Comportamento

Bullismo: come riconoscerlo e come aiutare tuo figlio

Come riconoscere il bullismo, perché tuo figlio può non dirtelo, che cosa deve fare la scuola secondo la legge 71 del 2017 e quanto funzionano i programmi scolastici.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 17 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Bullismo: il cortile visto dall'alto e la freccia della legge. A sinistra un bambino che subisce (figura viola piena), uno che agisce (figura scura piena, con una freccia verso il primo), i compagni intorno che guardano (figure tratteggiate) e uno che si avvicina per difendere. A destra la legge 71 del 2017: il genitore scrive alla scuola, il dirigente scolastico ha l'obbligo di agire (articolo 5, comma 1), informa i genitori e prende iniziative educative; riferisce alle autorità competenti solo se il caso è grave, ripetuto o senza esito. Il referente d'istituto è previsto dall'articolo 4, comma 3. Legenda: viola pieno, chi subisce; scuro pieno, chi agisce; tratteggiato, chi guarda; riquadro pieno, la scuola deve; riquadro tratteggiato, solo se è grave, ripetuto o senza esito. Accanto al titolo il ritratto, in fondo le fonti.
Fonti: Legge 29 maggio 2017 n. 71, art. 4 e 5 · Polanin 2012, School Psychology Review.

Tuo figlio rientra da scuola e va dritto in camera. A cena gli chiedi com'è andata e ricevi la solita parola: «Bene». Il mal di pancia arriva al mattino, prima di uscire. L'amico che veniva a giocare da voi ha smesso di venire. Una sera chiude il telefono di scatto, appena entri. E tu ti chiedi se sia stanchezza o qualcosa che a scuola va avanti da settimane e che lui non ti racconta.

Il bullismo è un'aggressione ripetuta nel tempo, fatta con l'intenzione di far male, in una relazione in cui uno ha più potere dell'altro. In Italia l'indagine HBSC 2022, di EpiCentro (Istituto Superiore di Sanità), su studenti di 11, 13, 15 e 17 anni trova che circa il 15% dei ragazzi dichiara di averlo subito almeno una volta. Sotto trovi come si presenta a casa, perché se ne parla poco, che cosa può lasciare, che cosa deve fare la scuola secondo la legge 71 del 2017 e che cosa dicono gli studi sui programmi.

Che cosa è il bullismo, e che cosa resta un litigio

La definizione che si legge nelle revisioni mette insieme tre criteri: la ripetizione, l'intenzione di far male e lo squilibrio di potere (Menesini e Salmivalli, 2017). L'Istituto Superiore di Sanità la scrive quasi uguale: un comportamento violento e intenzionale, verbale o fisico, ripetuto nel tempo, con una vittima che non riesce a difendersi adeguatamente.

Un litigio fra due bambini di forza simile, che si accende, si spegne e lascia di nuovo posto al gioco, ha un'altra struttura. Nel bullismo uno dei due ha meno strumenti per rispondere, e la scena si ripete. Per questo un episodio isolato, per quanto brutto, si guarda in modo diverso da una serie.

La definizione che usa la legge

La legge usa parole un poco diverse. L'articolo 1 della legge 71 del 2017, nel testo modificato dalla legge 70 del 2024, parla di aggressione o molestia reiterate, da parte di una persona o di un gruppo, ai danni di un minore o di un gruppo di minori, capaci di provocare ansia, timore, isolamento o emarginazione. Chiede la ripetizione e l'effetto sulla vittima. Lo squilibrio di potere nel testo non compare. Quando scrivi alla scuola, usa la parola «reiterate» e descrivi gli effetti su tuo figlio: sono i due elementi che la legge nomina.

Quanti lo subiscono, in Italia

Nella scheda di sintesi dell'indagine HBSC Italia 2022 circa il 15% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima di bullismo almeno una volta, e la stessa quota vale per il cyberbullismo. Le proporzioni sono più alte fra i più giovani: circa il 20% a 11 anni, che scende progressivamente fino a circa il 10% nei più grandi. Sia il bullismo sia il cyberbullismo subiti tendono a essere più frequenti nelle ragazze.

Rispetto alla rilevazione del 2017/2018 la frequenza del bullismo sembra grosso modo stabile. Cresce il cyberbullismo, soprattutto a 11 e 13 anni, per ragazzi e ragazze. L'indagine parte dagli 11 anni: per i bambini della primaria le cifre vengono da studi di altri paesi, in particolare olandesi e britannici.

Che cosa dice una meta-analisi internazionale

Una meta-analisi del 2025, che raccoglie 116 studi e 603.231 partecipanti di paesi diversi, stima il 25% di vittime, il 16% di chi agisce il bullismo e il 16% di chi ha entrambi i ruoli. Le stime dei singoli paesi variano molto. Tutte le cifre di questo paragrafo sono dichiarazioni dei ragazzi stessi, raccolte con un questionario.

Il dato · Meta-analisi del 2025 su 116 studi

Vittime di bullismo
25%
Chi agisce il bullismo
16%
Entrambi i ruoli
16%

Botte, parole, esclusione, schermo

Lo stesso corridoio può contenere quattro cose diverse: una spinta o uno zaino buttato a terra, un soprannome ripetuto finché diventa il nome, un gruppo che smette di parlare quando arriva lui, un messaggio nella chat di classe. Sono le forme fisica, verbale, relazionale e digitale, e si presentano da sole o insieme.

L'esclusione e il sesso di chi la fa

Si legge spesso che l'esclusione e le voci messe in giro siano una specialità delle bambine. Due meta-analisi dicono altro. Card e colleghi (2008), su 148 studi, trovano differenze di sesso trascurabili nell'aggressione indiretta. Casper e colleghi (2020), su 46 studi e 35.468 adolescenti di 12,4 anni di età media, non trovano nessuna differenza media di sesso né in chi mette in atto l'aggressione relazionale né in chi la subisce (Casper e colleghi, 2020).

Il bullismo online e quello a scuola

Il dato italiano sulle ragazze, più frequente nel bullismo e nel cyberbullismo subiti, riguarda tutte le forme insieme ed è un'altra misura. Sul rapporto con lo schermo, una meta-analisi di 80 studi su adolescenti ha trovato il bullismo tradizionale due volte più frequente di quello online, e i due fortemente correlati (Modecki e colleghi, 2014). Chi lo subisce a scuola può quindi subirlo anche sul telefono. Per la rimozione dei contenuti e le norme sul digitale c'è la pagina sul cyberbullismo.

Perché tuo figlio non te lo dice

Una parte dei ragazzi che subiscono bullismo non lo racconta a nessun adulto. In uno studio su 1.266 studenti, solo il 55,4% delle vittime ne aveva parlato con qualcuno, e molti meno con un adulto (Blomqvist e colleghi, 2020).

Fra gli adulti, la casa viene prima della scuola: sei l'adulto a cui lo dicono più spesso, e anche così a due su tre non arriva a te. Dicono di più le femmine, i più piccoli, chi lo subisce da più tempo, chi ha un insegnante che non tollera il bullismo e compagni che difendono i più deboli.

Che cosa mostra lo studio olandese

Un secondo studio, su 2.766 bambini olandesi di 9-11 anni in 32 scuole, trova che quasi la metà dei bambini vittime non ne aveva parlato all'insegnante. Più del 16% del campione riferiva di subire bullismo con regolarità e il 5,5% di praticarlo attivamente (Fekkes e colleghi, 2005). Gli studi misurano chi parla e con chi. Le ragioni di chi tace le conosce soltanto lui, ed è una domanda che puoi fargli.

Il dato · Studenti vittime di bullismo, a chi l'hanno detto

A qualcuno, in tutto
55,4%
A un adulto di casa
34,0%
A un insegnante
20,6%
A un altro adulto a scuola
12,7%

Il peso del rapporto con i genitori

Comunicazione, calore, coinvolgimento e supervisione dei genitori risultano protettivi contro la vittimizzazione, con effetti da piccoli a moderati (Lereya e colleghi, 2013). Sono associazioni, rilevate in parte con studi trasversali che non stabiliscono l'ordine nel tempo.

I segnali in casa, e il loro limite

I segnali stanno nel corpo, nel sonno, nei voti e nell'umore. Hanno un limite: possono avere altre cause, e il legame fra bullismo e malessere va in due direzioni.

I segnali misurati negli studi

  • Il corpo. Una meta-analisi di 11 studi su bambini e ragazzi di 7-16 anni trova più disturbi psicosomatici in chi subisce bullismo, in chi lo fa e in chi fa entrambe le cose, rispetto ai compagni non coinvolti (Gini e Pozzoli, 2009).
  • Il sonno. In una coorte britannica di 6.796 bambini le vittime avevano più incubi (odds ratio 1,62; intervallo 1,35-1,94) e più terrori notturni (2,01; 1,48-2,74), con valori ancora più alti per le vittime croniche. Un odds ratio di 1 vorrebbe dire nessuna differenza. Chi faceva il bullo non aveva più parasonnie. Gli autori consigliano di chiedere del bullismo a un bambino che ha parasonnie (Wolke e Lereya, 2014).
  • I voti. Una meta-analisi che include 14 studi sul rendimento trova un rendimento scolastico più basso nelle vittime (Samara e colleghi, 2021).
  • L'umore. Tristezza e ansia accompagnano il bullismo, e il legame è reciproco (sotto).

Il legame con ansia e tristezza va nei due sensi

In 1.118 bambini olandesi di 9-11 anni seguiti per sei mesi, le vittime sviluppavano più spesso nuovi disturbi del corpo e dell'umore. Anche chi aveva sintomi depressivi o ansia aveva più probabilità di diventare una nuova vittima (Fekkes e colleghi, 2006). Una meta-analisi di 85 studi longitudinali e 117.520 partecipanti trova correlazioni piccole e quasi uguali nei due sensi, 0,18 dalla vittimizzazione ai problemi interiori e 0,19 al contrario, valide per tutte le età e per i due sessi (Christina e colleghi, 2021).

Nessuno studio ha misurato quante volte questi segnali, quando compaiono, indicano davvero il bullismo. Funzionano come un motivo per fare domande. Se al mattino rifiuta di andare a scuola, il bullismo è una delle cause da cercare, accanto alle altre che trovi nella pagina sul rifiuto della scuola.

Chi rischia di più

Una meta-analisi di 212 studi su 126.717 bambini e ragazzi di 4-17 anni con una condizione del neurosviluppo o psichiatrica trova che il 42,2% subisce bullismo tradizionale (intervallo 39,6-44,9). Rispetto ai coetanei senza la condizione le probabilità di essere vittima risultano 2,85 volte più alte, quelle di essere autore 2,42 volte, quelle di avere entrambi i ruoli 3,66 volte (Abregú-Crespo e colleghi, 2024). Le condizioni del neurosviluppo sono quelle di cui parlano le pagine su ADHD e su autismo e scuola.

Per gli adolescenti, una meta-analisi di 18 studi longitudinali individua quattro predittori dell'essere preso di mira: esserlo già stato, i problemi di condotta, i problemi sociali e quelli interiori, cioè ansia e umore (Kljakovic e Hunt, 2016). Fra i problemi sociali rientra la fatica a farsi degli amici, di cui parla la pagina sulle difficoltà sociali.

Che cosa può lasciare

Il bullismo subito va con più depressione. Una meta-analisi di 31 studi e 133.688 bambini e ragazzi trova un rischio di depressione 2,77 volte più alto nelle vittime, 1,73 volte in chi fa il bullo e 3,19 volte in chi è sia vittima sia autore. Gli autori segnalano come limite la quantità e la qualità degli studi inclusi (Ye e colleghi, 2023).

Una revisione di 165 studi trova che le prove sono più forti per l'associazione fra subire bullismo e depressione, ansia, salute generale peggiore e pensieri o comportamenti suicidari (Moore e colleghi, 2017). Gli autori la leggono come associazione causale, e su questo punto la discussione resta aperta.

Quanta parte è causata dal bullismo

Quanta parte sia causata dal bullismo e quanta fosse già presente è la domanda più discussa. Una revisione di coorti conclude che tenere conto di ciò che c'era prima riduce il rischio e a volte lo elimina. Esiste un effetto dose: il coinvolgimento frequente nell'infanzia è quello più associato a difficoltà da adulti (Klomek e colleghi, 2015).

In 1.420 ragazzi seguiti dai 9-16 anni all'età adulta, le vittime avevano ancora più probabilità di ansia generalizzata (2,7; 1,1-6,3) e di panico (3,1; 1,5-6,5) dopo aver tenuto conto di problemi psichiatrici dell'infanzia e difficoltà in famiglia, e gli effetti peggiori toccavano chi era stato sia vittima sia autore (Copeland e colleghi, 2013).

Da guardare

Una parte del rischio c'era già prima del bullismo, e una parte resta dopo.

Che cosa mostrano i gemelli

Negli studi sui gemelli, che confrontano fratelli con la stessa famiglia e gli stessi geni, essere vittima ha aumentato il rischio di problemi di salute mentale indipendentemente dalla famiglia e dal rischio genetico (Schaefer e colleghi, 2017). Il segno resta, in misura ridotta.

Una meta-analisi di 16 studi su ragazzi di 10-18 anni indica anche che l'autostima spiega in parte il legame fra subire bullismo e sintomi interiori (Mullan e colleghi, 2023): per la fiducia in sé c'è la pagina sulla bassa autostima.

Se tuo figlio parla di morire o di farsi del male, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino. Il rapporto fra bullismo e pensieri di morte lo trovi nella pagina sull'autolesionismo.

Se il bullo è tuo figlio

Se la scuola ti chiama perché tuo figlio ha fatto il bullo, il primo dato è che lo fanno bambini molto diversi fra loro. Fra gli adolescenti, i predittori misurati dell'agire bullismo sono i problemi di condotta, i problemi sociali, i problemi a scuola e l'età (Kljakovic e Hunt, 2016). Anche chi fa il bullo ha più depressione: un rischio 1,73 volte più alto nella meta-analisi di Ye.

Il rischio più avanti è reale

In 28 studi longitudinali, la probabilità di commettere reati fino a 11 anni dopo era più alta per chi aveva fatto il bullo a scuola (odds ratio 2,50; 2,03-3,08). Dopo aver tenuto conto dei principali fattori di rischio dell'infanzia il valore scende a 1,82 (1,55-2,14) e resta (Ttofi e colleghi, 2011). Il valore descrive gruppi di ragazzi; per un singolo ragazzo il futuro resta aperto.

Nello studio olandese già citato, nella maggior parte dei casi né gli insegnanti né i genitori avevano parlato con chi faceva il bullo del suo comportamento. Parlane con lui senza minimizzare, chiedi alla scuola che cosa ha visto e fissate regole chiare insieme. Per lavorare sulle regole a casa c'è la pagina sul parent training.

Chi guarda

Intorno a chi subisce e a chi agisce c'è quasi sempre qualcuno che guarda: compagni di classe, di mensa, di spogliatoio. Una meta-analisi di 12 programmi e 12.874 studenti trova che i programmi capaci di portare i testimoni a intervenire ci riescono con un effetto piccolo (g di Hedges 0,20; 0,11-0,29), più forte alle superiori (0,43) che fino alla terza media (0,14). L'empatia dei testimoni non cambia in modo significativo (Polanin e colleghi, 2012).

La differenza si vede anche nei racconti. Dove i compagni difendono e l'insegnante non tollera il bullismo, chi lo subisce ne parla di più con gli adulti (Blomqvist e colleghi, 2020). KiVa, uno dei programmi più studiati, è costruito proprio sul cambiare il ruolo di chi guarda. A tuo figlio puoi chiedere che cosa fa quando vede succedere qualcosa, e che cosa potrebbe fare: dirlo a un adulto, o stare accanto al compagno preso di mira.

Che cosa deve fare la scuola, per legge

La legge 71 del 2017 chiede alla scuola di agire. Il dirigente scolastico è il punto da cui parte l'obbligo.

Il dirigente (art. 5, comma 1)
Quando viene a conoscenza di atti di bullismo, anche non online, che coinvolgono studenti della sua scuola, applica le procedure previste dalle linee di orientamento e informa subito i genitori dei minori coinvolti. Nei casi più gravi, se le condotte si ripetono o se le iniziative educative non hanno funzionato, riferisce alle autorità competenti.
Il referente (art. 4, comma 3)
Ogni scuola individua fra i docenti un referente.
Il codice e il tavolo (art. 4, comma 2-bis)
Ogni istituto adotta un codice interno per la prevenzione e il contrasto e istituisce un tavolo permanente di monitoraggio con studenti, insegnanti, famiglie ed esperti.

Sanzioni disciplinari e ammonimento

I regolamenti d'istituto e il patto educativo di corresponsabilità prevedono sanzioni disciplinari commisurate alla gravità degli atti compiuti (art. 5, comma 2). Per i fatti commessi da ragazzi sopra i 14 anni contro un altro minorenne, finché non c'è querela o denuncia, l'articolo 7 prevede l'ammonimento del questore, con la convocazione di almeno un genitore. Se il fatto si ripete, al genitore può arrivare una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro, decisa dal prefetto. I casi in cui si applica sono nella pagina sul cyberbullismo.

A chi puoi rivolgerti

Per il genitore il riferimento nella legge è il dirigente scolastico. Il numero 114 Emergenza infanzia risponde ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni dell'anno, e per il decreto legislativo 99 del 2025 previene e contrasta anche il bullismo e il cyberbullismo.

Dopo la segnalazione

Segnalare alla scuola è il primo passo. Nello studio olandese di Fekkes, quando gli insegnanti sapevano, a volte il bullismo restava uguale o peggiorava. Per questo, dopo aver scritto, concordi un tempo e chiedi che cosa è cambiato.

Che cosa funziona nelle scuole, e quanto

I programmi scolastici contro il bullismo funzionano di poco, e meglio con i bambini più piccoli.

Che cosa trovano le revisioni più citate

Una revisione della Campbell Collaboration, su 100 valutazioni, trova che i programmi riducono il bullismo agito, con effetti che gli autori definiscono modesti (Gaffney e colleghi, 2021). Il metodo è stato criticato: secondo Littell e Gorman (2022) la revisione non rispetta molti degli standard che la stessa Campbell richiede.

Una meta-analisi sui dati individuali di 39.793 partecipanti stima un effetto (d di Cohen) di -0,14 sulla vittimizzazione e di -0,07 sul bullismo agito, più grande sotto i 12 anni (Hensums e colleghi, 2023).

Che cosa dentro i programmi sembra contare

Nella stessa analisi nessuna componente specifica dei programmi risultava legata a effetti maggiori, salvo un effetto contrario dei metodi disciplinari non punitivi, più forte nelle ragazze. Analisi esplorative suggeriscono che assemblee scolastiche e sorveglianza del cortile possano avere effetti dannosi per alcuni, aumentando il bullismo in chi già lo praticava spesso. La certezza è bassa e il segnale non autorizza a giudicare nessuna misura in particolare.

KiVa, un programma valutato in più paesi

KiVa è stato valutato in studi randomizzati in più paesi, Italia compresa. In 2.042 studenti di 13 scuole italiane gli effetti (d di Cohen) vanno da 0,24 a 0,40 in quarta primaria e sono più piccoli, ma significativi, in prima media. In quarta le probabilità di essere vittima risultavano 1,93 volte più alte per gli studenti delle scuole di controllo (Nocentini e Menesini, 2016). In Olanda le probabilità di essere vittima erano da 1,29 a 1,63 volte più alte nelle scuole di controllo (Huitsing e colleghi, 2020).

Regno Unito e Galles, due risultati diversi

In 118 scuole primarie del Regno Unito le vittime erano il 17,7% con KiVa e il 20,7% senza, senza differenze nel bullismo agito (Bowes e colleghi, 2024).

Il Galles ha dato un risultato diverso: in 22 scuole primarie nessun effetto significativo sulla vittimizzazione riferita dai bambini (odds ratio 0,76; 0,55-1,06), con lezioni svolte meno di quanto il programma raccomandi (Axford e colleghi, 2020). Il risultato gallese va letto insieme a quanto il programma è stato applicato. Alla scuola di tuo figlio puoi chiedere quale programma usa, se lo applica per intero e come proteggerà tuo figlio mentre lo fa.

Quando chiedere una valutazione

Se dopo settimane il malessere resta, chiedi una valutazione: serve a capire se c'è un'ansia o una depressione da curare. I cambiamenti da guardare sono il sonno, l'appetito e la voglia di andare a scuola. La valutazione la fanno un neuropsichiatra infantile o uno psicologo dell'età evolutiva: come scegliere lo specialista lo trovi nella pagina sul neuropsichiatra giusto, e l'attesa nella pagina sulle liste d'attesa.

Per le cure rivolte specificamente al bullismo gli studi controllati sono pochi. Una revisione sistematica di 34 trattamenti per chi lo subisce o lo pratica ne ha trovati dieci con una valutazione controllata; agli altri 24 mancava. Gli autori concludono che mancano interventi mirati con prove di efficacia. Fra i dieci controllati funzionano di più quelli che lavorano sul singolo e sul suo ambiente, in particolare con i genitori (Hess e colleghi, 2017). Un aiuto psicologico esiste e puoi chiederlo; la ricerca non permette di dire di quanto cambierà le cose.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Parlarne con tuo figlio

Stasera, a tavola o prima di dormire, prova con domande aperte: con chi hai mangiato oggi, che cosa fai all'intervallo, com'è il tragitto verso casa. Se racconta qualcosa, ascolta fino in fondo e credigli. Evita le frasi che chiudono la conversazione, come «sono cose da bambini». Se non racconta, riprova un altro giorno: parla con un adulto meno di quanto speri, e a te arriva più spesso che alla scuola.

Scrivere alla scuola

Se la situazione è chiara, scrivi al dirigente scolastico con date, fatti, nomi dove li conosci, quello che ha detto tuo figlio e come sta. Usa la parola «reiterate» e descrivi gli effetti. Chiedi chi è il referente per il bullismo e fissa un incontro. Concorda un tempo preciso, e quando scade chiedi che cosa è cambiato.

Quando serve un aiuto subito

Se ci sono botte, minacce o foto diffuse, valuta la denuncia. Per un consiglio puoi chiamare il 114, anche per il bullismo. Se tuo figlio parla di morire o di farsi del male, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.

Le pagine vicine: cyberbullismo, bassa autostima nei bambini, problemi di comportamento a scuola.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali e ai testi di legge.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

  • Legge 29 maggio 2017, n. 71, artt. 1, 4, 5 e 7 (testo vigente). Normattiva.
  • Legge 17 maggio 2024, n. 70, artt. 1 e 3. Normattiva.
  • Decreto legislativo 12 giugno 2025, n. 99, artt. 1 e 2. Normattiva.
  • Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. HBSC Italia 2022, schede di sintesi, p. 13. EpiCentro.
  • Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro. Bullismo (HBSC). EpiCentro.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Come capisco se mio figlio subisce bullismo?
Con domande aperte, senza aspettare che parli da solo. Mal di pancia la mattina, incubi, voti in calo e amici che spariscono sono segnali da prendere sul serio, ma possono avere altre cause e a volte vengono prima del bullismo.
Perché non me l'ha detto?
Succede spesso: in uno studio solo il 55,4% delle vittime ne aveva parlato con qualcuno e il 34,0% con un adulto di casa. Dicono di più i più piccoli, le femmine e chi ha compagni che difendono.
La scuola è obbligata a intervenire?
Sì. La legge 71 del 2017 (art. 5, comma 1) dice che il dirigente scolastico che viene a conoscenza di atti di bullismo, anche non online, applica le procedure previste e informa subito i genitori dei minori coinvolti. Nei casi più gravi, se le condotte si ripetono o se le iniziative educative non hanno funzionato, riferisce alle autorità competenti. Ogni scuola individua fra i docenti un referente (art. 4, comma 3).
E se la scuola non risponde?
Scrivi al dirigente scolastico con date e fatti, cita l'articolo 5 della legge 71 del 2017 e chiedi un incontro con il referente. Concorda un tempo e chiedi che cosa è cambiato. Se ci sono botte, minacce o foto diffuse, valuta la denuncia; per i fatti commessi da ragazzi sopra i 14 anni l'articolo 7 prevede l'ammonimento del questore. Per un consiglio c'è il 114 Emergenza infanzia, attivo 24 ore su 24.
Mio figlio fa il bullo: che cosa faccio?
Parlane con lui senza minimizzare, chiedi alla scuola che cosa ha visto e fissate insieme regole chiare. Negli studi chi ha fatto il bullo ha più depressione e più probabilità di commettere reati negli anni successivi: sono motivi per occuparsene presto.
I compagni che guardano possono fare qualcosa?
Sì. Dove i compagni difendono chi è preso di mira, chi subisce ne parla di più con gli adulti. I programmi che coinvolgono i testimoni aumentano i loro interventi, con un effetto piccolo, più forte alle superiori.
Il bullismo lascia il segno da grande?
Può lasciarlo, soprattutto su ansia e umore, e di più in chi è stato sia vittima sia autore. Una parte del rischio c'era già prima del bullismo, e negli studi sui gemelli una parte resta dopo.

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