ADHD

Supporto farmacologico nell'ADHD: cosa devono sapere i genitori

Che cosa fa il metilfenidato nelle settimane, che cosa dicono gli studi sugli anni, gli effetti indesiderati, il rischio di droghe da grandi e chi decide: le domande di un genitore dopo la visita.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 15 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Il metilfenidato, in otto anni di cura. Una linea con l'asse degli anni da 0 a 8. In cima a sinistra una pastiglia e la cifra 28,8 giorni, la durata media degli studi controllati: è il primo tratto della linea, una barra scura strettissima, illuminata da un alone. Subito dopo, una barra chiara lunga 14 mesi, lo studio MTA con assegnazione a caso. Poi la linea diventa tratteggiata: dopo i 14 mesi ogni famiglia ha proseguito come ha scelto. Fra i 6 e gli 8 anni una casella tratteggiata dice nessuna differenza fra i gruppi assegnati all'inizio, MTA a 6 e 8 anni. Sotto l'asse la chiave dei tre stili: pieno, gli studi controllati con placebo; chiaro, i 14 mesi con assegnazione a caso; tratteggiato, ciò che non è stato misurato con un confronto. Accanto il ritratto, in fondo le fonti.
Fonti: Cochrane Database of Systematic Reviews, 2025 · Archives of General Psychiatry, 1999 · Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 2009.

Il neuropsichiatra ti ha detto che c'è anche il farmaco. Hai annuito, hai preso nota, sei uscito con il foglio in mano. La sera le domande arrivano tutte insieme. Diventerà dipendente? Sarà ancora lui, o un bambino più spento? Lo prenderà per sempre? E tu ti chiedi a chi credere, fra chi lo chiama una cura e chi lo chiama una scorciatoia.

Il metilfenidato è uno psicostimolante. In Italia è in fascia A, ha l'indicazione pediatrica dai 6 anni e si prescrive dentro un percorso con un piano terapeutico e un registro nazionale. Qui trovi le domande che un genitore si porta a casa dalla visita, e a ciascuna risponde quello che dicono gli studi, compresi i punti in cui la risposta è «non si sa». Il quadro generale dell'ADHD sta nella pagina su ADHD nei bambini, le altre molecole e il confronto fra farmaci in quella su ADHD e farmaci.

Che cosa fa il farmaco, e con quanta certezza

Nelle settimane di cura il metilfenidato riduce i sintomi dell'ADHD più del placebo, e le sintesi di studi sono d'accordo. La meta-analisi a rete di Cortese e colleghi (2018) ha messo insieme 133 studi controllati, 81 dei quali su bambini e adolescenti, e per il breve periodo indica il metilfenidato come prima scelta fra i farmaci per questa fascia d'età. Per i tempi più lunghi, 26 e 52 settimane, gli autori scrivono che i dati non erano sufficienti.

La revisione Cochrane più recente (Storebø e colleghi, 2025) ha contato 212 studi con 16.302 bambini e ragazzi di 3-18 anni, età media 9,8. Nelle valutazioni degli insegnanti i sintomi calano, con una differenza standardizzata di −0,74 rispetto al placebo (intervallo da −0,88 a −0,61). Su una scala di valutazione dell'ADHD la differenza dal placebo è di 10,58 punti, mentre la differenza minima che conta è 6,6.

Da guardare

Gli studi controllati sul metilfenidato durano settimane. Nella revisione Cochrane la durata media è di 28,8 giorni.

Lo stesso Cochrane giudica molto bassa la certezza di queste prove: 191 studi su 212 hanno un alto rischio di errori sistematici (bias) e il 41 per cento è stato finanziato dall'industria.

Un alto rischio di bias vuol dire che il modo in cui lo studio è stato condotto può gonfiare o ridurre il risultato, per esempio perché genitori e insegnanti capiscono chi prende il farmaco e chi il placebo. Le due sintesi vedono un effetto della stessa grandezza e differiscono sulla fiducia da dargli: la meta-analisi a rete lo considera una prima scelta, il Cochrane giudica incerta la misura. Quando senti dire che il farmaco funziona, la frase corretta ha dentro «nelle settimane» e «con certezza molto bassa secondo il Cochrane».

Sulla qualità di vita la revisione non trova un effetto dimostrato: la differenza standardizzata è 0,40, con un intervallo da −0,03 a 0,83 che comprende lo zero. Il farmaco riduce i sintomi nelle settimane. Che migliori anche la vita di ogni giorno, in questi studi, non risulta.

Quando si arriva al farmaco

Si sente dire che il farmaco viene per ultimo, dopo che tutto il resto è stato provato. Le linee guida che puoi leggere non dicono tutte la stessa cosa sull'ordine, e conoscerle ti serve per fare le domande giuste alla visita.

  • Accademia americana di pediatria (Wolraich e colleghi, 2019). Dai 6 anni fino al compimento dei 12, il farmaco si prescrive insieme al parent training e agli interventi comportamentali in classe. A 4-5 anni la prima scelta è il parent training, quando è disponibile.
  • NICE, la linea guida inglese. Dai 5 anni in su il farmaco si offre se i sintomi continuano a causare una compromissione significativa e persistente in almeno un ambito, dopo che l'ambiente è stato modificato e la modifica è stata rivista. Per chi ha 5 anni o più, il metilfenidato è la prima scelta farmacologica. Sotto i 5 anni il primo intervento è il parent training.
  • AIFA, per l'Italia. La prescrizione è vincolata alla terapia psico-comportamentale, e le due cose vanno «in associazione».

In nessuna delle tre fonti il farmaco compare come l'unica risposta: viene sempre insieme ad altro, o dopo altro. Uno studio con più randomizzazioni successive (Pelham e colleghi, 2016) ha seguito per un anno scolastico 146 bambini di 5-12 anni. Cominciare con l'intervento comportamentale ha dato risultati complessivi migliori che cominciare con il farmaco. In Italia il farmaco accompagna gli interventi psicologici e comportamentali. Come funziona il lavoro con i genitori sta nella pagina sul parent training, le strategie in classe in quella su ADHD e scuola.

Il percorso in Italia

In Italia la prescrizione del metilfenidato passa da un percorso fisso, descritto dall'AIFA e dall'Istituto superiore di sanità.

  • La diagnosi differenziale e il piano terapeutico sono definiti da un centro di riferimento di neuropsichiatria infantile, individuato dalla Regione.
  • Secondo la pagina del registro dell'Istituto superiore di sanità, i centri mandano il bambino al pediatra di libera scelta, che prescrive il metilfenidato seguendo il piano.
  • I controlli periodici verificano l'efficacia e la tollerabilità del farmaco.
  • I dati vanno in un registro nazionale presso l'Istituto superiore di sanità.

Il piano terapeutico è il documento del centro che stabilisce la terapia. Chiedine una copia e portala a ogni visita. I controlli periodici servono a verificare che il farmaco funzioni e che tuo figlio lo tolleri, ed è lì che porti quello che hai osservato a casa.

Nel 2019 l'AIFA ha attivato un registro con piano terapeutico, che gestisce l'indicazione pediatrica del metilfenidato a partire dai 6 anni. Chi scrive la ricetta, dove si fanno i controlli e a che intervalli te lo dice il centro che segue tuo figlio. La ricetta, il passaggio ai 18 anni e le molecole disponibili sono nella pagina su ADHD e farmaci.

Che cosa succede dopo anni di cura

Lo studio più lungo è l'MTA, nato come studio randomizzato su 579 bambini di 7-9 anni con ADHD di tipo combinato, assegnati per 14 mesi a trattamenti diversi (MTA Cooperative Group, 1999). A 6 e 8 anni dall'inizio, su 436 bambini (Molina e colleghi, 2009), i gruppi assegnati all'inizio ai vari trattamenti non differivano in modo significativo. Dopo i 14 mesi le famiglie avevano scelto liberamente come proseguire, e il confronto a distanza non è più quello di uno studio randomizzato.

A 25 anni (Swanson e colleghi, 2017), con 515 casi e 289 compagni di confronto, l'uso prolungato del farmaco si associava a una statura adulta più bassa di circa 2,5 centimetri e non a sintomi più lievi. Gli autori descrivono queste analisi come osservazionali, utili a formulare ipotesi. Gli studi di lungo periodo non mostrano meno sintomi da adulto per chi ha preso il farmaco più a lungo. Nelle settimane degli studi un vantaggio c'è, anche se la certezza è molto bassa. Il vantaggio negli anni, in questi studi, non è emerso.

Nelle settimane
I sintomi scendono più che con il placebo. È la parte che gli studi controllati misurano.
A 6 e 8 anni
Nell'MTA i gruppi assegnati all'inizio ai diversi trattamenti non differiscono in modo significativo.
A 25 anni
Più farmaco nel tempo si associa a circa 2,5 centimetri di statura in meno e non a sintomi più lievi. Sono analisi osservazionali.

I bambini dell'MTA vivevano negli Stati Uniti e in Canada e avevano un solo tipo di ADHD, quello combinato. Quanto questi risultati valgano per tuo figlio lo valuti con il medico che lo segue. Una media non dice come andrà a lui: per questo contano la scheda che tieni a casa e il confronto a ogni controllo.

Il rischio di droghe da grandi

Il timore più forte è che un bambino che prende uno stimolante diventi un adulto che cerca altre sostanze. Gli studi che hanno provato a misurarlo arrivano a conclusioni vicine ma diverse.

  • Meta-analisi di 15 studi longitudinali (Humphreys e colleghi, 2013): gli stimolanti non proteggono e non aumentano il rischio di problemi con le sostanze.
  • Registri svedesi su persone con ADHD nate fra il 1960 e il 1998 (Chang e colleghi, 2013): nel 2009 il tasso di abuso di sostanze era più basso del 31 per cento fra chi aveva avuto la prescrizione nel 2006 (hazard ratio 0,69; intervallo 0,57-0,84). I registri non assegnano il farmaco a caso, e chi lo riceve può essere diverso da chi non lo riceve.

Gli stessi autori svedesi chiedono attenzione all'uso improprio e alla cessione. I dati non mostrano che il farmaco, preso come prescritto, aumenti il rischio di droghe da grandi. Che lo riduca, alcuni studi lo trovano e altri no, e qui si tiene la lettura più prudente: nessun aumento e nessuna promessa di protezione.

Esiste anche l'uso del farmaco senza prescrizione e la sua cessione ad altri. Una revisione sistematica di 111 studi (Faraone e colleghi, 2019) li ha trovati soprattutto fra gli studenti universitari, con tassi che cambiano moltissimo da un campione all'altro, e ha trovato poche prove che l'uso non medico migliori il rendimento scolastico in chi non ha l'ADHD. Fra i ragazzi più grandi c'è chi usa il farmaco o lo passa ad altri, e per questo lo tieni tu, come si tiene un farmaco da proteggere. Il potenziale di abuso del metilfenidato e le regole di ricetta che ne derivano sono nella pagina su ADHD e farmaci.

Il carattere di tuo figlio

Si legge spesso che il farmaco non tocca la personalità del bambino. Gli studi sugli effetti indesiderati dicono qualcosa di più preciso. Una meta-analisi di 45 studi pediatrici (Pozzi e colleghi, 2018) ha trovato che con il metilfenidato diminuiscono il rischio di irritabilità, di ansia e di euforia, e aumenta il rischio di apatia e di bambini che parlano meno. Come il farmaco e l'ansia si influenzano sta nella pagina su ADHD e ansia.

Le interviste aggiungono il modo in cui lo vivono le persone. In 45 colloqui con clinici, insegnanti, genitori e ragazzi o adulti che avevano preso il farmaco (Kovshoff e colleghi, 2016), sono emerse emozioni smorzate e meno spontaneità, umore instabile, più ansia o nervosismo, meno creatività e meno motivazione propria. Le interviste dicono come alcune persone lo vivono. La frequenza è un'altra domanda, a cui non rispondono.

Da guardare

Se tuo figlio ti sembra più spento, parla meno o è più irritabile quando l'effetto finisce, è un'informazione per il medico.

In una parte dei bambini esiste anche il rimbalzo: quando l'effetto della dose finisce, il comportamento peggiora. Se lo noti, annota a che ora succede e dillo al medico, che può rivedere la terapia.

Gli effetti più comuni, e quelli da dire subito

Gli effetti indesiderati più frequenti negli studi sono lievi. Nel Cochrane gli eventi avversi non gravi risultano più frequenti con il farmaco che con il placebo (rischio relativo 1,23; intervallo 1,11-1,37), per esempio problemi di sonno e appetito ridotto.

  • Sonno, appetito, pancia. In una meta-analisi di 61 studi (Holmskov e colleghi, 2017) il rischio relativo, cioè quante volte più spesso rispetto al placebo, è 3,66 per l'appetito ridotto, 3,89 per il calo di peso (con un intervallo molto largo, da 1,43 a 10,59) e 1,61 per il mal di pancia, senza differenze per tipo di preparato, dose o durata della cura. Il sonno ha la pagina su ADHD e sonno, il cibo quella su ADHD e alimentazione.
  • Crescita. In 18 studi su 4.868 bambini in cura da oltre sei mesi (Carucci e colleghi, 2020) altezza e peso risultavano più bassi, con un effetto piccolo e un possibile impatto clinico minimo. Le linee guida inglesi prevedono la misura dell'altezza ogni 6 mesi e del peso ogni 3 mesi fino ai 10 anni.
  • Cuore. In una meta-analisi di 19 studi osservazionali con 3.931.532 partecipanti (Zhang e colleghi, 2022) non c'è, nei bambini e negli adolescenti, un'associazione significativa con le malattie cardiovascolari (rischio relativo 1,18; intervallo 0,91-1,53). Gli autori scrivono che un modesto aumento non si può escludere, soprattutto per arresto cardiaco e tachiaritmie.
  • Tic. In 22 studi con 2.385 bambini (Cohen e colleghi, 2015) tic nuovi o peggiorati comparivano con la stessa frequenza col farmaco e col placebo (rischio relativo 0,99; intervallo 0,78-1,27). Il tema è nella pagina sulla sindrome di Tourette.

Gli eventi avversi gravi, negli studi di poche settimane, non risultavano più frequenti che con il placebo (rischio relativo 0,80; intervallo da 0,39 a 1,67). L'intervallo è largo e gli studi sono brevi: il dato non basta a definire il farmaco sicuro. Dì subito al medico se tuo figlio vede o sente cose che non ci sono, o se qualcosa nel suo comportamento ti spaventa, e chiedi che a ogni controllo si misurino anche pressione e battito.

Per quanto tempo si prende

Il farmaco non ha una scadenza fissa. La linea guida inglese chiede di rivedere la terapia almeno una volta l'anno e di discutere se continuare. Con gli anni l'uso cala: nell'MTA, dopo i 14 mesi dello studio controllato, era sceso del 62 per cento. Una revisione di 35 articoli (Lohr e colleghi, 2021) conclude che esiste un gruppo di bambini e ragazzi che non ricade e non peggiora quando smette, e sostiene prove periodiche di sospensione per capire se il farmaco serve ancora.

Per una parte dei ragazzi smettere ha un costo. In uno studio olandese (Matthijssen e colleghi, 2019) 94 ragazzi di 8-18 anni, in cura da oltre due anni, hanno continuato o sospeso il farmaco in doppio cieco per sette settimane. Alcuni ragazzi, scrivono gli autori, possono sospenderlo senza peggiorare.

Il dato · Ragazzi che peggiorano in sette settimane dopo oltre due anni di cura (94 ragazzi di 8-18 anni)

Chi ha sospeso il farmaco
40,4%
Chi ha continuato
15,9%

Lo studio è piccolo, e dice che l'effetto c'è finché il ragazzo lo prende. La sospensione si prova insieme al medico, guardando come va. Una pausa estiva le linee guida inglesi la considerano per i bambini la cui statura risulta significativamente influenzata dal farmaco. Anche questa è una scelta da fare con chi lo segue.

Il farmaco e il lavoro con te e con la scuola

Nell'MTA, il più grande studio sul tema, farmaco da solo e farmaco insieme agli interventi comportamentali non differivano sui sintomi principali dell'ADHD. La combinazione ha dato qualche vantaggio modesto sui sintomi diversi da quelli dell'ADHD e sul funzionamento positivo del bambino (MTA Cooperative Group, 1999).

Lo studio di Pelham sulle sequenze offre un secondo spunto: aggiungere il farmaco dopo l'intervento comportamentale ha funzionato meglio che partire dal farmaco e aggiungere il resto dopo. Per tuo figlio questo vuol dire che il lavoro sulle routine, sui compiti e sul rapporto con la scuola ha un posto nel piano anche quando il farmaco c'è.

Se il farmaco serve sempre

Per una parte dei bambini il lavoro con i genitori e con la scuola basta, o fa slittare il momento del farmaco. In uno studio su 127 bambini di 5-13 anni che non prendevano farmaci (Coles e colleghi, 2019), chi cominciava con la consulenza comportamentale aveva circa la metà delle probabilità di iniziare il farmaco rispetto al gruppo di confronto, e l'esposizione totale al metilfenidato risultava ridotta del 40 per cento. Gli esiti a fine anno non erano diversi fra i gruppi.

Lo studio è americano e i programmi erano intensivi, di tipo universitario. L'offerta italiana è un'altra cosa: quello che trovi vicino a casa lo chiedi al centro che segue tuo figlio.

Sotto i sei anni e dopo i dodici

L'indicazione pediatrica del metilfenidato parte dai 6 anni. Sotto quell'età il farmaco è un'eccezione da specialisti: per i bambini di 4-5 anni l'Accademia americana di pediatria lo considera se gli interventi comportamentali non bastano, e la linea guida inglese chiede un secondo parere specialistico prima di offrirlo a un bambino sotto i 5 anni.

Dopo i 12 anni la stessa linea guida americana prevede il farmaco con l'assenso del ragazzo: la scelta si fa con lui. Il percorso fra i 12 e i 18 anni ha la sua pagina, ADHD in adolescenza. Se tuo figlio fa sport agonistico, il tema dei controlli antidoping è in quella su sport e ADHD.

Chi decide

Il consenso alle cure di un minorenne lo esprimono i genitori, o chi ha la responsabilità genitoriale. L'articolo 3 della Legge 219 del 2017 aggiunge che il minore riceve informazioni adeguate alle sue capacità, e che la sua volontà pesa in rapporto all'età e alla maturità. Significa che un bambino di otto anni e un ragazzo di quindici hanno, davanti alla stessa proposta, un peso diverso nella decisione.

«...tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità.»

Legge 219 del 2017, articolo 3, comma 2, sul consenso espresso dai genitori.

Decidete voi, insieme al medico, e la voce di tuo figlio conta di più man mano che cresce. Puoi chiedere tempo, un secondo parere, un piano scritto. Anche la decisione di sospendere, secondo la linea guida inglese, coinvolge chi prende il farmaco. Come parlargli del farmaco, e con quali parole, sta nella pagina su come spiegare la diagnosi di ADHD a un bambino.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Prima della visita scrivi le tue domande: quanto durerà la prova, quando si rivede la terapia, che cosa annotare. Chiedi che il piano sia scritto e che a ogni controllo si misurino altezza e peso, e anche pressione e battito. Per qualche settimana tieni una scheda con sonno, appetito, umore e pomeriggio, compresa l'ora in cui l'effetto finisce. Custodisci il farmaco tu, e con un ragazzo più grande parlane in famiglia prima che serva: il farmaco è suo, e passarlo a un amico mette nei guai tutti e due.

Parla con tuo figlio di come si sente. Tieni in una cartella il piano, le date dei controlli e i valori di altezza e peso. Il farmaco si interrompe insieme al medico, guardando come va, e mai da soli dopo un brutto giorno.

Le altre pagine su questo tema sono quella sull'ADHD nei bambini, quella sui farmaci per l'ADHD, quella su ADHD e ansia e quella su ADHD e sonno.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

  • AIFA, vincoli prescrittivi a garanzia dell'uso appropriato del metilfenidato. Prescrizione vincolata a una diagnosi differenziale e a un piano terapeutico definiti dai centri di riferimento di neuropsichiatria infantile individuati dalle Regioni, in associazione alla terapia psico-comportamentale; controlli periodici; registro nazionale presso l'Istituto superiore di sanità.
  • AIFA, attivazione del Registro PT del metilfenidato. Il registro gestisce l'indicazione pediatrica a partire dai 6 anni e l'uso oltre i 18 anni ai sensi della Legge 648/1996.
  • Istituto superiore di sanità, EpiCentro, Registro nazionale ADHD. I centri di riferimento regionali predispongono il piano terapeutico e inviano il bambino al pediatra di libera scelta per la prescrizione del metilfenidato.
  • Legge 22 dicembre 2017, n. 219, articolo 3. Commi 1 e 2: informazioni adeguate alle capacità del minore; consenso espresso dai genitori tenendo conto della volontà del minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità.
  • NICE (2018, aggiornata), Attention deficit hyperactivity disorder: diagnosis and management, NG87, Recommendations. Parent training per i bambini sotto i 5 anni; farmaco dai 5 anni dopo le modifiche dell'ambiente; metilfenidato come prima scelta farmacologica; misura di altezza e peso; revisione della terapia almeno una volta l'anno; pausa nelle vacanze scolastiche da considerare se la statura è significativamente influenzata dal farmaco.
  • AIFA, liste dei farmaci di fascia A e H, CSV aggiornato al 31 maggio 2026. Il metilfenidato è in fascia A.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Il metilfenidato funziona, e con quanta certezza?
Nelle settimane di cura riduce i sintomi dell'ADHD più del placebo. La revisione Cochrane del 2025 ha contato 212 studi con 16.302 bambini e ragazzi: nelle valutazioni degli insegnanti la differenza standardizzata è −0,74. La certezza delle prove è molto bassa, 191 studi su 212 hanno un alto rischio di errori sistematici e la durata media è di 28,8 giorni. Sulla qualità di vita un effetto non è dimostrato.
Il farmaco cambia il carattere di mio figlio?
Una meta-analisi di 45 studi pediatrici trova meno irritabilità, ansia ed euforia e più apatia e bambini che parlano meno. Nelle interviste alcune persone raccontano emozioni smorzate e meno spontaneità. Se tuo figlio ti sembra spento, o diverso da sé quando l'effetto finisce, dillo al medico: la terapia si può rivedere.
Aumenta il rischio di droghe da grandi?
Una meta-analisi di 15 studi longitudinali conclude che gli stimolanti né aumentano né riducono il rischio di problemi con le sostanze. I registri svedesi trovano meno abuso fra chi ha ricevuto il farmaco, ma sono studi osservazionali. L'uso senza prescrizione e la cessione ad altri esistono, soprattutto fra gli studenti universitari: il farmaco lo custodisci tu.
Il farmaco è sempre necessario?
No. Per una parte dei bambini il lavoro con i genitori e con la scuola basta, o fa rimandare il farmaco: in uno studio su 127 bambini di 5-13 anni, con la consulenza comportamentale come primo passo la probabilità di iniziare il farmaco era circa la metà. Le linee guida lo collocano insieme agli interventi comportamentali, o dopo.
Quali sono gli effetti indesiderati?
I più comuni sono appetito ridotto, calo di peso, problemi di sonno e mal di pancia. Sulla crescita l'effetto misurato è piccolo, mentre per i tic gli studi non trovano differenze dal placebo. Chiedi che a ogni controllo si misurino altezza, peso, pressione e battito, e riferisci subito al medico ciò che ti spaventa.
Per quanto tempo si prende?
Non esiste una scadenza fissa. La linea guida inglese chiede di rivedere la terapia almeno una volta l'anno. In uno studio olandese su 94 ragazzi in cura da oltre due anni, in sette settimane è peggiorato il 40,4% di chi ha sospeso il farmaco e il 15,9% di chi ha continuato. La sospensione si prova insieme al medico.
Chi decide se iniziare?
Decidete voi genitori insieme al medico, e la voce di tuo figlio conta di più man mano che cresce (Legge 219 del 2017, articolo 3). Dai 12 anni la linea guida americana prevede il farmaco con l'assenso del ragazzo. In Italia la diagnosi e il piano terapeutico li definisce un centro di neuropsichiatria infantile indicato dalla Regione.

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