Ansia

Disturbo d'ansia generalizzato nei bambini: il bambino che si preoccupa di tutto

Compiti, amicizie, salute, futuro: tuo figlio si preoccupa di tutto, quasi ogni giorno, e non riesce a fermarsi. Che cosa lo distingue dalle preoccupazioni di ogni bambino, che cosa aiuta e come va a finire.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 15 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Disturbo d'ansia generalizzato nei bambini: il bambino che si preoccupa di tutto. In alto un giro che si chiude su se stesso, in tre tappe: la domanda, la risposta, il sollievo di pochi minuti, e poi la domanda di nuovo. Dalla risposta esce una freccia verso la cosa che si prova con lo specialista: una risposta con calma, poi aspettare insieme. Il giro è uno schema clinico, non una misura. Sotto, un riquadro tratteggiato per i bambini piccoli, dai 4 ai 13 anni, dove gli studi non danno una cifra; a destra cento caselle, quattro piene e mezza: a 14 anni, in Norvegia, 4,51 ragazzi su 100. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Burstein 2014, Psychological Medicine · Steinsbekk 2021, Journal of Child Psychology and Psychiatry.

Sono le nove e mezza e tuo figlio non dorme. Ti chiama per chiederti se domani c'è la verifica, se la nonna sta bene, se quel mal di pancia vuol dire qualcosa. Rispondi. Dopo dieci minuti ripete la domanda con le stesse parole. Lo zaino l'ha controllato tre volte. E tu non sai più che cosa rispondere, né se sia la sensibilità di un bambino che sente tutto o qualcosa che ha bisogno di un nome.

Il disturbo d'ansia generalizzato (DAG, in inglese GAD) è una preoccupazione eccessiva, quasi quotidiana, su molte cose insieme, difficile da fermare e in corso da almeno sei mesi. Negli studi compare soprattutto verso l'adolescenza, e fra i disturbi d'ansia dell'infanzia è uno di quelli che rispondono meglio alla terapia. Questa pagina mette in fila che cosa lo separa dalle preoccupazioni di ogni bambino, che cosa dicono le ricerche, che cosa aiuta, che cosa ha prove deboli e come va a finire.

Che cos'è il disturbo d'ansia generalizzato

L'aggettivo «generalizzato» dice che la preoccupazione si allarga a molte cose, invece di fermarsi su una sola come in una fobia. La diagnosi poggia su tre elementi: una preoccupazione presente quasi ogni giorno per almeno sei mesi, la fatica di tenerla sotto controllo e alcuni sintomi che la accompagnano. È la definizione dei manuali diagnostici, e gli studi che contano i casi si appoggiano proprio sulla durata e sulla difficoltà di controllo.

I sintomi associati sono tensione, irritabilità, stanchezza, difficoltà a concentrarsi e sonno disturbato. Quanti ne servano in un bambino per fare la diagnosi lo stabilisce lo specialista con il manuale in mano. Conta il quadro d'insieme: un figlio che si preoccupa per molte cose contemporaneamente e che, dopo la quarta risposta, ricomincia da capo.

Perché serve uno specialista

Riconoscerlo non è semplice. In un'indagine nazionale americana su adolescenti, il disturbo si presentava insieme ad altri disturbi psichiatrici, e lo faceva anche la forma che resta sotto la soglia. Per questo la diagnosi è di uno specialista, neuropsichiatra infantile o psicologo dell'età evolutiva, e non di una pagina web.

Lo stesso studio segnala che i sintomi associati e il decorso cambiano con l'età. La lista dei manuali è quindi un punto di partenza, e lo specialista la applica al bambino che ha davanti.

Quanto è comune e a che età compare

Nei bambini piccoli è raro e cresce con gli anni fino all'adolescenza. È ciò che regge alle misure fatte su intere comunità, con interviste diagnostiche.

In Norvegia 1.041 bambini sono stati seguiti con sei rilevazioni, dai 4 ai 14 anni. Nella prima e nella media infanzia il disturbo d'ansia più comune era la fobia specifica. Il DAG è salito con l'età ed è diventato il più comune a 14 anni, con il 4,51 per cento (intervallo di confidenza da 2,78 a 6,23). In un'indagine nazionale americana su 10.123 adolescenti di 13-18 anni, circa il 3 per cento aveva il disturbo nella forma completa.

E i più piccoli

Le due cifre vengono da campioni e da età diverse, 13-18 anni negli Stati Uniti e 14 anni in Norvegia, e per questo non si sommano né si confrontano riga per riga. Dicono insieme che a quell'età il DAG riguarda da 3 a 5 ragazzi su 100.

Per i bambini più piccoli gli studi non danno una cifra, e una cifra non ti serve per decidere. Se tuo figlio di sette anni si preoccupa molto e a lungo, la valutazione serve comunque: è lo specialista a dire di quale forma d'ansia si tratta. Le paure tipiche delle varie età e la frequenza di tutti i disturbi d'ansia insieme stanno nella pagina sull'ansia nei bambini.

Fra maschi e femmine non c'è un rapporto solido da riportare. Nella coorte norvegese le differenze fra i sessi, sull'ansia in generale, sono risultate minime.

Preoccupazione normale o disturbo

Tutti i bambini si preoccupano. Quattro cose separano la preoccupazione di tutti dal disturbo: quanto dura, se si ferma, su quante cose si allarga e che cosa il bambino smette di fare.

Quanto dura
Una sera, una verifica, poi passa. Nel disturbo c'è quasi ogni giorno, per mesi.
Se si ferma
Si calma quando ha una risposta. Nel disturbo continua anche dopo la risposta, e anche quando lui stesso vorrebbe smettere.
Su quante cose
Riguarda un fatto preciso. Nel disturbo riguarda molte cose insieme.
Che cosa fa
Va a scuola, alla festa, in gita, con la preoccupazione addosso. Nel disturbo rinuncia, evita, ricontrolla.

Il confine dei sei mesi è una convenzione con cui si fa diagnosi e si contano i casi. Nell'indagine americana, abbassare la durata richiesta da sei a tre mesi ha fatto salire la quota di adolescenti con il disturbo del 65,7 per cento, fino al 5,0 per cento. Le forme sotto la soglia, nello stesso studio, avevano un decorso che ritorna, un peso reale sulla vita e altri disturbi associati.

Se la preoccupazione pesa a tuo figlio e pesa a te, non devi aspettare di aver contato sei mesi per parlarne con il pediatra.

Il corpo e il sonno

Il corpo entra nel quadro. In uno studio su 488 ragazzi di 7-17 anni con disturbi d'ansia, i disturbi fisici più riferiti erano mal di testa, mal di pancia, insonnia e sonnolenza, insieme a raffreddore e naso che cola. Con la terapia i disturbi fisici sono calati, qualunque fosse la terapia ricevuta.

Il mal di pancia che torna ogni domenica sera e il mal di testa del lunedì mattina meritano comunque il pediatra, che esclude per primo una causa medica. Solo dopo si guarda all'ansia.

Con il sonno il legame va in due direzioni. Il Great Smoky Mountains Study ha intervistato più volte 1.420 bambini di 9-16 anni negli Stati Uniti. I problemi di sonno prevedevano un DAG successivo, e il DAG, insieme a depressione e disturbo oppositivo, prevedeva più problemi di sonno negli anni seguenti. Quando la sera tuo figlio non si addormenta, il sonno e la preoccupazione si alimentano a vicenda. Del sonno si parla più a lungo nella pagina sui disturbi del sonno nei bambini.

Il non sapere come andrà

Fra tutto ciò che le ricerche hanno messo accanto al DAG, la difficoltà a sopportare l'incertezza è la compagna più costante. Che ne sia la causa non è provato.

Una meta-analisi di 31 studi su bambini e ragazzi ha trovato che l'intolleranza dell'incertezza, cioè il disagio di non sapere come andrà a finire, spiega il 36 per cento della variabilità dell'ansia e il 39,69 per cento di quella della preoccupazione. Quasi tutti gli studi erano trasversali, fotografie di un momento, e i campioni erano per lo più di comunità.

Può assomigliare a questo: vuole sapere l'orario preciso, che cosa si farà domani, chi verrà alla festa, che cosa succede se la maestra lo chiama. Cerca di chiudere ogni possibilità prima che arrivi.

Che cosa mostrano gli studi nel tempo

Le ricerche che hanno seguito i bambini nel tempo non confermano la causa. In una coorte seguita dai 3-4 anni agli 8-10, i bambini con più intolleranza dell'incertezza da prescolari hanno mostrato più spesso, col tempo, un calo dell'ansia generalizzata, e gli autori scrivono che l'intolleranza può non avere un ruolo causale nell'esordio. Anche in un trial di terapia centrata sull'incertezza la preoccupazione è diminuita senza che il cambiamento dell'intolleranza spiegasse il calo.

Per te significa questo. Quando tuo figlio chiede «e se...?», sta chiedendo di sapere in anticipo qualcosa che nessuno sa. Saperlo ti aiuta a leggere le sue domande come ansia e a smettere di cercare nel tuo comportamento il motivo per cui continua.

Le domande che tornano

Domanda, risposta, sollievo che dura pochi minuti, nuova domanda. Il giro è uno schema clinico, che gli specialisti usano per spiegare che cosa succede. Per i bambini con questo disturbo nessuno studio l'ha misurato: resta uno schema.

Rassicurare è quello che fa chi ama un figlio che sta male, e se finora hai risposto dieci volte non hai sbagliato. Nel lavoro con lo specialista si prova a cambiare il giro: una risposta data con calma, poi il rimando alla risposta che tuo figlio ha già avuto.

Una frase possibile, per dare la forma: «Questa risposta te l'ho già data, e ci credo. Adesso aspettiamo insieme di vedere come va.» Calma, breve, uguale ogni volta. Le parole che stanno bene a te e a lui le trovi con lo specialista.

Da guardare

Una risposta data con calma. Poi aspettare insieme.

Quando l'ansia dirige la casa, la famiglia si riorganizza intorno a lei: si evitano i posti, si anticipano le richieste, si risponde sempre. Si chiama accomodamento familiare. Una meta-analisi sull'ansia dei minori ha trovato un'associazione moderata fra l'accomodamento riferito dai genitori e la gravità dei sintomi. Lo studio guarda all'ansia in generale, senza isolare il DAG, e misura un'associazione, senza dire che sia la causa. Come si lavora con i genitori lo trovi nella pagina sulle fobie nei bambini.

Se le domande si accompagnano a gesti o rituali da ripetere, il discorso cambia e sta nella pagina sul disturbo ossessivo-compulsivo.

La paura di sbagliare

Una parte dell'ansia generalizzata sta nella paura di sbagliare. Una meta-analisi di 121 studi su giovani di 6-24 anni, con un'età media di circa 17,7 anni, ha distinto due cose. Le preoccupazioni perfezionistiche, cioè la paura dell'errore e del giudizio degli altri, si legano all'ansia. La spinta a fare bene si lega pochissimo.

Il bambino che riscrive tre volte la pagina perché «così non va bene», o che si dispera per un 8 quando voleva 10, illustra la prima. Nella ricerca i giovani avevano in media circa 17,7 anni: per un bambino più piccolo il risultato è un indizio, e fin dove valga lo dicono studi che ancora non ci sono. Il perfezionismo ha una pagina sua, perfezionismo nei bambini.

Che cosa aiuta davvero

Il metodo con più prove è la terapia cognitivo-comportamentale, e dentro la terapia conta soprattutto l'esposizione graduale: piccoli passi verso ciò che il bambino evita, fatti con lo specialista.

Una meta-analisi di 75 studi di terapia per l'ansia dei bambini ha trovato che più esposizione c'era in seduta, più grandi erano gli effetti. Nel DAG il passo è verso ciò che ancora non si sa: rimandare una domanda, lasciare un compito senza ricontrollarlo, restare nell'incertezza un minuto in più. Si fa a piccoli passi, dentro un percorso. Quante sedute servano e per quanto tempo, gli studi citati qui non lo dicono, e nessuna promessa sui tempi sarebbe affidabile.

Due terapie a confronto

Un trial su 102 ragazzi con ansia, con un'età media di 11,91 anni, ha messo a confronto due terapie. Le risposte stimate sono state il 57,3 per cento con la terapia centrata sull'esposizione e il 19,2 per cento con un controllo basato sul rilassamento.

Il dato · Risposta alla terapia in 102 ragazzi con ansia

Terapia centrata sull'esposizione
57,3%
Controllo basato sul rilassamento
19,2%

Fra i disturbi d'ansia dei bambini, il DAG è fra quelli che rispondono meglio. In uno studio su 1.519 bambini di 5-18 anni curati in 11 centri, chi aveva ansia sociale ha avuto risposte peggiori e meno remissioni di chi aveva il DAG.

Per i ragazzi che si preoccupano troppo c'è anche un trial su 62 adolescenti di 13-17 anni, in cui una terapia cognitivo-comportamentale via internet ha ridotto la preoccupazione rispetto alla lista d'attesa. L'abstract non dice quanti di quei ragazzi avessero una diagnosi di DAG, e il confronto con un'altra terapia manca.

Rilassamento e mindfulness

Rilassamento e mindfulness possono dare un momento di sollievo. Sull'ansia, le ricerche hanno mostrato effetti piccoli o nulli, e non sostituiscono la terapia.

Una meta-analisi di 20 trial su 1.582 giovani ha trovato un effetto piccolo sull'ansia subito dopo il programma. Negli studi condotti nei paesi occidentali l'effetto era praticamente nullo, molto piccolo nei confronti con altri interventi attivi, e non risultava significativo nelle verifiche successive.

Anche dentro la terapia il rilassamento pesa poco: nella meta-analisi sull'esposizione, le terapie che includevano strategie di rilassamento hanno avuto effetti più piccoli da prima a dopo il trattamento, e nel trial da 102 ragazzi il controllo basato sul rilassamento ha avuto il 19,2% di risposte.

Se tuo figlio trova sollievo in un esercizio di respirazione, lascialo fare: come momento di calma va bene. La cura del disturbo è un'altra cosa, la guida uno specialista, e passa soprattutto da ciò che il ragazzo impara ad affrontare.

E se l'ansia è anche tua

Se anche tu ti preoccupi molto, ti sarà capitato di domandarti se sia colpa tua. La risposta delle ricerche è che l'ansia in famiglia esiste, e non si trasmette in modo semplice.

Una meta-analisi di 25 studi su 7.285 figli ha trovato che i figli di genitori con un disturbo d'ansia hanno un rischio relativo di 1,76 di avere a loro volta un disturbo d'ansia. Il disturbo d'ansia generalizzato e il disturbo di panico del genitore sembrano pesare in modo particolare. Lo stesso abstract avverte che il disturbo specifico non passa uguale da genitore a figlio.

Che cosa vedono i più piccoli

Negli studi su bambini molto piccoli, fino a 30 mesi, guardare la paura di un genitore aumenta la paura del bambino davanti a cose nuove. Sono bambini molto più piccoli del tuo, e il risultato riguarda la paura in generale, senza isolare il DAG: vale come indizio.

I bambini guardano come reagiscono gli adulti intorno a loro, e se anche tu ti preoccupi molto, parlarne con qualcuno aiuta anche te. Nessuno studio dice quanto, e nessuno ti chiede di essere calmo a comando.

I farmaci, in poche righe

I farmaci, a volte, fanno parte del percorso. Li decide lo specialista, e si affiancano o seguono la terapia psicologica. Il quando e il come, con le cautele delle prime settimane, sono nella pagina sull'ansia da prestazione.

Per il DAG esiste un piccolo trial dedicato: 22 bambini e ragazzi di 5-17 anni, nove settimane. La sertralina, disponibile in Italia in fascia A, si è separata dal placebo dalla quarta settimana. Nelle prime settimane di un farmaco lo specialista segue il ragazzo da vicino. Le benzodiazepine sono una classe a parte: nei trial sui disturbi d'ansia dei più giovani non hanno ridotto in modo significativo i sintomi.

Come va a finire

Dopo una terapia cognitivo-comportamentale, circa la metà dei bambini con ansia non ha più il disturbo principale. Una parte ha momenti di ritorno, e chi ha un disturbo d'ansia già da piccolo ne ha ancora uno, nella metà dei casi studiati, fra i 7 e i 15 anni.

Alla fine della terapia

La revisione Cochrane sulla terapia cognitivo-comportamentale nei sotto i 19 anni con disturbi d'ansia ha messo insieme 39 studi e 2.697 partecipanti. A fine terapia aveva perso il disturbo principale il 49,4 per cento, contro il 17,8 per cento in lista d'attesa o senza trattamento. La qualità delle prove è moderata, e i bambini sono con tutti i disturbi d'ansia insieme, non con il solo DAG.

Il dato · Senza più il disturbo principale a fine terapia

Terapia cognitivo-comportamentale
49,4%
Lista d'attesa o nessun trattamento
17,8%

Una seconda meta-analisi, su 19 trial, ha contato la guarigione completa da tutti i disturbi d'ansia: fra il 47,6 e il 66,4 per cento dei bambini senza autismo dopo la terapia. Nei bambini con autismo le percentuali sono più basse, dal 12,2 al 36,7 per cento. Contro le cure abituali la Cochrane non trova differenze, con prove di qualità bassa.

Quando il disturbo ritorna

Sulle ricadute due studi danno cifre molto diverse, perché misurano cose diverse: il primo conta le ricadute fra chi era già in remissione, il secondo fra chi aveva risposto alla cura. Una meta-analisi sulle ricadute dopo la terapia ha trovato il 10,5 per cento fra chi era in remissione (l'8 per cento senza autismo). Il follow-up di 288 ragazzi di 11-26 anni, seguiti in media per sei anni, ha trovato il 46,5 per cento in remissione e una ricaduta in quasi metà, il 48 per cento, di chi aveva risposto subito alla cura.

Molti, quindi, restano bene, e una parte ha momenti di ritorno. Se tornano, riprendere presto il lavoro fatto aiuta. Nessuna di queste cifre riguarda il solo DAG.

Se l'ansia c'è già da piccoli

Uno studio ha seguito 129 bambini con un disturbo d'ansia a 3 o 6 anni. Fra i 7 e i 15 anni, 65 di loro (il 50,4 per cento) avevano ancora un disturbo d'ansia, e per il DAG si è osservata la continuità con la forma di partenza. L'abstract non dice chi fosse stato curato, quindi non si può leggere come "che cosa succede senza aiuto".

Nella coorte norvegese, d'altra parte, nella prima infanzia i sintomi d'ansia in genere non prevedevano quelli successivi. La grande coorte americana, seguita da 9 a 26 anni, mostra che tutti i disturbi d'ansia dell'infanzia si legavano a un funzionamento peggiore in almeno un'area della vita da giovani adulti, con gli esiti più sfavorevoli per l'ansia generalizzata. Muoversi presto è un consiglio clinico, e nessuno studio qui lo ha messo alla prova. Il motivo per cui lo si dà viene dall'ultimo studio: l'ansia generalizzata dell'infanzia è quella che da giovani adulti pesa di più.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Per due settimane annota quando arrivano le domande, quante volte e che cosa tuo figlio smette di fare nel frattempo: sarà la prima cosa che chiederà lo specialista. Rispondi una volta, con calma, e rimandalo alla risposta che ha già avuto. Non togliergli le occasioni che lo spaventano: accorciale, e restaci accanto.

Parlane con il pediatra, e chiedi una valutazione dal neuropsichiatra infantile o dallo psicologo dell'età evolutiva. Quando ti propongono una terapia, chiedi se prevede i piccoli passi verso ciò che tuo figlio evita. Se sei ansioso anche tu, trova qualcuno con cui parlarne.

Le pagine vicine sono quella sull'ansia nei bambini, che tiene le paure tipiche di ogni età, e quelle sul perfezionismo e sull'ansia da prestazione. Come arrivare alla valutazione, e che cosa fare mentre aspetti, sta in come scegliere lo specialista e nelle liste d'attesa.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Che cos'è il disturbo d'ansia generalizzato nei bambini?
È una preoccupazione presente quasi tutti i giorni, su molte cose insieme, difficile da fermare e in corso da almeno sei mesi. Può portare stanchezza, tensione o sonno disturbato. La diagnosi spetta a un neuropsichiatra infantile o a uno psicologo dell'età evolutiva.
Come capisco se è una preoccupazione normale o un disturbo?
Guarda da quanto dura, se si ferma quando arriva la risposta e quante cose ha smesso di fare per colpa dell'ansia. Il confine dei sei mesi è una convenzione: se la preoccupazione pesa già prima, parlane con il pediatra.
Devo smettere di rassicurarlo?
Rispondi con calma, una volta. Se la stessa domanda torna dieci volte, il sollievo dura sempre meno. Con lo specialista puoi decidere come uscire dal circolo delle domande ripetute.
Il rilassamento e la mindfulness lo curano?
Possono dare un momento di sollievo. Sull'ansia dei ragazzi, da soli, hanno mostrato effetti piccoli o nulli. La terapia con più prove è quella cognitivo-comportamentale, che lavora a piccoli passi su ciò che il ragazzo evita.
Si cura?
Con una terapia adatta molti bambini e ragazzi stanno meglio. In una revisione Cochrane su 39 studi, a fine terapia circa la metà (49,4 per cento) non aveva più il disturbo principale, contro il 17,8 per cento in lista d'attesa o senza trattamento. Non tutti, e non subito.
Servono i farmaci?
A volte, e li decide lo specialista, di solito insieme alla terapia psicologica. Il quando e il come sono nella pagina sull'ansia da prestazione.
Sono ansioso anch'io: è colpa mia?
No. I bambini imparano anche guardando gli adulti, e curare la propria ansia aiuta tutta la casa. Chiedere aiuto per te è uno dei modi di sostenere tuo figlio.

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