Iperreligiosità in adolescenza: fervore o segnale clinico?
Quando la fede di un figlio adolescente occupa tutto: che cosa dicono gli studi sulla religiosità dei ragazzi, quando pesa e quali segni guardare insieme alla sua vita.
Neuropsichiatra Infantile

Negli ultimi mesi tuo figlio prega di più. Si alza presto per leggere, e a tavola il discorso torna sempre lì. Ha smesso di vedere due amici di prima, quelli che secondo lui adesso non capiscono. Ascolta solo certa musica. Se in casa qualcuno scherza su una cosa sacra, si chiude in camera fino a sera. Tu sei contento che creda, forse credi anche tu. E tu ti chiedi se questa è la sua fede che cresce, oppure se dietro c'è qualcosa che non riesci a vedere.
«Meglio la chiesa che la strada.»
La parola del titolo, iperreligiosità, appartiene alla neurologia e alla psichiatria degli adulti: si usa per alcune persone con epilessia del lobo temporale o in una fase di mania, e anche lì è discussa. Per un adolescente si parla di una religiosità diventata rigida, di una fede che occupa tutto. Negli studi sui ragazzi la fede va per lo più con un po' meno depressione e meno sostanze, con effetti piccoli che dipendono da come la si vive. Quando una fede si stringe fino a togliere spazio al resto, un clinico considera alcune strade, e il genitore ha domande precise da farsi sulla vita del figlio.
Una parola nata negli ambulatori degli adulti
Orrin Devinsky e George Lai hanno riletto nel 2008, su Epilepsy & Behavior, quello che si sapeva su fede ed epilessia. La religiosità che cresce fra una crisi e l'altra, scrivono, è il punto più controverso, con poco accordo fra gli studi. In alcuni pazienti con una psicosi dopo le crisi si vede un aumento della religiosità che fa pensare a un effetto della malattia. Come questa idea è nata, e che cosa ne è rimasto, lo racconta la pagina su epilessia e fede.
La parola si usa anche nel disturbo bipolare. Una revisione di 83 fonti, pubblicata nel 2026 su BJPsych Open dal gruppo di Osman, ha trovato la preoccupazione religiosa, compresi i deliri a tema religioso, in tutte e sei le regioni dell'Organizzazione mondiale della sanità. Per i ragazzi la parola resta presa in prestito, perché manca una misura validata sotto i diciotto anni. La certezza su questo punto è bassa. Se qualcuno la usa per tuo figlio, chiedigli quali segni ha visto.
Negli studi la fede dei ragazzi si lega poco alla depressione
Yonker e colleghi hanno messo insieme nel 2012, sul Journal of Adolescence, 75 studi su 66.273 ragazzi e giovani adulti. Chi ha una vita spirituale o religiosa ha meno comportamenti a rischio, un po' meno depressione, più benessere e più autostima. Gli effetti sono piccoli: per la depressione la correlazione è -0,11, su una scala che va da -1 a +1. La certezza è bassa, e i risultati cambiano con l'età e con il modo di misurare la fede.
Una revisione di 241 studi, firmata da Hardy nel 2019, copre trent'anni di ricerca sugli adolescenti. La religiosità è per lo più adattiva, e in alcuni contesti in parte no. Pesano di più gli aspetti personali, come l'importanza che il ragazzo dà alla fede, rispetto alla frequenza al culto. La frase sulla chiesa e la strada ha un fondo vero: in 22 studi raccolti da Yeung nel 2009, la religiosità va con meno alcol, sigarette e cannabis. Anche qui la certezza è bassa.
Pesa il modo in cui la vive
La sintesi più prudente viene da Aggarwal e colleghi, su BMC Psychiatry nel 2023: 45 studi longitudinali e 29 di intervento, su ragazzi fra i 10 e i 24 anni. Gli autori hanno messo insieme i 25 studi longitudinali di buona qualità. Ne esce un quadro in tre righe, con certezza bassa.
- L'importanza personale della religione risulta senza associazione con la depressione (r = -0,024, con un intervallo che comprende lo zero).
- Il benessere spirituale, la pace e il senso che la fede dà, va con meno depressione (r = -0,153).
- Sentirsi abbandonati da Dio, o dargli la colpa, tende ad andare con più sintomi depressivi (r = 0,09, una tendenza, con l'intervallo che tocca lo zero).
Quanto tuo figlio crede, da solo, cambia poco. Conta come lo vive. Braam e Koenig, nel 2019, hanno letto 152 studi prospettici a tutte le età: la religiosità va con un calo modesto della depressione, la lotta spirituale con più depressione, e nei campioni giovani la protezione compare meno spesso. Gli autori definiscono la loro sintesi esplorativa. Una coorte inglese di adulti ha trovato poca prova di un effetto causale, in un verso o nell'altro.
Anche la fede della famiglia protegge poco da sola. In 7.714 diciassettenni inglesi, seguiti da Halstead e colleghi, i figli di madri molto religiose avevano più pensieri di farsi del male (odds ratio 1,43), e i figli di madri atee più sintomi depressivi (odds ratio 1,31), rispetto ai figli di madri agnostiche. Il dato non dice che la fede dei genitori fa male. In una coorte di New York l'importanza della fede proteggeva le ragazze dal comportamento suicidario (odds ratio 0,48), e nei ragazzi nessun effetto (1,15). Certezza molto bassa.
Quando la fede pesa
Gli studiosi chiamano lotta spirituale il sentirsi lontani da Dio, puniti, tormentati da domande sul senso di tutto. In 641 ragazzi americani che avevano subito abusi sessuali, età media tredici anni e mezzo, quasi tutte ragazze, Jouriles e colleghi hanno visto che queste lotte vanno con più sintomi del trauma. Nelle persone con una psicosi, una revisione di 35 studi lega il coping religioso negativo a più pensieri di suicidio e a sintomi più gravi. La direzione resta ignota: i sintomi possono generare la lotta. Certezza bassa.
In 122 ragazzi ricoverati per depressione, confrontati con 80 coetanei sani, Grossoehme e colleghi hanno trovato meno esperienze spirituali positive e più esperienze di angeli, demoni o spiriti guida. La fede di un ragazzo depresso può farsi più cupa, e consolarlo meno. È un solo studio, con certezza molto bassa. Se invece tuo figlio ha paura di perderla, la fede, trovi la pagina sulla crisi di fede di un adolescente ansioso.
Tre strade che un clinico considera
Davanti a una fede che si è stretta, chi valuta un ragazzo tiene in mente alcune strade possibili. È una griglia per orientarsi, e nessuno studio l'ha validata come classificazione. Molto spesso la fede di un adolescente è soltanto fede, e cresce con lui.
- Le paure che tornano
- Preghiere ripetute finché vengono perfette, la paura costante di aver sbagliato, le stesse rassicurazioni chieste ogni giorno.
- Il rifugio
- Una fede che cresce dopo un trauma, o dentro una tristezza che dura da settimane.
- L'esordio
- Idee che nessuno della sua comunità riconosce, insieme a ritiro, sonno sconvolto e discorsi difficili da seguire.
Le strade a volte si incrociano. Un ragazzo triste da mesi può avere anche scrupoli che lo tormentano, e un ragazzo con un trauma può sentirsi punito da Dio. Ognuna ha i suoi segni, e nessuna toglie valore alla fede che tuo figlio ha. Le sezioni che seguono le prendono una alla volta, con quello che gli studi dicono e quello che ancora non sanno.
Le preghiere ripetute e la paura di aver sbagliato
A volte dietro preghiere ripetute e paura di aver sbagliato c'è un disturbo ossessivo-compulsivo. Il segnale è la paura che torna, e i gesti fatti per calmarla:
- ricomincia la preghiera se una parola è uscita storta;
- confessa di nuovo la stessa colpa, già perdonata;
- ti chiede dieci volte al giorno se Dio lo ha perdonato.
Quante ore passa a pregare dice poco, perché nessuno studio ha fissato una soglia. Conta di più come ne esce. Una compulsione calma la paura per poco, e dopo la paura torna, spesso più forte. Tuo figlio finisce di pregare e ricomincia, oppure ti cerca per sentirsi dire ancora una volta che va tutto bene. Se dopo la preghiera è sereno, e la vita intorno continua, manca il segno che più fa pensare a un disturbo ossessivo-compulsivo.
Gli scrupoli religiosi hanno una pagina loro, sul DOC religioso, e un'altra sui pensieri intrusivi a tema religioso. Il disturbo in generale, con le cure che funzionano, sta nella pagina sul DOC nei bambini e nei ragazzi. Se il quadro è più vicino a una preoccupazione continua, guarda quella sull'ansia in adolescenza.
Il rifugio dopo un trauma o dentro una tristezza
Joanna Kucharska ha raccolto nel 2020 79 studi su religiosità e conseguenze del trauma. Il legame cambia con il modo di misurare la religione e con il tipo di trauma, e manca una prova di causa. Negli adolescenti nessuno studio ha misurato nel tempo se la fede aumenti dopo un evento grave. Se tuo figlio ha vissuto qualcosa di pesante e da allora si è chiuso nella preghiera, la fede può essere il suo modo di reggere, e i segni del trauma vanno guardati lo stesso.
Quando la fede cresce dentro una tristezza che dura, guarda i segni del corpo della depressione, quelli che si vedono anche senza parlarne:
- il sonno, che si allunga molto o si accorcia;
- l'appetito, che cala o aumenta;
- l'energia, che non basta più per la scuola e per gli amici.
Il resto sta nella pagina sulla depressione in adolescenza e in quella sui segnali del trauma. Se la tristezza dura da settimane, non aspettare che passi con la fede.
Quando la fede cambia di colpo
Un cambio brusco merita una domanda su che cosa è successo prima. In 60 ragazzi ebrei ricoverati in Israele, Malkosh-Tshopp e colleghi hanno visto che chi aveva cambiato appartenenza religiosa aveva più pensieri di suicidio e più tentativi. Il legame passava per gli abusi subiti. Nello stesso gruppo alcune misure di religiosità proteggevano dall'autolesionismo. Lo studio è piccolo e riguarda una sola tradizione, e la certezza è molto bassa.
Una conversione rapida, un passaggio a una comunità diversa, un ritorno improvviso alla fede dell'infanzia possono essere scelte libere e serene. Se però il cambio è arrivato insieme a un ritiro, a un silenzio nuovo con te, a un calo a scuola, chiediti che cosa ha vissuto nei mesi prima. A volte un ragazzo che ha subito qualcosa non lo racconta, e cerca un posto dove sentirsi al sicuro.
L'esordio: che cosa si vede da fuori
Negli adulti in cura, circa un delirio su cinque ha un tema religioso. Collin e colleghi lo hanno misurato nel 2023 su 20.979 adulti di 30 paesi: 18,3 per cento. Una revisione di Cook del 2015 aggiunge che la quota cambia con l'epoca, il luogo e la fede personale. Per gli adolescenti un numero non esiste. La certezza è moderata negli adulti, e il dato non si può trasferire ai ragazzi.
Quello che si vede da fuori, in un ragazzo, sono di solito più cose insieme:
- si ritira dai coetanei, anche da quelli della sua comunità;
- diventa rigido su tutto, oltre che sulla fede;
- dorme in modo sconvolto, a orari che non hanno più un senso;
- fa discorsi che non riesci più a seguire;
- ha idee che nessuno della sua comunità riconosce come proprie.
Il dato · 6.632 ragazzi finlandesi di 15-16 anni, seguiti fino ai 30
- Ha avuto un altro disturbo psichiatrico
- 3,2%
- Ha avuto una psicosi
- 1,1%
Nello studio di Palomäki, del 2022, la difficoltà di contatto con gli altri a 15-16 anni si associava a una psicosi più tardi (odds ratio 2,20). Il dato non regge alla correzione per i molti confronti fatti, e gli autori chiedono di replicarlo: certezza molto bassa. Il ritiro resta un segnale da guardare insieme agli altri, e da solo predice poco. La guida dell'Associazione psichiatrica europea, su 42 campioni e più di 4.000 pazienti, dice che nei bambini e negli adolescenti con segnali di rischio il passaggio alla psicosi è più raro che negli adulti.
Se i segnali si sommano, il neuropsichiatra infantile va sentito presto: il costo dell'attesa e la differenza fra un'esperienza religiosa e un esordio stanno nella pagina sull'esperienza religiosa in adolescenza. Se tuo figlio è in pericolo adesso, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.
Il digiuno, il corpo, il farsi male
L'«anoressia santa» è un tema della storia, con le sante del Medioevo che digiunavano fino a consumarsi. In 2.825 gemelle finlandesi, Sipilä e colleghi hanno guardato la religiosità a 16 anni: nessuna associazione con l'anoressia, né per la fede delle ragazze né per quella dei genitori. La certezza è bassa, in un paese molto secolarizzato. Un digiuno che fa parte della tradizione della sua comunità si guarda come ogni scelta sul cibo. Diventa una restrizione, e si tratta come tale, in questi casi:
- dura oltre il tempo che la sua tradizione prevede;
- continua anche nei giorni in cui la comunità mangia;
- il peso cala, oppure arrivano stanchezza, freddo, capogiri;
- nasconde il cibo, o ti dice di aver mangiato quando non è vero.
Anche il farsi male va nel verso opposto a quello che si teme. In 620 ragazzi ebrei di un campione nazionale israeliano, Amit e colleghi hanno trovato che la religiosità va con meno pensieri e gesti di autolesionismo (odds ratio 0,45). È un solo paese e una sola tradizione, certezza molto bassa. Un taglio, una bruciatura, una ferita nascosta si guardano come sempre: le pagine sull'autolesionismo e sui disturbi alimentari dicono che cosa fare.
Un gruppo che isola
Alcuni gruppi, in qualunque tradizione, chiedono ai ragazzi di staccarsi da chi sta fuori. Si riconoscono da quello che fanno a tuo figlio, e il nome della comunità dice poco. I comportamenti da notare sono questi:
- gli chiedono di allontanarsi dalla famiglia e dagli amici di prima;
- gli impongono segreti, cose che a casa non si possono raccontare;
- gli fanno paura all'idea di uscire, con minacce o con la colpa.
Negli adolescenti questi gruppi non sono stati misurati, e nessun numero descrive quanto pesino. Un abuso fatto in nome della fede si tratta come ogni abuso: si protegge il ragazzo, si chiede aiuto, e la fede di tuo figlio resta sua.
Se temi che sia finito in un gruppo così, tieni aperto il dialogo con lui, anche quando le sue risposte ti feriscono. Un ragazzo che sa di poter tornare a casa senza un processo ha una strada per uscire.
Le domande da farti sulla sua vita
Alexander Moreira-Almeida ed Etzel Cardeña hanno proposto nel 2011 alcune caratteristiche che fanno pensare a un'esperienza spirituale sana: nessuna sofferenza, nessun danno alla vita sociale e di ogni giorno, accordo con la cultura della persona e riconoscimento da parte degli altri, nessun altro disturbo, controllo sull'esperienza, crescita nel tempo. È una proposta di esperti, con certezza molto bassa. Tradotta per un genitore, diventa una serie di domande sulla vita di tuo figlio:
- Soffre, oppure questa fede gli dà pace?
- Riesce ancora a fare scuola, amici, famiglia?
- La sua comunità riconosce questa fede come la propria?
- La sceglie, o sembra subirla?
- Nel tempo la sua vita si allarga, o si restringe?
Da guardare
Riesce ancora a fare il resto della sua vita?
Nei manuali di psichiatria esiste una voce per i problemi religiosi che non sono una malattia. Nel DSM, il manuale americano, oggi si chiama problema morale, religioso o spirituale. Per la valutazione spirituale di bambini e ragazzi, invece, nessuna linea guida è riconosciuta. Il gruppo di Osman chiede ai clinici competenza culturale per distinguere la sofferenza dall'espressione normale di una fede.
Resta un punto fermo. L'articolo 19 della Costituzione riconosce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, da soli o insieme agli altri, e di esercitarne il culto. La fede di tuo figlio è un suo diritto, e una valutazione guarda come sta lui.
La guida della comunità e il neuropsichiatra infantile
Nelle persone con una psicosi, Westhead e Georgiades hanno trovato che una fede vissuta come sostegno migliora il benessere, la qualità di vita, la fiducia nelle cure e la regolarità con cui si prendono le terapie. Leggere i sintomi solo in chiave religiosa o spirituale va invece con sintomi più gravi e una guarigione più lenta. Nel disturbo bipolare la revisione di Osman trova insieme protezione, con meno pensieri di suicidio, e cure arrivate più tardi. Sono correlazioni, certezza bassa.
La guida della tua comunità, il pastore o il parroco, può aiutarti a capire se quella fede è riconosciuta come propria da chi la condivide. Con lei puoi chiarire alcune cose:
- se quello che tuo figlio fa corrisponde a ciò che la comunità chiede ai ragazzi della sua età;
- se qualcuno ha notato un cambiamento, nel gruppo dei giovani, a catechismo o alla scuola domenicale;
- se è disposta a parlare con il medico, con il tuo permesso e con quello di tuo figlio.
Quando ci sono segnali di malessere, il medico serve accanto a lei. Una guida che conosce tuo figlio da anni vede cose che in una visita non emergono, e un neuropsichiatra infantile sa riconoscere un sintomo. Come lavorano insieme lo trovi nella pagina sulla collaborazione fra neuropsichiatra e pastore, e i dubbi più comuni in quelle su problema spirituale o neurologico e sulla diagnosi in una famiglia credente.
Parlarne con lui è la parte più difficile. Nessuno studio ha misurato il modo giusto di discutere di fede con un adolescente. In 322 famiglie, Kim-Spoon e colleghi hanno visto che i ragazzi meno religiosi dei genitori hanno più sintomi, e che il tramite è la qualità della relazione. Il caso opposto, il figlio che crede più dei genitori, nessuno lo ha studiato. Chiedere a tuo figlio come sta, anche se pensa di farsi del male, non peggiora le cose.
Che cosa puoi fare tu, adesso
Parti da lui. La fede di tuo figlio può restare fuori dalla prima conversazione, e la sua vita entrarci tutta. Le cose da fare questa settimana sono poche:
- chiedigli come dorme, come va a scuola, con chi passa il tempo;
- evita di deriderla e di vietarla di colpo;
- chiedigli che cosa gli dà la sua fede, e ascolta la risposta fino in fondo;
- guarda il sonno, i pasti, gli amici, e segnati che cosa è cambiato e da quando;
- se la fede è cambiata di colpo, chiediti che cosa è successo nei mesi prima;
- chiedigli apertamente se pensa di farsi del male, perché chiederlo non mette l'idea in testa;
- se i segnali si sommano, parlane con il pediatra o con un neuropsichiatra infantile;
- se c'è un pericolo immediato, chiama il 118 o vai subito al pronto soccorso più vicino.
Di' a tuo figlio che la sua fede ti interessa, anche quando non la capisci. Se a pesare è la paura di sbagliare, la pagina sul DOC religioso è la più vicina; se è un'esperienza che non sai leggere, quella sull'esperienza religiosa in adolescenza. Per la tristezza che dura c'è quella sulla depressione in adolescenza.
Fonti
Quello che c'è scritto qui sopra poggia sui lavori elencati sotto. I link portano agli articoli originali; per ciascuno è indicato se il testo completo è liberamente accessibile.
Letteratura scientifica
- Aggarwal S., Wright J., Morgan A., Patton G., Reavley N. (2023). Religiosity and spirituality in the prevention and management of depression and anxiety in young people: a systematic review and meta-analysis. BMC Psychiatry, 23(1), 729. Revisione sistematica con meta-analisi di 45 studi longitudinali e 29 di intervento, fra i 10 e i 24 anni. Nei 25 studi di buona qualità l'importanza personale della religione non è associata alla depressione, il benessere spirituale protegge, il coping religioso negativo tende ad andare con più sintomi. Accesso aperto.
- Yonker J. E., Schnabelrauch C. A., DeHaan L. G. (2012). The relationship between spirituality and religiosity on psychological outcomes in adolescents and emerging adults: A meta-analytic review. Journal of Adolescence, 35(2), 299-314. Meta-analisi di 75 studi su 66.273 ragazzi e giovani adulti: effetti piccoli su comportamenti a rischio (-0,17), depressione (-0,11), benessere (0,16) e autostima (0,11). Testo completo a pagamento.
- Braam A. W., Koenig H. G. (2019). Religion, spirituality and depression in prospective studies: A systematic review. Journal of Affective Disorders, 257, 428-438. Revisione di 152 studi prospettici: associazione modesta con meno depressione (d = -0,18), lotta spirituale con più depressione (d = +0,30), protezione meno frequente nei campioni giovani. Accesso aperto.
- Hardy S. A., Nelson J. M., Moore J. P., King P. E. (2019). Processes of Religious and Spiritual Influence in Adolescence: A Systematic Review of 30 Years of Research. Journal of Research on Adolescence, 29(2), 254-275. Revisione sistematica di 241 studi fra il 1988 e il 2017: religiosità per lo più adattiva, in alcuni contesti in parte no. Testo completo a pagamento.
- Yeung J. W. K., Chan Y., Lee B. L. K. (2009). Youth Religiosity and Substance Use: A Meta-Analysis from 1995 to 2007. Psychological Reports, 105(1), 255-266. Meta-analisi di 22 studi: la religiosità va con meno alcol, sigarette, cannabis e altre droghe. Testo completo a pagamento.
- Major-Smith D., Morgan J., Halstead I., Golding J. (2025). Exploring bidirectional causality between religion and mental health: A longitudinal study using data from the parent generation of a UK birth cohort. PLOS ONE, 20(3), e0319796. Coorte inglese di adulti, analisi registrate in anticipo: poca prova di effetti causali in un verso o nell'altro. Accesso aperto.
- Halstead I., Heron J., Svob C., Joinson C. (2024). Maternal religiosity and adolescent mental health: A UK prospective cohort study. Journal of Affective Disorders, 351, 158-164. Coorte di 7.714 ragazzi di 17-18 anni: figli di madri molto religiose con più pensieri di farsi del male (odds ratio 1,43; 1,04-1,97), figli di madri atee con più sintomi depressivi (1,31; 1,03-1,67), rispetto alle agnostiche. Accesso aperto.
- Svob C., Wickramaratne P. J., Reich L., Zhao R., Talati A., Gameroff M. J. et al. (2018). Association of Parent and Offspring Religiosity With Offspring Suicide Ideation and Attempts. JAMA Psychiatry, 75(10), 1062. Coorte di 214 figli di 6-18 anni a New York: l'importanza della religione va con meno comportamento suicidario nelle ragazze (odds ratio 0,48; 0,33-0,70) e nei ragazzi nessun effetto (1,15; 0,74-1,80). Accesso aperto.
- Jouriles E. N., Lee H. C., Sitton M. J., Reedy M., Chmielewski M., McDonald R. et al. (2025). Religious and spiritual struggles among adolescents who have experienced sexual abuse: Associations with trauma symptoms. Child Abuse & Neglect, 170, 107766. 641 ragazzi che avevano subito abusi sessuali negli Stati Uniti: le lotte spirituali vanno con più sintomi del trauma. Accesso aperto.
- Grossoehme D. H., Cotton S., Leonard A. C. (2007). Spiritual and Religious Experiences of Adolescent Psychiatric Inpatients versus Healthy Peers. Journal of Pastoral Care & Counseling, 61(3), 197-204. 122 ragazzi ricoverati per disturbi depressivi e 80 coetanei sani: meno esperienze spirituali positive e più esperienze di angeli, demoni o spiriti guida nei ricoverati. Testo completo a pagamento.
- Westhead M., Georgiades A. (2025). The Role of Spirituality and Religiosity in the Maintenance and Recovery of Psychosis: A Systematic Review. Early Intervention in Psychiatry, 19(7), e70061. Revisione di 35 studi: il coping religioso positivo aiuta il benessere e le cure, il coping negativo va con più pensieri di suicidio, le sole spiegazioni spirituali con una guarigione più lenta. Accesso aperto.
- Collin S., Rowse G., Martinez A. P., Bentall R. P. (2023). Delusions and the dilemmas of life: A systematic review and meta-analyses of the global literature on the prevalence of delusional themes in clinical groups. Clinical Psychology Review, 104, 102303. Meta-analisi su 20.979 adulti in cura in 30 paesi: deliri a tema religioso nel 18,3% (15,4-21,6). Testo completo a pagamento.
- Cook C. C. (2015). Religious psychopathology: The prevalence of religious content of delusions and hallucinations in mental disorder. International Journal of Social Psychiatry, 61(4), 404-425. Revisione di 55 pubblicazioni: la frequenza dei contenuti religiosi cambia con l'epoca, il luogo e la religiosità personale. Accesso aperto.
- Palomäki J., Therman S., Kerkelä M., Järvelin M., Jones P., Murray G. K. et al. (2022). Specific adolescent prodromal symptoms associated with onset of psychosis in the Northern Finland Birth Cohort 1986. Early Intervention in Psychiatry, 17(7), 692-701. 6.632 ragazzi finlandesi di 15-16 anni seguiti fino ai 30: l'1,1% ha avuto una psicosi e il 3,2% un altro disturbo psichiatrico; la difficoltà di contatto con gli altri si associa alla psicosi (odds ratio 2,20; 1,03-4,67), con un dato da replicare. Accesso aperto.
- Schultze-Lutter F., Michel C., Schmidt S., Schimmelmann B., Maric N., Salokangas R. et al. (2015). EPA guidance on the early detection of clinical high risk states of psychoses. European Psychiatry, 30(3), 405-416. Guida dell'Associazione psichiatrica europea con meta-analisi di 42 campioni: il passaggio alla psicosi è più raro nei bambini e negli adolescenti. Testo completo a pagamento.
- Kucharska J. (2020). Religiosity and the psychological outcomes of trauma: A systematic review of quantitative studies. Journal of Clinical Psychology, 76(1), 40-58. Revisione di 79 studi: il legame dipende dalla misura della religione e dal tipo di trauma, senza prova di causa. Testo completo a pagamento.
- Malkosh-Tshopp E., Ratzon R., Gizunterman A., Levy T., Ben-Dor D. H., Krivoy A. et al. (2020). The association of non-suicidal self-injurious and suicidal behaviors with religiosity in hospitalized Jewish adolescents. Clinical Child Psychology and Psychiatry, 25(4), 801-815. 60 ragazzi ricoverati in Israele: alcune misure di religiosità proteggono dall'autolesionismo; il cambio di appartenenza va con più pensieri di suicidio, attraverso gli abusi subiti. Testo completo a pagamento.
- Sipilä P., Harrasova G., Mustelin L., Rose R. J., Kaprio J., Keski-Rahkonen A. (2017). "Holy anorexia" — relevant or relic? Religiosity and anorexia nervosa among Finnish women. International Journal of Eating Disorders, 50(4), 406-414. 2.825 gemelle finlandesi: nessuna associazione fra la religiosità a 16 anni, propria o dei genitori, e l'anoressia. Accesso aperto.
- Amit B., Krivoy A., Mansbach-Kleinfeld I. et al. (2014). Religiosity is a protective factor against self-injurious thoughts and behaviors in Jewish adolescents: Findings from a nationally representative survey. European Psychiatry, 29(8), 509-513. 620 ragazzi ebrei di un campione nazionale israeliano: la religiosità va con meno pensieri e gesti di autolesionismo (odds ratio 0,45; 0,2-0,99). Testo completo a pagamento.
- Moreira-Almeida A., Cardeña E. (2011). Diagnóstico diferencial entre experiências espirituais e psicóticas não patológicas e transtornos mentais: uma contribuição de estudos latino-americanos para o CID-11. Revista Brasileira de Psiquiatria, 33(suppl 1), s21-s28. Revisione di studi latinoamericani che propone le caratteristiche di un'esperienza spirituale non patologica. Accesso aperto.
- Mattson S. A., VanderWeele T. J., Lu F. G. et al. (2025). Moral, Religious, or Spiritual Problem. Journal of Nervous & Mental Disease, 213(11), 297-304. Articolo sulla voce del DSM allargata al problema morale, religioso o spirituale. Testo completo a pagamento.
- Sexson S. B. (2004). Religious and spiritual assessment of the child and adolescent. Child and Adolescent Psychiatric Clinics of North America, 13(1), 35-47. Rassegna: per la valutazione spirituale e religiosa di bambini e ragazzi non esistono linee guida riconosciute. Testo completo a pagamento.
- Devinsky O., Lai G. (2008). Spirituality and Religion in Epilepsy. Epilepsy & Behavior, 12(4), 636-643. Revisione: la religiosità fra una crisi e l'altra è controversa; un aumento in alcuni pazienti con psicosi dopo le crisi. Testo completo a pagamento.
- Osman A. A., Elnoor M., Bokhari S. A., Malik M. A., Javaid S. F., Osman A. H. et al. (2026). Religion, spirituality and religious preoccupation in bipolar disorder: cross-cultural scoping review. BJPsych Open, 12(6), e252. Scoping review di 83 fonti: la preoccupazione religiosa nel disturbo bipolare si trova in tutte le regioni dell'Organizzazione mondiale della sanità; la religiosità va con protezione e con ritardo delle cure; servono competenza e formulazione culturale. Accesso aperto.
- Kim-Spoon J., Longo G. S., McCullough M. E. (2012). Adolescents who are less religious than their parents are at risk for externalizing and internalizing symptoms: The mediating role of parent-adolescent relationship quality. Journal of Family Psychology, 26(4), 636-641. 322 adolescenti e i loro genitori: chi è meno religioso dei genitori ha più sintomi, attraverso la qualità della relazione. Accesso aperto.
Norme e documenti
- Costituzione della Repubblica italiana, articolo 19. Il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, in forma individuale o associata, e di esercitarne il culto in privato o in pubblico. Testo ufficiale su Normattiva.
L'autore
Neuropsichiatra Infantile specializzato in ADHD, disturbi dello spettro autistico, DSA e disturbi del comportamento in bambini e adolescenti. Fondatore di BrainGas (Difficoltà in Abilità). Valutazioni diagnostiche, percorsi di trattamento personalizzati e supporto diretto alle famiglie in Campania e Lazio.
Avviso importante
Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce una consulenza medica professionale, una diagnosi clinica o una prescrizione terapeutica. Per qualsiasi preoccupazione relativa alla salute di tuo figlio, rivolgiti a un medico specialista qualificato.
Domande frequenti
Quando la fede di un adolescente deve preoccupare?
La religiosità protegge i ragazzi dalla depressione?
Pregare molte ore al giorno è un sintomo di DOC?
Una fede che diventa intensa all'improvviso può essere l'inizio di una psicosi?
Che cosa fare se la fede di mio figlio è cambiata di colpo?
Devo parlarne con il pastore o con il parroco?
Quando bisogna andare subito al pronto soccorso?
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Leggi · 18 minFede e NPICrisi di fede in adolescenza: che cosa distingue un allontanamento da un sintomo
Ha smesso di pregare e in casa si teme che dietro ci sia altro. Su venticinque studi longitudinali, quanto un ragazzo tenga alla fede non predice i sintomi depressivi. Ai sintomi si associa come sta mentre si allontana.
Leggi · 18 minFede e NPINeuropsichiatra infantile e guida spirituale: che cosa può passare, e che cosa no
Negli Stati Uniti dei primi anni Novanta, un quarto di chi aveva mai cercato aiuto per un disturbo mentale ne aveva parlato con un ministro di culto. Che cosa può passare fra un neuropsichiatra infantile e chi guida una comunità di fede, e che cosa il segreto professionale e il regolamento europeo sui dati non lasciano passare: sedici studi e quattro norme.
Leggi · 19 minAdolescenzaDepressione nell'adolescente: i segnali che i genitori non vedono
Tristezza, spesso con irritabilità, stanchezza, sonno e appetito cambiati, voti in calo. Come riconoscere la depressione in un adolescente, quando è urgente e che cosa dicono le prove sulle cure.
Leggi · 17 minAdolescenzaAutolesionismo nell'adolescente: cosa si nasconde dietro
Segni sul braccio, maniche lunghe d'estate. Perché un ragazzo si fa del male, che cosa dice quel gesto sul rischio e che cosa puoi dire e fare quando lo scopri.
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