Alimentazione

Il bambino che non mangia: quando preoccuparsi davvero

Mangia pochissimo, i pasti sono una guerra e tu guardi la bilancia. Che cosa dice la curva di crescita, quando servono gli esami e che cosa aiuta a tavola.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 15 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Il bambino che non mangia: quando preoccuparsi davvero. Il peso si guarda sulla curva di crescita, non sul piatto. Due tracce partono dallo stesso punto: una linea piena viola resta nel suo corridoio ed è segnata «tiene», con un cerchio pieno; una linea tratteggiata ottone attraversa due linee della curva ed è segnata «cade», con un cerchio vuoto. Per un bambino nato fra il 9° e il 91° centile la linea guida inglese indica una caduta di 2 spazi o più. A destra il numero 2. Accanto al titolo il ritratto, in fondo la fonte.
Fonti: NICE NG75, 2017.

«Non mangia niente.» Lo dici a tavola, mentre porti via un piatto ancora quasi pieno. Tre cucchiai di pasta, un pezzo di pane, il resto è rimasto lì. Tua madre lo guarda e lo trova magro. Tu conti i cucchiai, e la sera li riconti a mente. Lui scende dalla sedia, dice che ha finito, e tu resti con il piatto in mano. E tu ti chiedi se è normale o se c'è sotto qualcosa che nessuno ha ancora visto.

Per molti genitori di bambini piccoli il figlio mangia poco (Kerzner e colleghi, 2015). La maggior parte di questi bambini ha una forma lieve, e una piccola parte ha un disturbo serio dell'alimentazione. Qui trovi come si guarda la curva di crescita, quando servono gli esami, quando il pediatra chiede un parere, che cosa dicono gli studi su pressione, premi e assaggi ripetuti e chi segue il bambino quando il problema dura.

Quanti bambini mangiano davvero poco

È una delle preoccupazioni più comuni dei genitori, e la tua lo è con buone ragioni. Nella maggioranza dei casi, però, il bambino ha una forma lieve (Kerzner e colleghi, 2015). Se cresce bene e sta bene, di solito mangia abbastanza per lui.

Anche nelle forme lievi, l'ansia di chi dà da mangiare e le abitudini che ne nascono possono avere delle conseguenze. Per questo contano due cose insieme: le misure del bambino e i gesti a tavola che hanno una prova alle spalle.

Il disturbo diagnosticato

Il disturbo dell'alimentazione pediatrico, in inglese Pediatric Feeding Disorder, è un mangiare per bocca insufficiente e non adatto all'età, legato a problemi medici, nutrizionali, di abilità nel mangiare o psicosociali (Goday e colleghi, 2019). Negli Stati Uniti, nel 2014, risultava diagnosticato in un bambino su 23, fino a uno su 37, sotto i 5 anni, a seconda del gruppo di assicurati (Kovacic e colleghi, 2021). Sono dati americani, ricavati dai codici diagnostici degli archivi assicurativi, con certezza bassa.

Poco appetito, pochi cibi, paura di mangiare

Kerzner e colleghi (2015) distinguono tre comportamenti che preoccupano i genitori: il poco appetito, i pochi cibi che il bambino accetta e la paura di mangiare. Ciascuno va dal normale, percepito male, al grave. Descrivono anche quattro stili di chi dà da mangiare: responsivo, controllante, indulgente e trascurante.

Qui si parla soprattutto del primo comportamento. Per gli altri due trovi la pagina giusta qui sotto.

La curva di crescita viene prima del piatto

Se tuo figlio mangia poco, la prima domanda riguarda la crescita. Il pediatra pesa il bambino, lo misura e segna i valori sulla curva di crescita, il grafico su cui si seguono peso e altezza età dopo età. Preoccupa un peso che scende attraversando le linee della curva. Chi guarda la curva è il pediatra, e a te tocca portargli le misure.

In Italia esistono curve di altezza, peso e indice di massa corporea per i ragazzi dai 2 ai 20 anni, costruite su circa 70.000 alunni (Cacciari e colleghi, 2006). Per i bambini più piccoli, chiedi al pediatra quale curva usa.

Che cosa dice la linea guida americana

La linea guida americana del 2026 ha sostituito il vecchio «failure to thrive» con «faltering weight», peso che rallenta, e lo definisce con tre criteri sulle curve (Kersten e colleghi, 2026). La definizione è nata da una discussione fra esperti chiusa con un voto, e la certezza è bassa.

  • Peso per lunghezza, o indice di massa corporea per età, sotto -1,65 z score (il 5° centile).
  • Sotto i 2 anni, velocità di aumento del peso sotto -2 z score per l'età (il 2,3° centile).
  • Calo del peso, del peso per lunghezza o dell'indice di massa corporea di 1 z score o più.

Sono criteri che applica il pediatra con i suoi strumenti. Tu non devi calcolare nessuno z score: ti basta sapere che il peso, per chi lo giudica, si legge sulla curva.

Quanti spazi sulla curva preoccupano

Una linea guida inglese, la NICE NG75 del 2017, indica quanta caduta conta, e dipende da dove il bambino era partito. Lo spazio è quello fra due linee vicine della curva. Le soglie hanno certezza bassa, e sono costruite su curve inglesi.

Nato sotto il 9° centile
Preoccupa una caduta di 1 spazio o più.
Nato fra il 9° e il 91°
Preoccupa una caduta di 2 spazi o più.
Nato sopra il 91°
Preoccupa una caduta di 3 spazi o più.
Peso di oggi sotto il 2°
Preoccupa sempre, qualunque fosse il peso alla nascita.

Ogni quanto pesarlo

Se hai una bilancia in casa, la tentazione è salirci con lui ogni sera. La linea guida inglese segnala che pesare un bambino più spesso del necessario aggiunge ansia ai genitori, perché piccoli cambiamenti di breve periodo fanno nascere preoccupazioni inutili (NICE, 1.2.28). Gli intervalli indicati, di norma non più ravvicinati, sono questi (NICE, 1.2.27):

  • ogni giorno sotto il mese di vita;
  • ogni settimana fra 1 e 6 mesi;
  • ogni due settimane fra 6 e 12 mesi;
  • ogni mese dall'anno in poi.

Dopo l'anno, quindi, il ritmo indicato è una volta al mese. Se ti accorgi che lo pesi ogni giorno, chiedi al pediatra ogni quanto farlo.

Gli esami: che cosa trovano

Se il bambino sta bene, cresce e non ha altri segni, gli esami raramente trovano una malattia. La linea guida americana li raccomanda solo per i bambini con condizioni specifiche o con un peso che continua a non salire (Kersten e colleghi, 2026). Quella inglese li giudica poco utili in un bambino che appare in buona salute e senza altri motivi di preoccupazione (NICE, 1.2.13). Se il tuo pediatra non te li prescrive, di solito la ragione è questa.

Che cosa si controlla per primo

La prima valutazione comprende la visita, lo sviluppo, la storia dell'alimentazione e l'osservazione di un pasto, quindi non stupirti se il pediatra ti chiede di vedere tuo figlio mangiare. Fra i primi controlli la linea guida inglese nomina l'infezione delle vie urinarie e la celiachia, se la dieta ha incluso alimenti con glutine. Altri esami solo se la valutazione li indica (NICE, 1.2.6).

Quando la causa non si trova

Spesso concorrono più fattori e una causa chiara può non trovarsi. Le difficoltà nel rapporto a tavola fra genitore e figlio possono contribuire, e la causa principale può stare altrove (NICE, 1.2.9). A volte c'è una malattia, e il pediatra la cerca se la visita lo indica.

Quando il pediatra chiede un parere

La linea guida inglese elenca i segnali per cui il pediatra chiede un parere specialistico (NICE, 1.2.31). Li trovi qui, scritti per te:

  • sintomi o segni che fanno pensare a una malattia;
  • nessun miglioramento con le prime cure fatte dal pediatra;
  • altezza che cresce poco, o statura bassa senza una spiegazione;
  • perdita di peso rapida o denutrizione grave.

Sono segnali che il pediatra riconosce nella visita. Tu li porti in ambulatorio quando li vedi: un peso che scende sulla curva, un bambino che dimagrisce in fretta, un'altezza che si ferma, altri sintomi accanto al poco appetito. La certezza è bassa, perché la lista viene da un consenso di esperti.

Quando diventa un disturbo

Il disturbo dell'alimentazione pediatrico si valuta in quattro ambiti insieme (Goday e colleghi, 2019):

  • medico;
  • nutrizionale;
  • abilità nel mangiare;
  • psicosociale, cioè il rapporto a tavola.

Nei bambini che arrivano a un servizio con questa diagnosi gli ambiti sono spesso aperti tutti insieme. Lo mostra un gruppo di 51 bambini del Regno Unito.

Il dato · 51 bambini con disturbo dell'alimentazione pediatrico, Regno Unito

Difficoltà di abilità nel mangiare
100%
Una condizione medica
96%
Una condizione psicosociale
51%
Una carenza nutrizionale diagnosticata
20%

È un campione piccolo e selezionato (Morris e colleghi, 2026), con certezza bassa. Sono i bambini che un servizio ha preso in carico, e dicono come sono fatti i casi di quel servizio. Non dicono quanti bambini che mangiano poco ne facciano parte. La maggior parte di quelli che i genitori vedono mangiare poco ha una forma lieve (Kerzner e colleghi, 2015).

La pressione a tavola

«Ancora un boccone.» «Finisci il piatto.» Sono frasi che conosci, e che ti escono quasi da sole quando il piatto torna indietro. In una meta-analisi di 51 studi su 17.431 coppie genitore-figlio, spingere a mangiare si associa a un peso più basso del bambino (d = -0,30), e limitare certi cibi a un peso più alto (d = 0,22) (Ruzicka e colleghi, 2021). Gli studi sono molto diversi fra loro e per lo più fotografano un momento, con certezza bassa.

Chi spinge chi

Una fotografia non dice in che direzione va la freccia. Le revisioni più prudenti trovano che la direzione non è stabilita e che gli effetti nei due sensi sono incoerenti (Wang e colleghi, 2022; Spill e colleghi, 2019). In uno studio su 207 madri, seguite dai 2 ai 5 anni, la sazietà precoce del bambino precede le scelte della madre a tavola (Jansen e colleghi, 2018).

Spingere non aiuta, e spesso è il bambino che si sazia presto a far insistere il genitore. Se insisti, hai una ragione comprensibile: vedi un piatto pieno e un figlio che smette. In un esperimento con bambini in età prescolare, quando nessuno insisteva mangiavano di più e facevano molti meno commenti negativi (Galloway e colleghi, 2006). È un solo esperimento, fatto in laboratorio.

Dolci, premi e divieti

Usare il cibo come premio, per esempio il dolce dato per finire il piatto, predice un poco il mangiare per emozione (β = 0,09, in 14 studi longitudinali; Wang e colleghi, 2022). Limitare i cibi da merenda, nelle meta-analisi, non peggiora la dieta: nessun effetto è risultato significativo, e la restrizione può andare con una dieta migliore (Werner e Mallan, 2024).

Per un premio che non è cibo le prove sono migliori. Gli studi riguardano una verdura rifiutata, in bambini a sviluppo tipico, con certezza moderata. In due di questi studi i bambini assaggiavano la verdura ogni giorno, per 12 giorni (Remington e colleghi, 2012; Cooke e colleghi, 2011).

Un adesivo per ogni assaggio
Ha aiutato i bambini ad accettare la verdura in tre trial: 173 famiglie con bambini di 3-4 anni (Remington e colleghi, 2012), un trial a grappoli (Cooke e colleghi, 2011) e 185 bambini di 4-6 anni (Corsini e colleghi, 2013).
La sola lode
Nel trial di Remington il gruppo con la lode non ha avuto più consumo né più gradimento.
Il dolce per finire il piatto
Si associa, in piccola misura, al mangiare per emozione (Wang e colleghi, 2022).

Nei trial i premi non hanno fatto danni (Cooke e colleghi, 2011). Se vuoi premiare un assaggio, l'adesivo ha più prove del dolce.

Il pasto che aiuta

La linea guida inglese descrive il pasto che aiuta con gesti semplici (NICE, 1.2.19 e 1.2.22):

  • pasti rilassati e piacevoli, né troppo brevi né troppo lunghi;
  • orari regolari, per esempio tre pasti e due spuntini al giorno;
  • mangiare insieme alla famiglia o ad altri bambini;
  • lasciarlo mangiare da solo, anche sporcandosi;
  • regole ragionevoli sul comportamento a tavola, senza punizioni e senza forzare;
  • poco latte e poche bevande ricche di calorie, perché tolgono appetito per il resto.

Sono raccomandazioni di esperti, con certezza bassa, e il loro effetto sulla quantità che il bambino mangia non è stato misurato.

Rispondere ai segnali del bambino

Insegnare ai genitori a riconoscere i segnali di fame e di sazietà e a rispondere porta a una crescita del peso nella norma fino ai 2 anni (27 articoli, certezza moderata; Spill e colleghi, 2019). I programmi studiati erano pensati soprattutto per evitare l'eccesso di peso, e il bambino che mangia poco non era il loro bersaglio.

Una proposta nota, la «divisione delle responsabilità» di Satter, affida al genitore che cosa, quando e dove si mangia, e al bambino se e quanto. In un trial su 62 famiglie con un figlio di 2-4 anni e almeno un genitore in sovrappeso, il programma che la usava ha ridotto la pressione a mangiare dei genitori (Agras e colleghi, 2012). Sul bambino che mangia poco l'effetto non è stato misurato.

Assaggiare, guardare, ripetere

In una revisione di 21 studi su bambini di 4-24 mesi, assaggiare lo stesso cibo, uno al giorno, per 8-10 giorni o più ne aumenta l'accettazione (Spill e colleghi, 2019). L'effetto si estende ai cibi della stessa categoria, e ai cibi di un'altra categoria no. La certezza è moderata, e gli studi riguardano soprattutto verdure.

Da guardare

Lo stesso cibo, un assaggio al giorno, per 8-10 giorni o più: è il ritmo che negli studi ha fatto crescere l'accettazione.

Guardare un cibo nuovo

Vedere una verdura sconosciuta ne aumenta l'accettazione anche senza mangiarla, e vederne una già conosciuta non basta (Barends e colleghi, 2019). In un piccolo studio su 20 bambini di 21-24 mesi, un libro illustrato per due settimane aumentava la voglia di assaggiare frutta sconosciuta e riduceva quella di assaggiare verdure già note (Houston-Price e colleghi, 2009). Vedere un cibo nuovo aiuta a volerlo assaggiare, e poi serve assaggiarlo più volte.

Quanto dura l'effetto

L'effetto può attenuarsi. In un trial su 246 madri olandesi al primo figlio, a 18 e 24 mesi non c'era differenza nelle verdure mangiate (van Vliet e colleghi, 2022). Nel trial di Cooke, senza premio, l'effetto non era più significativo a 3 mesi. Per questo il cibo, dopo i primi assaggi, resta in tavola.

Una revisione di 11 revisioni, su bambini fino a 5 anni, classifica come promettente l'esposizione ripetuta, e come emergenti l'esempio dei genitori, i premi non alimentari e i libri illustrati sulle verdure (Bell e colleghi, 2021). Mangia lo stesso cibo accanto a lui, e dagli il tempo.

Il lattante e il bambino nato prima

Nei bambini nati prima del termine le difficoltà di masticazione e deglutizione sono frequenti: riguardano il 43% dei lattanti e il 25% dei bambini, più che nei nati a termine (Walton e colleghi, 2022). La certezza è molto bassa.

L'anoressia infantile

L'anoressia infantile è il quadro del bambino piccolo senza interesse per il cibo, che cresce poco. In 30 bambini diagnosticati fra 12 e 42 mesi e rivisti a 10 anni, il QI non differiva da quello di 30 controlli. Secondo gli autori l'intervento va sul conflitto a tavola fra genitore e figlio (Chatoor e colleghi, 2023). La certezza è molto bassa.

I cibi a pezzi, introdotti tardi

Nella coorte ALSPAC, con 7.821 madri, i bambini che avevano ricevuto cibi a pezzi dopo i 9 mesi mangiavano meno frutta e verdura a 7 anni (Coulthard e colleghi, 2009). Una revisione sistematica non trova una prova forte che le pratiche dei primi mesi causino le difficoltà dopo l'anno (Babik e colleghi, 2021). Se hai introdotto i pezzi tardi, la prova che sia stata quella la causa non c'è.

Nei bambini con malattie neurologiche, masticare e deglutire possono essere il problema in sé. Ne parla la pagina sulla logopedia.

Chi lo segue

Si parte dal pediatra, che pesa, misura e guarda la curva. Quando il problema dura, la linea guida inglese elenca le figure che possono servire (NICE, 1.3.3):

  • lo specialista dell'alimentazione del lattante;
  • il pediatra consulente;
  • il dietista pediatrico;
  • il logopedista;
  • lo psicologo clinico;
  • il terapista occupazionale.

Il neuropsichiatra infantile entra se compaiono segnali nello sviluppo, una paura forte del cibo o pochissimi cibi sempre uguali. È un giudizio clinico, senza una misura che lo confermi. Se pensi a una visita specialistica, trovi le cose pratiche nella pagina su come scegliere lo specialista.

Che cosa funziona nei percorsi

Insegnare ai genitori come gestire i pasti migliora il comportamento a tavola e riduce le strategie poco utili: 8 articoli, 575 partecipanti, tre paesi, con certezza che gli autori giudicano alta (Madonna e colleghi, 2025). Come funziona un percorso con i genitori lo trovi nella pagina sul parent training.

In un programma italiano di cura per la famiglia, su 42 bambini in età prescolare, il 66,7% ha risolto il disturbo in sei mesi; il sottotipo dell'anoressia infantile non era fra quelli associati alla risoluzione (Maestro e colleghi, 2022). Il programma si svolgeva in un nido terapeutico di un ospedale universitario, e la certezza è molto bassa.

Che cosa puoi fare tu, adesso

  • Porta al pediatra il libretto con le misure e chiedi di vedere la curva di crescita e dove si trova tuo figlio.
  • Non pesarlo ogni giorno a casa.
  • Tieni orari regolari, con tre pasti e due spuntini, e riduci il latte e le bevande ricche di calorie, che tolgono appetito.
  • Mangia con lui e lascialo fare da solo, anche se si sporca.
  • Metti il cibo nuovo accanto a uno che gli piace e fagli assaggiare il nuovo per più giorni, uno al giorno.
  • Se vuoi premiare un assaggio, usa un adesivo e lascia stare il dolce.
  • Chiedi una visita se il peso scende sulla curva, se perde peso in fretta, se cresce poco in altezza o se compaiono altri sintomi accanto al poco appetito.

Le pagine vicine a questa sono quella sulla selettività alimentare, per i bambini che accettano pochi cibi, e quella sui disturbi alimentari.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali e al documento della linea guida.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Quando un bambino che non mangia ha bisogno di una visita?
Quando il peso scende sulla curva rispetto al suo corridoio, quando cresce poco anche in altezza, quando perde peso in fretta o compaiono altri sintomi. Se cresce bene e sta bene, di solito mangia abbastanza per lui.
Servono gli esami del sangue?
Se il bambino sta bene e cresce, raramente trovano qualcosa. Il pediatra li chiede quando la visita lo indica o quando il peso continua a non salire. Fra i primi controlli la linea guida inglese nomina l'infezione delle vie urinarie e la celiachia.
Devo insistere perché finisca il piatto?
Spingere a mangiare non lo aiuta: in un esperimento i bambini mangiavano di più quando nessuno insisteva. Spesso si insiste proprio perché il bambino si sazia presto, ed è una reazione comprensibile.
Posso usare un premio?
Un premio che non è cibo, come un adesivo per ogni assaggio, ha aiutato i bambini ad accettare una verdura in tre studi. Il dolce dato come premio per finire il piatto si associa invece, un poco, al mangiare per emozione.
Quante volte devo riproporre un cibo?
Nei bambini piccoli servono di solito 8-10 assaggi o più, uno al giorno. Vedere un cibo nuovo, anche in un libro illustrato, aiuta a volerlo assaggiare. L'effetto può attenuarsi nei mesi, quindi il cibo resta in tavola.
Serve un neuropsichiatra?
Il primo passo è il pediatra, che pesa, misura e guarda la curva. Quando il problema dura, il bambino viene seguito da più figure insieme. Il neuropsichiatra infantile entra se ci sono segnali nello sviluppo, una paura forte del cibo o pochissimi cibi sempre uguali.
È colpa mia se non mangia?
Nella maggior parte dei casi il bambino ha una forma lieve. In uno studio su 207 madri, la sazietà precoce del bambino precedeva le scelte della madre a tavola. Lavorare sul pasto insieme a chi lo segue migliora il comportamento a tavola.

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