anno una meta-analisi di 29 studi su 80.879 ragazzi ha trovato sintomi d'ansia clinicamente elevati nel 20,5 per cento (intervallo 17,2-24,4): uno su cinque sopra la soglia di un questionario. È la fotografia di un momento, e un punteggio sopra la soglia di un questionario non è una diagnosi.

Prima e durante

Per sapere se la pandemia abbia cambiato qualcosa servono ragazzi misurati prima e durante. Una seconda meta-analisi ha messo insieme 53 coorti in 12 paesi, con 40.807 ragazzi: i sintomi d'ansia sono saliti poco (0,10, intervallo 0,04-0,16), meno di quelli depressivi (0,26), e non in tutte le coorti. Nella coorte americana di 1.229 ragazzi di 6-17 anni l'ansia è scesa di poco, mentre la depressione è salita appena.

In Italia

Per l'Italia c'è un lavoro lombardo sui dati dei servizi, per i ragazzi di 12-17 anni. L'uso annuo dei servizi di salute mentale è salito da 63,8 a 67,8 per mille fra il 2016 e il 2019, è sceso a 57,1 nel 2020 ed è tornato a 64,9 nel 2021, quasi come cinque anni prima. Dietro la media le ragazze sono aumentate di circa il 2 per cento e i ragazzi calati del 10. Al pronto soccorso, nel 2021, il rapporto fra accessi osservati e attesi era 1,18 per le ragazze e 0,81 per i ragazzi. Il lavoro conta tutta la salute mentale, e non soltanto l'ansia.

Social e telefono

Le revisioni che hanno messo in fila gli studi sono concordi su un punto. L'uso dei social si accompagna a un po' più di ansia, e l'associazione è piccola. Una rassegna del 2020 la descrive come troppo piccola per distinguere la causa dall'effetto e poco probabilmente rilevante in clinica. Un'altra, di revisioni, osserva che il lavoro è dominato da studi trasversali di bassa qualità, con effetti medi molto piccoli e presenti in entrambe le direzioni.

Da guardare

Chi usa molto i social è un po' più ansioso, e nessuno ha dimostrato quale delle due cose viene prima.

Che cosa mostrano gli studi nel tempo

Gli studi che seguono i ragazzi nel tempo sono pochi. Una meta-analisi di 35 studi longitudinali sul tempo davanti agli schermi non trova prove di un'associazione nel tempo con l'ansia, e gli effetti sono trascurabili o piccoli. Una coorte inglese di 3.228 ragazzi di 10-15 anni non vede, a due anni, un legame fra tempo sui social e problemi di salute mentale successivi. Gli esperimenti in cui si riduce l'uso, in una revisione di 23 studi, sono su adulti, soprattutto universitari: nove su 23 (39 per cento) mostrano un miglioramento, e per 22 su 23 la qualità è debole.

Ansia sociale e uso del telefono

Del telefono, invece, c'è una cosa misurata. In una meta-analisi di 37 studi su 36.013 persone di 14-24 anni l'uso problematico di internet e l'ansia sociale vanno insieme (r = 0,333, intervallo 0,292-0,373), e l'ansia sociale è un predittore dello sviluppo dell'uso problematico. Per chi li accompagna: ai ragazzi con ansia sociale capita più spesso di usare internet in un modo difficile da controllare. Ne parla la pagina sull'ansia sociale, e quella sui social media e la salute mentale riprende il tema.

Il corpo e la scuola

L'ansia ha una faccia fisica. Il batticuore, il respiro corto, la nausea, il sudore e il tremore sono i sintomi dell'attacco di panico, descritti nella pagina dedicata. Sul mal di pancia c'è una revisione del 2025 su quattro studi: l'ansia e i disturbi gastrointestinali funzionali vanno insieme, e gli autori scrivono che la direzione e la causa restano da chiarire.

Capita che si parta dal pediatra per il mal di pancia o per il batticuore, e che l'ansia venga fuori dopo. Un sintomo nuovo o diverso dal solito si fa vedere da un medico prima di dare per scontata l'ansia.

La scuola

Anche la scuola è un posto dove l'ansia si fa sentire, dalla paura di sbagliare fino al rifiuto di andarci. Il perfezionismo e il peso delle prestazioni stanno nella pagina sull'ansia da prestazione, e il rifiuto di entrare in classe in quella sulla fobia scolastica.

Che cosa succede negli anni

L'ansia dell'adolescenza va e viene. Nella grande indagine americana la persistenza dei disturbi dipendeva più dal ripresentarsi degli episodi che da una durata continua. In un follow-up dei ragazzi di un trial, 288 giovani seguiti per sei anni in media, quasi la metà (46,5 per cento) era in remissione, e fra chi aveva risposto alla cura quasi la metà (48 per cento) ha avuto una ricaduta.

Una revisione sui fattori che predicono il decorso indica che gravità, durata ed evitamento annunciano un andamento peggiore. Per un genitore, un'ansia che dura da molto e fa evitare molte cose tende a durare di più. Se cominciare la cura prima cambi l'esito, per i ragazzi con ansia non risulta misurato: i lavori sul ritardo della cura che si conoscono riguardano gli adulti.

Ansia, depressione e cannabis

Ansia e depressione si presentano spesso insieme. Una revisione di 115 articoli su bambini e adolescenti scrive che la presentazione combinata è comune e che ha sintomi più gravi e più resistenza al trattamento di chi ha una sola delle due. Della depressione si occupa la pagina sulla depressione negli adolescenti.

Sulla cannabis una meta-analisi di sei studi quantitativi (18 in tutto), con 33.380 persone, ha trovato che l'uso in adolescenza si associa a un disturbo d'ansia successivo (odds ratio 2,14, intervallo 1,37-3,36): le probabilità sono poco più del doppio. Gli studi sono osservazionali, e un'associazione non dimostra da sola la causa.

Come si cura, in breve

La terapia cognitivo-comportamentale è la psicoterapia più studiata per l'ansia di ragazzi e bambini. La revisione Cochrane che ha raccolto 39 studi su 2.697 giovani trova la remissione nel 49,4 per cento dopo la terapia, contro il 17,8 per cento di chi aspetta, con una qualità delle prove moderata. Nei soli adolescenti una meta-analisi dà il 36 per cento contro il 9, cioè poco più di un terzo. Contro le cure abituali, nella stessa Cochrane, le prove di bassa qualità non mostrano una differenza chiara. Con una terapia adatta molti ragazzi stanno meglio, non tutti e non subito.

L'esposizione graduale

Dentro la terapia, la parte più legata al risultato è l'esposizione graduale: avvicinarsi a piccoli passi a ciò che fa paura, con qualcuno che guida. In una meta-analisi di 75 studi più esposizione in seduta voleva dire effetti più grandi, mentre i trattamenti con strategie di rilassamento avevano effetti prima-dopo più piccoli.

Il dato · 102 ragazzi con ansia, età media 11,9 anni: risposta alla cura

Terapia centrata sull'esposizione
57,3%
Terapia centrata sul rilassamento
19,2%

Il risultato viene da una sperimentazione che ha assegnato a caso i ragazzi a un tipo di terapia o all'altro. Conta anche quello che succede a casa. Una meta-analisi sui genitori ha trovato un'associazione positiva e moderata, nelle misure compilate dai genitori, fra l'accomodamento familiare e la gravità dell'ansia: più la famiglia si adatta per evitare al ragazzo ciò che lo spaventa, più l'ansia riferita è grave. Il lavoro con i genitori è nella pagina sull'ansia nei bambini.

Farmaci, mindfulness e rilassamento

I farmaci

Nei casi in cui la sola terapia psicologica non basta, lo specialista può proporre un farmaco della classe degli SSRI. In una meta-analisi di 115 studi gli SSRI hanno ridotto i sintomi e aumentato la remissione (rischio relativo 2,04, intervallo 1,37-3,04), e la terapia cognitivo-comportamentale ha ridotto i sintomi più della fluoxetina e migliorato la remissione più della sertralina. Sertralina e fluoxetina sono in fascia A, cioè rimborsate, nell'elenco AIFA del 31 maggio 2026. Per le benzodiazepine, in quella stessa meta-analisi, come classe non è risultata una riduzione significativa dei sintomi.

Con questi farmaci si comincia piano e, nelle prime settimane, chi li ha prescritti controlla da vicino l'umore del ragazzo: una meta-analisi del 2025 su 15 trial ha segnalato un rischio maggiore di pensieri suicidari, in eventi rari e con un intervallo largo. Le dosi sono dello specialista, e la pagina sull'ansia da prestazione tratta i farmaci con le sue fonti.

Mindfulness e rilassamento

Resta la mindfulness, che a scuola gode di buona fama. Una meta-analisi di 20 trial su 1.582 ragazzi fino a 18 anni trova un piccolo effetto sull'ansia nel totale (d = 0,26). Nei paesi occidentali l'effetto scende a 0,05 e negli adolescenti a 0,21, e nessuno dei due è significativo. Al follow-up l'effetto sparisce, e gli autori scrivono che mancano prove per investire in programmi scolastici.

Altre due meta-analisi vedono effetti piccoli: un d di 0,18 con i controlli attivi e una differenza standardizzata di -0,14 con un bias di pubblicazione dichiarato. Su 9 studi scolastici con 5.046 ragazzi di 12-18 anni, invece, c'è un miglioramento dello stress e nessuno dell'ansia. Il rilassamento, nel trial su 102 ragazzi, ha fatto peggio della terapia d'esposizione. La mindfulness può aiutare a gestire lo stress; per l'ansia vera e propria le prove sono deboli.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Guarda per quanto tempo dura, che cosa gli fa evitare e che cosa gli toglie: sono le tre cose che separano l'ansia di tutti dal disturbo. Se dura da settimane e gli ha tolto il sonno o gli amici, parlane con il pediatra e porta il sintomo nuovo, il mal di pancia che torna, il batticuore. Per due settimane segna su un quaderno quando arriva, che cosa evita e che cosa ha lasciato. Al pediatra arrivi con le date in mano.

Chiedi a lui come la vive. Ascolta fino in fondo, prima di rassicurarlo o di correggerlo. Fagli sapere che può tornarci sopra quando vuole, anche fra una settimana, anche per messaggio. Se l'ansia lo tiene lontano dalle lezioni, parla con un insegnante di cui ti fidi: sapere che cosa succede in classe serve a te e a chi lo seguirà.

Accompagnalo, a piccoli passi, verso quello che evita. Se serve una terapia, chiedi come lavora sull'esposizione graduale: è la parte che gli studi collegano ai risultati migliori.

Parla del telefono senza farne il colpevole, perché gli studi non dimostrano che sia la causa dell'ansia, e fai attenzione se lo usa in un modo che non riesce a controllare. E quando qualcuno ti propone una soluzione grande, chiedi su che cosa si basa.

Per i più piccoli c'è la pagina sull'ansia nei bambini, e per ogni disturbo la sua: gli attacchi di panico, l'ansia sociale e l'ansia generalizzata.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

  • Agenzia Italiana del Farmaco, Liste dei farmaci di fascia A e H, aggiornamento del 31/05/2026. aifa.gov.it/liste-farmaci-a-h. Sertralina e fluoxetina compaiono in fascia A.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Come capisco se è ansia di tutti i giorni o un disturbo?
Guarda tre cose: quanto dura (settimane, non una sera), che cosa gli fa evitare (luoghi, persone, la scuola, le feste) e che cosa gli toglie (il sonno, gli amici, le cose che prima gli piacevano). Un'ansia che dura, che fa evitare e che toglie qualcosa alla vita merita di essere vista da un professionista. La diagnosi spetta a chi visita.
Quanti adolescenti hanno un disturbo d'ansia?
In una grande indagine americana su 10.123 ragazzi di 13-18 anni, circa uno su tre (31,9%) aveva avuto un disturbo d'ansia almeno una volta, e l'8,3% in forma grave. Una meta-analisi mondiale che conta chi ha il disturbo in un dato momento dà il 6,5% di bambini e ragazzi, sei o sette su cento.
L'ansia negli adolescenti è aumentata?
I sintomi riferiti dai ragazzi sono aumentati in alcuni paesi, per esempio in Norvegia (+17% nelle ragazze e +5% nei ragazzi tra il 1992 e il 2019) e in Toscana. Per i disturbi diagnosticati il quadro è meno chiaro: la meta-analisi mondiale non trova stime diverse per anno di raccolta dei dati, mentre le stime da modello del Global Burden of Disease indicano un aumento. La pandemia ha spostato poco i sintomi d'ansia (0,10 su una scala standardizzata, contro 0,26 per la depressione).
I social e il telefono causano l'ansia?
Le revisioni trovano un'associazione piccola fra uso dei social e ansia, e non permettono di dire quale dei due viene prima. Gli studi che seguono i ragazzi nel tempo non mostrano un legame chiaro con l'ansia. Fra ansia sociale e uso problematico di internet c'è invece una correlazione misurata (r = 0,333), e l'ansia sociale predice l'uso.
Passa da sola?
Dipende. A sei anni dalla cura quasi la metà dei ragazzi di un trial (46,5%) era in remissione, e fra chi aveva risposto alla cura quasi la metà (48%) ha avuto una ricaduta. Nella grande indagine americana la persistenza dipendeva più dal ripresentarsi degli episodi che da una durata continua. Gravità, durata ed evitamento annunciano un andamento peggiore.
L'ansia degli adolescenti si cura?
Sì, con una terapia adatta molti ragazzi stanno meglio, non tutti e non subito. La terapia cognitivo-comportamentale porta alla remissione il 49,4% dei giovani contro il 17,8% di chi aspetta (Cochrane); nei soli adolescenti il 36% contro il 9%. La parte più legata al risultato è l'esposizione graduale a ciò che fa paura. In alcuni casi lo specialista può proporre un farmaco, con controllo dell'umore nelle prime settimane.
Mindfulness e rilassamento aiutano?
La mindfulness può aiutare a gestire lo stress, mentre per l'ansia vera e propria le prove sono deboli: una meta-analisi non trova effetti significativi negli adolescenti né al follow-up. Il rilassamento come cura ha fatto peggio della terapia centrata sull'esposizione: 19,2% di risposta contro 57,3% in uno studio su 102 ragazzi.

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