Neurologia

Cefalee nei bambini: emicrania, tensiva o segnale di altro?

Il mal di testa di un bambino è quasi sempre una cefalea primaria, ma alcuni segnali chiedono il 118 e altri una visita dal pediatra. Come si riconoscono emicrania e cefalea tensiva, che cosa si può dare durante l'attacco e che cosa dicono gli studi sulla prevenzione.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 14 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Cefalee nei bambini: emicrania, tensiva o segnale di altro? Lo studio CHAMP su 361 ragazzi di 8-17 anni con emicrania. Tre teste di bambino, riempite dal basso in proporzione a chi ha avuto almeno metà dei giorni di mal di testa in meno: amitriptilina 52%, topiramato 55%, placebo 61%. Una linea tratteggiata sul livello del placebo mostra che il placebo è la colonna più alta. Accanto al titolo il ritratto, in fondo la fonte.
Fonti: N Engl J Med, 2017.

Tuo figlio torna da scuola e si stende sul divano. Ti chiede di spegnere la luce. Ha la nausea, non vuole cenare, si copre gli occhi con il braccio. È la terza volta questo mese. Gli dai qualcosa per il dolore e dopo un paio d'ore sta meglio, ma la volta dopo succede di nuovo. E tu ti chiedi se è normale, se c'è sotto qualcosa, se devi preoccuparti.

Il mal di testa nei bambini, in termini medici la cefalea, è molto frequente. Quasi sempre è una cefalea primaria, cioè una condizione che esiste di per sé, senza un'altra malattia dietro. Le due forme più comuni sono l'emicrania e la cefalea tensiva. Un mal di testa causato da altro esiste, ed è la ragione per cui si imparano i segnali di allarme. Qui trovi quali segnali richiedono il 118 e quali una visita dal pediatra, che cosa si può dare durante un attacco e che cosa mostrano gli studi sulla prevenzione.

Quando chiamare il 118

Il mal di testa è un'urgenza quando compare all'improvviso e fortissimo, oppure si accompagna a una convulsione, a perdita di forza o di sensibilità, a difficoltà a camminare o a parlare, a confusione o a una sonnolenza strana. In questi casi chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.

Da guardare

Mal di testa improvviso e fortissimo, oppure insieme a convulsione, perdita di forza, difficoltà a parlare o a camminare, confusione: 118.

Per i più piccoli ti serve un dato che rassicura senza abbassare la guardia. In Italia, su 1.455 bambini sotto i 6 anni arrivati in pronto soccorso per un mal di testa, le cause urgenti erano il 2,3%. Solo la difficoltà a coordinare i movimenti (atassia) e il vomito risultavano collegati a una causa urgente (Raucci e colleghi, 2023).

Gli stessi autori scrivono che avere meno di sei anni non va considerato un fattore di rischio importante. Il dato riguarda i bambini visitati in pronto soccorso. Davanti a uno dei segnali elencati sopra, a qualunque età, chiama il 118.

Gli altri segnali da dire al pediatra

Questi segnali li porti al pediatra in una visita, presto, senza aspettare che il problema si ripresenti. Se insieme compare uno dei segnali della sezione sopra, chiama il 118.

  • Il mal di testa lo sveglia di notte.
  • Vede doppio.
  • Vomito ripetuto, che arriva insieme al mal di testa.
  • Un mal di testa cominciato da meno di un mese e diverso da quelli di prima.
  • Un dolore che si concentra sempre alla nuca.

Il mal di testa che sveglia dal sonno è un segnale sostenuto da prove deboli: lo dici al pediatra, che lo valuta insieme al resto. Il segnale che regge in tutte le fonti è l'esame neurologico anormale, quello che il pediatra cerca nella visita: visione doppia, forza ridotta nelle braccia e nelle gambe, equilibrio instabile. Per gli altri la certezza è bassa, e il pediatra li pesa insieme alla visita. Il dolore alla nuca, per la classificazione internazionale, è raro nei bambini e chiede cautela (Headache Classification Committee, 2018). Una revisione dello stesso anno scrive che, in un bambino con una visita normale, non va considerato preoccupante (Irwin e Gelfand, 2018). Lo dici al pediatra, senza farne un allarme da solo.

Quanto è comune il mal di testa nei bambini

Se tuo figlio ha mal di testa, è in buona compagnia: più di metà dei bambini e dei ragazzi lo ha avuto. In una raccolta di 48 studi su ragazzi fra gli 8 e i 18 anni, la cefalea primaria riguardava il 62%, la tensiva il 17% e l'emicrania l'11% (Onofri e colleghi, 2023). Un'altra sintesi, di 50 studi su persone sotto i 20 anni, arriva al 58,4%, con più femmine che maschi: per le ragazze l'odds ratio è 1,53 (Abu-Arafeh e colleghi, 2010).

In Italia, fra 1.950 ragazzi di 11-16 anni delle scuole, il 65,9% aveva mal di testa (Foiadelli e colleghi, 2018).

Quanto pesa sulla giornata

Il mal di testa pesa sulla giornata. Nello stesso studio italiano il 57,5% dei ragazzi riportava un impatto sulle attività, e la scuola risultava il fattore principale (67%). Se per tuo figlio il momento peggiore è la scuola, dillo al pediatra. Un riepilogo del 2026 elenca le conseguenze note: la frequenza scolastica, il rendimento, la vita sociale e la qualità di vita (Uluduz e colleghi, 2026).

Gli studi stanno quasi tutti fra gli 8 e i 17 anni, e la frequenza cresce con l'età. Sotto i 6 anni se ne trova uno solo, italiano, e riguarda i bambini arrivati in pronto soccorso: per i più piccoli le certezze sono poche.

Emicrania e cefalea tensiva: come si riconoscono

L'emicrania si diagnostica dopo almeno cinque attacchi, e di solito ha questi tratti: un dolore che pulsa, di intensità media o forte, che peggiora col movimento, con nausea o vomito oppure fastidio per la luce e per i rumori. Nei bambini il dolore è spesso su entrambi i lati della testa. Quello da un lato solo compare più avanti, nella tarda adolescenza.

I più piccoli non ti dicono che la luce dà fastidio: lo capisci perché cercano il buio, smettono di giocare, si fermano se camminano. Gli attacchi possono durare da 2 a 72 ore sotto i 18 anni. Molti genitori ne raccontano di più brevi, e chi visita ne tiene conto.

La cefalea tensiva è la forma più comune dopo l'emicrania. Il dolore stringe come una fascia, su entrambi i lati, di intensità lieve o media. Non pulsa, non peggiora col movimento e non porta nausea né vomito.

Emicrania
Dolore che pulsa, medio o forte. Peggiora col movimento. Nausea o vomito, oppure fastidio per luce e rumore.
Cefalea tensiva
Dolore che stringe come una fascia, lieve o medio. Il movimento non lo peggiora. Niente nausea né vomito.
Il tratto in comune
Nessuna lesione dietro. L'esame neurologico, fra un attacco e l'altro, è normale.

Alcuni bambini hanno disturbi che tornano a episodi, senza mal di testa, e che la classificazione internazionale colloca accanto all'emicrania. Sono il vomito ciclico, l'emicrania addominale (dolore al centro della pancia o intorno all'ombelico, da 2 a 72 ore, senza mal di testa), la vertigine parossistica benigna e, nel primo anno di vita, il torcicollo parossistico benigno (Headache Classification Committee, 2018).

Risonanza e TAC: quando servono

Se la visita è normale e il mal di testa ha i tratti dell'emicrania o della tensiva, di solito la risonanza e la TAC non servono. Lo indicano linee guida americane del 2002: nel mal di testa ricorrente con esame neurologico normale, nessuna neuroimmagine di routine e nessun elettroencefalogramma di routine (Lewis e colleghi, 2002).

Le stesse linee guida elencano che cosa rende più probabile una lesione, e sono gli elementi che il medico cerca:

  • un mal di testa comparso da meno di un mese;
  • nessun familiare con emicrania;
  • un esame neurologico anormale;
  • un'andatura anomala;
  • le crisi convulsive.

Se c'è uno di questi elementi, la decisione sull'esame spetta a chi visita tuo figlio. Se un esame è già stato prescritto, puoi chiedere che cosa si cerca e che cosa cambierebbe nella cura.

Durante l'attacco: che cosa si può dare

Molti ragazzi cercano da soli il buio e il silenzio: lasciali fare. Per il dolore i farmaci di prima scelta sono due, l'ibuprofene e il paracetamolo, da dare presto, appena l'attacco comincia (Oskoui e colleghi, 2019). La dose la calcola il pediatra sul peso di tuo figlio.

  • Ibuprofene: ha le prove migliori. In due piccoli studi su 162 bambini ha fatto sparire il dolore a due ore più spesso del placebo (rapporto di rischio 1,87), con prove di qualità bassa (Richer e colleghi, 2016).
  • Paracetamolo: in un solo studio su 80 bambini non è risultato migliore del placebo. In un altro, su 88 bambini seguiti a casa, ibuprofene e paracetamolo hanno funzionato entrambi, l'ibuprofene meglio (Hamalainen e colleghi, 1997).

Nello studio italiano su 1.950 ragazzi, il 69,2% di chi aveva mal di testa prendeva antidolorifici, e solo il 20,6% su prescrizione (Foiadelli e colleghi, 2018). Nei 13 centri specializzati, i farmaci specifici dell'emicrania erano usati dal 6% dei bambini e dal 13% degli adolescenti con emicrania (Toldo e colleghi, 2017).

Le linee guida di vari Paesi tengono questi due farmaci in prima linea; in seconda linea mettono, per gli adolescenti, gli spray nasali di alcuni farmaci specifici (Hassan e colleghi, 2026). Per i ragazzi esistono infatti farmaci pensati per l'emicrania. In 21 studi su 7.026 adolescenti hanno funzionato meglio del placebo, con più effetti collaterali lievi (Richer e colleghi, 2016). In Italia li prescrive lo specialista, e per la maggior parte l'uso sotto i 18 anni non è autorizzato.

Quando gli attacchi sono tanti: la prevenzione

Se gli attacchi sono molti, lo specialista può proporre una cura di prevenzione. Le prove nei bambini sono deboli, ed è bene saperlo prima di decidere.

Il trial più grande, il CHAMP, ha assegnato per sorteggio 361 ragazzi di 8-17 anni con emicrania a uno di due farmaci (amitriptilina o topiramato) oppure a un placebo. È stato fermato in anticipo perché i farmaci non facevano meglio. I due farmaci hanno anche dato più effetti indesiderati (Powers e colleghi, 2017).

Il dato · CHAMP, ragazzi di 8-17 anni con emicrania

Quanti hanno avuto almeno metà dei giorni di mal di testa in meno

Placebo
61%
Topiramato
55%
Amitriptilina
52%

Il gruppo che ha preso il placebo ha avuto il risultato migliore dei tre. Una revisione delle linee guida americane ha trovato che la maggior parte degli studi sui farmaci di prevenzione non supera il placebo (Oskoui e colleghi, 2019). Altre analisi danno risultati diversi per alcuni farmaci. Per questo la scelta si discute con lo specialista, rischi compresi, e non si prende da soli.

Prima di dire sì a una cura di prevenzione, chiedi allo specialista:

  • quanti giorni di mal di testa in meno ti aspetti, rispetto a nessun farmaco;
  • quali effetti indesiderati può avere tuo figlio;
  • per quanto tempo lo provate e quando decidete se continuare;
  • che cosa si fa se non funziona.

Imparare a gestire il dolore

Gli interventi psicologici riducono la frequenza del dolore, con l'effetto più chiaro alla fine del trattamento. Una revisione Cochrane di 47 studi su 2.884 bambini e ragazzi con dolore cronico o ricorrente, 23 dei quali sul mal di testa, ha trovato una riduzione della frequenza alla fine del trattamento (rapporto di rischio 2,35). Al controllo successivo l'effetto non c'era più, e la qualità delle prove è bassa o molto bassa (Fisher e colleghi, 2018).

  • Il rilassamento: imparare a sciogliere i muscoli e a rallentare il respiro.
  • Il biofeedback: uno strumento mostra al ragazzo come reagisce il corpo, così può imparare a calmarlo.
  • La terapia cognitivo-comportamentale: un lavoro sui pensieri e sulle abitudini legati al dolore.

In 135 ragazzi di 10-17 anni con emicrania cronica, tutti in cura con amitriptilina, chi ha aggiunto la terapia cognitivo-comportamentale ha avuto una riduzione di almeno metà dei giorni di mal di testa nel 66% dei casi a fine cura, contro il 36% di chi seguiva incontri di educazione sul mal di testa. A 12 mesi le quote erano 86% e 69% (Powers e colleghi, 2013).

Un'analisi di 12 studi su 576 ragazzi ha messo a confronto vari interventi non farmacologici: i programmi che il ragazzo segue da solo, il biofeedback, il rilassamento e le terapie psicologiche hanno funzionato meglio della lista d'attesa (Koechlin e colleghi, 2021). Quando ne parli con il pediatra, chiedi se nella tua zona esiste un servizio che offre questi interventi.

Se c'è anche ansia o tristezza

Una revisione di 19 studi di coorte ha trovato questo. Nei bambini con ansia, depressione o disagio il mal di testa non compare più spesso che negli altri. Se i due problemi ci sono insieme, il mal di testa tende a durare di più (Huguet e colleghi, 2016). Se tuo figlio è anche ansioso o giù di morale, per l'ansia c'è la pagina sull'ansia nei bambini.

Quando gli antidolorifici tengono acceso il mal di testa

Gli antidolorifici presi troppo spesso possono mantenere il mal di testa. Si chiama cefalea da uso eccessivo di farmaci, e la classificazione internazionale la definisce con tre condizioni (Headache Classification Committee, 2018):

  • mal di testa per 15 giorni o più al mese, in chi ha già una cefalea;
  • uso regolare da più di tre mesi di antidolorifici semplici, come il paracetamolo e gli antinfiammatori, per 15 giorni o più al mese;
  • per i farmaci specifici dell'emicrania bastano 10 giorni al mese.

Di solito, ma non sempre, il mal di testa passa quando il farmaco viene sospeso. Nei bambini non si sa con precisione quanto sia frequente. In una revisione la quota va dal 4% all'11% fra i pazienti pediatrici con mal di testa, e dal 20% al 70% nelle forme croniche (Vides-Rosales, 2021).

La forbice è larga, ma il messaggio per te è semplice: conta i giorni in cui tuo figlio prende un antidolorifico. Se sono tanti, parlane con il pediatra o con lo specialista. Sospendere il farmaco si decide con lui, non da soli.

Scuola, schermi e sonno

Nello studio italiano sui ragazzi di 11-16 anni, la scuola risultava il fattore principale (67%) (Foiadelli e colleghi, 2018). Se il dolore si presenta soprattutto nei giorni di scuola, scrivilo nel diario: è un'informazione che il medico usa. Per i bambini che a scuola faticano ad andare, c'è la pagina sulla fobia scolastica.

Sugli schermi una revisione del 2024 ha trovato un'associazione con il mal di testa, più forte per la durata d'uso. Mancano però studi che seguano i ragazzi nel tempo e studi in cui l'uso sia assegnato a caso, quindi non si può dire che gli schermi lo causino (Langdon e colleghi, 2024). Ne parla la pagina sugli effetti della tecnologia sui bambini.

Se tuo figlio dorme poco o male, guarda anche la pagina sui disturbi del sonno nei bambini.

Il diario del mal di testa

Il diario conta i giorni, misura l'intensità, registra i farmaci e ricorda che cosa c'era prima. È la base della visita. Tienilo per un mese, sul telefono o su un quaderno, e scrivi per ogni attacco:

  • il giorno, l'ora in cui è cominciato e quella in cui è finito;
  • l'intensità, da 0 a 10, detta da tuo figlio;
  • che cosa c'era prima: una giornata di scuola, poco sonno, un pasto saltato;
  • che farmaco ha preso, a che ora, e se ha funzionato;
  • che cosa ha perso: ore di scuola, sport, uscite con gli amici.

Di' al pediatra anche se in famiglia c'è chi soffre di emicrania. È un'informazione che entra nella valutazione, anche se la certezza di questo legame è bassa.

A chi rivolgersi

Il primo riferimento è il pediatra. Portagli il diario e l'elenco dei farmaci già provati. Fissa la visita quando succede una di queste cose:

  • il mal di testa torna ogni mese;
  • fa perdere giorni di scuola o di attività;
  • gli antidolorifici servono spesso;
  • il carattere di tuo figlio cambia.

Se serve, c'è il centro cefalee per bambini e ragazzi, spesso dentro la neuropsichiatria infantile o la pediatria di un ospedale. In 13 centri specializzati italiani, su 637 bambini con età media di 12 anni, le terapie non farmacologiche erano state usate nel 10% dei casi (Toldo e colleghi, 2017). Il riquadro descrive chi arriva a un centro, non tutti i bambini con mal di testa.

Il dato · 637 bambini nei centri cefalee italiani

Emicrania
76%
Cefalea tensiva
24%

La legge 14 luglio 2020, n. 81 riconosce la cefalea primaria cronica come malattia sociale, quando è accertata da almeno un anno da uno specialista in un centro accreditato che ne attesti l'effetto invalidante. Riguarda le forme croniche: emicrania cronica e ad alta frequenza, cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di analgesici. La Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) è la società scientifica italiana che se ne occupa.

Che cosa puoi fare tu, adesso

  • Tieni il diario per un mese, giorno per giorno.
  • Portalo alla visita dal pediatra e di' se in famiglia c'è qualcuno con emicrania.
  • Chiedi la dose giusta per il peso di tuo figlio e dagli il farmaco all'inizio dell'attacco.
  • Conta i giorni in cui prende un antidolorifico, e parlane con il pediatra se sono tanti.
  • Chiama il 118 se il dolore è improvviso e fortissimo, o se ci sono convulsione, perdita di forza, difficoltà a parlare o confusione.
  • Chiedi se nella tua zona c'è un centro cefalee per bambini e ragazzi.

Se l'attesa per un centro è lunga, la pagina sulla lista d'attesa in neuropsichiatria spiega cosa si può fare nel frattempo. Se oltre al mal di testa tuo figlio ha crisi o episodi strani, leggi l'articolo sull'epilessia nei bambini.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali e ai testi di legge.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Un attacco di emicrania nei bambini può durare poco?
Sì. La classificazione internazionale, per chi ha meno di 18 anni, accetta attacchi da 2 a 72 ore, e alcuni studi italiani ne descrivono di più brevi.
Quando il mal di testa di un bambino è un'urgenza?
Quando arriva all'improvviso e fortissimo, o insieme a convulsione, perdita di forza, difficoltà a camminare o a parlare, confusione. In questi casi si chiama il 118 o si va subito al pronto soccorso più vicino.
Serve una risonanza magnetica?
Se la visita è normale e il mal di testa ha i tratti di un'emicrania o di una cefalea tensiva, di solito no. La decide il medico, in base ai segnali che trova.
Quale farmaco si può dare durante l'attacco?
Ibuprofene o paracetamolo, presto, con la dose che il pediatra calcola sul peso. Per gli adolescenti esistono anche farmaci specifici per l'emicrania: li prescrive lo specialista, e in Italia per la maggior parte non sono autorizzati sotto i 18 anni.
Esistono farmaci per prevenire gli attacchi?
Esistono, ma nei bambini le prove sono deboli: nello studio più grande due farmaci non hanno fatto meglio del placebo. Se ne parla con lo specialista.
Gli antidolorifici presi spesso possono peggiorare il mal di testa?
Sì. Usati per 15 o più giorni al mese per più di tre mesi possono mantenere un mal di testa quasi quotidiano. Conta i giorni in cui li dai e parlane con il pediatra.
La psicoterapia serve per il mal di testa?
La terapia cognitivo-comportamentale, il rilassamento e il biofeedback riducono gli attacchi alla fine del percorso. Le prove sono di qualità bassa o molto bassa.

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