Autismo

Autismo e scuola: strategie di inclusione che funzionano

Che cosa dice la legge sulla classe comune e sul PEI, chi decide le ore di sostegno, perché la continuità è il punto debole e quali strategie in classe hanno le prove migliori.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 17 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Autismo e scuola: strategie di inclusione che funzionano. Una linea del tempo dell'anno scolastico con tre tappe: primo giorno, 15 ottobre, 31 ottobre. Sopra il primo giorno dieci insegnanti viola, otto pieni e due tratteggiati: oltre il 22% dei docenti per il sostegno non era ancora assegnato all'avvio. Al 15 ottobre la scadenza del PEI definitivo. Sopra il 31 ottobre sei PEI viola, cinque pieni e uno tratteggiato: il 17% non era ancora pronto. Sotto, dieci banchi con un bambino: sei pervinca hanno un insegnante di sostegno nuovo rispetto all'anno prima, quattro vuoti hanno lo stesso. Quasi 6 alunni su 10 hanno cambiato insegnante. La legenda dice: viola pieno c'è, tratteggiato manca ancora, pervinca insegnante nuovo, vuoto lo stesso insegnante. Alunni con disabilità in Italia, anno scolastico 2024-2025, dati ISTAT.
Fonti: ISTAT 2026.

Il primo giorno di scuola tuo figlio ha lo zaino pronto dalla sera prima. Lo avete preparato insieme, con le stesse cose nello stesso ordine, perché così la mattina fa meno paura. All'ingresso c'è una persona che non hai mai visto. È la nuova insegnante di sostegno. Non conosce tuo figlio, non sa che la campanella lo fa irrigidire, non sa da quali segnali si capisce che sta per crollare. E tu ti chiedi se anche quest'anno si ricomincia da capo.

Nell'anno scolastico 2024-2025 gli alunni con disabilità in Italia erano quasi 377mila, il 4,8% degli iscritti, secondo ISTAT. Circa un alunno con disabilità su tre ha un disturbo dello sviluppo psicologico, la categoria in cui ISTAT conta l'autismo insieme ad altre diagnosi. Qui sotto trovi che cosa dice la legge sulla classe comune e sul PEI, chi decide le ore di sostegno, dove il sistema si inceppa e quali strategie in classe hanno le prove migliori, con il peso reale di quelle prove.

La classe comune è un diritto

In Italia le classi differenziali sono state abolite nel 1977. La legge 517 del 1977 lo fa all'articolo 7; all'articolo 2 la stessa legge parla già di «insegnanti specializzati». Da allora tuo figlio ha diritto a stare nella classe di tutti, con i compagni della sua età, qualunque sia la sua diagnosi.

La legge 104 e il decreto 66 del 2017 garantiscono oggi il diritto all'istruzione nelle classi comuni di ogni ordine e grado, autismo compreso. Il decreto 66 ha dato la forma attuale al PEI e al GLO, il gruppo che lo scrive. La linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità sull'autismo, aggiornata nel 2025, richiama l'esperienza italiana dell'inclusione e il fatto che nella maggior parte dei casi in classe ci sia un insegnante di sostegno.

Il diritto c'è. Quanto funzioni dipende molto dalla scuola, dalle persone e dalla continuità, e su questo i numeri ISTAT sono precisi. Prima serve sapere come si costruisce sulla carta l'anno di tuo figlio.

Il PEI e i suoi tempi

Il PEI, piano educativo individualizzato, è il documento che dice che cosa farà la scuola per tuo figlio durante l'anno, ore di sostegno comprese. Lo scrive il GLO, il gruppo di lavoro operativo per l'inclusione: ne fanno parte gli insegnanti della classe, l'insegnante di sostegno, la famiglia e le figure professionali che seguono il bambino. Tu siedi a quel tavolo per legge.

Le due scadenze del PEI

Il decreto 66, all'articolo 7, fissa le date. Per un bambino appena iscritto o appena certificato il PEI provvisorio va scritto entro giugno, e quello definitivo entro e non oltre il 15 ottobre. Il PEI definisce anche, con adeguata motivazione, il numero di ore di sostegno da assegnare alla classe. Nel passaggio da un anno all'altro la legge chiede di valutare in via prioritaria il mantenimento delle ore dell'anno precedente. Se tuo figlio aveva dodici ore, quelle dodici sono la prima cosa da valutare per l'anno nuovo, nei limiti dell'organico assegnato.

Quando il PEI arriva tardi

Il PEI viene redatto per il 97% degli alunni con disabilità. Nel 2024-2025, però, per il 17% non era pronto al 31 ottobre, e nella secondaria di secondo grado la quota saliva al 24%. Gli insegnanti della classe partecipano alla stesura nel 92% dei casi, la famiglia nel 90%, gli specialisti dell'azienda sanitaria nel 59%. Alla secondaria di secondo grado lo studente stesso partecipa nel 26% dei casi.

Il modello del PEI, il profilo di funzionamento e le figure del GLO sono spiegati per esteso nella pagina sul sostegno scolastico e la legge 104. Se a fine ottobre il PEI di tuo figlio non c'è, sei nella stessa situazione di un alunno su sei: puoi chiedere alla scuola una data.

Chi decide le ore di sostegno

Quante ore spettano è la domanda che quasi ogni genitore fa per prima. Nelle norme nazionali non c'è un numero fisso legato alla diagnosi di autismo. C'è un percorso, scritto nel decreto 66, con passaggi e responsabili precisi.

Il GLO
Fa la proposta di quantificazione delle ore di sostegno (articolo 9, comma 10). Tu ne fai parte.
Il PEI
Scrive il numero di ore da assegnare alla classe, con adeguata motivazione (articolo 7).
Il dirigente scolastico
Invia la richiesta dei posti all'ufficio scolastico regionale (articolo 10, comma 1).
L'ufficio scolastico regionale
Attribuisce le risorse per il sostegno (articolo 10, comma 2).
Gli enti preposti
Le misure che non sono didattiche, come l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione, passano a loro (articolo 10, comma 3).

La legge 449 del 1997 fissava un rapporto di un insegnante di sostegno ogni 138 alunni iscritti; oggi quel numero appartiene alla storia. Per gli alunni con disabilità grave la Corte costituzionale, nel 2010, ha riconosciuto la possibilità di posti di sostegno in deroga (sentenza 80/2010).

Le medie nazionali delle ore

Nel 2024-2025 un alunno con disabilità ha avuto in media 15,8 ore settimanali di sostegno: 21,1 nella scuola dell'infanzia, 17,2 nella primaria, 13,6 nelle secondarie. Nel Mezzogiorno la media era di 17,4 ore, al Nord di 14,3. Sono medie di tutti gli alunni con disabilità, autismo e altre diagnosi insieme, e dicono poco del bambino singolo. Nella scuola statale il rapporto era di 1,4 alunni per insegnante di sostegno, nella non statale di 1,8; la legge 244 del 2007 raccomanda 2 alunni per docente.

In media l'alunno con disabilità passa 28,6 ore settimanali in classe e 2,9 fuori. Chi ha forti limitazioni nell'autonomia arriva a 7,3 ore fuori dalla classe. Nella primaria, in dieci anni, le ore fuori classe sono scese da 3,8 a 2,2. In media, quindi, il tempo passato nella stessa stanza dei compagni è cresciuto.

Gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione

Accanto all'insegnante di sostegno può esserci un'altra figura, pagata dagli enti locali. Assistenti all'autonomia e alla comunicazione ce ne sono oltre 85mila, in media uno ogni 4 alunni; il 4,3% degli alunni con disabilità, circa 18mila, non ne usufruisce pur avendone bisogno.

Il punto debole: la continuità

Se ogni settembre ti trovi a raccontare tuo figlio da capo a una persona nuova, i dati ISTAT descrivono proprio la tua esperienza. Nel 2024-2025 gli insegnanti per il sostegno erano oltre 261mila. In cinque anni gli specializzati sono passati dal 63% al 78%, un miglioramento netto. Resta un 22% senza specializzazione, circa 57mila insegnanti, più al Nord (32%) che nel Mezzogiorno (11%).

Le nomine in ritardo e i cambi

All'avvio dell'anno scolastico oltre il 22% dei docenti per il sostegno non era ancora stato assegnato, e un mese dopo il 10% dei posti era ancora vacante. Quasi sei alunni su dieci hanno cambiato insegnante di sostegno rispetto all'anno prima: il 61% nella secondaria di primo grado, il 70% nell'infanzia. Il 9,4% lo ha cambiato durante l'anno.

Per molti bambini autistici una persona nuova cambia la voce, i modi, le regole non dette della giornata. ISTAT conta i cambi. Che cosa succede dopo a un bambino autistico, negli apprendimenti e nel comportamento, non lo misura.

Il dato · Il sostegno a inizio anno

Insegnanti per il sostegno senza specializzazione
22%
Docenti per il sostegno non ancora assegnati all'avvio dell'anno
oltre 22%
Alunni che hanno cambiato insegnante rispetto all'anno prima
quasi 6 su 10
PEI non ancora pronti al 31 ottobre
17%

ISTAT, alunni con disabilità in Italia, anno scolastico 2024-2025.

Che cosa trova difficile un bambino autistico a scuola

La scuola chiede ogni giorno cose che a tuo figlio possono costare molto. Si parla tanto, spesso in fretta, con frasi che sottintendono. Le regole della classe cambiano da un insegnante all'altro senza che nessuno le dica ad alta voce. La ricreazione è rumorosa e senza una struttura. Una supplenza, un'uscita, un'aula diversa arrivano a volte senza preavviso.

Secondo ISTAT il 20% degli alunni con disabilità ha limitazioni nella comunicazione. Per un bambino autistico la difficoltà può riguardare anche chi parla bene: capire una battuta, una richiesta indiretta, il momento giusto per intervenire. Tu lo vedi quando tuo figlio prende alla lettera una frase che gli altri capiscono al volo.

Il rumore e i cambiamenti

Molti bambini autistici reagiscono in modo intenso ai suoni, alle luci, alla folla; ne parla per esteso la pagina sui disturbi sensoriali nei bambini. Spesso un rifiuto nasce da un cambiamento non previsto o da troppo rumore. Se a casa hai imparato a leggere questi segnali, quella conoscenza è la cosa più utile che puoi portare al GLO.

Gli interventi basati sulla funzione del comportamento partono da qui: cercano che cosa scatena una crisi e che cosa la mantiene. Su come distinguere una crisi da un capriccio c'è la pagina capricci o crisi, e su che cosa fare quando la scuola segnala un problema c'è quella sui problemi di comportamento a scuola.

Le strategie in classe e il peso delle prove

Sulle strategie da usare in classe con un bambino autistico la letteratura ha prodotto molti studi, quasi tutti piccoli. Le revisioni più ampie arrivano a conclusioni simili fra loro, e tutte con certezza bassa o molto bassa. Quando la scuola ti propone un metodo, sapere quanto pesano le sue prove ti aiuta a chiedere le cose giuste.

Che cosa ha funzionato nelle classi comuni

Watkins e colleghi, nel 2019, hanno riunito 28 studi fatti in classi comuni. Gli interventi basati sulla funzione del comportamento, i supporti visivi, l'auto-monitoraggio e gli interventi con i compagni hanno dato effetti per lo più grandi. Quelli condotti dall'insegnante della classe hanno dato gli effetti maggiori. Gli autori chiedono più studi di qualità.

Hume e colleghi, nel 2021, hanno esaminato 972 articoli e hanno individuato 28 pratiche basate sulle prove per bambini, ragazzi e giovani adulti autistici. L'elenco comprende molte delle strategie di cui si parla qui sotto. Fra quelle usate a scuola ci sono anche i video che mostrano un comportamento da imitare, il video modeling: la mappa Campbell di McConnell e colleghi, nel 2024, ne ha censiti 438 studi.

L'agenda visiva

L'agenda visiva mostra la giornata in immagini o parole, un'attività dopo l'altra, e il bambino la consulta per sapere che cosa viene dopo. Knight e colleghi, nel 2015, hanno valutato 31 studi, 16 dei quali di qualità accettabile. L'agenda visiva può considerarsi una pratica basata sulle prove, soprattutto se viene insegnata con procedure sistematiche. A casa puoi usare la stessa agenda della scuola, con le stesse immagini.

L'educazione strutturata

Il programma TEACCH organizza lo spazio, il tempo e i compiti in modo prevedibile, con molto materiale visivo. La linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità lo suggerisce per i bambini e i ragazzi dai 2 ai 14 anni, con una raccomandazione condizionata e una qualità delle prove molto bassa. La meta-analisi di Virues-Ortega del 2013 (13 studi, 172 persone) ha trovato guadagni da moderati a grandi sul comportamento sociale e sui comportamenti disadattivi, con un sostegno che gli autori stessi chiamano limitato.

Shi e colleghi, nel 2025, hanno riunito 11 studi su 701 persone e hanno trovato differenze piccole sulla socializzazione, sulle abilità cognitive e sulla motricità fine. L'educazione strutturata ha prove limitate. La linea guida italiana la mette comunque fra gli approcci suggeriti.

La comunicazione aumentativa

Per chi ha un linguaggio funzionale ridotto o assente, la linea guida italiana suggerisce il PECS, lo scambio di immagini per comunicare, e i comunicatori, gli strumenti che danno voce a un simbolo quando il bambino lo tocca. Anche qui la raccomandazione è condizionata e la qualità delle prove molto bassa. Ganz e colleghi, nel 2012, hanno trovato effetti grandi sui comportamenti a cui gli interventi miravano. Con la stessa cautela la linea guida suggerisce i gruppi per le abilità sociali e gli interventi sulla teoria della mente.

Quanto pesano queste prove

Sandbank e colleghi, nel 2023, hanno analizzato 252 studi sugli interventi per bambini autistici sotto gli otto anni. Quando hanno tolto le misure a rischio di bias di rilevazione, cioè quelle raccolte da chi sapeva quale bambino avesse ricevuto l'intervento, è rimasto un solo effetto. Gli eventi avversi erano monitorati poco e potrebbero essere comuni.

Le strategie descritte qui sopra sono le migliori disponibili. Funzionano meglio quando sono scritte nel PEI e usate da tutti gli adulti che stanno con tuo figlio, dall'insegnante di matematica al collaboratore che lo accoglie all'ingresso. Sui programmi intensivi c'è la pagina sull'ABA.

Da guardare

Supporti visivi, interventi condotti dall'insegnante, compagni coinvolti, comunicazione aumentativa: sono le strategie con le prove migliori, e la certezza di quelle prove resta bassa o molto bassa.

Una pausa in un luogo tranquillo

A volte la giornata diventa troppo: troppo rumore, troppe richieste, troppa gente. Una pausa in un luogo tranquillo, concordata nel PEI e mai usata come punizione, è una scelta educativa ragionevole. Tuo figlio sa dove andare, con chi, per quanto tempo, e come si rientra in classe. Nessuno studio ha misurato quanto questa pausa riduca le crisi.

Per le stanze multisensoriali, con luci, suoni e materiali da toccare, una revisione di Leonardi e colleghi del 2025 ha trovato 10 studi, e le prove sono insufficienti per dire se aiutino. Se la scuola te ne propone una, chiedi a che cosa serve per tuo figlio e come si capirà se funziona.

I compagni di classe

I compagni possono diventare parte dell'intervento. Negli interventi mediati dai pari alcuni compagni imparano a invitare il bambino autistico a giocare, ad aspettarlo, a rispondergli, durante la giornata normale.

Whalon e colleghi, nel 2015, hanno riunito 37 studi su 105 bambini e hanno trovato un effetto da moderato a forte sulla competenza sociale con i compagni. Chang e Locke, nel 2016, hanno esaminato cinque studi, quattro dei quali randomizzati. Ragaglia e colleghi, nel 2026, hanno guardato alla scuola primaria: solo 5 studi avevano un controllo a distanza di tempo, con risultati contrastanti. La certezza è bassa, e quanto l'effetto duri resta poco chiaro.

Spiegare l'autismo ai compagni

Molte famiglie si chiedono se dire ai compagni che il figlio è autistico. White e colleghi, nel 2020, hanno studiato 250 ragazzi inglesi di 11-12 e di 14-16 anni. Sapere la diagnosi ha ridotto la colpa che i ragazzi attribuivano al compagno per il suo comportamento. La distanza che volevano tenere da lui è rimasta la stessa.

Thompson-Hodgetts e colleghi, nel 2024, hanno affiancato alla spiegazione indicazioni pratiche per giocare insieme, in campi estivi diurni. Il gioco condiviso è migliorato nel gruppo con l'intervento (10 bambini) e non è cambiato nei controlli (5). Sono studi piccoli, con certezza molto bassa.

Se decidi di parlarne, e se tuo figlio è d'accordo quando è abbastanza grande da dirlo, chiedi che la spiegazione arrivi insieme a qualcosa da fare: un gioco con regole chiare, un compito a coppie, un compagno di riferimento per la ricreazione. Su come affrontare il discorso con la scuola c'è la pagina su come comunicare la diagnosi agli insegnanti.

La ricreazione è un'altra stanza

In classe c'è un orario, un posto, un compito. In ricreazione tutto questo sparisce. Gli studi più solidi fatti a scuola mostrano che ciò che migliora in classe non si sposta da solo nel cortile.

Sam e colleghi, nel 2021, hanno seguito 486 alunni in 60 scuole primarie con il programma NPDC, che forma gli insegnanti all'uso delle pratiche basate sulle prove. Gli alunni delle scuole con il programma hanno raggiunto più obiettivi del loro piano educativo; ai test standardizzati i progressi sono stati uguali nei due gruppi. La certezza è moderata.

Il programma schoolMAX

Lopata e colleghi, nel 2019, hanno provato schoolMAX su 103 bambini di 6-12 anni senza disabilità intellettiva né disturbo del linguaggio. Il programma ha migliorato il riconoscimento delle emozioni e il giudizio di genitori e insegnanti. Le interazioni in ricreazione e il rendimento scolastico sono rimasti uguali a quelli del gruppo di confronto.

Per tuo figlio vuol dire che la ricreazione va pensata a parte, con un adulto che sa che cosa fare e qualche gioco con regole semplici, e va scritta nel PEI come la matematica.

Assenze, esclusioni e bullismo

Se tuo figlio salta spesso la scuola, sei in buona compagnia. Bowden e colleghi, nel 2025, hanno analizzato 654.438 studenti di 5-16 anni in Nuova Zelanda: per gli studenti autistici la frequenza regolare era meno probabile che per i compagni. Nel Regno Unito Totsika e colleghi, nel 2020, hanno seguito 486 alunni con un'età media di 11 anni. Il 43% aveva un'assenza persistente, cioè perdeva almeno il 10% del tempo scuola, e il rifiuto della scuola spiegava il 43% delle assenze.

Le esclusioni decise dalla scuola e i ritiri decisi dalla famiglia pesavano ciascuno per il 9% delle assenze. In un campione rappresentativo britannico di 460 ragazzi, studiato da Totsika nel 2025, il 25% degli adolescenti autistici di 14 anni era stato escluso da scuola almeno una volta. Sugli interventi per ridurre le assenze ci sono pochi studi preliminari (Nordin 2024). Il rifiuto della scuola ha una pagina sua, quella sulla fobia scolastica.

Il dato · Le assenze degli alunni autistici

Con assenza persistente, Regno Unito (Totsika 2020)
43%
Assenze dovute al rifiuto della scuola (Totsika 2020)
43%
Esclusi da scuola almeno una volta a 14 anni (Totsika 2025)
25%

Il bullismo e la fatica della scuola comune

Nelle stime più basse quasi un alunno autistico su due riferisce di essere stato preso di mira; il rischio è più alto di quello dei compagni. Che cosa fare lo trovi nella pagina sul bullismo nei bambini.

Horgan e colleghi, nel 2023, hanno riunito 33 studi sui ragazzi autistici delle scuole superiori. Per molti di loro la scuola comune è un ambiente sociale complesso e faticoso. Alcuni imparano a camuffarsi, a imitare i compagni per passare inosservati, e la pagina sulla sindrome di Asperger racconta quanto costa. Se tuo figlio torna a casa svuotato anche nei giorni in cui tutto sembra andato bene, è un segnale da portare al GLO.

Gli insegnanti e la formazione

Petersson-Bloom e Hansson, nel 2025, hanno riunito gli studi sulla fiducia degli insegnanti nelle proprie capacità con gli alunni autistici. Quella fiducia è minata da una formazione limitata, da barriere strutturali e da poco sostegno.

La consulenza agli insegnanti

La consulenza agli insegnanti può aiutare. Nel programma COMPASS un consulente affianca l'insegnante e la famiglia nel fissare gli obiettivi del bambino. Ruble e colleghi, nel 2013, lo hanno provato su 49 coppie insegnante-bambino: rispetto al gruppo di controllo gli effetti sono stati grandi, sia con la consulenza in presenza sia con quella via web. Lo studio è stato condotto dallo stesso gruppo che ha sviluppato il metodo, e la certezza è bassa.

In Italia oggi il 78% degli insegnanti per il sostegno è specializzato. Nella stessa scuola tuo figlio può incontrare un insegnante di sostegno formato da anni e uno che la specializzazione non l'ha ancora. Che cosa fa per legge l'insegnante di sostegno lo racconta la pagina sull'insegnante di sostegno e il suo ruolo.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Il PEI è il punto in cui tutto questo arriva a tuo figlio. Qualche passo per i prossimi mesi:

  • Chiedi alla scuola la data del GLO e partecipa, anche quando ti sembra una formalità: la legge ti mette a quel tavolo.
  • Porta la relazione dello specialista. Il neuropsichiatra o lo specialista che segue tuo figlio può partecipare al GLO e portare la sua valutazione; è il GLO che propone le ore, e la decisione deve essere motivata nel PEI.
  • Se le ore ti sembrano poche, chiedi che la motivazione sia scritta nel PEI. Nel passaggio d'anno ricorda che la legge chiede di valutare prima di tutto il mantenimento delle ore dell'anno precedente.
  • Chiedi copia del PEI e degli atti: la legge 241 del 1990, all'articolo 22, ti dà il diritto di prenderne visione e di estrarne copia. Il ricorso è una strada che usa circa il 4% delle famiglie.
  • Proponi l'agenda visiva, la stessa a scuola e a casa, e un luogo per la pausa, scritti nel PEI.
  • Chiedi come la scuola prepara un cambio di insegnante: un passaggio di consegne, un incontro prima dell'inizio, una foto della persona nuova da guardare a casa.
  • Chiedi che cosa succede in ricreazione: chi c'è, che cosa si fa, dove può andare tuo figlio quando è troppo.

Le pagine vicine: sostegno scolastico e legge 104, il ruolo dell'insegnante di sostegno, comunicare la diagnosi agli insegnanti, disturbi sensoriali, fobia scolastica, bullismo.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali e ai testi di legge.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

  • Legge 4 agosto 1977, n. 517, artt. 2 e 7. Normattiva.
  • Legge 5 febbraio 1992, n. 104, artt. 12 e 13. Normattiva.
  • Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, artt. 3, 7, 9 e 10, nel testo vigente. Normattiva.
  • Legge 27 dicembre 1997, n. 449, art. 40, e Corte costituzionale, sentenza 26 febbraio 2010, n. 80. Normattiva.
  • Legge 18 agosto 2015, n. 134. Normattiva.
  • Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 22. Normattiva.
  • ISTAT (2026). L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Anno scolastico 2024-2025. Statistica Report, 27 maggio 2026. ISTAT.
  • Istituto Superiore di Sanità (2025). Linea guida sulla diagnosi e sul trattamento del disturbo dello spettro autistico in bambini e adolescenti, aggiornamento ottobre 2025. ISS.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Un bambino autistico può frequentare la scuola normale?
Sì. In Italia le classi differenziali sono state abolite nel 1977, e la legge 104 e il decreto 66 del 2017 garantiscono il diritto all'istruzione nelle classi comuni, con un insegnante di sostegno assegnato alla classe. Il diritto c'è. La qualità cambia molto da scuola a scuola, e la continuità dell'insegnante è il punto debole: quasi sei alunni su dieci cambiano insegnante di sostegno da un anno all'altro.
Quante ore di sostegno spettano a un bambino autistico?
Nelle norme nazionali non c'è un numero fisso legato alla diagnosi. Le ore le propone il GLO, il PEI le scrive con la motivazione e l'ufficio scolastico regionale assegna i posti. Nel 2024-2025 la media nazionale era di circa 16 ore settimanali, più alta nell'infanzia e più bassa alle superiori. Per la disabilità grave la Corte costituzionale ha riconosciuto la possibilità di posti di sostegno in deroga.
Chi scrive il PEI e quando?
Il GLO, il gruppo di lavoro operativo di cui fa parte anche la famiglia. Per un bambino appena iscritto o appena certificato va scritto entro giugno in via provvisoria ed entro il 15 ottobre in via definitiva. Nel 2024-2025 il 17% dei PEI non era ancora pronto al 31 ottobre.
Quali strategie in classe hanno le prove migliori?
I supporti visivi come l'agenda della giornata, gli interventi condotti dall'insegnante, gli interventi con i compagni e la comunicazione aumentativa per chi parla poco. Le prove sono ancora di certezza bassa o molto bassa. Funzionano meglio quando sono scritte nel PEI e usate da tutti gli adulti che stanno con il bambino.
Serve spiegare l'autismo ai compagni?
Può aiutare se insieme alla spiegazione si danno ai compagni modi pratici per giocare e lavorare insieme. In uno studio inglese su 250 ragazzi, sapere la diagnosi ha ridotto la colpa attribuita al compagno per il suo comportamento e ha lasciato uguale la distanza che volevano tenere da lui.
Le ore di sostegno mi sembrano poche: che cosa posso fare?
Chiedi che la motivazione sia scritta nel PEI e chiedi copia degli atti, come prevede la legge 241 del 1990 all'articolo 22. Nel passaggio d'anno la legge chiede di valutare prima di tutto il mantenimento delle ore dell'anno precedente. Il ricorso è una strada che usa circa il 4% delle famiglie.
Mio figlio salta spesso la scuola: succede ad altri?
Sì. Gli alunni autistici fanno in media più assenze dei compagni, e una parte nasce dal rifiuto di andare a scuola: in uno studio inglese su 486 alunni il rifiuto spiegava il 43% delle assenze. Parlane presto con lo specialista e con la scuola.

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