Sonno

Il bambino non riesce ad addormentarsi: disturbi del sonno

La sera non si addormenta e la notte ti chiama. Quante ore servono davvero, che cosa aiuta un bambino ad addormentarsi da solo, la melatonina, il russare e quando chiedere una visita.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 15 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Il bambino non riesce ad addormentarsi: disturbi del sonno. Scheda BrainGas: Quando si misurano bambini reali, le ore si allargano a ventaglio. Fra quelli che da piccoli avevano sintomi d'insonnia, il percorso più frequente è stato la persistenza. In fondo il blocco delle fonti.
Fonti: Sleep Medicine Reviews, 2012 · Sleep Health, 2015 · Pediatrics, 2022.

Sono le nove e mezza. Il pigiama è messo, i denti sono lavati, la storia è finita da un pezzo. Lui chiede un bicchiere d'acqua. Poi la pipì. Poi vuole sapere se domani c'è ginnastica. Alle dieci e mezza ti chiama, e tu torni di là per la quarta volta. Quando finalmente dorme, la tua serata è finita. E tu ti chiedi se è normale, se hai sbagliato qualcosa, e quanto può andare avanti così.

Quando un bambino fatica ad addormentarsi, a restare addormentato o tutte e due le cose, si parla di insonnia del bambino. È uno dei problemi del sonno più comuni nell'infanzia. Questa pagina parte da lì: quante ore servono davvero, che cosa aiuta un bambino ad addormentarsi da solo e con quanta forza lo dicono gli studi, che cosa sapere della melatonina, quando chiedere una visita. Gli altri disturbi della notte, dai terrori notturni al russare, stanno più in basso, ciascuno con la sua strada.

Quante ore deve dormire un bambino

Le ore che trovi nelle tabelle vengono da un voto di esperti, e i bambini veri se ne allontanano di molto. Nel 2015 la National Sleep Foundation americana ha riunito un panel che, con un metodo di consenso, ha fissato le durate raccomandate per ogni fase della crescita. Secondo una rassegna critica del 2013, i dati dietro raccomandazioni così precise sono pochi. Misurando bambini reali, una revisione su bambini da 0 a 12 anni ha trovato forchette larghe; nei paesi asiatici si dorme circa un'ora in meno.

Lattanti
Raccomandate dalle 12 alle 15 ore. Misurate: in media 12,8, da 9,7 a 15,9.
Piccoli ed età prescolare
Raccomandate dalle 11 alle 14 ore per i più piccoli, dalle 10 alle 13 in età prescolare. Misurate: in media 11,9, da 9,9 a 13,8.
Età scolare
Raccomandate dalle 9 alle 11 ore. Misurate: in media 9,2, da 7,6 a 10,8.
Adolescenti
Raccomandate dalle 8 alle 10 ore.

La misura che conta per te si vede di giorno. Un bambino che dorme nove ore, si sveglia riposato, gioca, impara e arriva a sera senza crolli sta probabilmente dormendo abbastanza, anche se la tabella gliene assegna una in più. Uno che ne dorme dieci e alle cinque del pomeriggio piange per niente merita una domanda in più. In un piccolo studio controllato su bambini di scuola, circa un'ora di sonno in meno, sommata su poche notti, è bastata perché gli insegnanti notassero più sbalzi d'umore e più irrequietezza. Circa mezz'ora in più li ha fatti migliorare.

Quando il problema è addormentarsi, o restare addormentato

L'insonnia del bambino ha due facce. La forma detta comportamentale nasce dalle abitudini: tuo figlio si addormenta solo in braccio, solo con te sdraiato accanto, solo con la televisione accesa, e quando a metà notte si sveglia cerca di nuovo quella condizione per riprendere sonno. La forma detta psicofisiologica riguarda l'attivazione: il corpo e la testa restano accesi proprio quando sarebbe ora di spegnersi, e il letto diventa il posto dove si pensa.

Per l'Italia il dato più vicino viene da un sondaggio online fra i genitori di più di quattromila bambini e ragazzi. La fatica ad addormentarsi riguardava il 16,8%, circa uno su sei, e più di due risvegli per notte il 9,9%. Il sonno agitato riguardava il 35,6%. Il 61,6% dei bambini in età scolare dormiva meno delle ore raccomandate. A un questionario così risponde soprattutto chi ha già un problema, quindi questi numeri danno un ordine di grandezza.

Prima si guarda che cosa c'è sotto

Prima di lavorare sulle abitudini serve escludere le cause che con le abitudini c'entrano poco. Ce ne sono tre che puoi riconoscere da casa, se sai che cosa guardare.

  • Russa tutte le notti, dorme a bocca aperta, ogni tanto smette di respirare per qualche secondo e poi riprende con uno sbuffo. È la strada delle apnee nel sonno, di cui si parla più in basso.
  • La sera si lamenta delle gambe, dice che gli fanno male o che sente qualcosa dentro, e trova pace solo muovendole. È la sindrome delle gambe senza riposo: spesso qualcuno in famiglia ha lo stesso fastidio, e la diagnosi si costruisce sul racconto dei genitori.
  • Ha paura: del buio, di restare solo, di qualcosa successo a scuola. Quando la paura nasce dal separarsi da te, la pagina sull'ansia da separazione è il posto giusto da cui partire.

Se riconosci le gambe, dillo al pediatra: può controllare le scorte di ferro, che in questo disturbo contano. Se nessuna delle tre cose torna, il lavoro si sposta sulla sera.

La routine della sera, sempre uguale

È la cosa più semplice da cambiare, e ha una prova diretta. In uno studio controllato, 405 madri di bambini fra i 7 e i 36 mesi hanno introdotto una routine serale identica ogni sera, con pochi passaggi tranquilli sempre nello stesso ordine. Dopo tre settimane i bambini si svegliavano meno di notte e dormivano in modo più continuo, e l'umore delle madri era migliorato. La routine, da sola, ha fatto tutto questo.

Una routine che regge è corta e prevedibile. Gli stessi gesti, la stessa stanza, la stessa ora, anche il sabato. Il bambino impara che dopo il pigiama viene il libro, dopo il libro la luce bassa, e dopo la luce bassa il sonno. Per lui è un segnale, per te è un modo di arrivare in fondo alla giornata senza trattative. Tienila anche quando c'è un ospite a cena o quando siete in vacanza: a funzionare è la costanza, e lo studio è durato appena tre settimane.

Le tecniche per insegnargli ad addormentarsi da solo

Quando la routine non basta si passa alle tecniche comportamentali. Hanno nomi diversi e un'idea comune: tuo figlio impara a passare da sveglio ad addormentato senza una condizione esterna che poi, a metà notte, gli manca.

  • L'estinzione graduale. Lo metti a letto sveglio ed esci. Se piange torni, per poco, dopo intervalli sempre un po' più lunghi, e lo rassicuri senza riprenderlo in braccio.
  • Lo spostamento dell'ora del letto. Lo metti a letto più tardi, quando ha davvero sonno, così si addormenta in fretta. Poi anticipi l'ora di poco, una sera dopo l'altra.
  • La presenza che si ritira. Resti nella stanza, lo calmi con la voce e con la mano, e sera dopo sera riduci la tua presenza, fino alla sedia vicino alla porta.

«Se lo lasci piangere, poi non si fida più di te.»

Una frase che si sente spesso, a volte nella stessa famiglia dove qualcuno dice l'opposto.

Sulle prime due tecniche ci sono studi controllati. Una meta-analisi di 16 studi, con 2.560 bambini in tutto, trova una prova moderata nei bambini piccoli e più debole nei grandi; nei due studi su bambini con bisogni speciali gli effetti mancavano. In un piccolo studio su 43 lattanti fra i 6 e i 16 mesi, sia l'estinzione graduale sia lo spostamento dell'ora del letto hanno migliorato il sonno più del gruppo di controllo, senza segni di stress nei bambini e senza effetti sull'attaccamento.

Il quadro più ampio chiede prudenza. Una revisione del 2025 che mette insieme più di novanta revisioni sistematiche trova benefici in tutti i gruppi di bambini, e conclude che la certezza delle prove è bassa o molto bassa per ognuno. Le tecniche aiutano, e l'effetto da aspettarsi è modesto. Scegli quella che la tua famiglia riesce a tenere per qualche settimana, tutte le sere, con tutti gli adulti di casa d'accordo.

Lasciarlo piangere gli fa male?

Gli studi controllati sull'estinzione graduale hanno cercato un danno e non l'hanno trovato. Lo studio più lungo ha seguito per cinque anni più di trecento bambini: una parte delle famiglie aveva ricevuto le tecniche del sonno quando il figlio era lattante, l'altra parte no. A cinque anni gli autori hanno confrontato i due gruppi su tutti gli esiti misurati e le differenze erano assenti, in meglio come in peggio.

Questo risultato si legge in due versi. Se hai usato l'estinzione e te ne senti in colpa, puoi lasciare andare il peso: a cinque anni di distanza il segno che temi resta invisibile negli studi. Se speri che un metodo applicato a otto mesi sistemi il sonno di tuo figlio per sempre, le prove descrivono un effetto breve. Fra i due estremi c'è lo spazio per scegliere con calma.

Se sentirlo piangere ti è insopportabile

C'è un'altra strada. Nel metodo detto responsivo resti vicino a lui e riduci la tua presenza poco alla volta, come nella terza tecnica dell'elenco sopra. È stato studiato poco, su piccoli gruppi di lattanti: basta a dire che è un'alternativa praticabile, e quanto funzioni rispetto all'estinzione resta da misurare. Non c'è nessuna prova che lasciar piangere sia necessario, e negli studi controllati nessuna prova di danno.

Crescendo passa?

Per molti bambini sì, per una parte consistente no. Una coorte di circa cinquecento bambini è stata seguita dall'infanzia fino all'età adulta. Fra quelli che da piccoli avevano sintomi d'insonnia, il percorso più frequente è stato la persistenza: il 43,3% li aveva ancora da giovane adulto.

Il dato · Che cosa succede crescendo ai bambini con insonnia

I sintomi ci sono ancora da adulti
43,3%
Spariti già nell'infanzia
26,9%
Vanno e vengono
18,6%
Spariti durante l'adolescenza
11,2%

Per te questo cambia una cosa sola. La frase «crescendo passa» è vera per molti, e affidare tutto al tempo resta una scommessa. Un'insonnia che dura da mesi si affronta adesso, con la routine e con un metodo tenuto per qualche settimana, e se serve con il pediatra. Il dato riguarda chi aveva sintomi veri: la sera difficile di una settimana storta è un'altra storia.

Per i bambini più grandi

Con i bambini di scuola e con gli adolescenti le tecniche pensate per i lattanti servono poco, e gli studi lo confermano: la prova sulle tecniche comportamentali è più debole proprio nei grandi. Per loro esiste una terapia cognitivo-comportamentale dell'insonnia, che lavora sugli orari, sulle abitudini e sui pensieri che si accendono quando si spegne la luce. Gli studi sono ancora pochi. Dicono che accorcia il tempo per addormentarsi; un effetto chiaro sul totale delle ore e sui risvegli notturni finora è mancato.

Se tuo figlio ha dieci o dodici anni, la prima cosa da fare resta la stessa dei piccoli: un'ora fissa, anche nel fine settimana, e una discesa tranquilla prima del letto. Se dopo qualche settimana la fatica resta, chiedi al pediatra chi, nella tua zona, propone questa terapia ai ragazzi.

Gli schermi la sera

Gli schermi spostano un po' più in là l'ora in cui tuo figlio si addormenta, e sul resto del sonno pesano meno di quanto si teme. Una meta-analisi su più di centomila ragazzi trova un'associazione netta fra usare un dispositivo a letto e dormire troppo poco. Studi così fotografano un momento, e chi dorme poco per altri motivi può anche usare di più il telefono.

Una meta-analisi del 2026 ha seguito gli stessi ragazzi giorno per giorno. Nei giorni con più schermo l'addormentamento arriva un po' più tardi; durata del sonno, risvegli e qualità percepita restano gli stessi. È il lavoro più vicino a misurare una causa, e l'effetto che trova è piccolo. Spegnere tutto un'ora prima del letto è una regola di buon senso con una prova modesta dietro, e trova il suo posto dentro la routine della sera. Le prove sui dispositivi e l'attenzione stanno nella pagina su tecnologia e bambini.

La melatonina

La melatonina fa addormentare prima, di circa mezz'ora, e si valuta con il pediatra dopo che routine e tecniche comportamentali hanno avuto il loro tempo. Così la propone un gruppo di esperti europei per i bambini a sviluppo tipico che faticano ad addormentarsi: solo quando le misure sul comportamento e sulle abitudini del sonno non sono bastate, e con il pediatra che ne controlla l'efficacia e gli effetti indesiderati.

L'effetto è stato misurato. In una revisione sistematica degli studi controllati sui farmaci per il sonno nei bambini, i 19 studi sulla melatonina danno un addormentamento anticipato in mediana di 28 minuti e un sonno più lungo di 33. Il numero di risvegli per notte resta lo stesso. Gli studi sono brevi, da una a tredici settimane.

Che cosa si sa della sicurezza

Nel breve periodo gli effetti indesiderati sono rari e lievi: in una revisione sistematica, su studi che duravano al massimo quattro settimane, il più frequente è la sonnolenza di giorno, nell'1,66% dei casi. Sul lungo periodo, nei bambini piccoli, i dati controllati mancano. Una revisione del 2026 sui bambini da 0 a 6 anni documenta più prescrizioni, usi prolungati e sovradosaggi. Nella stessa fascia d'età la melatonina è la prima causa di ingestione di un medicinale senza sorveglianza e di sovradosaggio visti in pronto soccorso. Se la usi, tienila in alto e chiusa, come ogni medicinale.

In Italia la melatonina è autorizzata come medicinale e non compare nelle liste dei farmaci di fascia A e H: il Servizio sanitario nazionale non la rimborsa. Per i sonniferi degli adulti e per gli altri farmaci che a volte si sentono nominare, nei bambini le prove sono scarse; ogni decisione passa dal pediatra, e su questa pagina non trovi nomi commerciali né dosi.

Gli altri disturbi della notte, e dove leggere

Forse il tuo problema comincia dopo che tuo figlio si è addormentato. Ogni disturbo della notte ha una pagina sua: qui trovi quanto serve a riconoscerlo e a sapere dove andare a leggere.

Da guardare

Dall'incubo si sveglia e te lo racconta. Del terrore notturno, al mattino, non ricorda niente.

  • I terrori notturni arrivano nelle prime ore di sonno: urla, sembra terrorizzato, non ti riconosce e non è sveglio. In una coorte del Quebec il picco cadeva a un anno e mezzo, con il 34,4% dei bambini. Il resto sta nella pagina sui terrori notturni.
  • Il sonnambulismo: si alza e cammina senza essere sveglio. Nella stessa coorte il picco cadeva a dieci anni, con il 13,4%. La pagina sul sonnambulismo spiega anche come rendere sicura la casa.
  • Gli incubi sono sogni brutti da cui il bambino si sveglia davvero, ti cerca e ricorda. Sono comuni nei bambini di scuola. Il disturbo da incubi, con incubi così frequenti da pesare sulle giornate, è raro.
  • Il bruxismo è il digrignare dei denti nel sonno. Quanti bambini lo facciano è difficile da stimare, perché gli studi danno cifre lontanissime fra loro. Ne parla la pagina sul bruxismo.

La pipì a letto è un capitolo a parte. Si associa a un sonno da cui il bambino si sveglia con più fatica e, in alcuni bambini, al russare; tutto il resto sta nella pagina sull'enuresi notturna.

Russare e apnee nel sonno

Il russare che conta è quello di tutte le notti, soprattutto se ogni tanto il respiro si ferma. Secondo una rassegna degli studi di popolazione, il russamento abituale riferito dai genitori riguarda dall'1,5 al 6% dei bambini, e le apnee ostruttive diagnosticate con un esame dall'1 al 4%.

Il quadro da riferire al pediatra è preciso: tuo figlio russa quasi ogni notte, dorme con la bocca aperta, ogni tanto smette di respirare e riparte con uno sbuffo, al mattino si sveglia stanco. Annotalo per una settimana, e se puoi registra trenta secondi di respiro con il telefono. Il pediatra decide se servono la visita dallo specialista e un esame del sonno.

Operare o aspettare

Quando le apnee ci sono e tonsille e adenoidi sono ingrossate, si discute l'intervento. Una revisione Cochrane degli studi randomizzati ha confrontato l'operazione con l'attesa sorvegliata. A sette mesi il respiro notturno misurato con la polisonnografia era tornato normale nel 79% dei bambini operati e nel 46% di quelli seguiti senza intervento. Quasi la metà dei bambini non operati, dunque, è migliorata da sola.

Un grande studio controllato su bambini con disturbi respiratori lievi ha guardato che cosa cambia di giorno. Dopo un anno l'intervento aveva migliorato più dell'attesa i problemi di comportamento, la sonnolenza, i sintomi e la qualità della vita. Su attenzione e funzioni esecutive, misurate con i test, i due gruppi erano uguali. La Cochrane arriva allo stesso punto: beneficio su qualità della vita, sintomi e comportamento riferiti dai genitori, con una prova moderata.

Il dato · Respiro notturno tornato normale dopo sette mesi

Bambini operati
79%
Bambini seguiti senza intervento
46%

Quando operare si decide con lo specialista, guardando quanto è disturbato il respiro, l'età e come sta tuo figlio di giorno. Russare e apnee si associano anche alla pipì a letto, e quanto l'intervento aiuti a smettere è ancora incerto: ne parla la pagina sull'enuresi notturna.

Se tuo figlio ha un ADHD o è autistico

Nei bambini con ADHD o con autismo il sonno difficile è più frequente, e gli interventi senza farmaci aiutano anche loro, con la stessa certezza bassa che vale per tutti. La revisione del 2025 citata sopra trova effetti in tutti e due i gruppi. Routine, ora fissa e un metodo tenuto con costanza restano il punto di partenza; con un bambino che fatica a regolarsi possono servire più settimane e qualche adattamento. Il rapporto fra ADHD e sonno, farmaci compresi, ha una pagina sua: ADHD e sonno.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Stasera scegli una routine corta, sempre nello stesso ordine, e tienila anche sabato e domenica. Spegni gli schermi un'ora prima del letto. Poi scegli un metodo fra quelli descritti sopra, quello che riesci a reggere, e tienilo per qualche settimana con tutti gli adulti di casa d'accordo.

Intanto ascolta come respira mentre dorme. Se russa tutte le notti e ogni tanto si ferma, dillo al pediatra. Prima della melatonina, parlane con il pediatra. Se dopo qualche settimana la sera è ancora una battaglia, o di giorno è sempre stanco, chiedi una visita: porta un diario di due settimane, con l'ora del letto, l'ora in cui si addormenta e i risvegli.

Le altre pagine su questo tema sono quelle sui terrori notturni, sul sonnambulismo e sull'enuresi notturna. Se non vuole staccarsi da te, parti dall'ansia da separazione. Come si svolge una valutazione lo trovi nella pagina sulla prima visita neuropsichiatrica.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori e sui documenti elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Quante ore deve dormire un bambino?
Le raccomandazioni di consenso indicano dalle 10 alle 13 ore in età prescolare e dalle 9 alle 11 in età scolare. I bambini reali variano molto: conta soprattutto come sta di giorno, se è riposato, gioca e arriva a sera senza crolli.
Lasciarlo piangere gli fa male?
Negli studi controllati l'estinzione graduale ha migliorato il sonno senza segni di stress, e a cinque anni i bambini erano uguali a quelli delle famiglie che non l'avevano usata, in meglio come in peggio. Se sentirlo piangere ti è insopportabile, puoi restare vicino a lui e ridurre la tua presenza poco alla volta.
Il bambino che non si addormenta, crescendo, migliora?
In una coorte seguita fino all'età adulta, il 43,3% dei bambini con sintomi d'insonnia li aveva ancora da giovane adulto, il 38% ne era uscito da bambino o da adolescente e quasi uno su cinque li aveva a fasi alterne. Un'insonnia che dura da mesi si affronta adesso, con la routine, un metodo costante e il pediatra.
Si può dare la melatonina a un bambino?
Si valuta con il pediatra, dopo che routine e tecniche comportamentali hanno avuto il loro tempo. Negli studi anticipa l'addormentamento di circa mezz'ora e lascia uguali i risvegli; sul lungo periodo, nei bambini piccoli, i dati controllati mancano. Se la usi, tienila fuori dalla sua portata.
Mio figlio russa: bisogna togliere tonsille e adenoidi?
Russare quasi ogni notte con pause del respiro è un motivo per parlarne con il pediatra. L'intervento migliora sintomi, comportamento e qualità della vita, e quasi la metà dei bambini seguiti senza operare migliora comunque in sette mesi. Quando operare si decide con lo specialista.
Il telefono o il tablet la sera rovinano il sonno?
Gli studi che confrontano ragazzi diversi trovano che chi usa schermi a letto dorme più spesso troppo poco. Seguendo lo stesso ragazzo giorno per giorno, nei giorni con più schermo l'addormentamento arriva un po' più tardi, e durata, risvegli e qualità del sonno restano gli stessi. Spegnerli nell'ora prima del letto resta una buona abitudine da mettere nella routine.
Incubi o terrori notturni: come li distinguo?
Dall'incubo il bambino si sveglia, ti cerca e te lo racconta. Durante un terrore notturno urla e sembra spaventato senza essere sveglio, e al mattino non ricorda niente; il picco cade nei primi anni di vita. Il resto sta nella pagina sui terrori notturni.

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