Genitori

Come leggere una relazione clinica: guida per genitori

Hai la busta in mano e una fila di sigle: WISC-V, ADOS-2, ICD-10, percentile. Come si leggono media, deviazione standard e punti z, che margine ha un punteggio, quanto dice un QI da solo e che cosa chiedere alla restituzione.

Dott. Giovanni Vitale

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile

Aprile 2026⏱ 16 min di letturaUltima revisione: Ottobre 2026
Come leggere una relazione clinica: guida per genitori. In alto un punteggio di 82 in un disco viola, con una fascia color ottone a bordi sfumati attorno al numero: il punteggio è il centro di una fascia, e la sua ampiezza dipende dal test. Sotto, un asse del QI con tre tacche. A 70: punto z -2, sotto il 3° percentile. A 85: punto z -1, circa 16° percentile. A 100: punto z 0, 50° percentile. In basso tre caselle unite da segni più, le condizioni per parlare di disabilità intellettiva: QI molto sotto la media, piena e viola, perché la dice il punteggio; difficoltà nella vita quotidiana ed esordio nell'età dello sviluppo, tratteggiate, perché le dice il resto della relazione. Accanto al titolo il ritratto, in fondo le fonti.
Fonti: Psychological Bulletin, 2024 · Intellectual and Developmental Disabilities, 2008 · Assessment, 2024 · Istituto Superiore di Sanità, linea guida DSA, 2022.

La busta è sul tavolo da due giorni. Dentro ci sono diverse pagine, con il nome di tuo figlio in cima e sotto una fila di sigle: WISC-V, ADOS-2, ICD-10, DS, percentile. Accanto ai numeri, parole come «medio», «ai limiti», «deficitario». Alla visita hai annuito. Adesso sei solo con il foglio. Leggi le conclusioni tre volte senza capire se è una buona notizia. E tu ti chiedi che cosa vogliano dire quei numeri, e se un 82 è tanto o poco.

La relazione clinica è il documento con cui lo specialista o il servizio riassume una valutazione: perché tuo figlio è stato visto, che cosa è emerso, quale diagnosi, che cosa fare adesso. Mescola due lingue, quella dei test (punteggi, percentili, deviazioni standard) e quella della clinica (codici, diagnosi, indicazioni). Questa pagina la prende pezzo per pezzo. Capire è un diritto: la legge 219 del 2017 (art. 1, comma 3) prevede un'informazione comprensibile sulla diagnosi, e il Codice di deontologia medica (art. 33 e 34) la chiede al medico.

Le parti che trovi di solito

Le relazioni seguono di solito un ordine, e conoscerlo ti aiuta a non perderti.

  • I dati del bambino e il motivo dell'invio, cioè chi ha chiesto la valutazione e perché.
  • La storia: gravidanza, sviluppo, scuola, famiglia.
  • L'osservazione di come tuo figlio si è comportato durante gli incontri.
  • I test con i loro punteggi, poi la diagnosi se c'è, e in fondo le indicazioni.

Quest'ordine è una prassi. Il referto non ha una struttura fissata per legge, e le linee guida internazionali che dicono che cosa metterci, per esempio le 17 sulla restituzione della diagnosi di autismo riviste da Pattison e colleghi nel 2022, indicano chi coinvolgere e quando ma restano diverse nei dettagli. Fa eccezione la diagnosi di disturbo specifico dell'apprendimento: l'Accordo fra Stato e Regioni del 25 luglio 2012 chiede il codice, la dicitura del disturbo e il profilo di funzionamento. Il dettaglio è nella pagina sulla certificazione DSA per la scuola.

Se un pezzo che ti aspettavi non c'è, chiedi dove si trova. Come si svolge la valutazione, in quante sedute e con chi, sta nella pagina sulla durata della valutazione neuropsicologica.

La curva: media e deviazione standard

Un punteggio di QI prende senso dalla distanza da una media. Le scale Wechsler, la famiglia a cui appartiene il WISC-V, sono costruite perché la media dei bambini della stessa età sia 100 e la deviazione standard 15. È la definizione delle norme del test.

La deviazione standard dice quanto i bambini si disperdono attorno alla media. Disegnati su una curva a campana, i punteggi più frequenti stanno vicino al centro e quelli lontani diventano sempre più rari. Un bambino a 100 sta esattamente a metà: metà dei bambini della sua età ottiene un punteggio più basso e metà uno più alto. Sulla scala dei percentili è il 50°.

Da lì ci si allontana a passi di 15 punti. Un punteggio di 85 sta a una deviazione standard sotto la media, uno di 115 a una sopra, e il referto chiama spesso «nella norma» la fascia che sta in mezzo. Il punteggio alto, oltre i 130, ha una pagina a sé: il bambino plusdotato.

Punti z, percentili e le altre scale

Lo stesso risultato può comparire con tre scritture nella stessa relazione. Il QI dice 85. Il punto z dice -1: è la distanza dalla media contata in deviazioni standard, con la media a 0. Il percentile dice circa 16: su cento bambini della stessa età, circa sedici ottengono un risultato più basso. Sono tre nomi per un solo punto della curva.

Da guardare · Lo stesso punto della curva, in tre scale

QI 100
Punto z 0, 50° percentile. È la media: metà dei bambini sta sotto e metà sopra.
QI 85
Punto z -1, circa il 16° percentile.
QI 70
Punto z -2, sotto il 3° percentile.
5° percentile
Intorno al punto z -1,65, cioè circa 75 sulla scala del QI.

Le corrispondenze sono un calcolo sulla distribuzione normale, il modello su cui le scale sono costruite.

Il taglio a -2 deviazioni standard e quello al 5° percentile sono vicini e non coincidono: sulla curva normale il secondo cade intorno a -1,65, quindi il primo è più severo. La linea guida italiana sui disturbi dell'apprendimento li elenca come due convenzioni alternative.

I singoli test di una batteria, chiamati subtest, e i questionari compilati da genitori e insegnanti usano scale proprie, con una media e un'ampiezza diverse. La legenda del referto, o il manuale del test, dice quali. Davanti a un numero nuovo chiedi: rispetto a quale media e con quale ampiezza va letto?

Le parole accanto ai numeri

Accanto ai numeri trovi parole: nella norma, ai limiti, deficitario, superiore. Ti piacerebbe che avessero un significato fisso, e per ora non ce l'hanno. Nel 2020 una conferenza di consenso dell'American Academy of Clinical Neuropsychology (Guilmette e colleghi) ha scritto che non esiste un sistema accettato da tutti per assegnare le etichette ai punteggi, e che anche la parola «deficit» manca di precisione e di accordo.

Per questo «nella norma» in una relazione e «nella norma» in un'altra possono indicare fasce diverse. Le fasce che trovi altrove, per esempio da 85 a 115 per il livello medio, sono una delle convenzioni possibili.

Le etichette si capiscono poco

Anche chi le riceve le capisce poco. In uno studio pilota in un servizio di neuropsicologia, con 62 pazienti, 31 familiari e 34 invianti (quindi non genitori di bambini), i familiari rispondevano giusto al 35,5% delle domande sulle etichette standard e al 51,6% quando le etichette erano scritte con un linguaggio più vicino al paziente (Smetana e colleghi, 2025). Lo studio è piccolo e indiretto. Dice che le etichette standard si capiscono poco e che un linguaggio più semplice aiuta.

Quando leggi una parola accanto a un numero, guarda il numero e la sua posizione rispetto alla media, poi chiedi che cosa vuol dire quella parola in quella relazione.

Perché una volta il 5° e una volta il 10° percentile

Nelle relazioni sui disturbi dell'apprendimento le soglie compaiono come tagli: -2 deviazioni standard, 5° percentile, a volte 10°. Sono numeri vicini con la stessa funzione, separare una prestazione «deficitaria» da una che non lo è. La linea guida dell'Istituto Superiore di Sanità sui DSA (2022) chiama la soglia critica «una scelta convenzionale», di uso frequente in ambito clinico. Convenzionale vuol dire decisa dagli specialisti, e può cambiare secondo la prova.

Per la comprensione del testo la stessa linea guida suggerisce il 10° percentile come indicatore psicometrico, con una raccomandazione condizionata e una certezza molto bassa, come la linea guida dichiara. Per la discalculia i gruppi di studio sono definiti con tagli scelti in modo convenzionale.

Se in un referto leggi il 5° e in un altro il 10°, chiedi a quale prova si riferisce il taglio. Le prove di lettura sono nella pagina sulla dislessia nei bambini.

Il numero ha una forchetta

Il punteggio che leggi è il centro di un intervallo. Ogni test misura con un margine di errore, e per questo un referto curato affianca al numero il suo intervallo di confidenza. È una buona pratica che puoi chiedere: se trovi solo il punteggio, domanda qual è il margine.

Quanto cambia al secondo controllo

Una meta-analisi sul QI di persone con punteggi sotto 80 ha misurato che cosa succede ripetendo il test dopo circa tre anni (Whitaker, 2008). La maggior parte dei punteggi cambia di meno di 6 punti. Una quota non piccola cambia di molto.

Il dato · QI sotto 80, una seconda misura dopo circa tre anni

Il punteggio cambia di 10 punti o più
14%

Anche chi somministra il test e lo corregge può sbagliare. Una meta-analisi sulle scale Wechsler conclude che l'errore standard dichiarato nei manuali può non coprire tutta la variabilità dovuta all'esaminatore (Styck e Walsh, 2016). Il numero ha un margine, e il margine può essere più largo di quello scritto sul manuale.

Sotto i sette anni il QI cambia

Nei bambini piccoli il margine è più largo. Una meta-analisi di 205 studi longitudinali, con 87.408 partecipanti, trova una stabilità bassa in età prescolare (Breit e colleghi, 2024). Una stabilità sufficiente per decisioni diagnostiche sul singolo bambino, definita come una correlazione di .80, si può attendere solo dopo i 7 anni e su intervalli brevi. La stabilità misura quanto i bambini mantengono il proprio posto nella classifica del gruppo.

Un QI misurato a quattro o cinque anni è la fotografia di quel momento. Una nuova misura a distanza di tempo fa parte del percorso.

Il QI e la diagnosi

Un punteggio basso, da solo, lascia la domanda aperta. La definizione condivisa di disabilità intellettiva ha tre condizioni insieme: un QI significativamente sotto la media, difficoltà nel funzionamento adattivo che interferiscono con la vita autonoma nella comunità, un esordio nell'età dello sviluppo (Fletcher e Miciak, 2024). L'ICD-11 guarda il funzionamento intellettivo e il comportamento adattivo (Tassé e colleghi, 2019), e il DSM-5 ha ridotto il peso dei tagli di QI (Greenspan e Woods, 2014).

Il «sotto 70» che si legge quasi ovunque come soglia della disabilità intellettiva è quindi una parte di quella definizione. Se nel referto trovi un QI basso e nessuna descrizione di come tuo figlio se la cava a casa, a scuola e con gli altri, chiedi che quella parte ci sia. Che cos'è la condizione, e come la si vive, sta nella pagina sulla disabilità intellettiva nei bambini.

Per i disturbi dell'apprendimento

Per la dislessia e i disturbi vicini il QI ha un ruolo ancora più piccolo. Fletcher e Miciak scrivono che il disturbo specifico dell'apprendimento è debolmente legato al QI totale e che mancano prove sufficienti che misurarlo di routine aggiunga valore alla sua identificazione. In Italia il QI resta nel percorso diagnostico per escludere altre spiegazioni, e la dislessia compare a ogni livello di intelligenza. Il QI misura una cosa, la lettura un'altra.

I test che trovi nominati

Nella parte dei risultati compaiono i nomi degli strumenti. Di ciascuno ecco che cosa fa.

  • La scala Wechsler per bambini, quinta edizione (WISC-V) misura il funzionamento cognitivo in più indici e in un punteggio totale. Ogni indice descrive un'area, il totale li riassume ed è il QI di cui hai letto sopra.
  • L'ADOS-2 è un'osservazione strutturata del comportamento sociale e comunicativo, usata nella valutazione dell'autismo. La sezione che segue dice quanto è accurata.
  • Le Conners sono questionari su attenzione e comportamento, compilati da genitori e insegnanti. Il punteggio dipende dalle norme del paese: la taratura svedese delle Conners 3, su 3496 valutazioni di ragazzi da 6 a 18 anni, ha trovato che le differenze fra paesi bastano a far cambiare fascia a un bambino, e che l'accordo fra chi compila è modesto (Thorell e colleghi, 2018).
  • Le prove di lettura e scrittura sono prove standardizzate che confrontano il bambino con i coetanei. I dettagli sono nella pagina sulla dislessia nei bambini.
  • La Vineland è una scala del comportamento adattivo (comunicazione, vita quotidiana, socializzazione) che si compila con un genitore o un insegnante. Con il QI descrive la vita di tutti i giorni, quella che il punteggio cognitivo da solo non descrive. Uno studio italiano su 378 persone da 4 a 21 anni, metà con disabilità intellettiva, ha confrontato una scala italiana dello stesso tipo, la DABS, con la Vineland-II: sensibilità dell'86% e specificità del 99% per la DABS, risultati paragonabili a quelli della Vineland-II (Balboni e colleghi, 2022).

Gli strumenti sostengono la diagnosi

L'ADOS-2 viene chiamato a volte il «gold standard» dell'autismo. Gli studi che ne misurano l'accuratezza lo confrontano con il giudizio di un'equipe clinica multidisciplinare (Randall e colleghi, 2018). Il riferimento è la diagnosi clinica: lo strumento la sostiene, e la diagnosi resta del clinico.

Una meta-analisi del 2025 su 32 studi, in bambini e adolescenti con sospetto di autismo, dà per l'ADOS-2 una sensibilità di .90 e una specificità di .69, con certezza moderata (Fulceri e colleghi). In parole semplici: su 100 bambini con autismo lo strumento ne riconosce circa 90, su 100 bambini senza autismo ne lascia fuori circa 69 e segnala gli altri 31. Gli autori scrivono che gli strumenti diagnostici vanno considerati aiuti alla diagnosi, e nessuno la sostituisce per intero.

Il dato · Che cosa fa l'ADOS-2, ogni 100 bambini (meta-analisi di 32 studi)

Con autismo: l'ADOS-2 li riconosce
90
Senza autismo: l'ADOS-2 li lascia fuori
69

Altre sintesi danno una specificità più alta: 0,80 nei bambini sotto i 6 anni (Cochrane, 2018) e da .81 a .85 in un'altra meta-analisi (Lebersfeld e colleghi, 2021), che segnala prove meno solide nei contesti clinici che in quelli di ricerca. Concordano su due punti: la sensibilità è alta, da .89 a .94, e la specificità è più bassa, da .69 a .85. Dove l'autismo è meno frequente fra i bambini valutati, i falsi positivi aumentano.

In un campione clinico di 214 pazienti da 5 a 16 anni inviati per sospetto autismo, il 34% di chi non aveva l'autismo aveva comunque un ADOS-2 elevato, e fra questi erano più frequenti le diagnosi di ansia e di trauma (Greene e colleghi, 2022). È una sola ricerca, su un campione selezionato, e la cifra indica una direzione. Gli autori scrivono che l'ADOS-2 non va usato da solo, e la linea guida inglese NICE CG128 chiede di non basarsi su un solo strumento specifico per l'autismo.

Come vanno i questionari per l'ADHD

Anche per l'ADHD i questionari hanno un'accuratezza moderata. Una meta-analisi di 25 articoli trova per la CBCL e per le scale Conners sensibilità e specificità fra .72 e .84 (Chang e colleghi, 2016). Una revisione sistematica di 231 studi conclude che una diagnosi valida e affidabile chiede il giudizio di un clinico esperto, con l'aiuto di scale standardizzate e di informazioni da più persone in più contesti (Peterson e colleghi, 2024). Sui farmaci c'è la pagina dedicata ai farmaci per l'ADHD.

I codici: ICD-10, DSM-5, ICD-11

La diagnosi, se c'è, ha un nome e spesso un codice. Il codice appartiene a una classificazione, e le classificazioni in uso sono due: l'ICD, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, e il DSM, dell'American Psychiatric Association. La linea guida italiana sui DSA nota che fra i due sistemi ci sono differenze consistenti.

Per i disturbi specifici dell'apprendimento l'Accordo Stato-Regioni del 2012 (art. 3, comma 1) prescrive i codici ICD-10 della famiglia F81. Per le altre diagnosi, dall'autismo all'ADHD, dalle fonti istituzionali consultate non risulta quale classificazione debbano usare le relazioni italiane: puoi trovare l'ICD-10, il DSM-5 o tutte e due.

L'OMS ha messo in vigore l'ICD-11 il 1° gennaio 2022, dopo l'adozione da parte dell'Assemblea mondiale della sanità nel 2019, e a maggio 2024 132 Stati e aree erano in fasi diverse di adozione. Quanto sia già entrato nelle relazioni italiane non è documentato.

Se trovi F84.5 nel referto

Nelle relazioni più vecchie, o in quelle che usano l'ICD-10, può comparire il codice F84.5, sindrome di Asperger. Nel DSM-5, del 2013, questa diagnosi a sé non c'è più: i bambini ricevono la diagnosi di disturbo dello spettro autistico, in cui sono confluiti disturbo autistico, sindrome di Asperger e disturbo pervasivo non altrimenti specificato (Randall e colleghi, 2018; Barahona-Correa e Filipe, 2016). Per l'autismo c'è la pagina sull'intervento precoce.

Le indicazioni

Le ultime pagine dicono che cosa fare: terapie, scuola, controlli. Sono la parte della relazione che cambia le giornate di tuo figlio. Un'intervista a 55 genitori di bambini e ragazzi valutati in una clinica universitaria ospedaliera, fatta da 4 a 6 mesi dopo la valutazione, ha contato quante indicazioni erano state applicate (Elias e colleghi, 2021): il 52%.

Il dato · Indicazioni applicate dopo 4-6 mesi, 55 famiglie

Per la scuola
62%
Per casa e comunità
53%
Mediche
40%

I motivi dichiarati dai genitori erano la mancanza di tempo, la mancanza di risorse (geografiche ed economiche), l'ambivalenza, la difficoltà a ricordare l'indicazione, la confusione su come applicarla e la resistenza di scuole e insegnanti. Lo studio è statunitense, con 55 famiglie e risposte riferite dai genitori: indica una direzione, e per l'Italia non c'è una misura.

Due motivi riguardano il testo, il non ricordare e il non sapere come fare. Chiedere che le indicazioni siano scritte come azioni, con chi le fa, che cosa e da quando, risponde a tutti e due. Per portarle a scuola ci sono le pagine sul PDP e sul sostegno scolastico e la legge 104.

La restituzione

La restituzione è il colloquio in cui ti spiegano i risultati. Una revisione di 17 linee guida sull'autismo trova indicazioni su chi dovrebbe partecipare, quando farla, in che modo e che cosa discutere o includere nel referto scritto, e conclude che le raccomandazioni specifiche non sono coerenti fra una linea guida e l'altra (Pattison e colleghi, 2022). Che cosa guadagnino i genitori di bambini da una restituzione fatta bene non risulta misurato da studi controllati.

Il referto scritto

Sul referto scritto c'è un esperimento. In uno studio randomizzato e preregistrato su 100 studenti di scienze della formazione, cinque regole di scrittura (fra queste una struttura per aree funzionali, esempi di vita quotidiana, niente gergo, frasi brevi) hanno migliorato la leggibilità e il ricordo (Bejno e colleghi, 2025). Gli effetti erano da medi a grandi, e gli autori precisano che resta da verificare se valgano anche per i genitori.

Sentirsi persi davanti a un referto pieno di gergo è quindi una reazione ragionevole, e chiedere una spiegazione a voce o per iscritto è legittimo. Per un minore l'informazione va a chi esercita la responsabilità genitoriale.

Che cosa puoi fare tu, adesso

Chiedi la restituzione a voce, con la relazione davanti, e prepara le domande per iscritto prima di andarci. Per ogni numero che non capisci chiedi quale scala è, qual è la media di riferimento e qual è il margine. Per ogni parola scritta accanto, chiedi a quale fascia di punteggi corrisponde in quel referto.

Nelle indicazioni cerca chi fa che cosa e da quando, e chiedi che siano scritte così. Domanda quando è prevista una nuova valutazione, perché a distanza di tempo il quadro si aggiorna, soprattutto se tuo figlio ha meno di sette anni.

Da guardare

Per ogni numero: quale scala, quale media, quale margine.

Conserva la relazione in una cartella, con le copie che ti servono. Quello che viene dopo, nei primi mesi, lo trovi nella pagina su che cosa fare dopo la diagnosi. Se devi ancora arrivare alla valutazione, c'è la pagina sulla prima visita neuropsichiatrica, e chi firma la relazione e con quale titolo è spiegato in quella sulla differenza fra neuropsichiatra e psicologo.

Capita di volere un secondo parere su una relazione già scritta. Lo studio di neuropsichiatria infantile a Napoli ha la strada e il modo di prenotare.

Fonti

Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.

Letteratura scientifica

Norme e documenti

Dott. Giovanni Vitale — Neuropsichiatra Infantile

L'autore

Dott. Giovanni Vitale

Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.

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Avviso importante

Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.

Domande frequenti

Sotto quale percentile un risultato è considerato basso?
Dipende dalla prova. Per lettura, scrittura e calcolo si usa di solito -2 deviazioni standard o il 5° percentile. Per la comprensione del testo la linea guida italiana sui DSA suggerisce il 10°. La linea guida stessa chiama queste soglie una scelta convenzionale, quindi chiedi a quale prova si riferisce il taglio.
Che cosa vuol dire «-1 DS» o «-2 DS» nella relazione?
È la distanza dalla media misurata in deviazioni standard. Su un QI con media 100 e deviazione standard 15, -1 DS corrisponde a 85 e -2 DS a 70. Il nome che il referto dà a queste fasce cambia da un professionista all'altro, perché non esiste un sistema di etichette accettato da tutti.
Un QI sotto 70 vuol dire disabilità intellettiva?
Da solo no. La diagnosi richiede tre condizioni insieme: un QI significativamente sotto la media, difficoltà nel funzionamento della vita quotidiana, un esordio nell'età dello sviluppo. Un punteggio basso senza la descrizione di come tuo figlio se la cava a casa e a scuola lascia la domanda aperta.
Se l'ADOS-2 è sopra soglia, mio figlio è autistico?
Lo strumento sostiene la diagnosi, e la diagnosi la fa il clinico con la storia e l'osservazione. In una meta-analisi di 32 studi l'ADOS-2 riconosceva circa 90 bambini con autismo su 100 e lasciava fuori circa 69 su 100 senza autismo. In un campione clinico il 34% di chi non aveva l'autismo aveva comunque un punteggio elevato, più spesso con ansia o trauma.
Nella relazione c'è scritto F84.5, sindrome di Asperger: esiste ancora?
È un codice dell'ICD-10. Nel DSM-5, del 2013, la sindrome di Asperger è confluita nel disturbo dello spettro autistico, insieme al disturbo autistico e al disturbo pervasivo non altrimenti specificato. Se il referto riporta F84.5, chiedi quale classificazione sta usando.
Il QI di mio figlio può cambiare?
Sì. Ogni punteggio ha un margine, e nei bambini piccoli i punteggi cognitivi sono meno stabili. Una stabilità sufficiente per decisioni sul singolo bambino si attende solo dopo i 7 anni e su intervalli brevi. Nelle persone con QI sotto 80, a distanza di circa tre anni il punteggio cambia di 10 punti o più nel 14% dei casi.
Ho il diritto di farmi spiegare la relazione?
Sì. La legge 219 del 2017 prevede un'informazione comprensibile sulla diagnosi, e il Codice di deontologia medica chiede al medico di darla. Se dopo la restituzione i numeri restano oscuri, chiedi un secondo incontro con le domande scritte.

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