Sviluppo

Disturbi sensoriali: il bambino che non sopporta certi suoni o tessuti

Non sopporta le etichette dei vestiti, si copre le orecchie davanti al fon, si divincola da un abbraccio. Quanti bambini sono, con quali condizioni si accompagna e che cosa dicono le prove su terapie, giubbotti e cuffie.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 14 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Disturbi sensoriali: il bambino che non sopporta certi suoni o tessuti. Due cartelle affiancate. A sinistra, difficoltà sensoriali da sole: una riga viola piena che dice reazioni forti a suoni e tessuti, e sotto una riga vuota e tratteggiata che dice come diagnosi a sé il nome non è condiviso. A destra, autismo secondo il DSM-5: due righe pervinca, interazione sociale e comportamenti ripetitivi, e una riga viola piena che dice reazioni insolite agli stimoli. La legenda dice: viola il segno sensoriale, pervinca gli altri segni dell'autismo, riga tratteggiata la diagnosi che manca.
Fonti: Pediatrics, 2012 · PLoS ONE, 2014.

Le calze con la cucitura, mai. L'etichetta del maglione la tagli tu, prima che lui cominci a piangere. Il fon, l'asciugamani elettrico del bagno della scuola, il frullatore: le mani corrono alle orecchie. Un abbraccio di troppo e si divincola. «Fa i capricci», dice qualcuno. «Lo hai viziato», dice qualcun altro. E tu ti chiedi se esagera lui oppure se sei tu a non capire.

Le difficoltà sensoriali sono reazioni molto forti, o molto deboli, a suoni, tessuti, luci, sapori, odori e contatto. Capitano a molti bambini, a volte da sole, a volte insieme ad autismo, ADHD o ansia. Qui trovi quanti sono, che cosa si sa su valutazione e terapie, quali rimedi di uso comune hanno prove e quali no, e che cosa puoi cambiare intorno a tuo figlio.

Che cosa si intende per difficoltà sensoriali

Chi studia queste differenze le descrive in tre modi. C'è chi reagisce troppo: il rumore improvviso è insopportabile, il tessuto punge, l'odore della mensa fa rifiutare la stanza. C'è chi reagisce poco: sembra non sentire quando lo chiami, non si accorge di avere le mani sporche. E c'è chi cerca sensazioni: tocca tutto, gira su se stesso, vuole il volume alto. Lo stesso bambino può mostrare più di un modo, in giorni e in luoghi diversi.

Un aggiornamento del 2019 di una meta-analisi, su 55 studi e 4.606 persone autistiche, trova per tutte e tre le reazioni una differenza grande rispetto ai coetanei senza autismo, con risultati molto diversi da uno studio all'altro (Ben-Sasson 2019). Confrontate con bambini che hanno altre condizioni, solo la reazione eccessiva resta una differenza significativa. Per questo gran parte di ciò che segue riguarda quella.

Disturbo di elaborazione sensoriale, un nome discusso

Si trova scritto disturbo di elaborazione sensoriale, a volte con la sigla inglese SPD. Come diagnosi a sé, però, il nome non è condiviso. L'American Academy of Pediatrics, nella dichiarazione del 2012, scrive che in generale non andrebbe usato come diagnosi, e giudica limitate le prove sulle terapie costruite su quel nome (Zimmer 2012). Il manuale diagnostico americano, il DSM-5, mette invece le reazioni insolite agli stimoli sensoriali fra i segni possibili dell'autismo (Chang 2014).

Le differenze che vedi in tuo figlio esistono e pesano sulla giornata. In questa pagina si chiamano difficoltà o differenze sensoriali, e la parola «disturbo» resta alle diagnosi con criteri condivisi. Un bambino può soffrire per i rumori anche quando nessuna cartella porta quel nome, e la sua sofferenza resta la stessa.

Quanti bambini hanno difficoltà sensoriali

La risposta è larga: da uno su venti a uno su cinque, secondo i questionari compilati dai genitori. In uno studio americano del 2004, su 1.796 bambini iscritti all'asilo sono arrivati 703 questionari e la stima prudente è del 5,3% (Ahn 2004). In Finlandia, su 4.424 bambini di otto anni, la sovra-reattività sensoriale riguardava il 6,4% (Jussila 2025). Fra 925 bambini di 7-11 anni il 16% aveva almeno quattro sensazioni tattili o sonore fastidiose (Ben-Sasson 2009). In un gruppo di 338 bambini di 7-10 anni il 21,2% aveva una sovra-reattività elevata, in uno studio che non serviva a fare diagnosi (Carter 2011).

Il dato · Bambini con difficoltà sensoriali, secondo i genitori

Asilo, Stati Uniti, 1.796 iscritti (Ahn 2004)
5,3%
Otto anni, Finlandia, 4.424 bambini (Jussila 2025)
6,4%
7-11 anni, 925 bambini, almeno quattro sensazioni fastidiose (Ben-Sasson 2009)
16%
7-10 anni, 338 bambini, sovra-reattività elevata (Carter 2011)
21,2%

Nessuno di questi dati viene dall'Italia. Sono risposte di genitori a un questionario, e ogni riga descrive un gruppo diverso: fare la media non avrebbe senso.

Quando una differenza diventa un problema

Quasi tutti i bambini hanno qualche preferenza sensoriale: il tessuto che non piace, il suono che dà fastidio. Uno studio con il Sensory Profile 2, un questionario per i genitori, ha confrontato bambini della popolazione generale, con autismo e con ADHD. Tutti i gruppi avevano certi modelli sensoriali, e gli autori ne concludono che la sola differenza non permette di prevedere comportamenti problematici (Dean 2022).

Conta quanto la differenza interferisce con la giornata: il bagno della scuola che evita, i vestiti che rifiuta ogni mattina, i pranzi che finiscono in lacrime, le uscite in famiglia che si accorciano. Nel gruppo di 338 bambini di Carter la sovra-reattività esisteva anche senza altre condizioni e pesava sulla vita della famiglia. Il 24,3% dei bambini con sovra-reattività elevata aveva anche una diagnosi del DSM-IV, e il 25,4% di quelli con una diagnosi aveva una sovra-reattività elevata (Carter 2011).

Tre cose da guardare

Per capire se la reazione pesa, guarda se si ripete negli stessi posti e con gli stessi stimoli, se dura molto oltre il momento del rumore o del tessuto, e se gli impedisce di fare qualcosa che altrimenti farebbe volentieri: andare in bagno a scuola, sedersi a tavola, entrare in una stanza piena di gente. Una reazione che passa in un minuto e non cambia la giornata rientra nelle preferenze di tutti. Una che si porta dietro mezz'ora di pianto e un pranzo saltato merita di essere raccontata a un medico.

Con gli anni la sovra-reattività può restare. In una coorte americana di 521 bambini, quella osservata da piccoli era ancora presente fino a circa otto anni (Ben-Sasson 2010). Quanti bambini la perdono crescendo non è stato misurato in modo da dirlo.

Con l'autismo

In un grande registro americano di sorveglianza, su 25.627 bambini autistici di 4 e 8 anni, al 74% (intervallo 73,5-74,5%) erano annotate caratteristiche sensoriali nella cartella, con una quota più bassa nelle bambine e nei gruppi minoritari (Kirby 2022). Il numero conta ciò che i clinici hanno scritto: circa tre bambini autistici su quattro, secondo le loro cartelle.

Le difficoltà sensoriali da sole non bastano a pensare all'autismo. Si guarda anche come il bambino comunica e come gioca con gli altri, e i segnali li trovi nella pagina sui segnali precoci dell'autismo. Se il tuo bambino ha già una diagnosi e a scuola i rumori e le luci pesano, c'è la pagina su autismo e scuola.

Con l'ADHD, con l'ansia e da sole

Una meta-analisi del 2025, su 30 studi e 5.374 partecipanti, ha trovato atipie sensoriali più severe nei bambini con ADHD che nei controlli. Gli studi erano molto diversi fra loro e solo 9 su 30 avevano un basso rischio di bias (Jurek 2025).

Con l'ansia il legame esiste e la direzione resta aperta. Una revisione ha trovato associazioni con l'ansia e con il disturbo ossessivo-compulsivo, e ne ha indicato i limiti (Houghton 2020). In una coorte inglese di 6.621 ragazzi, l'iperacusia a undici anni era seguita da più ansia a tredici e a sedici anni (Tseliou 2025). Un solo studio non basta a dire quale delle due venga prima.

Nello studio finlandese, qualsiasi difficoltà dello sviluppo era 4,7 volte più probabile nei bambini con sovra-reattività (Jussila 2025): si incontra in condizioni diverse. Su 15.728 ragazzi di 6-17 anni, in cinque raccolte di dati, il legame stabile e ripetibile è rimasto solo con i tratti autistici e con l'ansia (Luo 2026).

Capriccio o troppo rumore

Una crisi che parte sempre nello stesso posto, il bagno rumoroso, la mensa, il momento di vestirsi, merita uno sguardo anche da qui. Come si riconosce una crisi e che cosa fare mentre accade lo trovi nella pagina su capricci e crisi.

Il corpo che si muove: propriocezione e senso vestibolare

Nei racconti dei genitori compaiono anche altri sensi. La propriocezione è il senso interno della posizione del corpo: dove sono braccia e gambe anche senza guardarle. Il senso vestibolare si cita spesso, e chi ne scrive non lo definisce sempre allo stesso modo, per questo qui non ci sono numeri su di lui.

Un bambino che inciampa, urta i mobili e fatica con i gesti nuovi può avere una difficoltà di coordinazione, di cui parla la pagina sulla disprassia. Se il problema è il cibo, per consistenza o odore, c'è la pagina sulla selettività alimentare. Se sente bene e si confonde nel rumore, guarda il disturbo di elaborazione uditiva.

Come si valuta

Lo strumento più usato è un questionario per i genitori, il Sensory Profile 2. Descrive come tuo figlio reagisce agli stimoli e produce un punteggio, senza fare diagnosi. Una revisione del 2023 ha giudicato debole la validità della sua struttura (Licciardi 2023). Il punteggio ti serve come descrizione da portare a chi segue il bambino.

Chi valuta in Italia

In Italia il percorso parte dal pediatra e dal neuropsichiatra infantile con la sua équipe: come funziona la prima visita lo trovi nella pagina sulla prima visita neuropsichiatrica, e se l'attesa è lunga c'è quella sulla lista d'attesa. Il terapista occupazionale ha il suo profilo nel Decreto del Ministro della Sanità del 17 gennaio 1997, n. 136. Il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva ha il suo nel decreto n. 56 della stessa data, che lo colloca in collaborazione con l'équipe di neuropsichiatria infantile.

Nessuno dei due decreti nomina l'integrazione sensoriale, e non esiste un titolo regolato di «specializzato in integrazione sensoriale». Se un centro lo scrive sulla targa, chiedi quale professione sanitaria esercita chi tratta tuo figlio e quale formazione ha.

Che cosa raccontare a chi valuta

Prima della visita scrivi tre cose: in quali situazioni compare la reazione, da quando c'è, che cosa la calma. Aggiungi gli esempi che ti vengono in mente, il bagno della scuola, il fon, la maglia nuova, e i luoghi dove invece sta bene.

La terapia di integrazione sensoriale: che cosa dicono le prove

Per queste difficoltà si propone spesso la terapia di integrazione sensoriale. Le prove si leggono con due domande: che cosa è stato misurato, e in quali bambini.

Gli obiettivi scelti con la famiglia

In un trial randomizzato su bambini autistici di 4-8 anni, 17 trattati contro 15 del gruppo di confronto, gli obiettivi personali fissati con la famiglia sono migliorati di più nel gruppo trattato (p = 0,003, d = 1,2; Schaaf 2014). Una revisione del 2025 su 9 trial e 344 bambini da 0 a 12 anni vede prove forti sugli obiettivi individuali, e dichiara che i dubbi sul rischio di bias restano (Acuna 2025).

Una meta-analisi del 2026 su 23 trial dà per gli obiettivi individuali un effetto di 1,71 (intervallo 0,80-2,62), per la motricità 0,46 (0,03-0,89) e per il funzionamento quotidiano 0,62 (0,16-1,08). Per l'equilibrio e per l'elaborazione sensoriale in sé l'effetto non è significativo (Park 2026).

Obiettivi scelti con la famiglia
Migliorano nei bambini autistici trattati, in più studi randomizzati. I dubbi sul rischio di bias restano.
Comportamenti difficili
Prove moderate di nessun beneficio (Acuna 2025). Nessun miglioramento clinico dell'irritabilità in 138 bambini autistici (Randell 2022).
Fuori dall'autismo
Prove limitate e non conclusive (Zimmer 2012). Si propone un periodo di prova con un obiettivo misurabile.

Quanto durano i miglioramenti

Una revisione di 24 studi, 20 dei quali randomizzati, ha trovato solo 3 studi a basso rischio di bias. I miglioramenti erano modesti e duravano meno di sei mesi, con una durata nel tempo incerta (Weitlauf 2017). Nell'analisi Project AIM sugli interventi precoci per l'autismo, sensoriali compresi, nei trial in cui la misura dell'esito era al riparo dal bias di rilevazione nessun tipo di intervento mostrava effetti (Sandbank 2020).

La revisione americana del 2021 sulle pratiche con prove per l'autismo mette l'integrazione sensoriale classica di Ayres fra quelle con prove, e lascia fuori gli altri interventi detti sensoriali (Hume 2021).

I bambini senza autismo

Fuori dall'autismo le prove mancano. L'American Academy of Pediatrics le giudica limitate e non conclusive, propone un periodo di prova e suggerisce di insegnare alle famiglie a valutare se la terapia funziona (Zimmer 2012). Una revisione di 30 studi e 856 partecipanti con disabilità diverse conclude che le prove sono insufficienti (Barton 2015).

Che cosa dicono le linee guida

La linea guida italiana dell'Istituto Superiore di Sanità sull'autismo, aggiornata a ottobre 2025, non ha un quesito sul sensoriale. La linea guida inglese NICE sull'autismo nei minori di 19 anni (CG170) non contiene alcuna raccomandazione sull'integrazione sensoriale.

Giubbotti pesanti e coperte

Una revisione di 7 studi su bambini autistici e con altre disabilità giudica inefficaci i giubbotti pesanti (Stephenson 2009).

La coperta pesante è stata provata sul sonno in un trial randomizzato incrociato su 73 bambini autistici di 5-16 anni. Non ha allungato il sonno ed è stata preferita dai bambini e dai genitori (Gringras 2014). La preferenza è un risultato vero, e le ore dormite sono rimaste le stesse. Se decidi di provarla, scegli prima che cosa misurare: ore di sonno, risvegli, serenità alla sera. Per il sonno in generale c'è la pagina sui disturbi del sonno.

Che cosa cambiare intorno a lui

Cambiare l'ambiente ha almeno una prova diretta. In un trial randomizzato incrociato su 162 bambini autistici di 6-12 anni, uno studio dentistico adattato nelle sue caratteristiche sensoriali ha ridotto il disagio, con un effetto grande (d fra -0,84 e -1,19; Stein Duker 2023). Le linee guida inglesi NICE consigliano di considerare l'ambiente fisico: luce, rumore, colore delle pareti (CG170, raccomandazione 1.1.9).

Le cuffie antirumore

Una meta-analisi di 67 studi stima che la ridotta tolleranza ai suoni, l'iperacusia attuale, riguardi il 41,42% delle persone autistiche (intervallo credibile 37,23-45,84%; Williams 2021). In 13 bambini autistici di 6-13 anni degli auricolari con cancellazione del rumore hanno migliorato l'attenzione uditiva e non la percezione del parlato, in uno studio piccolo e senza assegnazione casuale (Zanin 2024).

Da guardare

Tredici bambini autistici hanno ascoltato meglio con le cuffie. In 271 bambini di seconda elementare, gli strumenti sensoriali come le cuffie hanno peggiorato un test di attenzione.

Il secondo è un trial randomizzato olandese, con cuffie, cuscino instabile e un oggetto da tenere in mano, e una sola sessione per bambino (van der Wurff 2021). I due studi riguardano bambini diversi. Per il singolo bambino che soffre i rumori la cuffia resta una prova da fare e da osservare: se la indossa volentieri, se in classe segue meglio o peggio, per quanto tempo.

Etichette, tessuti, avvisi

Tagliare l'etichetta, scegliere tessuti morbidi, avvisare prima di un rumore forte, tenere la stessa routine: nessuno studio li ha misurati. Costano poco e puoi provarli tu, uno alla volta, guardando se le crisi diminuiscono.

Anche in casa puoi guardare l'ambiente con le sue orecchie: la tv accesa mentre cucini, l'aspirapolvere mentre fa i compiti, la luce forte del bagno. Spegni una fonte per volta e osserva se la serata cambia. Concorda con lui una parola o un gesto per dire che il rumore è troppo, e un angolo della casa dove andare a calmarsi. Anche questi accorgimenti non sono stati misurati, e a te servono per capire che cosa gli pesa davvero.

Che cosa si vede nel cervello

Alcuni studi di risonanza hanno trovato differenze nella sostanza bianca. In uno, 16 maschi di 8-11 anni con difficoltà sensoriali, confrontati con 24 bambini senza, mostravano una sostanza bianca posteriore diversa (Owen 2013). Sono campioni piccoli, di un solo gruppo, e per le immagini servono campioni molto più grandi (Luo 2026).

Che cosa puoi fare tu, adesso

Osserva per due settimane e scrivi dove succede, a che ora, con quale suono o tessuto e che cosa c'era subito prima. Un foglio con dieci righe ti serve più di una descrizione a memoria. Cambia subito ciò che costa poco: l'etichetta, la cucitura, il tessuto, l'avviso prima del fon, e annota che cosa migliora.

Quando la crisi è passata, dai un nome a quello che è successo con parole semplici: «il fon era troppo forte». Ti serve per ritrovare gli stessi segnali la volta dopo.

Quando parlarne con il pediatra

Parlane con il pediatra se le reazioni toccano i pasti, il sonno, il vestirsi, la scuola o le uscite di famiglia, o se compaiono anche difficoltà nel comunicare e nel giocare con gli altri. Porta il foglio delle osservazioni e di' che cosa hai già provato. Per capire quando e a chi mostrare un sospetto c'è la pagina sulla diagnosi precoce nei bambini.

A scuola

Racconta alle insegnanti che cosa scatena la crisi e che cosa la calma, e chiedi di cambiare una cosa alla volta: un posto lontano dalla porta e dal corridoio, un avviso prima della campanella, un'alternativa quando la mensa è troppo rumorosa. Se provate una cuffia, provatela per un periodo definito e fate osservare all'insegnante come segue in classe, perché l'effetto sull'attenzione può andare nell'una o nell'altra direzione.

Se ti propongono una terapia

Chiedi quali obiettivi precisi si cercano, scelti con te e scritti, e quando li rivaluterete insieme. È il metodo che suggerisce l'American Academy of Pediatrics: un periodo di prova, con la famiglia che impara a vedere se funziona (Zimmer 2012). Chiedi anche quale professione sanitaria ha chi tratta tuo figlio. Prima di comprare un giubbotto pesante, ricorda che nelle prove non ha dato risultati.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Le prove vengono quasi tutte da bambini autistici e da studi americani o nordeuropei, e nessuno studio italiano misura la frequenza. Gli studi sulla terapia sono piccoli e misurano spesso obiettivi scelti con la famiglia, senza valutatori all'oscuro del gruppo.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Il disturbo di elaborazione sensoriale è una diagnosi?
Come diagnosi a sé, in generale no. L'American Academy of Pediatrics ha scritto nel 2012 che non andrebbe usato come diagnosi e giudica limitate le prove sulle terapie costruite su quel nome. Nel DSM-5 la reattività insolita agli stimoli sensoriali è invece fra i segni possibili dell'autismo. Le difficoltà sensoriali di un bambino esistono e si descrivono anche senza quel nome.
Quanti bambini hanno difficoltà sensoriali?
Da uno su venti a uno su cinque, secondo i questionari compilati dai genitori. Le cifre cambiano con l'età dei bambini, con le domande e con la soglia scelta: 5,3% all'asilo negli Stati Uniti, 6,4% a otto anni in Finlandia, 16% e 21,2% in altri due gruppi di bambini di 7-11 anni. Non esistono dati italiani.
Le difficoltà sensoriali vogliono dire autismo?
No. In un grande registro americano circa tre bambini autistici su quattro avevano caratteristiche sensoriali annotate in cartella, e le difficoltà sensoriali compaiono anche con ADHD, con ansia e in bambini senza altre diagnosi. Per pensare all'autismo si guardano anche la comunicazione e il gioco con gli altri.
La terapia di integrazione sensoriale funziona?
Nei bambini autistici migliora gli obiettivi individuali scelti con la famiglia, mentre sui comportamenti difficili le prove indicano nessun beneficio. Fuori dall'autismo le prove mancano. Concorda con il terapista che cosa si misura e quando si rivaluta.
I giubbotti e le coperte pesanti servono?
Una revisione di 7 studi giudica inefficaci i giubbotti pesanti. La coperta pesante, in un trial su 73 bambini autistici, non ha allungato il sonno ed è stata preferita da bambini e genitori. Se provi, scegli prima che cosa misurare.
Le cuffie antirumore aiutano?
Dipende dal bambino. In 13 bambini autistici hanno migliorato l'attenzione uditiva, in un piccolo studio senza assegnazione casuale. In un trial su 271 bambini di seconda elementare gli strumenti sensoriali, cuffie comprese, hanno peggiorato un test di attenzione. Per il singolo bambino sono una prova da fare e da osservare.
Chi valuta e chi tratta le difficoltà sensoriali in Italia?
Il percorso parte dal pediatra e dal neuropsichiatra infantile con la sua équipe. Il terapista occupazionale e il terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva hanno profili definiti da due decreti del 1997 (n. 136 e n. 56), che non nominano l'integrazione sensoriale. Non esiste un titolo regolato di specializzato in integrazione sensoriale.

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