Comportamento

Crisi di rabbia nei bambini: quando sono normali e quando no

Urla, calci, il corpo a terra. Nei primi anni le crisi di rabbia sono la norma e di solito finiscono in pochi minuti; contano com'è fatta la crisi e pochi segni che meritano una domanda al pediatra.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 15 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Crisi di rabbia nei bambini: quando sono normali e quando no. In alto un quadrante d'orologio con i primi 5 minuti in viola e quattro punti ottone, una crisi ciascuno, tre dentro lo spicchio e uno fuori: su 335 bambini fra un anno e mezzo e cinque anni, il 75%, tre crisi su quattro, finisce entro 5 minuti. In basso quattro cerchi con un disegno ciascuno, i segni che meritano una domanda al pediatra. Tre sono viola: un fulmine, imprevedibile, arriva senza un motivo riconoscibile; una clessidra doppia, molto più lunga delle crisi abituali di tuo figlio; un oggetto spezzato, distruttiva, rompe le cose e lascia danni. Il quarto è chiaro, staccato dagli altri da una linea tratteggiata, con un cronometro barrato: i minuti, da soli, non hanno una soglia stabilita. Accanto al titolo il ritratto, in fondo le fonti.
Fonti: Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 2003 · Journal of Child Psychology and Psychiatry, 2012.

La cassa del supermercato, un pacchetto di caramelle rimesso sullo scaffale. Tuo figlio si butta a terra. Urla, scalcia, ti spinge via quando provi a prenderlo in braccio. Qualcuno si gira a guardare. È la terza volta questa settimana. Poi, dopo un tempo che ti sembra lunghissimo, piange attaccato alla tua gamba e vuole solo essere tenuto. E tu ti chiedi se è normale, se capita anche agli altri, se c'è qualcosa che ti sfugge.

«Una crisi di rabbia può durare venti minuti, a volte un'ora.»

Si legge spesso, nelle pagine per i genitori. Negli studi che le hanno contate, la maggior parte delle crisi finisce in pochi minuti.

Le crisi di rabbia (in inglese temper tantrums) sono esplosioni di collera e di sconforto: pianto, urla, a volte colpi, oggetti lanciati, il corpo a terra. Nei primi anni sono la norma. In un campione di sale d'attesa pediatriche, 1.490 bambini in età prescolare, l'83,7% aveva avuto crisi nell'ultimo mese, anche una sola, e solo l'8,6% ogni giorno (Wakschlag, 2012). Qui trovi che cosa dicono gli studi sulla durata, su come è fatta una crisi dentro, su come cambia con l'età e sui pochi segni che meritano una domanda al pediatra.

Quanto dura una crisi, quando qualcuno la misura

La crisi tipica dura pochi minuti, spesso meno. Il dato più preciso viene da Potegal e colleghi (2003), che hanno analizzato i racconti delle crisi di 335 bambini fra 18 e 60 mesi. Le durate più frequenti andavano da mezzo minuto a un minuto, e il 75% delle crisi finiva entro 5 minuti.

Uno studio finlandese su 132 bambini arriva più in alto: nel 46,5% dei casi i genitori indicavano una durata abituale fra 5 e 10 minuti (Österman e Björkqvist, 2010). Le due misure guardano cose diverse. Potegal conta le crisi una per una, Österman chiede al genitore quanto durano di solito. In tutti e due i casi siamo nell'ordine dei minuti.

Una crisi di venti minuti può capitare. Negli studi resta un'eccezione, e nessuno ha fissato una soglia in minuti oltre la quale preoccuparsi. Il confronto utile lo fai con tuo figlio: conta se una crisi è molto più lunga delle sue solite.

Che cosa succede dentro una crisi

Dentro ogni crisi ci sono due cose insieme, la rabbia e lo sconforto. Potegal e Davidson (2003) hanno codificato i comportamenti per intervalli di 30 secondi e hanno visto che le due componenti si muovono in modo indipendente, ciascuna con i suoi tempi.

  • La rabbia: urla, calci, spinte, oggetti lanciati. Ha il picco nei primi momenti e poi scende.
  • Lo sconforto: lamento, pianto, ricerca di conforto. Cresce piano e arriva verso la fine.

All'inizio c'è soprattutto rabbia, alla fine soprattutto bisogno di vicinanza. È il momento in cui tuo figlio, che un minuto prima ti respingeva, ti cerca. Nello stesso campione c'è anche un dettaglio che riguarda il corpo a terra: i bambini che nei primi 30 secondi si buttavano sul pavimento o pestavano i piedi avevano crisi più brevi, e i genitori intervenivano meno. È un'associazione osservata. Da sola non dice che cosa fare.

Si legge spesso che esistono due tipi di crisi: il capriccio, in cui il bambino vuole qualcosa e usa il pianto per ottenerlo, e la crisi vera, in cui è sopraffatto. Gli studi che hanno scomposto le crisi trovano rabbia e sconforto nella stessa crisi. Due tipi separati non sono mai stati misurati. Per che cosa fare sul momento c'è la pagina su capricci e crisi.

Come cambiano le crisi con l'età

Le crisi cominciano di solito fra i due e i tre anni e poi cambiano forma. Nello studio finlandese, dove l'87% dei genitori aveva visto crisi in almeno un figlio, il 64,7% dei bambini aveva cominciato a 2 o 3 anni (Österman e Björkqvist, 2010). Nei dati di Potegal, fra i 18 e i 60 mesi, la rabbia molto intensa cala con l'età e quella di bassa intensità aumenta.

Van den Akker e colleghi (2022) hanno raccolto i racconti dei genitori di 861 bambini fra 1 e 5 anni, e ne hanno seguiti 252 per un anno intero. Con la crescita le crisi diventano meno frequenti e più lunghe. Lo stesso studio ha diviso i bambini in tre profili, secondo com'erano fatte le loro crisi.

Il dato · Tre profili di crisi, fra 1 e 5 anni

Bassa intensità
26%
Intensità moderata
32%
Con aggressività o autolesionismo
42%

Quel 42% va letto con calma. Vuol dire che uno spintone o un calcio durante una crisi, a tre anni, capita a molti bambini. Nello studio il profilo aggressivo prediceva difficoltà successive in aggiunta alla frequenza e alla durata. Le crisi più frequenti si associavano a più problemi di comportamento, quelle più lunghe a più ansia, tristezza e ritiro.

Un'età di fine uguale per tutti non esiste. Nello studio finlandese il 57,1% dei bambini non aveva più crisi dopo i cinque anni: poco più della metà, quindi molti bambini a cinque anni ne hanno ancora qualcuna. Maschi e femmine non differiscono, né per l'inizio né per la fine, né per la frequenza o la durata.

Tre segni che contano più del cronometro

Più di quanto dura, conta com'è fatta la crisi. Wakschlag e colleghi (2012), nel campione dei 1.490 bambini, hanno separato le forme lievi da quelle che preoccupano. Le forme lievi erano frustrazione in situazioni in cui la frustrazione è attesa: il gioco che finisce, un divieto, l'attesa in fila. Erano anche le più frequenti.

Le forme che preoccupano avevano almeno uno di questi tre tratti, e la perdita di controllo che le accompagna si associava a problemi emotivi e di comportamento.

  • La crisi è imprevedibile: arriva senza un motivo riconoscibile, anche in un momento tranquillo.
  • La crisi è prolungata, cioè molto più lunga di quelle abituali di tuo figlio. Il confronto si fa con lui, senza un numero di minuti.
  • La crisi è distruttiva: rompe le cose, lascia danni dietro di sé.

Wiggins e colleghi (2018) hanno seguito per circa tre anni 425 bambini in età prescolare, in un gruppo scelto apposta per contenere più bambini irritabili. Su 22 comportamenti di perdita di controllo, due distinguevano chi avrebbe avuto difficoltà all'inizio della scuola: frustrarsi facilmente, che è comune, e le crisi distruttive, che sono rare. La soglia usata nello studio è uno strumento di ricerca, e a casa non si applica come un test.

Quando chiedere una valutazione

Alcune caratteristiche delle crisi sono un buon motivo per parlarne con il pediatra. Vengono da studi su bambini fra i 3 e i 6 anni, e gli autori stessi le presentano come indicazioni. Nessuna, da sola, è una diagnosi.

  • Le crisi sono spesso violente.
  • Capitano spesso anche al nido o a scuola, lontano da casa.
  • Dopo la crisi tuo figlio fatica molto a riprendersi.
  • Durante la crisi si fa male da solo. Fra le forme di aggressività, in uno studio che ha seguito i bambini fino all'adolescenza è quella che ha previsto di più le difficoltà successive.
  • Le crisi sono imprevedibili, molto più lunghe del solito o distruttive.

Belden e colleghi (2008) hanno confrontato le crisi di 279 bambini fra 3 e 6 anni, sani o con difficoltà già note, e le prime tre differenze vengono da lì. Hoyniak e colleghi (2023) hanno seguito 299 bambini della stessa età fino all'adolescenza: l'aggressività verso se stessi durante le crisi prediceva le difficoltà successive più di quella verso gli altri o verso gli oggetti. Il campione era arricchito di bambini con difficoltà già nei primi anni, e il dato vale per il gruppo: sul singolo bambino non fa previsioni.

Da guardare

Conta l'insieme dei segni. Un colpo dato durante una crisi, a tre anni, capita a molti bambini.

Se riconosci in tuo figlio più di uno di questi segni, porta le tue note al pediatra. Per capire a chi rivolgerti e come funziona il primo incontro ci sono le pagine su come scegliere il neuropsichiatra infantile e sulla prima visita neuropsichiatrica.

Le parole e le crisi

I bambini piccoli che dicono meno parole hanno più crisi. Lo hanno misurato Manning e colleghi (2019) in un campione rappresentativo di 2.001 madri, che hanno riferito il vocabolario e le crisi dei figli fra 12 e 38 mesi. Chi diceva meno parole aveva crisi più frequenti e più disregolate.

Fra i 24 e i 30 mesi, i bambini che parlavano in ritardo avevano un rischio quasi doppio di crisi gravi. Gli autori sono i primi a mostrare il legame già nel secondo anno di vita.

È un'associazione, e lo studio non dice quale delle due cose venga prima. Per te resta un motivo in più per guardare il linguaggio. Se parla poco per la sua età, le pagine sul ritardo del linguaggio e sul disturbo del linguaggio espressivo ti dicono che cosa guardare.

Fra una crisi e l'altra: l'irritabilità

Le crisi sono episodi. L'irritabilità è quello che c'è intorno: la tendenza alla rabbia che può pesare sulla vita di tutti i giorni, a casa, a scuola, con gli altri bambini. Così la definisce una revisione del 2024 scritta da un gruppo ampio di ricercatori (Leibenluft, 2024), che la dice comune e chiede di valutarla di routine. Gli strumenti per farlo esistono.

Vidal-Ribas e colleghi (2016) hanno raccolto 24 lavori su 163 esaminati. L'irritabilità risulta una dimensione a sé, abbastanza stabile nel tempo. Negli studi che seguono gruppi di bambini per anni si associa soprattutto ad ansia e depressione successive.

È un dato di gruppo, costruito su molti bambini, e sul tuo non fa previsioni. Dice però che un umore irritabile anche nelle giornate tranquille merita una domanda, tanto più che le traiettorie possono cominciare presto (Leibenluft, 2024).

Il disturbo da disregolazione dell'umore dirompente

Quando l'irritabilità è grave e continua, con crisi frequenti, il DSM-5 prevede una diagnosi apposita: il disturbo da disregolazione dell'umore dirompente, in sigla DMDD. È una diagnosi nuova, e gli stessi ricercatori la definiscono discussa. Quanti bambini lo abbiano dipende molto da quanto rigorosamente si applicano i criteri. Benarous e colleghi (2025) hanno riunito 14 studi, pubblicati fra il 2013 e il 2023, su ragazzi sotto i 18 anni.

Il dato · DMDD nei campioni di comunità, sotto i 18 anni

Stima complessiva
3,3%
Applicando tutti i criteri
0,82%

Nei campioni clinici, fra i bambini già arrivati a un servizio, la stima sale al 21,9%. Gli autori chiedono cautela per la qualità dei dati. Ansia, depressione e ADHD sono le condizioni che si accompagnano più spesso al DMDD.

Il dato più rassicurante viene da Mayes e colleghi (2015): 376 bambini di un campione di popolazione, valutati dalle madri a 6-12 anni e circa otto anni dopo. I sintomi cambiavano molto da un momento all'altro.

  • Nel 71% dei casi erano scomparsi, e intanto ne comparivano di nuovi in altri bambini. Il 29% li aveva ancora otto anni dopo, e gli autori lo considerano un dato clinicamente rilevante.
  • Rabbia e crisi erano un problema frequente per il 9% dei bambini alla prima valutazione, per il 6% alla seconda e per il 3% in tutte e due.
  • Un solo bambino aveva i sintomi del DMDD senza quelli di altri disturbi.

Il rapporto con il disturbo oppositivo provocatorio sta nella pagina sul disturbo oppositivo, il confronto con il disturbo bipolare in quella sull'aggressività nei bambini.

Che cosa c'è spesso sotto

L'irritabilità è più frequente nei bambini con ADHD, autismo, disturbi d'ansia e disturbi dell'umore (Leibenluft, 2024). Nel DMDD le condizioni associate più spesso sono ansia, depressione e ADHD (Benarous, 2025). Gli altri disturbi del neurosviluppo sono stati studiati poco.

Per questo, davanti a crisi che preoccupano, lo specialista guarda queste condizioni più delle crisi prese da sole. Le pagine sull'ADHD nei bambini, su autismo e aggressività e sull'ansia nei bambini spiegano come si riconoscono.

Il sonno dei giorni difficili

Una notte corta si paga il giorno dopo, sull'umore. Tomaso e colleghi (2021) hanno riunito 64 studi, dalla prima infanzia all'età adulta, in cui il sonno veniva ridotto o tolto. Dormire meno del necessario peggiora l'umore, di più nei campioni più giovani, e riduce la capacità di regolare le emozioni, misurata solo nei giovani.

Sono esperimenti di privazione. Sui problemi di sonno che durano nel tempo c'è lo studio di Waxmonsky e colleghi (2017), su 665 bambini della popolazione generale e 784 con ADHD. I sintomi del DMDD c'erano nel 9,2% dei primi e nel 31,4% dei secondi. Nei bambini con questi sintomi:

  • i genitori riferivano più problemi di sonno;
  • la polisonnografia, l'esame che registra il sonno di una notte, non trovava differenze;
  • il legame più forte era con il comportamento oppositivo.

Gli autori concludono che i problemi di sonno cronici non sono la causa principale. Una notte corta pesa sulla giornata dopo, e le crisi hanno anche altre radici. Per i disturbi del sonno veri e propri c'è la pagina sui disturbi del sonno nei bambini.

Che cosa aiuta

I programmi rivolti ai genitori riducono i problemi di comportamento. Helander e colleghi (2024) hanno riunito 25 studi randomizzati su bambini fra 2 e 13 anni con problemi di comportamento di livello clinico. Il parent management training e la parent-child interaction therapy riducevano il comportamento dirompente riferito dai genitori, rispetto a chi era in lista d'attesa. Aggiungere una terapia cognitivo-comportamentale per il bambino, nei pochi studi che l'hanno fatto, non dava di più.

Resta il dubbio che a giudicare il miglioramento siano gli stessi genitori che hanno fatto il programma. Daley e colleghi (2014), in una meta-analisi sui bambini con ADHD (32 lavori su 2.057 esaminati), hanno guardato le valutazioni di chi non sapeva chi avesse fatto il programma: l'effetto sui problemi di condotta restava, da piccolo a moderato.

Le crisi comuni dell'età
Sono la norma nei primi anni. Le raccomandazioni della linea guida inglese NICE sui programmi per i genitori riguardano altri bambini.
I problemi di livello clinico
È il gruppo su cui i programmi sono stati provati. La NICE li raccomanda per i bambini fra 3 e 11 anni con una diagnosi o con un rischio alto misurato.

Sull'irritabilità in sé le prove sono in gran parte indirette (Vidal-Ribas, 2016; Leibenluft, 2024): i programmi per i genitori funzionano sui problemi legati all'irritabilità, e sull'irritabilità stessa vanno ancora provati con rigore. Un trial randomizzato di prevenzione, forse il primo nel suo genere, ha misurato un intervento per la famiglia, il Family Check-Up, nei bambini piccoli (Smith, 2019). L'intervento ha ridotto l'irritabilità a 4 anni, e la riduzione ha predetto meno sintomi a 10 anni e mezzo.

Poi c'è quello che succede in casa ogni giorno. Mo e colleghi (2023) hanno osservato 94 bambini fra 20 e 43 mesi mentre riordinavano i giochi, tre volte nel corso di un anno. Hanno visto che:

  • imporsi con la forza e la scarsa coerenza della madre precedevano crisi più gravi;
  • ignorare la crisi non prediceva niente, né in meglio né in peggio;
  • le crisi dei figli, nel tempo, non cambiavano il modo di fare delle madri.

È un solo studio osservazionale, e indica una direzione: regole uguali da un giorno all'altro, toni bassi. Per il momento della crisi ci sono le pagine su capricci e crisi e sulla regolazione emotiva.

I farmaci

Per le crisi comuni dell'età i farmaci non sono una risposta. La linea guida inglese NICE non offre farmaci per la gestione di routine dei problemi di comportamento nel disturbo oppositivo e nel disturbo della condotta (raccomandazione 1.6.1).

Nei quadri gravi, dopo una valutazione, uno specialista può prenderli in considerazione. La revisione Cochrane di Loy e colleghi (2017) ha riunito 10 trial con 896 bambini e ragazzi fra 5 e 18 anni. Un solo farmaco riduceva l'aggressività rispetto al placebo, con prove di bassa qualità, e faceva aumentare di peso. Sotto i cinque anni prove non ce ne sono. Gli autori scrivono che il farmaco non va usato da solo, dato che i programmi per i genitori funzionano.

Il tema dei farmaci nei quadri gravi torna nelle pagine sul disturbo della condotta e su autismo e aggressività.

Quello che gli studi non hanno ancora misurato

Su alcune domande che ogni genitore si fa, la letteratura non ha ancora una risposta misurata. Eccole, dette come tali.

  • Una soglia in minuti, o in crisi alla settimana, oltre la quale preoccuparsi. Il solo dato è che le crisi quotidiane riguardano l'8,6% dei bambini in età prescolare.
  • Che cosa fare nel momento della crisi. Nessun trial ha confrontato le tecniche usate mentre la crisi è in corso: aspettare, parlare, consolare, uscire dalla stanza.
  • Quanto i trattamenti riducono l'irritabilità in sé. Si sa che cosa aiuta, e ancora non si sa quanto.
  • Che cosa succede nel cervello di un bambino piccolo durante la crisi. Si legge quasi ovunque che dipende da una corteccia prefrontale immatura, e nei bambini piccoli questo legame non è stato misurato.
  • Quanto durano e quanto sono frequenti le crisi dei bambini italiani. I campioni di questa pagina sono finlandesi, statunitensi o di luogo non indicato.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Guarda com'è fatta la crisi più di quanto dura: se è imprevedibile, se è molto più lunga delle sue solite, se rompe le cose, se tuo figlio si fa male. Per qualche settimana annota quando capitano, dove, e se capitano anche al nido o a scuola, perché sono le domande che il pediatra ti farà. Bastano poche righe: il giorno, che cosa è successo prima, quanto è durata a occhio, come è finita. Verso la fine di ogni crisi arriva il momento in cui tuo figlio ti cerca. Fatti trovare.

Tieni le regole uguali da un giorno all'altro, e il tono basso. Proteggi il sonno, soprattutto nei giorni difficili. Se parla poco per la sua età, dillo al pediatra. E se riconosci i segni che meritano una valutazione, chiedila, e chiedi anche se un programma per i genitori fa per voi.

Le altre pagine su questo tema sono la regolazione emotiva nei bambini, capricci e crisi, l'aggressività nei bambini e che cos'è il parent training.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

  • Wakschlag L. S., Choi S. W., Carter A. S., Hullsiek H., Burns J., McCarthy K., Leibenluft E., Briggs-Gowan M. J. (2012). Defining the developmental parameters of temper loss in early childhood: implications for developmental psychopathology. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 53(11), 1099-1108. Campione raccolto nelle sale d'attesa di cinque ambulatori pediatrici dell'area di Chicago, 1.490 bambini in età prescolare, con i comportamenti riferiti dai genitori: l'83,7% aveva avuto crisi nell'ultimo mese, anche una sola, l'8,6% ogni giorno. Le forme lievi erano frustrazione in situazioni in cui è attesa; quelle che preoccupano erano imprevedibili, prolungate o distruttive. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Österman K., Björkqvist K. (2010). A Cross-Sectional Study of Onset, Cessation, Frequency, and Duration of Children's Temper Tantrums in a Nonclinical Sample. Psychological Reports, 106(2), 448-454. Questionario ai genitori di 132 bambini in un'area in gran parte di lingua svedese della Finlandia: l'87% dei genitori aveva visto crisi in almeno un figlio, il 64,7% dei bambini aveva cominciato a 2 o 3 anni e il 57,1% non ne aveva più dopo i cinque; nessuna differenza fra maschi e femmine. Testo completo a pagamento.
  • Potegal M., Kosorok M. R., Davidson R. J. (2003). Temper Tantrums in Young Children: 2. Tantrum Duration and Temporal Organization. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 24(3), 148-154. Analisi dei racconti delle crisi di 335 bambini fra 18 e 60 mesi: le durate più frequenti andavano da mezzo minuto a un minuto e il 75% delle crisi durava 5 minuti o meno. La rabbia ha il picco all'inizio; pianto e ricerca di conforto crescono verso la fine. Testo completo a pagamento.
  • Potegal M., Davidson R. J. (2003). Temper Tantrums in Young Children: 1. Behavioral Composition. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 24(3), 140-147. Stesso campione, con i comportamenti codificati per intervalli di 30 secondi: rabbia e sconforto sono due componenti indipendenti, e con l'età la rabbia molto intensa cala mentre quella di bassa intensità aumenta. Testo completo a pagamento.
  • Van den Akker A. L., Hoffenaar P., Overbeek G. (2022). Temper Tantrums in Toddlers and Preschoolers: Longitudinal Associations with Adjustment Problems. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 43(7), 409-417. Genitori di 861 bambini fra 1 e 5 anni, e un sottocampione di 252 seguito per un anno: le crisi diventano meno frequenti e più lunghe; le più frequenti predicono problemi di comportamento, le più lunghe ansia, tristezza e ritiro. Il profilo con aggressività o autolesionismo riguarda il 42% del campione. Accesso aperto.
  • Belden A. C., Thomson N. R., Luby J. L. (2008). Temper Tantrums in Healthy Versus Depressed and Disruptive Preschoolers: Defining Tantrum Behaviors Associated with Clinical Problems. The Journal of Pediatrics, 152(1), 117-122. Studio trasversale su 279 bambini fra 3 e 6 anni: nei bambini con disturbi del comportamento le crisi sono più spesso violente, capitano di più a scuola o al nido e da esse si riprendono con più fatica. Gli autori le presentano come indicazioni preliminari. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Hoyniak C. P., Donohue M. R., Quiñones-Camacho L. E., Vogel A. C., Perino M. T., Hennefield L., Tillman R., Barch D. M., Luby J. L. (2023). Developmental pathways from preschool temper tantrums to later psychopathology. Development and Psychopathology, 35(4), 1643-1655. Coorte di 299 bambini fra 3 e 6 anni seguita fino all'adolescenza: l'aggressività verso se stessi durante le crisi predice le difficoltà successive più di quella verso gli altri o gli oggetti. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Wiggins J. L., Briggs-Gowan M. J., Estabrook R., Brotman M. A., Pine D. S., Leibenluft E., Wakschlag L. S. (2018). Identifying Clinically Significant Irritability in Early Childhood. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 57(3), 191-199.e2. Coorte di 425 bambini in età prescolare, con più bambini irritabili, seguita per circa tre anni: su 22 comportamenti di perdita di controllo, frustrarsi facilmente e le crisi distruttive distinguono chi avrà difficoltà. Accesso aperto sul sito dell'editore; copia anche nell'archivio PubMed Central.
  • Manning B. L., Roberts M. Y., Estabrook R., Petitclerc A., Burns J. L., Briggs-Gowan M., Wakschlag L. S., Norton E. S. (2019). Relations between toddler expressive language and temper tantrums in a community sample. Journal of Applied Developmental Psychology, 65, 101070. Campione rappresentativo di 2.001 madri, con figli fra 12 e 38 mesi: chi dice meno parole ha crisi più frequenti e più disregolate, e chi a 24-30 mesi parla in ritardo ha un rischio 1,96 volte maggiore di crisi gravi. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Vidal-Ribas P., Brotman M. A., Valdivieso I., Leibenluft E., Stringaris A. (2016). The Status of Irritability in Psychiatry: A Conceptual and Quantitative Review. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 55(7), 556-570. Revisione con meta-analisi, 24 articoli inclusi su 163 esaminati: l'irritabilità è una dimensione a sé, abbastanza stabile, associata negli studi longitudinali soprattutto a depressione e ansia; le prove sulla sua cura sono in gran parte indirette. Accesso aperto.
  • Leibenluft E., Allen L. E., Althoff R. R., Brotman M. A., Burke J. D., Carlson G. A., Dickstein D. P., Dougherty L. R., Evans S. C., Kircanski K., Klein D. N., Malone E. P., Mazefsky C. A., Nigg J., Perlman S. B., Pine D. S., Roy A. K., Salum G. A., Shakeshaft A., Silver J., Stoddard J., Thapar A., Tseng W.-L., Vidal-Ribas P., Wakschlag L. S., Stringaris A. (2024). Irritability in Youths: A Critical Integrative Review. American Journal of Psychiatry, 181(4), 275-290. Definisce l'irritabilità come la tendenza alla rabbia che può compromettere il funzionamento, la dice comune e più frequente in chi ha ADHD, autismo, disturbi dell'umore e d'ansia, e chiede di valutarla di routine. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Benarous X., Lahaye H., Consoli A., Cohen D., Labelle R., Guilé J.-M. (2025). Prevalence and comorbidity rates of disruptive mood dysregulation disorder in epidemiological and clinical samples: systematic review and meta-analysis. European Psychiatry, 68(1), e11. Meta-analisi di 14 studi, dal 2013 al 2023, su ragazzi sotto i 18 anni: il DMDD riguarda il 3,3% nei campioni di comunità e il 21,9% in quelli clinici; con tutti i criteri la stima di comunità scende allo 0,82%. Ansia, depressione e ADHD sono le condizioni associate più frequenti. Accesso aperto.
  • Mayes S. D., Mathiowetz C., Kokotovich C., Waxmonsky J., Baweja R., Calhoun S. L., Bixler E. O. (2015). Stability of Disruptive Mood Dysregulation Disorder Symptoms (Irritable-Angry Mood and Temper Outbursts) Throughout Childhood and Adolescence in a General Population Sample. Journal of Abnormal Child Psychology, 43(8), 1543-1549. Campione di popolazione di 376 bambini valutati dalle madri a 6-12 anni e circa otto anni dopo: i sintomi del DMDD cambiano molto, con il 71% di remissioni, e solo un bambino li aveva senza sintomi di altri disturbi. Testo completo a pagamento.
  • Tomaso C. C., Johnson A. B., Nelson T. D. (2021). The effect of sleep deprivation and restriction on mood, emotion, and emotion regulation: three meta-analyses in one. Sleep, 44(6), zsaa289. Tre meta-analisi su 64 studi, dalla prima infanzia all'età adulta: dormire meno del necessario peggiora l'umore, di più nei campioni più giovani, e riduce la regolazione delle emozioni, misurata solo nei giovani. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Waxmonsky J. G., Mayes S. D., Calhoun S. L., Fernandez-Mendoza J., Waschbusch D. A., Bendixsen B. H., Bixler E. O. (2017). The association between Disruptive Mood Dysregulation Disorder symptoms and sleep problems in children with and without ADHD. Sleep Medicine, 37, 180-186. Un campione di popolazione (665 bambini) e uno di bambini con ADHD (784): chi ha sintomi di DMDD ha più problemi di sonno riferiti dai genitori, e nella polisonnografia non differisce; il legame più forte è con il comportamento oppositivo. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Helander M., Asperholm M., Wetterborg D., Öst L.-G., Hellner C., Herlitz A., Enebrink P. (2024). The Efficacy of Parent Management Training With or Without Involving the Child in the Treatment Among Children with Clinical Levels of Disruptive Behavior: A Meta-analysis. Child Psychiatry & Human Development, 55(1), 164-181. Meta-analisi di 25 studi randomizzati su bambini fra 2 e 13 anni con problemi di comportamento di livello clinico: parent management training e parent-child interaction therapy riducono il comportamento dirompente rispetto alla lista d'attesa; aggiungere la terapia cognitivo-comportamentale del bambino non ha dato di più. Accesso aperto.
  • Daley D., van der Oord S., Ferrin M., Danckaerts M., Doepfner M., Cortese S., Sonuga-Barke E. J. S. (2014). Behavioral Interventions in Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder: A Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials Across Multiple Outcome Domains. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 53(8), 835-847.e5. Meta-analisi di studi randomizzati su interventi comportamentali nell'ADHD, 32 lavori analizzati su 2.057 esaminati: con valutazioni probabilmente cieche restano gli effetti sul modo di fare dei genitori e sui problemi di condotta dei bambini. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nel deposito dell'Università di Gand.
  • Smith J. D., Wakschlag L., Krogh-Jespersen S., Walkup J. T., Wilson M. N., Dishion T. J., Shaw D. S. (2019). Dysregulated Irritability as a Window on Young Children's Psychiatric Risk: Transdiagnostic Effects via the Family Check-Up. Development and Psychopathology, 31(5), 1887-1899. Trial randomizzato di prevenzione, forse il primo a misurare l'effetto di un intervento per la famiglia sull'irritabilità nella prima infanzia: l'ha ridotta a 4 anni, e la riduzione ha predetto meno sintomi a 10 anni e mezzo. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nell'archivio PubMed Central.
  • Mo J., van den Akker A. L., Leijten P., Asscher J. J. (2023). Parental Discipline Techniques and Changes in Observed Temper Tantrum Severity in Toddlers. Research on Child and Adolescent Psychopathology, 51(4), 571-582. 94 bambini fra 20 e 43 mesi, crisi osservate in un compito di riordino tre volte in un anno: imporsi con la forza e la scarsa coerenza della madre precedono crisi più gravi; ignorare non predice nulla; le crisi non cambiano il modo di fare del genitore. Testo completo a pagamento; copia ad accesso aperto nel deposito dell'Università di Amsterdam.
  • Loy J. H., Merry S. N., Hetrick S. E., Stasiak K. (2017). Atypical antipsychotics for disruptive behaviour disorders in children and youths. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2017(8), CD008559. Revisione di 10 trial con 896 bambini e ragazzi fra 5 e 18 anni: un solo farmaco riduce l'aggressività rispetto al placebo, con prove di bassa qualità, e fa aumentare di peso; sotto i cinque anni non ci sono prove. Gli autori scrivono che il farmaco non va usato da solo. Accesso aperto sul sito dell'editore; copia anche nell'archivio PubMed Central.

Norme e documenti

  • National Institute for Health and Care Excellence (NICE), Antisocial behaviour and conduct disorders in children and young people: recognition and management (Clinical guideline CG158). Linea guida inglese. La raccomandazione 1.6.1 non offre farmaci per la gestione di routine dei problemi di comportamento nel disturbo oppositivo e nel disturbo della condotta; le raccomandazioni 1.5 descrivono i programmi per i genitori di bambini fra 3 e 11 anni con diagnosi o ad alto rischio misurato. Accesso libero.
Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

È normale che un bambino di due o tre anni abbia crisi di rabbia?
Sì. Su 1.490 bambini fra 3 e 5 anni, raccolti nelle sale d'attesa di cinque ambulatori pediatrici, l'83,7% ha avuto almeno una crisi di rabbia nell'ultimo mese; l'8,6% ne ha avute ogni giorno. In uno studio finlandese il 64,7% dei bambini aveva cominciato a 2 o 3 anni.
Fino a che età durano le crisi?
Un'età di fine uguale per tutti non esiste. Nello studio finlandese il 57,1% dei bambini non aveva più crisi dopo i cinque anni, quindi molti ne hanno ancora. Con l'età diventano meno frequenti e più lunghe, e dopo i cinque anni conta com'è fatta la crisi più dell'età.
Quanto dura una crisi di rabbia?
Di solito pochi minuti: nei racconti dei genitori di 335 bambini fra 18 e 60 mesi il 75% delle crisi finiva entro 5 minuti. Nessuno studio fissa una soglia in minuti oltre la quale preoccuparsi. Conta se la crisi è molto più lunga di quelle abituali di tuo figlio.
Quando una crisi è un motivo per chiedere una valutazione?
Quando è imprevedibile, molto più lunga del solito o distruttiva; quando le crisi capitano spesso anche al nido o a scuola; quando tuo figlio fatica molto a riprendersi; quando durante la crisi si fa male. Sono motivi per parlarne con il pediatra e contano nell'insieme: nessuno di questi segni, da solo, porta a una diagnosi.
Che cos'è il disturbo da disregolazione dell'umore dirompente?
È una diagnosi del DSM-5 per un'irritabilità grave e continua, con crisi frequenti. Una meta-analisi stima il 3,3% dei ragazzi nei campioni di comunità, che scende allo 0,82% quando si applicano tutti i criteri. In uno studio di popolazione, a otto anni di distanza, i sintomi erano scomparsi nel 71% dei casi.
Le crisi hanno a che fare con il linguaggio?
Vanno insieme. Fra 12 e 38 mesi chi dice meno parole ha crisi più frequenti e più disregolate, e chi a 24-30 mesi parla in ritardo ha un rischio quasi doppio di crisi gravi. È un'associazione e non si sa quale delle due cose venga prima. Se tuo figlio parla poco per la sua età, dillo al pediatra.
Esistono farmaci per le crisi di rabbia?
Le crisi dell'età si affrontano senza farmaci. Nei disturbi del comportamento gravi la decisione spetta allo specialista dopo una valutazione, e la revisione Cochrane dice che il farmaco non va usato da solo. La linea guida inglese NICE non offre farmaci per la gestione di routine dei problemi di comportamento.

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